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- Che cos’è la pressione alta?
- Quando la pressione è alta?
- Cause
- Fattori di rischio della pressione alta
- Sintomi della pressione alta
- Come si misura la pressione?
- Quando preoccuparsi
- Diagnosi: il percorso clinico per l’ipertensione
- Cura e trattamento: le strategie per abbassare la pressione
- Complicazioni della pressione alta
- Miti da sfatare sull’ipertensione
- Prevenzione: come prevenire (o ridurre) la pressione alta
- Le domande più frequenti
Che cos’è la pressione alta?
La pressione alta, o ipertensione arteriosa, è una condizione in cui la pressione del sangue nelle arterie è stabilmente più elevata del normale, costringendo il cuore e i vasi a un lavoro extra.
La pressione arteriosa si misura in millimetri di mercurio (mmHg) ed è espressa con due valori: la pressione sistolica (o “massima”) e la pressione diastolica (o “minima”).
- La pressione sistolica corrisponde alla forza con cui il cuore pompa il sangue nelle arterie durante il battito del cuore (sistole),
- mentre la pressione diastolica è il valore misurato quando il cuore si rilassa tra un battito e l’altro (diastole).
In condizioni ottimali e a riposo, una pressione inferiore a 120/80 mmHg (sistolica/diastolica) è considerata normale, mentre si parla di ipertensione quando i valori pressori risultano frequentemente pari o superiori a 140/90 mmHg in misurazioni ripetute nel tempo.
Spesso definita killer silenzioso, nella maggior parte dei casi la pressione alta non provoca sintomi evidenti, ma può danneggiare gravemente vasi sanguigni e organi del corpo. L’ipertensione rappresenta infatti la principale causa prevenibile di malattie cardiovascolari gravi (infarto, ictus, scompenso cardiaco) a livello globale e contribuisce a milioni di decessi prematuri ogni anno.
Quando la pressione è alta?
Le linee guida internazionali (come quelle europee ESC/ESH) classificano la pressione arteriosa in diverse categorie, in base ai valori misurati a riposo. Di seguito la classificazione più comunemente adottata in Europa:
- Pressione ottimale: sistolica < 120 mmHg e diastolica < 80 mmHg
- Pressione normale: sistolica 120-129 mmHg e diastolica 80-84 mmHg
- Pressione normale-alta: sistolica 130-139 mmHg e/o diastolica 85-89 mmHg
- Ipertensione di grado 1 (lieve): sistolica 140-159 mmHg e/o diastoica 90-99 mmHg
- Ipertensione di grado 2 (moderata): sistolica 160-179 mmHg e/o diastolica 100-109 mmHg
- Ipertensione di grado 3 (grave): sistolica ≥ 180 mmHg e/o diastolica ≥ 110 mmHg
- Ipertensione sistolica isolata: sistolica ≥ 140 mmHg con diastolica < 90 mmHg (comune negli anziani)
È importante ricordare che ai fini della diagnosi non basta mai una singola misurazione occasionale elevata, ma è necessario riscontrare valori alti in misurazioni ripetute in giorni diversi e in condizioni di riposo.
Le linee guida americane (ACC/AHA) utilizzano criteri leggermente più restrittivi (definendo già 130/80 mmHg come ipertensione di stadio 1), ma in Europa la soglia diagnostica rimane generalmente 140/90 mmHg, pur riconoscendo che valori anche nel range 130-139/85-89 indicano una condizione “normale-alta” da tenere sotto controllo.
Cos’è la pressione differenziale?
La pressione differenziale, detta anche pressione pulsatoria, è la differenza tra la pressione massima (sistolica) e la pressione minima (diastolica). Per esempio, se la pressione arteriosa è 130/80 mmHg, la pressione differenziale sarà 130 – 80 = 50 mmHg.
Questo valore non è un semplice dettaglio tecnico, al contrario offre informazioni importanti sulla salute delle arterie:
- una pressione differenziale troppo alta (ad esempio superiore a 60-70 mmHg) può indicare una rigidità delle arterie, tipica dell’invecchiamento o di condizioni come l’aterosclerosi.
- Viceversa, una pressione differenziale molto bassa potrebbe segnalare un problema nella funzione di pompa del cuore o una pressione diastolica insolitamente elevata.
In pratica la pressione differenziale aiuta i medici a capire non solo quanto è alta la pressione, ma come si comporta il sistema cardiovascolare nel suo insieme.
Valori normali della differenziale
In genere, una pressione differenziale normale si aggira tra i 30 e i 50 mmHg. Questo intervallo è considerato fisiologico negli adulti sani.
- Valori inferiori a 30 mmHg possono essere un campanello d’allarme, soprattutto se associati a sintomi (come stanchezza, vertigini o svenimenti), e possono indicare problemi come insufficienza cardiaca o shock.
- Valori superiori a 60 mmHg, specie nei soggetti anziani, possono riflettere una maggiore rigidità delle arterie e un aumento del rischio cardiovascolare, anche se la pressione “totale” sembra nella norma.
Cause

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Ipertensione primaria
È la forma più comune (circa il 90-95% dei casi) e non è dovuta a una singola causa identificabile.
Si sviluppa per l’interazione di molteplici fattori (genetici, ambientali e legati allo stile di vita) e si definisce “idiopatica”, ovvero senza una malattia sottostante evidente che la provoca.
È spesso correlata a fattori di rischio come dieta salata, obesità, sedentarietà, predisposizione familiare, ecc. (vedi sezione successiva), ma non c’è un fattore scatenante unico correggendo il quale la pressione tornerebbe automaticamente normale.
Ipertensione secondaria
Rappresenta una minoranza di casi (circa il 5-10%) ed è causata da un’altra condizione medica o fattore specifico.
In questa forma, la pressione alta è un sintomo/conseguenza di un problema sottostante e, se si riesce a curare o rimuovere la causa secondaria, spesso anche l’ipertensione si risolve o migliora sensibilmente.
Cause di pressione alta secondaria
Esempi di cause di ipertensione secondaria includono:
- Malattie renali croniche (es. nefropatia, glomerulonefriti, rene policistico): il rene è l’organo chiave nel controllo della pressione tramite la regolazione dei liquidi e del sodio, quindi patologie renali possono portare ad un aumento stabile della pressione.
- Malattie endocrine (ormonali): ad esempio l’iperaldosteronismo primario (sindrome di Conn, con eccesso di aldosterone), il feocromocitoma (tumore surrenalico secernente adrenalina/noradrenalina), la sindrome di Cushing (cortisolo elevato), disturbi tiroidei (ipertiroidismo) o acromegalia (GH elevato). Queste condizioni, attraverso diversi meccanismi ormonali, possono alzare la pressione.
- Malattie vascolari: ad esempio il coartazione dell’aorta (un restringimento congenito dell’aorta) causa ipertensione soprattutto negli arti superiori; oppure l’arteriosclerosi avanzata che riduce l’elasticità arteriosa.
- Apnea ostruttiva del sonno: i disturbi respiratori nel sonno sono associati a incrementi della pressione a causa delle variazioni di ossigeno e attivazione del sistema simpatico.
- Farmaci e sostanze: farmaci come i FANS (anti-infiammatori non steroidei) usati cronicamente, i corticosteroidi (es. cortisone) assunti per bocca o iniezione, alcune pillole anticoncezionali estro-progestiniche, i decongestionanti nasali simpaticomimetici, la liquirizia ingerita in grandi quantità, o sostanze stimolanti/illegali (anfetamine, cocaina) possono provocare aumento della pressione.
- Altre cause specifiche: malattie neurologiche (aumento della pressione intracranica), patologie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico (che può colpire il rene e i vasi), e così via.
Fattori di rischio della pressione alta
In caso di pressione alta primaria non c’è un’unica causa diretta, ma piuttosto una combinazione di elementi che predispongono all’aumento stabile della pressione. Si parla quindi di fattori di rischio che possono contribuire allo sviluppo della pressione alta. Ecco i principali:
- Età: con il passare degli anni, la pressione tende ad aumentare gradualmente. Le arterie diventano meno elastiche e più rigide, soprattutto nelle persone anziane, favorendo un incremento della pressione sistolica (la “massima”). Attenzione: l’invecchiamento di per sé non rende inevitabile l’ipertensione – uno stile di vita sano può mantenere valori ottimali anche in età avanzata – ma statisticamente l’ipertensione è molto più frequente nelle fasce di età mature e anziane. Dopo i 60-65 anni è comune osservare ipertensione sistolica isolata (massima alta con minima normale) dovuta alla perdita di elasticità dei vasi.
- Familiarità e genetica: l’ipertensione ha una componente familiare. Avere parenti stretti (genitori, fratelli) con pressione alta aumenta il rischio di diventare ipertesi. Questo dipende in parte dall’ereditarietà genetica – esistono numerosi geni coinvolti nel controllo della pressione e alcune persone hanno un corredo genetico che le rende più sensibili al sale o predisposte all’ipertensione – in parte dalla condivisione di abitudini familiari poco salutari (dieta ricca di sale e grassi, sedentarietà, fumo in famiglia, ecc.). La familiarità non è dunque una condanna: uno stile di vita migliore rispetto a quello “ereditato” in famiglia può prevenire o ritardare l’ipertensione, nonostante la predisposizione.
- Etnia: L’ipertensione è particolarmente frequente tra gli afro-americani, che spesso si ammalano prima rispetto ai soggetti caucasici e che presentano inoltre un più elevato rischio di infarto.
- Dieta ricca di sale (sodio): il consumo eccessivo di sale è uno dei fattori ambientali più importanti. Il sodio contenuto nel sale da cucina (cloruro di sodio) favorisce la ritenzione di liquidi da parte dei reni, aumentando il volume di sangue in circolo e quindi la pressione. Popolazioni che consumano molto sale registrano mediamente pressioni più alte di chi segue diete povere di sodio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 5 grammi di sale al giorno (circa un cucchiaino da tè), includendo quello nascosto nei cibi industriali e nei condimenti. Purtroppo la dieta occidentale media supera spesso questo valore. Ridurre il sale a tavola (non aggiungerlo alle pietanze) e preferire cibi freschi rispetto a quelli confezionati e molto salati (salumi, formaggi stagionati, snack) è una misura preventiva chiave.
- Carenza di potassio nella dieta. Il potassio aiuta a controbilanciare la quantità di sodio presente nelle cellule.
- Sovrappeso e obesità: il peso corporeo in eccesso è strettamente correlato con la pressione alta. Essere in sovrappeso costringe il cuore a lavorare più intensamente per pompare sangue in tutto il corpo, e il tessuto adiposo in più comporta anche alterazioni ormonali e infiammatorie che favoriscono l’ipertensione. Non a caso, chi pesa più del proprio peso ideale tende ad avere valori pressori maggiori. Al contrario, dimagrire ha un effetto benefico: perdere circa 10 kg può ridurre la pressione sistolica di 5-10 mmHg, un calo significativo. L’obesità addominale (grasso viscerale) è particolarmente legata al rischio cardiovascolare e ipertensivo.
- Alimentazione squilibrata: al di là del sale, diete ricche di grassi saturi e colesterolo e povere di frutta e verdura contribuiscono all’ipertensione e alle malattie cardiovascolari. Un’alimentazione troppo calorica, con eccesso di grassi di origine animale (burro, formaggi, carni rosse, insaccati) e scarsa di fibre (verdura, frutta, legumi, cereali integrali) si associa a pressione più alta e all’arteriosclerosi (deposito di placche di grasso nelle arterie). Al contrario, seguire un regime come la dieta mediterranea/DASH – ricco di vegetali, legumi, pesce, olio d’oliva e povero di sale, grassi saturi e zuccheri – aiuta a mantenere normali i valori pressori. Anche la carenza di potassio, calcio e magnesio nella dieta (minerali presenti in frutta, verdura e legumi) può influire negativamente sulla pressione.
- Sedentarietà: la mancanza di attività fisica regolare è un noto fattore di rischio per ipertensione. L’esercizio fisico ha infatti un effetto benefico sul sistema cardiovascolare: aiuta a tenere il peso sotto controllo, migliora l’elasticità dei vasi sanguigni e riduce l’attivazione neuro-ormonale che alza la pressione. Chi conduce una vita molto sedentaria ha probabilità maggiori di diventare iperteso rispetto a chi svolge regolare attività fisica. Anche in chi è già iperteso, fare movimento (ad esempio camminata veloce, bicicletta, nuoto) può abbassare i valori di vari mmHg. Viceversa, la sedentarietà favorisce obesità e ipertensione.
- Consumo eccessivo di alcol: l’alcool in grandi quantità e consumato abitualmente può alzare la pressione sanguigna. Bere moderatamente e occasionalmente in genere non ha effetti rilevanti sulla pressione, ma l’abuso di alcol è dannoso sotto molti punti di vista. L’alcol apporta calorie “vuote” (facilitando aumento di peso) e un consumo elevato cronico porta a ipertensione, oltre a danni al fegato, al sistema nervoso e ad aumentato rischio di tumori.
- Fumo di sigaretta: Ogni sigaretta fumata provoca un aumento temporaneo della pressione sanguigna. Il fumo danneggia poi le pareti dei vasi sanguigni, favorendo lo sviluppo dell’aterosclerosi, un processo in cui il grasso si deposita sulle pareti delle arterie, restringendole. Aumenta la probabilità che il sangue coaguli e costringe il cuore a lavorare di più. Tutti questi cambiamenti possono portare a ictus e infarti. Anche l’ipertensione arteriosa causa il restringimento delle arterie, quindi nel fumatore che soffre di pressione alta il processo avviene molto più rapidamente, aumentando drasticamente il rischio di infarto o ictus.
- Stress psico-fisico: situazioni di stress emotivo o lavorativo intenso possono determinare aumenti transitori della pressione (attivazione dell’adrenalina, “pressione da stress”). Lo stress cronico inoltre può favorire l’adozione di abitudini malsane (dieta scorretta, fumo, abuso di alcolici, sedentarietà) che contribuiscono all’ipertensione. Di per sé lo stress non causa un’ipertensione stabile in tutti, ma imparare a gestirlo (tecniche di rilassamento, meditazione, miglior gestione del tempo, ecc.) può giovare nel prevenire sbalzi pressori inutili.
- Alcune patologie croniche. Anche alcune patologie croniche possono aumentare il rischio di ipertensione, come ad esempio il diabete, alcuni disturbi della tiroide e le patologie renali.
- Disturbi del sonno: La sindrome delle apnee notturne, ma anche una scarsa qualità/quantità del sonno possono favorire l’insorgenza di pressione alta.
- In alcuni casi anche la gravidanza può contribuire all’aumento della pressione (Clicca qui per approfondire la pressione alta in gravidanza).
Più fattori di rischio sono presenti, maggiore è la probabilità di sviluppare pressione alta e, soprattutto, maggiori sono i danni potenziali associati.
Attenzione agli antinfiammatori!
Alla luce del diffuso uso (e talvolta abuso) di farmaci antinfiammatori è importante fornire qualche delucidazione aggiuntiva in merito; è noto che i FANS (gli antidolorifici che si usano comunemente, venduti anche come farmaci da banco) possano manifestare come effetto collaterale l’aumento della pressione arteriosa, oltre a rappresentare un fattore di rischio indipendente per pazienti con altri disturbi cardiovascolari.
Un recente studio ha comparato tre molecole diverse e sembra dimostrare che in alcuni pazienti è raccomandabile che la scelta del farmaco avvenga anche in considerazione di un’attenta valutazione cardiovascolare.
Sintomi della pressione alta
Nella maggior parte dei casi l’ipertensione non causa sintomi evidenti, per questo viene spesso chiamata “killer silenzioso”.
Una persona può avere la pressione molto alta per mesi o anni senza accorgersene, poiché l’organismo spesso si adatta gradualmente a valori elevati e non manda segnali specifici. Molte persone scoprono di essere ipertese per caso, durante controlli di routine o visite per altri motivi, proprio perché non avvertono disturbi particolari.
Non bisogna pensare “Non ho mal di testa, quindi non posso avere la pressione alta”: questa è una pericolosa illusione (vedi Miti da sfatare più avanti).
Detto ciò, in alcuni casi di ipertensione non controllata da lungo tempo o in caso di pressione molto-molto elevata, possono comparire alcuni sintomi e disturbi non specifici. I sintomi possibili (non necessariamente presenti, e non esclusivi dell’ipertensione) includono:
- Mal di testa (cefalea), soprattutto al mattino appena svegli, spesso localizzato alla nuca. È uno dei sintomi più riferiti, ma non è detto che tutti gli ipertesi ne soffrano e, viceversa, la cefalea può avere molte altre cause. Per approfondire: La pressione alta causa mal di testa?
- Capogiri e vertigini, sensazione di testa leggera o di instabilità.
- Visione offuscata o sdoppiata, o la comparsa di puntini luminosi nel campo visivo. Pressioni molto alte possono causar temporaneamente disturbi visivi.
- Epistassi (sangue dal naso), soprattutto sanguinamenti nasali frequenti e senza causa apparente, possono associarsi a picchi ipertensivi (la fragilità dei capillari nasali li rende suscettibili alla rottura in caso di pressione elevata).
- Palpitazioni o sensazione di irregolarità del battito cardiaco.
- Affanno e difficoltà respiratorie (dispnea) durante sforzi modesti: l’ipertensione può contribuire a scompenso cardiaco nel lungo termine, manifestando fiato corto.
- Stanchezza e confusione, scarsa capacità di concentrazione (talvolta legate a sofferenza cerebrale cronica da ipertensione).
- Ronzio alle orecchie (tinnito) pulsante.
Si noti infine che l’assenza di disturbi non garantisce che la pressione sia normale (come direbbe Taleb, l’assenza della prova non è prova dell’assenza).
Precisazioni sui sintomi
È bene ribadire che nessuno di questi sintomi è specifico dell’ipertensione e, soprattutto, molti ipertesi non presentano alcun sintomo anche con valori elevati.
Alcuni di questi disturbi possono comparire in caso di crisi ipertensiva (un innalzamento acuto e marcato della pressione) o se la pressione è da anni molto alta e ha già causato complicanze (es. affanno per iniziale scompenso cardiaco, disturbi visivi per retinopatia ipertensiva, ecc.). Ad esempio, cefalea forte, visione offuscata e confusione possono essere segni di una crisi ipertensiva grave o di encefalopatia ipertensiva (evenienza medica urgente). In tali frangenti, è necessario un intervento medico immediato.
Nella quotidianità, al contrario, la maggior parte degli ipertesi vive la propria condizione senza sintomi. Questo è il motivo per cui è fondamentale controllare periodicamente la pressione arteriosa, soprattutto dopo una certa età o se si hanno fattori di rischio. Non aspettare i sintomi: potrebbe essere troppo tardi.
Casi particolari
Alcuni sintomi possono far sospettare specifiche cause o conseguenze dell’ipertensione, ad esempio,
- cefalea, palpitazioni, sudorazione episodiche potrebbero suggerire un feocromocitoma (causa secondaria rara);
- crampi muscolari e debolezza con ipertensione possono indicare ipopotassiemia da iperaldosteronismo;
- dolore toracico o affanno in un iperteso possono segnalare una complicanza cardiaca (angina, scompenso).
- In gravidanza una pressione alta accompagnata da edemi (gonfiori) e proteine nelle urine indica la preeclampsia, come vedremo in seguito
Come si misura la pressione?
La misurazione della pressione sanguigna è un gesto relativamente semplice, ma occorre eseguirlo in maniera adeguata per ottenere valori affidabili. La pressione arteriosa viene tipicamente misurata con uno sfigmomanometro (manuale o elettronico) applicato al braccio. Ecco alcuni punti chiave su come misurare la pressione in modo corretto:
- Strumenti: Si possono usare sfigmomanometri manuali analogici (il classico bracciale da gonfiare con pompetta e lettura su colonnina di mercurio o manometro aneroide, associato a stetoscopio per auscultare i battiti) oppure misuratori elettronici automatici. Questi ultimi sono molto diffusi per uso domestico: basta posizionare il bracciale sul braccio (o polso) e premere un pulsante; l’apparecchio gonfia il bracciale e poi lo sgonfia lentamente, rilevando la pressione. I misuratori da braccio sono preferibili a quelli da polso, perché più precisi (i da polso vanno usati con molta attenzione alla posizione). È inoltre importante che l’apparecchio sia di misura adeguata (bracciale della giusta dimensione per il proprio braccio) e validato clinicamente.
- Condizioni prima della misurazione: Per ottenere un valore rappresentativo, la persona deve essere a riposo da almeno 5 minuti. È importante non fumare, non bere caffeina (caffè, tè) e non fare attività fisica nei 30 minuti precedenti la misurazione. Bisogna avere la vescica vuota (la vescica piena può alzare la pressione di alcuni mmHg!). Occorre inoltre stare in un ambiente tranquillo, a temperatura confortevole. Se si misura la pressione in farmacia o dal medico e si è emozionati o ansiosi (“ansia da camice bianco”), meglio riposare qualche minuto in sala d’attesa prima.
- Posizione corretta: La misurazione si esegue solitamente da seduti. La schiena deve essere ben appoggiata allo schienale, le gambe non accavallate e rilassate. Il braccio su cui si misura va posizionato all’altezza del cuore (adagiato su un tavolo o bracciolo), con il bracciale avvolto attorno al braccio circa 2 cm sopra la piega del gomito. Il bracciale deve aderire bene ma non stringere eccessivamente (ci deve entrare un dito sotto). Durante la misura, non parlare e non muoversi: stare fermi e rilassati. Anche respirare normalmente (evitando apnea) e non ridere/tossire.
- Braccio destro o sinistro? È buona norma, alla prima valutazione, misurare la pressione su entrambe le braccia e usare poi il braccio che dà valori più alti come riferimento. Una differenza piccola tra braccia è normale (entro 5 mmHg), ma se vi è una differenza significativa (superiore a 10 mmHg) può indicare problemi vascolari e andrebbe segnalato al medico. Per il monitoraggio abituale, scegliete un braccio (di solito il sinistro) e misuratela sempre dallo stesso lato per confrontare i valori nel tempo.
- Quante volte misurare e quando: È consigliabile effettuare 2-3 misurazioni consecutive a distanza di 1-2 minuti e considerare la media dei valori. Spesso la prima misurazione è un po’ più alta e le successive più basse man mano che ci si rilassa; per questo conviene scartare la prima e fare la media delle ultime due. A domicilio molti medici suggeriscono di misurare la pressione al mattino appena svegli (prima di colazione e di assumere farmaci) e alla sera (dopo cena) – questi sono momenti chiave per valutare l’efficacia della terapia. In ogni caso, meglio evitare misurazioni “ossessive” troppo frequenti, che generano solo ansia. Bastano 1-2 volte al giorno nelle fasi di aggiustamento terapia, poi anche 1-2 volte a settimana se la pressione è stabile. Registrare i valori su un diario o un’app può aiutare a mostrarli al medico.
- Errori comuni da evitare: Oltre a quelli già citati (posizione sbagliata, niente riposo, parlare durante la misura), attenzione a: non usare un bracciale di dimensioni errate (per braccia molto grosse serve un bracciale large, altrimenti la lettura risulta falsamente alta); non misurare sopra i vestiti (il bracciale va a contatto diretto con la pelle del braccio); non stringere con abiti il braccio (se la manica arrotolata comprime, meglio togliere il braccio dalla manica); non effettuare misurazioni ripetute in rapida sequenza senza pausa (il gonfiaggio continuo può alterare un po’ la circolazione momentaneamente). Anche temperatura e orario possono influire: col freddo la pressione tende a salire, così come in situazioni di dolore o stress.
Come cambia la pressione nella giornata?
La pressione tende ad essere più elevata nelle prime ore del mattino, infatti gli episodi di ictus ed infarto sono più comuni nelle prime ore della giornata. Durante la notte, al contrario, la pressione tende a scendere del 10-20% (quando questo non succede è considerato come ulteriore fattore di rischio).
Può inoltre aumentare dopo l’attività fisica (ma, nella maggior parte dei pazienti, non è un rischio, anzi).
Casa o ambulatorio?
Alcune persone mostrano valori molto alti nello studio medico (ipertensione da camice bianco), mentre hanno pressione normale a casa.
Altre, al contrario, possono avere valori ok dal medico ma elevati nella vita quotidiana (ipertensione mascherata).
In caso di dubbi, i medici possono prescrivere un Monitoraggio Ambulatoriale della Pressione delle 24 ore (MAPA), noto anche come Holter pressorio, un apparecchietto automatico che misura la pressione a intervalli regolari per 24-48 ore mentre il paziente svolge le sue normali attività. Questo esame fornisce un profilo molto accurato dei valori pressori e aiuta a confermare la diagnosi di ipertensione evitando gli effetti “emotivi” della misurazione. Anche l’automisurazione domiciliare per alcuni giorni consecutivi, mattina e sera, può essere utile per diagnosticare correttamente l’ipertensione.
Quando preoccuparsi
Chiama il medico se…
- La pressione è superiore a 140/90 (anche per uno solo dei due valori).
Vai all’ospedale se…
- La pressione è superiore a 180/120 mmHg (anche uno solo dei due valori, poiché si tratta di una crisi ipertensiva).
- Compaiono sintomi quali mal di testa pulsante, nausea o vomito e visione offuscata e si ritengono dovuti a pressione alta.
- In gravidanza la pressione supera 140/90 mmHg (anche uno solo dei due valori).
Un recente studio condotto in pazienti che si sono presentati in Pronto Soccorso durante una crisi ipertensiva sembra dimostrare che questa condizione non rappresenta un pericolo per la vita e che in molti casi sia sufficiente il solo riposo a far rientrare i valori.
Utile a questo proposito ricordare la posizione dell’AHA americana, che in caso di valori oltre i 180/120 mmHg consiglia di aspettare cinque minuti e poi procedere a una nuova misurazione; se ancora elevata:
- in assenza di sintomi associati (dolore toracico, mancanza di respiro, mal di schiena, intorpidimenti/formicolii, alterazione della vista o difficoltà a parlare) contattare il medico,
- altrimenti contattare il 112.
Si raccomanda in caso di dubbi di rivolgersi comunque sempre a personale medico competente per una valutazione, perché in caso di fattori di rischio cardiovascolari la prognosi potrebbe essere diversa.
Diagnosi: il percorso clinico per l’ipertensione
La diagnosi di ipertensione arteriosa oggi non si limita a una singola rilevazione fortuita in farmacia o nello studio medico. Il protocollo attuale prevede una conferma rigorosa attraverso il monitoraggio della pressione fuori dall’ambiente clinico, per escludere l’effetto “camice bianco”. Si parla ufficialmente di ipertensione quando la pressione sistolica è stabilmente superiore o uguale a 140 mmHg e/o la diastolica a 90 mmHg.
Per una diagnosi accurata, il medico si avvale di tre strumenti principali:
- Monitoraggio domiciliare (HBPM): al paziente viene chiesto di misurare la pressione a casa per almeno 7 giorni consecutivi, mattina e sera, annotando i valori. Una media domiciliare pari o superiore a 135/85 mmHg è già indice di ipertensione.
- Holter pressorio delle 24 ore (MAPA): è considerato il “gold standard”. Un piccolo dispositivo indossabile misura la pressione a intervalli regolari (ogni 15-20 minuti di giorno e ogni 30 di notte) durante la vita quotidiana. Fornisce un quadro preciso della pressione media e dell’eventuale calo notturno (dipping), fondamentale per definire il rischio cardiovascolare.
- Valutazione in ambulatorio: ripetuta in almeno due visite distinte, a meno che i valori non siano estremamente elevati (grado 3) o non vi siano segni evidenti di sofferenza d’organo.
Esami di approfondimento e danno d’organo
Una volta confermata l’ipertensione, il passo successivo è la stratificazione del rischio. Il medico deve capire se la pressione alta ha già iniziato a danneggiare il corpo o se sono presenti altri fattori di rischio (come il diabete o l’ipercolesterolemia). Gli esami standard includono:
- Analisi del sangue: per valutare la glicemia, il profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi), la funzionalità renale tramite la creatinina (con stima del filtrato glomerulare), gli elettroliti (sodio e potassio) e l’acido urico.
- Esame delle urine: per la ricerca di proteinuria o microalbuminuria, segni precoci di danno ai reni.
- Elettrocardiogramma (ECG): fondamentale per rilevare segni di ipertrofia ventricolare sinistra o aritmie.
- Fondo oculare: l’esame del fondo oculare permette di visualizzare direttamente lo stato dei piccoli vasi sanguigni (retinopatia ipertensiva).
In casi selezionati, possono essere richiesti un ecocardiogramma per misurare con precisione le pareti del cuore, un ecocolorDoppler delle carotidi per cercare placche carotidi, o l’ecografia renale. Se si sospetta un’ipertensione secondaria (causata da altre malattie), verranno dosati ormoni specifici come l’aldosterone, il cortisolo o le catecolamine.
Cura e trattamento: le strategie per abbassare la pressione
L’obiettivo principale della cura non è solo “abbassare i numeri”, ma prevenire complicanze gravi come infarto, ictus e insufficienza renale. Oggi il trattamento è estremamente personalizzato: per un paziente giovane e sano si punta a valori inferiori a 130/80 mmHg, mentre per l’anziano fragile l’obiettivo può essere più sfumato per evitare cali eccessivi e vertigini.
L’approccio terapeutico si basa su due pilastri che devono procedere in parallelo: le modifiche radicali dello stile di vita e la terapia farmacologica mirata.
Lo stile di vita come prima medicina
Nelle forme lievi, un cambiamento virtuoso delle abitudini può essere sufficiente a evitare i farmaci. In ogni caso, potenzia enormemente l’efficacia delle pillole. Le raccomandazioni chiave includono:
- Riduzione drastica del sale: l’obiettivo è restare sotto i 5 grammi al giorno (un cucchiaino scarso). È fondamentale imparare a leggere le etichette per individuare il sale nascosto nei cibi pronti.
- Dieta DASH e mediterranea: privilegiare vegetali, legumi, pesce e cereali integrali, che forniscono potassio e magnesio, protettori naturali dei vasi.
- Attività fisica combinata: non solo camminata veloce o nuoto (attività aerobica), ma anche esercizi di forza e, come confermato dalle più recenti evidenze, esercizi isometrici (come il plank o lo squat al muro), che si sono dimostrati particolarmente efficaci nel ridurre la sistolica.
- Gestione del peso: anche una perdita modesta (5-10% del peso corporeo) può determinare un calo pressorio significativo.
- Limitazione di alcol e fumo: l’alcol ha un effetto ipertensivo diretto, mentre il fumo moltiplica il rischio che la pressione alta danneggi le arterie.
Terapia farmacologica: la rivoluzione della “pillola unica”
Se lo stile di vita non basta dopo 3-6 mesi, o se il rischio cardiovascolare iniziale è già alto, si passa ai farmaci. La medicina moderna ha fatto passi da gigante nel migliorare l’aderenza del paziente alla cura. Oggi si preferisce iniziare quasi sempre con una Single Pill Combination (SPC): una singola compressa che contiene due o tre principi attivi diversi a basso dosaggio.
Le classi di farmaci più utilizzate sono:
- ACE-inibitori e Sartani: sono i farmaci di prima scelta per la maggior parte dei pazienti, specialmente se diabetici, poiché rilassano i vasi e proteggono i reni. Un esempio comune è il ramipril.
- Calcio-antagonisti: potenti vasodilatatori, molto efficaci e ben tollerati, spesso associati agli ACE-inibitori nella pillola combinata.
- Diuretici: aiutano il corpo a eliminare l’eccesso di sodio e liquidi. Sono tra i farmaci più storici e affidabili, spesso usati come potenziamento della terapia.
- Beta-bloccanti: sebbene non siano più la primissima scelta per l’ipertensione isolata, rimangono essenziali per i pazienti che hanno già sofferto di problemi cardiaci, aritmie o angina.
In casi di “ipertensione resistente” (pressione che non scende nonostante l’uso di tre farmaci diversi), possono essere considerati trattamenti innovativi come la denervazione renale, una procedura mini-invasiva che agisce sui nervi responsabili dell’innalzamento pressorio.
È fondamentale ricordare che la cura dell’ipertensione è generalmente a vita. Non bisogna mai sospendere i farmaci se la pressione risulta “normale”: essa è normale proprio perché la cura sta funzionando. Qualsiasi aggiustamento deve essere concordato con il medico per evitare picchi pericolosi (ipertensione di rimbalzo).
Complicazioni della pressione alta
Avere la pressione costantemente alta mette sotto sforzo tutto l’apparato cardiovascolare e può causare danni seri in vari organi “bersaglio”.
Gli organi più vulnerabili agli effetti dell’ipertensione cronica sono il cuore, il cervello, i reni, gli occhi e le arterie di medio-grande calibro in tutto il corpo. In generale, più la pressione è alta e più a lungo resta non controllata, maggiore è il rischio di complicanze. Anche un’ipertensione moderata (grado 1) se trascurata per anni può gradualmente provocare danni notevoli.
Spesso questi danni sono progressivi e insidiosi: non si manifestano da un giorno all’altro, ma lentamente nel corso degli anni. Al contrario un buon controllo pressorio previene o ritarda notevolmente queste complicanze, migliorando anche la sopravvivenza.
Va anche detto che non tutti i pazienti ipertesi subiscono gli stessi danni: c’è variabilità individuale. Alcuni possono sviluppare prima complicanze cardiache, altri cerebrali, altri renali, a seconda di vulnerabilità genetiche o co-fattori (ad es. un diabetico iperteso avrà più facilmente nefropatia e retinopatia).
L’aspetto più importante è che ignorare un’ipertensione pensando che “tanto sto bene” è un grave errore: è come guidare un’auto con il motore costantemente fuori giri, magari va avanti per un po’, ma alla lunga i pezzi si usurano.
Danni al cuore e ai vasi coronarici
Il cuore deve pompare contro una resistenza maggiore quando la pressione è elevata, quindi col tempo il muscolo cardiaco si ipertrofizza (si inspessisce, in particolare il ventricolo sinistro). All’inizio l’ipertrofia ventricolare sinistra è un meccanismo di compenso (il cuore si “irrobustisce” per vincere la pressione), ma alla lunga rende il cuore più rigido e meno efficiente, predisponendo ad aritmie e scompenso cardiaco (cuore affaticato/incapace di pompare adeguatamente).
Inoltre l’ipertensione favorisce l’aterosclerosi coronarica: nelle arterie coronarie (che nutrono il cuore) si formano più facilmente placche di deposito (colesterolo, grassi) che ne restringono il calibro.
La combinazione di questi fattori fa sì che gli ipertesi abbiano un rischio molto maggiore di angina pectoris e soprattutto di infarto del miocardio (attacco di cuore).
Segnali di sofferenza cardiaca da ipertensione possono essere la dispnea da sforzo (fiato corto per sforzi anche modesti) e facile affaticamento, dovuti a un cuore che inizia a fare fatica a tenere il passo.
Danni al cervello (ictus e declino cognitivo)
I vasi cerebrali soffrono l’elevata pressione perché subiscono uno stress continuo; di fatto la pressione alta è il principale fattore di rischio per l’ictus cerebrale.
Può causare sia ictus ischemici (favorendo l’arteriosclerosi delle arterie cerebrali, che si possono occludere) sia ictus emorragici (la rottura di un piccolo vaso cerebrale per la pressione eccessiva, con sanguinamento). Un’ipertensione grave e improvvisa può anche causare emorragie cerebrali acute.
Nel lungo termine, inoltre, la pressione alta porta a un ridotto apporto di sangue al cervello cronico: ciò può provocare un deterioramento delle funzioni cognitive e della memoria, contribuendo alla demenza vascolare (un tipo di demenza causata da micro-ischemie cerebrali ripetute).
Altri possibili segni sono TIA (attacchi ischemici transitori) – brevi episodi di deficit neurologico che si risolvono – campanelli di allarme di un possibile futuro ictus.
Danni ai reni (nefropatia ipertensiva)
I reni filtrano continuamente il sangue e hanno una rete di capillari (glomeruli) molto delicata.
La pressione alta danneggia progressivamente questi vasi, causando sclerosi glomerulare e riducendo la funzione renale.
L’ipertensione è una delle principali cause di insufficienza renale cronica assieme al diabete. Reni danneggiati filtrano meno e faticano a regolare la pressione, instaurando e sostenendo un pericoloso circolo vizioso, perché non riescono a eliminare sale e acqua efficacemente. Ecco perché nei protocolli terapeutici spesso si usano farmaci che proteggono i reni (es. ACE-inibitori) nei pazienti ipertesi.
Clinicamente un segno di coinvolgimento renale è la proteinuria (perdita di proteine nelle urine) e, col tempo, l’aumento della creatinina nel sangue.
Se l’ipertensione resta non controllata può portare alla nefropatia cronica e nei casi più gravi alla dialisi.
Danni agli occhi (retinopatia ipertensiva)
I piccoli vasi della retina sono particolarmente sensibili.
L’ipertensione può causare lesioni delle arteriole retiniche visibili all’esame del fondo oculare: restringimenti, “rame/argento wire” (aspetto rigido e riflettente dei vasi), essudati, emorragie, fino a edema della papilla ottica nei casi più avanzati.
La retinopatia ipertensiva può compromettere la vista se grave e avanzata; nei casi severi si possono avere emorragie retiniche o distacco sieroso della retina (chi è sia iperteso che diabetico ha un rischio altissimo di danni oculari combinati). Un controllo periodico dall’oculista per esaminare il fondo oculare è utile negli ipertesi: l’occhio è una “finestra” sulla salute vascolare e può mostrare i danni precocemente.
Malattie delle arterie periferiche e dell’aorta
La pressione alta accelera l’aterosclerosi anche nelle arterie che portano sangue alle gambe (arterie periferiche). Ciò può causare una condizione chiamata arteriopatia obliterante periferica, con sintomi come la claudicatio intermittens (dolore ai polpacci dopo aver camminato per un certo tratto, che passa con il riposo).
La pressione alta è poi un importante fattore di rischio per la formazione di aneurismi dell’aorta (dilatazioni patologiche della principale arteria, soprattutto a livello addominale) e per la temibile dissezione aortica (lacerazione della parete dell’aorta), condizioni potenzialmente fatali. Chi è iperteso dovrebbe eseguire controlli ecografici o TC periodici per aneurisma aortico se ha altri fattori predisponenti (es. fumatore, familiarità, sesso maschile, età superiore ai 65 anni).
Miti da sfatare sull’ipertensione
Come per molte condizioni mediche comuni, attorno alla pressione alta circolano idee errate e miti che possono confondere i pazienti. Ecco i più comuni.
Se avessi la pressione alta me ne accorgerei dai sintomi
Falso.
La pressione alta di solito non dà sintomi evidenti (killer silenzioso).
Molte persone ipertese si sentono benissimo e scoprono i valori elevati solo con una misurazione casuale.
Affidarsi al “sentirsi bene” è pericoloso: si rischia di trascurare l’ipertensione fino a sviluppare complicanze permanenti, talvolta anche fatali.
Solo in caso di pressione molto elevata o crisi possono comparire mal di testa, vertigini, ecc., ma non bisogna aspettare questi segnali per controllare la pressione.
Solo le persone anziane o stressate soffrono di ipertensione
Falso.
È vero che l’ipertensione aumenta con l’età, ma può colpire anche i giovani.
L’obesità, ad esempio, sta causando ipertensione in adolescenti e giovani adulti. Ci sono anche forme secondarie (per esempio da malattie renali o endocrine) che possono colpire persone di 20-30 anni. Inoltre anche persone tranquille, non particolarmente stressate, possono essere ipertese per predisposizione familiare o abitudini errate.
Allo stesso tempo una persona anziana non è destinata per forza ad avere la pressione alta: con uno stile di vita sano, anche un over 70 può mantenere una pressione normale. Dunque l’ipertensione non risparmia i giovani e non è un inevitabile effetto dell’età avanzata.
Se inizio a prendere farmaci per la pressione, poi divento dipendente e non posso più smettere
Non necessariamente.
I farmaci antipertensivi non creano dipendenza nel senso farmacologico (non danno assuefazione né craving). È vero che una volta iniziata la terapia spesso va continuata a lungo termine, ma questo perché l’ipertensione è una malattia cronica. Se si sospende il farmaco, la pressione torna ai livelli di prima – non perché si è “dipendenti” dal farmaco, ma perché si è ancora ipertesi di base.
In alcuni casi, migliorando lo stile di vita o risolvendo cause secondarie, il medico può ridurre o sospendere i farmaci, ma dev’essere una sua decisione basata sui valori misurati.
In ogni caso, nessun antipertensivo va sospeso bruscamente senza parere medico, perché la pressione potrebbe rimbalzare a livelli pericolosi.
Il sale marino integrale o il sale rosa dell’Himalaya non fanno male come il sale normale
Falso.
Tutti i tipi di sale contengono cloruro di sodio, che è il responsabile dell’aumento pressorio. Il sale marino integrale, il rosa, il nero, ecc., hanno differenze minime negli oligoelementi ma la quantità di sodio è simile. Non esiste “sale salutare” per la pressione: bisogna comunque limitarlo in ogni forma.
Alcuni sali dietetici a basso contenuto di sodio sostituiscono parte del sodio con potassio, ma vanno usati con cautela (e solo dopo consiglio medico, specialmente nei nefropatici). Quindi, indipendentemente dal tipo di sale gourmet, la regola resta massimo 5 grammi al giorno di sodio totale.
Bevo vino rosso e mangio aglio, così tengo sotto controllo la pressione naturalmente.
Parzialmente falso.
Alimentazione e rimedi naturali hanno un ruolo, ma non sono cure miracolose per l’ipertensione.
Un bicchiere a pasto può andare, ma pensare che il vino “curi” la pressione è sbagliato (anzi, gli ipertesi dovrebbero limitarsi a poco o niente alcol). L’aglio ha dimostrato in alcuni studi di avere un modesto effetto ipotensivo, così come alcuni estratti (ibisco, biancospino, ecc.), ma si tratta di effetti lievi: mangiare aglio o prendere integratori non può sostituire i farmaci se questi sono necessari.
Possono essere complementari a uno stile di vita sano, ma sempre informando il medico (per evitare interferenze). In definitiva, non esistono “rimedi della nonna” sufficienti a controllare un’ipertensione significativa.
Con la pressione alta devo evitare l’attività fisica e stare tranquillo
Falso.
Al contrario, l’esercizio fisico regolare è uno dei modi migliori per abbassare la pressione e migliorare la salute cardiaca.
Molti pensano erroneamente che fare sforzi sia pericoloso per gli ipertesi, in realtà questo vale per una minoranza di pazienti cardiopatici; l’attività aerobica moderata (come camminare, nuotare, andare in bicicletta) abbassa la pressione a riposo nel lungo termine e rafforza il cuore. Se la pressione è molto alta, prima va controllata e bisogna iniziare gradualmente sotto consiglio medico, ma in generale “stare fermi” è più dannoso.
L’unica cautela è evitare sforzi intensi isometrici (sollevare pesi pesantissimi, trattenere il respiro sotto sforzo) che possono far salire troppo la pressione durante l’attività, ma uno stile di vita attivo (150 minuti/sett di attività moderata) è raccomandato per quasi tutti gli ipertesi. Riposo e tranquillità sono utili per gestire lo stress, ma non significa sedentarietà.
Prevenzione: come prevenire (o ridurre) la pressione alta
Prevenire l’ipertensione significa essenzialmente adottare uno stile di vita sano, agendo sui fattori di rischio modificabili di cui abbiamo discusso. Anche quando l’ipertensione è già presente, queste stesse misure di correzione dello stile di vita sono il primo passo del trattamento e possono da sole abbassare significativamente i valori pressori. Ecco le principali strategie di prevenzione.
Dieta equilibrata e povera di sale
Seguire un’alimentazione sana è fondamentale. Bisogna aumentare il consumo di verdura, frutta e alimenti ricchi di fibre, e ridurre i grassi saturi e il sale. In pratica:
- abbondare in frutta, ortaggi, legumi, cereali integrali, pesce;
- limitare carni rosse, insaccati, formaggi grassi, dolciumi e cibi confezionati ricchi di sale.
In particolare è indispensabile controllare l’apporto di sale:
- non aggiungerlo a tavola (usare spezie ed erbe per insaporire),
- evitare dadi da brodo molto salati, snack salati, salumi e cibi in salamoia.
Come già ricordato l’OMS raccomanda di consumare meno 5 g di sale al giorno (tenendo anche conto del sodio “nascosto” nei cibi). Preferire il sale iodato, ma sempre con moderazione.
Una dieta modello è la dieta DASH/mediterranea, ricca di potassio, calcio, magnesio e antiossidanti, che ha dimostrato di abbassare la pressione; ad esempio aumentando il consumo di frutta e verdura ad almeno 5 porzioni al giorno (Per approfondire: quant’è una porzione?) si introduce potassio che aiuta a contrastare l’effetto del sodio.
Anche consumare regolarmente pesce (ricco di omega-3) al posto della carne e usare olio d’oliva come grasso da condimento fa bene alla pressione.
Mantenere il peso forma
Evitare sovrappeso e obesità è una misura preventiva irrinunciabile.
L’indice di massa corporea (BMI) dovrebbe idealmente stare tra 18,5 e 24,9 kg/m², ma se si è in sovrappeso perdere anche solo il 5-10% del peso può avere effetti notevoli sulla pressione.
5-10 kg in meno possono ridurre la pressione sistolica di 5-10 mmHg, perché dimagrire alleggerisce il lavoro del cuore. Importante soprattutto ridurre il grasso addominale (circonferenza vita <94 cm nell’uomo, <80 cm nella donna).
Un’alimentazione ipocalorica bilanciata abbinata all’esercizio fisico è il modo migliore per perdere peso.
Attività fisica regolare
Fare movimento in modo regolare aiuta a prevenire l’ipertensione e a ridurre i valori se sono elevati.
L’attività fisica ideale per la salute cardiovascolare è storicamente quella di tipo aerobico moderato, ad esempio camminata veloce, corsetta leggera, ciclismo, nuoto. Le linee guida consigliano almeno 150 minuti a settimana di esercizio aerobico moderato (es. 30 minuti per 5 giorni), ma anche attività quotidiane come salire le scale, fare giardinaggio, ballare contribuiscono.
L’esercizio abbassa la pressione perché migliora l’elasticità delle arterie e riduce l’attivazione adrenergica; aiuta inoltre a ridurre lo stress e a controllare il peso. Chi non è allenato dovrebbe ovviamente iniziare in modo graduale.
Anche l’allenamento di resistenza (sollevamento pesi) può contribuire a ridurre la pressione, specialmente se eseguito a intensità moderata con più ripetizioni e recenti evidenze mostrano di come gli esercizi isometrici siano tra i più efficaci in assoluto.
Gli esercizi di respirazione e lo yoga hanno dimostrato effetti positivi, soprattutto per la gestione dello stress, che può influenzare la pressione arteriosa.
Limitare l’alcol
Il consumo di alcolici va limitato o, meglio, evitato.
Massimo un bicchiere di vino al giorno per le donne e due per gli uomini (o equivalenti, es. 1 birra media). Meglio ancora stare sotto queste soglie. Evitare i superalcolici oppure limitarli a rare occasioni.
In estrema sintesi, chi non beve non deve iniziare, mentre chi beve oltre le quantità consigliate deve ridurre.
Evitare il fumo
Non fumare può fare una grande differenza per la salute cardiovascolare in generale. Anche se il fumo non alza di molto la pressione “basale”, ogni sigaretta causa un aumento temporaneo ed è uno stress per le arterie.
Smettere di fumare migliora la funzionalità endoteliale (rivestimento dei vasi) e riduce drasticamente il rischio di infarto e ictus.
Se necessario rivolgersi a centri antifumo o usare supporti (cerotti, farmaci) per abbandonare la sigaretta. Ovviamente anche il fumo passivo va evitato.
Gestione dello stress
Lo stress cronico può contribuire a mantenere la pressione più alta.
È utile adottare tecniche di rilassamento e gestione dello stress: training autogeno, yoga, meditazione mindfulness, esercizi di respirazione, oppure semplicemente dedicare del tempo ad attività piacevoli e riposanti (passeggiate nella natura, hobby).
Anche dormire a sufficienza e con buona qualità del sonno è importante: la deprivazione di sonno è associata a ipertensione. In caso di insonnia o apnee notturne è necessario parlarne col medico. Anche imparare a moderare le reazioni emotive (rabbia, ansia, …) e coltivare un adeguato supporto sociale può contribuire al benessere generale e favorire una riduzione delle oscillazioni pressorie.
Le domande più frequenti
Quali sono i sintomi della pressione alta?
L’ipertensione è generalmente asintomatica (non a caso viene soprannominata il killer silenzioso).
Nella maggior parte dei casi una persona con pressione alta non avverte nulla di particolare. Solo in alcuni casi possono presentarsi sintomi come mal di testa, capogiri, ronzio nelle orecchie, epistassi (sangue dal naso) o affaticabilità, ma non sono specifici e in genere compaiono quando la pressione è molto elevata o di vecchia data.
Quando la pressione è considerata alta? Quali sono i valori normali?
Valori troppo bassi (es. <90/60) configurano ipotensione, ma se non danno sintomi non sono pericolosi, anzi spesso indicano ottima salute cardiovascolare.
Si può guarire dalla pressione alta?
L’ipertensione essenziale (la più comune) è una condizione cronica, non c’è una cura definitiva che la faccia sparire per sempre, tuttavia si può controllare benissimo con stile di vita e farmaci: in un certo senso si “cura” perché si eliminano i rischi, ma bisogna continuare la terapia. Alcune persone che modificano radicalmente lo stile di vita (perdendo molto peso, cambiando dieta, facendo sport) riescono a riportare la pressione nella norma e a mantenerla senza farmaci – in quel caso si può parlare di remissione dell’ipertensione, ma è necessario proseguire con le buone abitudini per non perdere i benefici.
Nelle ipertensioni secondarie, se si riesce a risolvere la causa (es. un tumore secernente ormoni, una stenosi dell’arteria renale corretta chirurgicamente), l’ipertensione può effettivamente “guarire”. Questi però sono casi particolari. In sintesi: per la maggior parte degli ipertesi non esiste una guarigione spontanea, ma con i giusti accorgimen
I farmaci vanno presi per sempre?
I farmaci antipertensivi controllano la pressione finché vengono presi, ma non eliminano la predisposizione. Sospendendoli, la pressione nella maggior parte dei casi torna ai livelli iniziali (a meno di cambiamenti di stile di vita eccezionali nel frattempo - vedere domanda precedente). Quindi in genere, una volta iniziata la terapia e trovato il giusto regime, si prosegue a lungo termine.
Ciò non significa però che la terapia resti identica per sempre: può darsi che con gli anni si debba aggiustare (incrementare, o a volte anche ridurre se ad esempio si perde peso o si invecchia e la pressione tende a calare).
L’importante è non vivere la cosa negativamente: prendere 1-2 pillole al giorno è un piccolo impegno a fronte del grande beneficio di proteggere cuore, cervello e reni. E ricordiamo che interrompere da soli la terapia è pericoloso: va fatto solo su indicazione del medico.
È più importante la massima o la minima?
La pressione “massima” (sistolica) e la “minima” (diastolica) contribuiscono entrambe al rischio cardiovascolare. In passato si dava molto peso alla minima (diastolica), ma oggi si è capito che soprattutto dopo i 50 anni la sistolica elevata è un indicatore di rischio ancora più importante (l’ipertensione sistolica isolata negli anziani è associata a ictus e infarti).
In ogni caso bisogna guardare entrambi i numeri: la diagnosi di ipertensione si basa sul superamento di anche uno solo dei due (≥140 o ≥90). Nei pazienti più anziani spesso si controlla principalmente la sistolica (cercando di portarla sotto 140-150 senza far scendere troppo la minima), nei più giovani bisogna normalizzare entrambe.
Lo stress influisce davvero sulla pressione?
Situazioni di tensione emotiva, ansia, rabbia, ecc., attivano il sistema nervoso simpatico facendo aumentare temporaneamente la pressione (e il battito cardiaco). Questo però non significa che lo stress cronico da solo causi ipertensione stabile, contribuisce invece come fattore tra gli altri.
Alcune persone molto stressate rimangono paradossalmente normotese, altre persone tranquille sono ipertese per altre ragioni.
Gestire lo stress è comunque utile: può ridurre gli episodi di ipertensione reattiva e impedire comportamenti compensatori malsani (es. mangiare cibi salati o fumare per nervosismo).
La pressione alta causa mal di testa?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.