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Situazione in Italia (settimana dal 23 febbraio al 01 marzo)

Fonte: Bollettino ISS
I dati epidemiologici finora disponibili indicano che NON si osserva un aumento nella severità delle manifestazioni cliniche, ma nella settimana presa in esame.
La stagione influenzale si avvia verso la conclusione e, secondo l’ultimo bollettino di sorveglianza RespiVirNet dell’ISS, il bilancio totale ha raggiunto i 12,6 milioni di casi, un dato che conferma un’intensità in linea con il biennio precedente.
Nell’ultima settimana (settimana 2026-08, dal 16 al 22 febbraio 2026) sono stati registrati circa 406.000 nuovi casi di sindromi simil-influenzali, ma solo una piccola parte di queste infezioni è oggi riconducibile ai virus influenzali veri e propri; la quota restante è legata ad altri virus respiratori stagionali. La curva continua a scendere, seppure lentamente.
Attenzione
Quest’anno il sistema RespiVirNet introduce alcune importanti novità, ma la principale riguarda la definizione dei casi:
non si parla più di sindromi simil-influenzali (ILI), ma di infezioni respiratorie acute (ARI), una categoria più ampia che include anche altri virus respiratori oltre a quello dell’influenza.
Questa modifica rende difficile confrontare direttamente i dati di quest’anno con quelli delle stagioni passate.
Cosa sta girando?
Oltre il 90% dei casi confermati di influenza nella Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è attribuibile a una nuova variante del virus influenzale A H3N2, denominata J.2.4.1 o “subclade K”. Secondo l’OMS, questa piccola mutazione genetica è sufficiente a favorire una maggiore diffusione dell’infezione.
Attualmente più del 70% dei Paesi europei che trasmettono dati segnala un’attività influenzale alta o molto alta. In sei Paesi, Irlanda, Kirghizistan, Montenegro, Serbia, Slovenia e Regno Unito, oltre la metà dei pazienti con sintomi simil-influenzali risulta positiva al virus. L’aumento dei casi si accompagna a un incremento dei ricoveri ospedalieri, che interessa tutte le fasce d’età ma colpisce soprattutto le persone di 65 anni o più.
Le stagioni influenzali dominate dal sottotipo H3N2 sono storicamente associate a forme più severe rispetto a quelle dominate da H1N1, tuttavia non vi sono al momento prove che questa specifica variante H3N2 causi una malattia più grave rispetto ad altri ceppi dello stesso sottotipo.
Il nuovo ceppo era stato segnalato per la prima volta in Australia, dove aveva causato un numero molto elevato di ospedalizzazioni, in particolare tra anziani e persone con patologie cardiopolmonari. Sebbene inizialmente si pensasse che molti pazienti non fossero vaccinati, è emerso che alcuni avevano ricevuto il vaccino, sollevando dubbi sulla sua efficacia.
Studi di laboratorio hanno mostrato che gli anticorpi indotti dal vaccino attuale sono in grado di neutralizzare la nuova variante. Tuttavia, come sottolineato dagli esperti, i risultati in vitro non sempre si traducono in una protezione clinica completa. Il vaccino antinfluenzale non impedisce necessariamente l’infezione, ma riduce il rischio di complicanze e la gravità della malattia.
Le prime stime dell’OMS indicano che il vaccino è efficace fino al 75% nel prevenire il ricovero nei bambini tra 2 e 17 anni e fino al 40% negli adulti. È possibile che l’aumento dei ricoveri sia legato anche a un ritardo nella vaccinazione, dato che in molti Paesi europei la popolazione tende a vaccinarsi a fine dicembre o inizio gennaio, mentre la stagione influenzale quest’anno è iniziata circa quattro settimane prima.
Per approfondire: Allarme influenza 2025-2026?
Cosa si intende per ARI?
La definizione clinica di ARI (infezione respiratoria acuta) richiede:
- insorgenza improvvisa dei sintomi
- e almeno uno dei seguenti quattro sintomi respiratori:
- tosse,
- mal di gola,
- difficoltà respiratoria,
- coriza (raffreddore, naso che cola),
- e giudizio clinico che l’affezione sia dovuta a un’infezione.
Cos’è l’influenza
L’influenza stagionale è una malattia respiratoria contagiosa, causata dai virus influenzali, che nel nostro Paese si manifesta annualmente nei mesi freddi, benché siano possibili episodi occasionali anche al di fuori dei mesi invernali.
I sintomi caratteristici dell’influenza sono spesso una combinazione variabile di:
- febbre alta ad esordio improvviso,
- tosse secca e stizzosa,
- mal di testa,
- stanchezza e debolezza,
- brividi,
- dolori muscolari e articolari,
- dolori addominali,
- diarrea, nausea e vomito (soprattutto nei bambini),
- mal di gola,
- naso congestionato e starnuti,
- perdita di appetito,
- ridotta qualità del sonno.
Fin dalla comparsa dei primi sintomi si può inoltre assistere a manifestazioni simili al più classico dei raffreddori, come ad esempio aumentate secrezioni nasali, lacrimazione e bruciore agli occhi; i sintomi tendono in genere a sfumare nel giro di 5-7 giorni al massimo (poco di più nei bambini), tuttavia l’astenia e la tosse possono durare molto più a lungo.
Il tempo d’incubazione, ossia il periodo che intercorre tra il contagio e le prime manifestazioni, è variabile da uno a quattro giorni.

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Cause
L’influenza è causata da virus ed in particolare per la stagione 2025-2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito (recepito poi dell’EMA) che i ceppi da includere nella formulazione dei vaccini debbano comprendere:
Vaccini Egg-based
- A/Victoria/4897/2022 (H1N1)pdm09-like virus
- A/Croatia/10136RV/2023 (H3N2)-like virus
- B/Austria/1359417/2021 (B/Victoria lineage)-like virus.
Vaccini Cell- or recombinant-based
- A/Wisconsin/67/2022 (H1N1)pdm09-like virus
- A/District of Columbia/27/2023 (H3N2)-like virus
- B/Austria/1359417/2021 (B/Victoria lineage)-like virus.
Si noti che fino alla scorsa stagione i vaccini contro l’influenza stagionale proteggevano da quattro ceppi principali del virus, tra cui uno chiamato B/Yamagata. Tuttavia, poiché questo ceppo non è più stato rilevato dal 2020 e non è considerato una minaccia per la salute pubblica, le autorità europee raccomandano il passaggio ai vaccini trivalenti, che proteggono da tre ceppi invece di quattro, escludendo il B/Yamagata.
Il cambiamento è previsto per la stagione influenzale 2025/2026, anche se, in casi eccezionali, sarà ancora possibile usare un vaccino quadrivalente per non ostacolare le campagne vaccinali (B/Phuket/3073/2013 (B/Yamagata lineage)-like virus).
Trasmissione ed incubazione
La maggior parte degli adulti sani risulta contagioso già a partire dal giorno precedente alla comparsa dei sintomi e lo rimane fino a 5-7 giorni dopo la prima manifestazione della malattia (i bambini rimangono contagiosi anche più di una settimana).
Questo significa che si può contagiare ancor prima di capire di essere malati, oltre che quando si manifestano effettivamente i sintomi. Alcune persone contagiate possono rimanere asintomatiche e comunque diffondere il virus.
Chi ha l’influenza può contagiare direttamente chi si trova nel raggio di circa 2 metri. La maggior parte degli esperti ritiene che i virus influenzali si diffondano perlopiù tramite goccioline diffuse tramite la tosse, gli starnuti o la saliva quando si parla. Le goccioline atterrano nella bocca o nel naso delle persone vicine al malato e possono essere inalate nei polmoni.
Con minore frequenza, si può essere contagiati toccando una superficie o un oggetto con sopra il virus e poi toccandosi la bocca o il naso.
Per evitare il contagio è utile stare lontani dai malati (e per proteggere gli altri è quindi consigliabile rimanere in casa quando si è contagiati a propria volta).
È anche importante lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, atto considerato come più importante in assoluto in termini di prevenzione. Se l’acqua e il sapone non sono disponibili, si può usare un gel a base d’alcol.
La biancheria, le posate e i piatti usati dai malati non dovrebbero essere condivisi se non sono ben lavati. Le posate e i piatti possono essere lavate in lavastoviglie oppure con acqua e detersivo e non è necessario che vengano lavati a parte.
Il freddo fa venire raffreddore e/o influenza?
Le nostre mamme ci hanno sempre invitato a coprirci bene prima di esporci al freddo per non prendere qualche malanno ma in realtà non esiste una vera e propria correlazione diretta tra freddo e rischio di malattia; effettivamente alcuni virus (come quello dell’influenza) godono tuttavia di una maggior diffusione durante la stagione fredda e, sebbene la vera ragione non sia ancora stata chiarita, le principali ipotesi al riguardo comprendono:
- cambiamenti nelle mucose dell’apparato respiratorio indotti dalla temperatura fredda (per esempio una riduzione dell’efficacia delle ciglia o una maggior secchezza cutanea),
- riduzione della risposta immunitaria,
- una maggior capacità di dispersione e persistenza nell’ambiente da parte del virus, grazie per esempio alla ridotta umidità.
L’apparente stagionalità può anche essere dovuta a fattori sociali, come cene e occasioni di ritrovo in genere durante le feste natalizie, ma anche alla concentrazione di molte persone in ambienti chiusi e poco areati a causa del freddo.
Nel complesso quindi non è il freddo di per sé che causa l’infezione, benché ne possa favorire il contagio.
Sintomi dell’influenza
Il periodo che va da quando si è esposti al virus a quando iniziano i sintomi (incubazione) dura da 1 a 4 giorni, in media 2 giorni.
La durata dei disturbi è tipicamente al massimo di 7 giorni per gli adulti e fino a 10 per i bambini.
Chi ha l’influenza spesso manifesta alcuni o tutti dei sintomi qui elencati e l’esordio è brusco ed improvviso:
- febbre (è importante notare che non tutti i soggetti colpiti la manifestano),
- brividi,
- tosse,
- mal di gola,
- naso che cola o naso chiuso,
- starnuti,
- dolori muscolari (mialgie),
- dolori articolari (artralgie).
- mal di testa,
- riduzione dell’appetito,
- estrema stanchezza (contrariamente alla febbre, può durare fino a 2-3 settimane).
Alcune persone possono avere vomito e diarrea, che però sono più comuni tra i bambini che tra gli adulti.
A differenza dell’influenza, il raffreddore si presenta con caratteristiche leggermente diverse:
- esordio più graduale,
- colpisce prevalentemente naso e gola,
- causa malessere, ma spesso non tale da costringere a letto.
Per sapere se sei malato, puoi provare a fare il nostro test, ma tieni presente che rappresenta solo un’indicazione di massima e che la diagnosi è possibile solo al medico:
Rispetto alle forme di malessere parainfluenzali, la vera influenza è quasi sempre caratterizzata dalla contemporanea presenza di tre sintomi (triade):
- febbre alta, tipicamente ad esordio improvviso,
- almeno un sintomo sistemico (dolore diffuso, senso di ossa rotte, mal di testa, …),
- almeno un sintomo respiratorio (tosse, naso che cola, mal di gola, …).
Quando chiamare il medico
Si raccomanda di rivolgersi al medico se i sintomi sembrano guarire, ma poi ritornano, accompagnati dalla febbre e dal peggioramento della tosse.
Si raccomanda di rivolgersi immediatamente al pronto soccorso in caso di:
- difficoltà a respirare o fiato corto,
- labbra rosse o bluastre,
- dolore o sensazione di pressione a livello del torace o dell’addome,
- capogiro improvviso,
- stato confusionale,
- vomito forte o continuo,
- convulsioni.
Pericoli
L’influenza è imprevedibile e la sua gravità può variare, anche di molto, da una stagione all’altra, a seconda di diversi fattori, tra cui ricordiamo:
- tipo di virus (aggressività, presenza e diffusione degli anni precedenti, …),
- adesione alle campagne vaccinali,
- capacità del vaccino anti-influenzale di combattere esattamente i virus che causano la malattia.
La maggior parte delle persone che si ammalano presentano sintomi lievi e non devono ricorrere né ad assistenza medica né a farmaci antivirali, andando incontro a guarigione spontanea in meno di due settimane. Altri soggetti, tuttavia, corrono un rischio maggiore di soffrire di complicazioni che comportano il ricovero in ospedale e in alcuni casi anche il decesso.
Polmonite (per esempio da pneumococco, la cui infezione è favorita dal contagio influenzale), bronchite, sinusite ed infezioni dell’orecchio sono tutti esempi di complicazioni frequenti della malattia, che può inoltre peggiorare condizioni croniche, ad esempio
- chi soffre d’asma può avere degli attacchi più frequenti e severi,
- chi soffre di insufficienza cardiaca congestizia cronica può presentare un peggioramento.
Chi è a maggior rischio di complicazioni?
L’elenco seguente comprende i gruppi di persone che corrono un rischio maggiore di sviluppare complicazioni quando si ammalano:
- bambini sotto i 5 anni, e in particolare sotto i 2 anni,
- adulti di età superiore ai 60 anni,
- donne incinte (fino a due settimane dopo il parto),
- residenti nelle case di cura e in altre strutture di lunga degenza,
- persone che soffrono di malattie come:
- asma,
- disturbi neurologici e dello sviluppo neurologico (a carico del cervello, del midollo spinale, dei nervi periferici e dei muscoli, come la paralisi cerebrale, l’epilessia, l’ictus, la disabilità intellettiva (ritardo mentale), il ritardo dello sviluppo da lieve a grave, la distrofia muscolare o le lesioni del midollo spinale),
- malattie polmonari croniche (come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e la fibrosi cistica),
- malattie cardiache (come le cardiopatie congenite, l’insufficienza cardiaca congestizia e le coronaropatie),
- malattie del sangue (come l’anemia falciforme),
- disturbi endocrini (come il diabete mellito),
- disturbi renali,
- disturbi epatici,
- disturbi metabolici (come i disturbi metabolici ereditari e i disturbi mitocondriali),
- sistema immunitario indebolito a causa di malattie o farmaci (ad esempio chi soffre di HIV o AIDS, tumori, o chi è in terapia cronica con steroidi),
- persone di età inferiore ai 19 anni in terapia di lungo periodo con aspirina,
- persone obese (con IMC superiore a 40).
Gravidanza
Nelle gestanti l’influenza può essere più grave e causare complicazioni più severe. I cambiamenti del sistema immunitario, del cuore e dei polmoni durante la gravidanza rendono le donne incinte più soggette alla malattia ed alle sue complicazioni, tra cui il parto pretermine.
Il vaccino proteggerà la mamma e il bimbo, quest’ultimo anche dopo la nascita, ed è la protezione migliore che si possa consigliare; a partire dalla stagione influenzale 2019-2020 il vaccino viene offerto gratuitamente anche durante il primo trimestre, grazie alle più aggiornate evidenze di sicurezza.
Se avvertite i sintomi dell’infezione chiamate il medico, mentre se manifestate uno qualsiasi dei sintomi seguenti, fatevi accompagnare immediatamente al pronto soccorso:
- difficoltà a respirare o fiato corto,
- dolore o senso di costrizione a livello del torace o dell’addome,
- vertigini improvvise,
- stato confusionale,
- vomito prolungato o abbondante,
- febbre alta che non scende nemmeno assumendo il paracetamolo (Tachipirina® o equivalenti),
- sentite che il bambino si muove meno del solito o non si muove affatto.
Diagnosi
La diagnosi di influenza è prevalentemente clinica, basata sulla valutazione dei sintomi da parte del medico durante il periodo di picco epidemico. La combinazione di febbre alta improvvisa, dolori muscolari debilitanti e sintomi delle vie aeree (la cosiddetta “triade influenzale”) è spesso sufficiente per orientare il sospetto clinico.
Test diagnostici e tamponi
Sebbene per la maggior parte dei pazienti sani non sia necessario un accertamento di laboratorio, in contesti ospedalieri o per persone ad alto rischio possono essere eseguiti test specifici:
- Test rapidi (Point-of-Care): Forniscono risultati in circa 15-30 minuti analizzando un tampone nasale o faringeo. Sono utili per una gestione immediata, anche se la loro sensibilità può essere inferiore rispetto ai metodi molecolari.
- Test molecolari (RT-PCR): Rappresentano lo standard di riferimento per precisione e affidabilità. Consentono di identificare con certezza il tipo di virus (A o B) e i sottotipi specifici circolanti.
- Pannelli multi-virus: Particolarmente diffusi negli ultimi protocolli diagnostici, questi test molecolari permettono di distinguere contemporaneamente l’influenza dal COVID-19 e dal virus respiratorio sinciziale (RSV), i cui sintomi spesso si sovrappongono.
Diagnosi differenziale
È fondamentale distinguere l’influenza vera e propria da altre infezioni respiratorie. Il raffreddore comune, ad esempio, si manifesta tipicamente con sintomi più lievi, esordio graduale e raramente causa febbre alta o dolori muscolari debilitanti. Altri virus “parainfluenzali” possono causare quadri clinici simili ma solitamente meno severi e con un rischio inferiore di complicanze polmonari.
Cura e terapia
L’approccio terapeutico all’influenza ha l’obiettivo principale di alleviare i sintomi e prevenire lo sviluppo di complicazioni gravi. Le opzioni disponibili includono la gestione domiciliare dei sintomi, l’uso di farmaci antivirali specifici e, solo in caso di accertate sovrainfezioni batteriche, l’impiego di antibiotici.
Obiettivi del trattamento e opzioni disponibili
Nella maggior parte dei casi l’influenza si risolve spontaneamente con il riposo. Gli strumenti a disposizione sono:
- Trattamento sintomatico: Uso di farmaci per ridurre febbre e dolore.
- Terapia antivirale: Riservata a casi selezionati per ridurre durata e severità.
- Supporto domiciliare e stile di vita: Fondamentale per favorire il recupero naturale dell’organismo.
Gestione dei sintomi e farmaci da banco
Per contrastare la febbre alta e il senso di “ossa rotte”, il farmaco di prima scelta è il paracetamolo. In alternativa, possono essere utilizzati farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’ibuprofene, preferibilmente a stomaco pieno e sotto consiglio medico. Attenzione: nei bambini e negli adolescenti è tassativamente vietato l’uso di acido acetilsalicilico (aspirina) per il rischio di una rara ma grave complicazione nota come sindrome di Reye.
Per approfondire le diverse opzioni e i dosaggi corretti, consulta la nostra guida completa sulla cura dell’influenza.
Farmaci antivirali specifici
A differenza degli antibiotici, gli antivirali agiscono direttamente bloccando la replicazione dei virus influenzali. Per essere efficaci, devono essere assunti idealmente entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi. I principali principi attivi comprendono:
- Oseltamivir e Zanamivir: Farmaci consolidati che riducono la durata della malattia di circa 1-2 giorni e diminuiscono il rischio di polmonite.
- Baloxavir marboxil: Un’opzione terapeutica più recente che richiede un’unica somministrazione orale per via della sua lunga durata d’azione.
Questi farmaci non sono necessari per la popolazione generale sana, ma sono fortemente raccomandati per pazienti ospedalizzati o soggetti ad alto rischio (anziani, donne in gravidanza, persone con patologie croniche).
Stile di vita e rimedi di supporto
Il riposo assoluto è essenziale: permette al sistema immunitario di concentrare le risorse nel combattere l’infezione. È altrettanto cruciale mantenere un’idratazione abbondante per contrastare la perdita di liquidi dovuta alla sudorazione febbrile e prevenire la disidratazione. Acqua, brodi caldi e spremute sono le scelte ideali.
Tra i rimedi naturali supportati da evidenze cliniche:
- Miele: Può aiutare a calmare la tosse secca notturna nei bambini sopra l’anno di età (mai somministrare sotto i 12 mesi per il rischio di botulismo infantile).
- Lavaggi nasali: L’uso costante di soluzioni saline aiuta a mantenere libere le vie aeree, riducendo il rischio di complicazioni come sinusiti o otiti.
L’uso di antibiotici è totalmente inefficace contro il virus influenzale. Il medico li prescriverà solo qualora dovesse sospettare una sovrainfezione batterica, come una polmonite o un’otite media.
Quando rivolgersi al Pronto Soccorso
Il Pronto Soccorso va utilizzato esclusivamente per emergenze respiratorie o sistemiche gravi. Per sintomi lievi, è preferibile consultare il proprio medico di medicina generale o i servizi di guardia medica per evitare di esporsi a ulteriori contagi o sovraccaricare le strutture d’emergenza.
Vaccino e prevenzione
Il modo migliore per prevenire l’influenza stagionale è farsi vaccinare ogni anno, ma applicare costantemente poche semplici regole d’igiene possono ridurre drasticamente la diffusione di virus e batteri e prevenire i disturbi respiratori virali in genere.
- Lavarsi spesso le mani aiuta a proteggersi dai germi. In assenza della possibilità di ricorrere ad acqua e sapone, si possono utilizzare a gel a base alcolica.
- Quando tossite o starnutite copritevi il naso e la bocca, così eviterete di contagiare le persone intorno a voi.
- Evitate il contatto ravvicinato con i malati. Se siete malati, tenetevi lontani dagli altri per cercare di non contagiarli. Se possibile, non andate a scuola, al lavoro o a fare le commissioni quando siete malati. In questo modo eviterete di contagiare gli altri.
- I virus in molti casi si diffondono perché si tocca qualcosa di contaminato e subito dopo le mucose di occhi, naso e/o bocca.
- Pulite e disinfettate le superfici con cui entrate spesso in contatto in casa, sul posto di lavoro e a scuola, in particolare se c’è qualcuno malato.
- Utilissimo infine l’uso di mascherine protettive.
Infine, per favorire il corretto funzionamento del sistema immunitario:
- Dormite il giusto numero di ore,
- praticate attività fisica,
- tenete sotto controllo lo stress,
- bevete molta acqua per mantenervi idratati,
- seguite un’alimentazione sana ricca di frutta e verdura.
Vaccino
Nella circolare del Ministero della Salute per la stagione 2025-2026 si legge che:
In considerazione della situazione epidemiologica relativa alla circolazione dei virus
respiratori nella stagione 2024-2025, si raccomanda compatibilmente con la disponibilità di
vaccino, di condurre le campagne di vaccinazione antinfluenzale regionali a partire
dall’inizio di ottobre (40ma settimana dell’anno) e offrire la vaccinazione alle persone
eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in
ritardo per la vaccinazione o se riferiscono di aver già avuto uno o più episodi similinfluenzali.
Per un’approfondita analisi e la risposta ai principali dubbi sulla vaccinazione antinfluenzale si rimanda allo specifico articolo, mentre in questa sede ci limiteremo a una panoramica delle principali informazioni utili sull’argomento.
L’Italia, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, punta a vaccinare almeno il 75% dei soggetti a rischio, anche se sarebbe preferibile raggiungere la soglia del 95% per beneficiare anche dell’effetto gregge (in grado di proteggere anche la popolazione non vaccinata).
Chi dovrebbe vaccinarsi?
I principali soggetti che dovrebbero valutare con il proprio medico il ricorso alla vaccinazione contro l’influenza sono:
- soggetti di età pari o superiore a 60 anni,
- soggetti di qualsiasi età e affetti da patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in caso di influenza,
ma l’OMS raccomanda di procedere alla vaccinazione anche in:
- donne in gravidanza e postpartum,
- bambini di età compresa tra 6 mesi a 6 anni,
- residenti in strutture di lungodegenza,
- contatti di soggetti ad alto rischio,
- operatori sanitari
- e altri servizi essenziali
Già dal documento prodotto dal Ministero “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2019-2020” era emersa un’importante novità, ossia la raccomandazione di sottoporre a vaccinazione tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non abbiano controindicazioni al vaccino (nei bambini di età inferiore ai 6 mesi la vaccinazione non garantirebbe una sufficiente risposta da parte dell’immaturo sistema immunitario, rendendolo quindi inutile), ulteriormente confermata quest’anno.
Il vaccino è offerto gratuitamente alle consuete fasce di popolazione a maggior rischio, ma sottolineando la facoltà da parte dei medici di base di allargare il campo di applicazione a soggetti non contemplati ma oggettivamente esposti a complicazioni in caso di contagio.
Quando vaccinarsi?
In Italia, alla luce della nostra situazione climatica, si raccomanda che la vaccinazione avvenga durante la stagione autunnale, più in particolare a partire dall’inizio di ottobre, fatte salve indicazioni diverse nel caso di andamento atipico della stagione influenzale.
Nella circolare del 25 luglio 2025 “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2025-2026” si raccomanda, compatibilmente con la disponibilità di vaccino, di offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione e o se riferiscono di aver già avuto uno o più episodi simil-influenzali.
La protezione dall’infezione inizia a distanza di circa due settimane dalla somministrazione del vaccino e dura per 6-8 mesi, prima di iniziare a diminuire gradualmente.
Vaccini in commercio
Per la stagione 2025-26 i vaccini autorizzati dall’AIFA e dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) sono i seguenti:
- EFLUELDA ed EFLUELDA TETRA (Sanofi Winthrop Industrie): indicati per l’immunizzazione attiva degli adulti di età pari o superiore a 60 anni.
- FLUAD (Seqirus Netherlands B.V.), adiuvato: indicato per l’immunizzazione attiva degli adulti (di età pari o superiore a 50 anni).
- FLUARIX e FLUARIX TETRA (Glaxosmithkline S.p.A.): indicati per l’immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini a partire dai 6 mesi di età.
- FLUCELVAX (Seqirus Netherlands B.V.), sviluppato su cellule: indicato per l’immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini dai 6 mesi di età.
- FLUENZ (AstraZeneca AB), spray nasale: indicato per l’immunizzazione attiva in bambini e adolescenti di età compresa tra 2 e 18 anni.
- INFLUVAC S e INFLUVAC S TETRA (Viatris Healthcare Limited): indicati per l’immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini a partire dai 6 mesi di età.
- VAXIGRIP e VAXIGRIP TETRA (Sanofi Winthrop Industrie): indicati per l’immunizzazione attiva degli adulti, comprese le donne in gravidanza, e dei bambini dai 6 mesi di età. La vaccinazione materna delle donne in gravidanza estende la protezione ai lattanti a partire dalla nascita e fino ai 6 mesi di età, mediante un meccanismo di protezione passiva.
Non tutti i vaccini autorizzati per l’uso sono necessariamente disponibili sul mercato: le Regioni, tramite gare di fornitura, scelgono ogni anno quelli che verranno utilizzati per la campagna vaccinale a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Effetti indesiderati
Il vaccino antinfluenzale non può provocare l’influenza, ma è bene chiarire che può proteggere solo dall’influenza stagionale e non dalle tante sindromi parainfluenzali in grado di causare raffreddore, sintomi intestinali, mal di gola, …
Gli effetti indesiderati sono in genere di modesta entità e di breve durata (1-2 giorni):
- dolore, rossore, eritema o gonfiore del punto di inoculazione,
- malessere generale per qualche giorno, talvolta associato a febbre (bassa) e dolori muscolari.
Per approfondire
Le domande più frequenti
Quali sono i sintomi chiave dell’influenza?
Come distinguere influenza e COVID-19?
Che differenza c’è tra il raffreddore e l’influenza?
Quanto dura l'influenza?
Quanto dura la febbre?
Cosa prendere in caso d’influenza?
Cosa mangiare?
Come prevenirla?
Cosa fare in caso di ricaduta influenza?
Quanto dura una ricaduta influenza?
Perché la febbre scende con la Tachipirina e poi risale?
Come curare e cosa prendere in caso di influenza e sintomi influenzali?
È normale avere febbre e sintomi persistenti dopo un'influenza?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.