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Cos’è l’influenza
L’influenza stagionale è un’infezione respiratoria acuta causata dai virus influenzali. In Italia circola soprattutto nei mesi freddi e raggiunge di solito il picco tra la fine di dicembre e febbraio. Qualche caso si vede anche nel resto dell’anno.
Non è un “brutto raffreddore”. Nella maggior parte delle persone guarisce da sola in circa una settimana. Negli anziani, nei bambini piccoli, nelle donne in gravidanza e in chi ha malattie croniche, invece, può causare complicazioni serie e richiedere il ricovero. Ogni inverno l’etichetta “influenza” finisce addosso a decine di virus diversi. Riconoscere quella vera aiuta a sapere cosa aspettarsi, come curarsi e quando preoccuparsi.

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Influenza 2026-2027: cosa sta circolando
Aggiornamento al 7 novembre 2026
La stagione è appena cominciata e, per ora, l’influenza vera e propria circola poco. Nell’ultima settimana di ottobre, in Piemonte e in Lombardia, si contavano circa 8 casi di infezione respiratoria acuta ogni 1.000 assistiti, un livello basso. Come sempre, i più colpiti sono i bambini sotto i 5 anni, con circa 25 casi ogni 1.000. Nei tamponi prevalgono rhinovirus, SARS-CoV-2 e altri virus respiratori stagionali, mentre i virus influenzali sono ancora pochi.
In Europa il quadro è simile: le infezioni respiratorie sono a livelli bassi, sostenute soprattutto dal SARS-CoV-2, e l’influenza sta crescendo lentamente in diversi Paesi.
Lo scorso inverno era stato dominato da una variante del virus A(H3N2), la cosiddetta “variante K”, che aveva anticipato il picco di circa un mese. Quest’anno i primi segnali puntano verso un altro sottotipo, l’A(H1N1)pdm09. Negli Stati Uniti, dove la stagione è partita in anticipo, rappresenta quasi tutti i virus influenzali A identificati. È il più frequente anche nel Regno Unito e tra i pochi casi registrati finora nei pronto soccorso lombardi. È presto per dire se andrà così anche da noi. Un inizio anticipato, inoltre, non significa automaticamente una stagione più pesante.
In pratica: se in questi giorni hai febbre e tosse, è più probabile che si tratti di un altro virus respiratorio. Ed è il momento giusto per vaccinarsi, prima che la curva dell’influenza salga.
Sintomi dell’influenza
Il tratto distintivo dell’influenza è l’esordio brusco: si sta bene la mattina e la sera si è a letto. I sintomi più comuni sono:
- febbre, spesso alta,
- brividi,
- dolori muscolari e dolori articolari, il classico senso di “ossa rotte”,
- mal di testa,
- stanchezza intensa,
- tosse secca e stizzosa,
- mal di gola,
- naso che cola o naso chiuso e starnuti,
- lacrimazione e bruciore agli occhi,
- riduzione dell’appetito,
- sonno disturbato,
- nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, più frequenti nei bambini.
Non tutti hanno la febbre. Negli anziani può mancare o essere lieve, e il quadro può essere dominato da debolezza, perdita di appetito, confusione o dal peggioramento di una malattia cronica già presente. Proprio per questo, in un anziano che “non sembra lui” durante la stagione influenzale, l’influenza va sempre considerata.
Rispetto alle altre infezioni respiratorie, la vera influenza si riconosce di solito dalla presenza contemporanea di tre elementi:
- febbre alta a esordio improvviso,
- almeno un sintomo generale (dolori diffusi, senso di ossa rotte, mal di testa, spossatezza),
- almeno un sintomo respiratorio (tosse, mal di gola, naso che cola).
Senza un test, però, distinguerla con certezza da Covid-19 e da altri virus non è possibile.
Influenza o raffreddore?
Il raffreddore si presenta in modo diverso:
- l’esordio è graduale,
- i disturbi si concentrano su naso e gola,
- la febbre è assente o modesta,
- dà fastidio, ma raramente costringe a letto.
Per un primo orientamento puoi provare il nostro test. Tieni presente che dà solo un’indicazione di massima e che la diagnosi spetta al medico:
Quanto dura
Tra il contagio e i primi sintomi (incubazione) passano da 1 a 4 giorni, in media 2. La febbre dura in genere 3-4 giorni e la malattia si risolve in circa una settimana, poco di più nei bambini. Tosse e stanchezza, invece, possono trascinarsi per due settimane o più: è normale e non significa, da solo, che qualcosa stia andando storto.
Cause e contagio
L’influenza è causata da due tipi principali di virus, A e B. I virus di tipo A si dividono in sottotipi: quelli che circolano oggi nell’uomo sono A(H1N1)pdm09 e A(H3N2). Questi virus cambiano di continuo, con piccole mutazioni che si accumulano di anno in anno. È il motivo per cui ci si può ammalare più volte nella vita e per cui il vaccino va aggiornato ogni stagione.
Del lignaggio B/Yamagata, invece, non si trovano più casi confermati dal 2020. Per questo i vaccini sono tornati trivalenti: proteggono contro A(H1N1), A(H3N2) e B/Victoria.
Come si trasmette
Gli adulti sani sono contagiosi già dal giorno prima della comparsa dei sintomi e fino a 5-7 giorni dopo. Bambini piccoli e persone con difese immunitarie indebolite possono esserlo più a lungo. Alcune persone infettate non hanno sintomi, ma possono comunque trasmettere il virus. In altre parole, si può contagiare qualcuno prima ancora di sapere di essere malati.
Il virus passa soprattutto attraverso le goccioline emesse con tosse, starnuti o semplicemente parlando, che raggiungono naso e bocca di chi sta vicino, entro un paio di metri. Nei luoghi chiusi e poco aerati, anche le particelle più piccole (aerosol) possono restare sospese nell’aria e contribuire al contagio. Più di rado ci si infetta toccando una superficie contaminata e poi la bocca, il naso o gli occhi.
Le stoviglie usate da chi è malato non vanno lavate a parte: basta la lavastoviglie, o acqua calda e detersivo. Biancheria, asciugamani e posate, semplicemente, non vanno condivisi finché non sono stati lavati.
Il freddo fa venire l’influenza?
Le nostre mamme avevano ragione solo in parte. Il freddo, da solo, non causa l’influenza: serve il virus. Può però favorirne la diffusione, e le ipotesi principali sono queste:
- l’aria fredda e secca rende le mucose delle vie respiratorie meno efficienti nel bloccare i virus,
- il raffreddamento locale delle vie aeree sembra ridurre la risposta immunitaria nel naso,
- con l’umidità bassa tipica dell’inverno i virus influenzali sopravvivono più a lungo nell’ambiente.
Poi ci sono i fattori sociali: d’inverno passiamo più tempo in ambienti chiusi, affollati e poco arieggiati, e le feste moltiplicano cene e occasioni di incontro. Il freddo, insomma, non è il colpevole, ma è un ottimo complice.
Complicazioni e persone a rischio
La gravità dell’influenza cambia molto da una stagione all’altra. Dipende dal virus in circolazione, da quanta parte della popolazione l’ha già incontrato negli anni precedenti, da quante persone si vaccinano e da quanto il vaccino corrisponde ai virus che circolano davvero.
La maggior parte delle persone ha sintomi lievi o moderati e guarisce senza bisogno di farmaci antivirali. Altre, invece, sviluppano complicazioni che possono richiedere il ricovero e, nei casi più gravi, portare al decesso. Le più frequenti sono:
- polmonite, causata dal virus stesso oppure da batteri come lo pneumococco, che approfittano delle vie aeree danneggiate,
- bronchite, sinusite e otite,
- peggioramento di malattie croniche, per esempio crisi più frequenti e severe in chi soffre di asma, o un aggravamento dell’insufficienza cardiaca.
C’è poi un rischio meno noto: nei giorni successivi all’influenza aumenta la probabilità di infarto. È una delle ragioni per cui la vaccinazione è raccomandata a chi ha una malattia cardiovascolare.
Chi è più a rischio di complicazioni?
- bambini sotto i 5 anni, e in particolare sotto i 2 anni,
- adulti dai 60-65 anni in su, con un rischio che cresce con l’età,
- donne in gravidanza e nelle due settimane successive al parto,
- persone che vivono in case di riposo e altre strutture di lungodegenza,
- persone con malattie croniche, come:
- asma,
- malattie polmonari croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e la fibrosi cistica,
- malattie cardiache, come cardiopatie congenite, insufficienza cardiaca e coronaropatie,
- disturbi neurologici e del neurosviluppo, per esempio paralisi cerebrale, epilessia, esiti di ictus, disabilità intellettiva, distrofia muscolare o lesioni del midollo spinale,
- malattie del sangue, come l’anemia falciforme,
- diabete e altri disturbi endocrini e metabolici,
- malattie renali o epatiche croniche,
- difese immunitarie indebolite da malattie o farmaci, per esempio HIV, tumori o terapie prolungate con cortisonici,
- bambini e ragazzi sotto i 19 anni in terapia prolungata con aspirina,
- persone con obesità, soprattutto se grave.
Gravidanza
In gravidanza l’influenza tende a essere più seria. I cambiamenti del sistema immunitario, del cuore e dei polmoni rendono la futura mamma più vulnerabile alle complicazioni, compreso il parto pretermine.
Il vaccino è la protezione migliore: è raccomandato e gratuito in qualsiasi trimestre, secondo le più aggiornate evidenze di sicurezza. Gli anticorpi prodotti dalla mamma passano al bambino e lo proteggono anche nei primi mesi di vita, quando è troppo piccolo per essere vaccinato.
Se compaiono sintomi influenzali, conviene sentire subito il medico: in gravidanza può essere indicata una terapia antivirale, che funziona meglio se iniziata presto. Vai invece immediatamente in pronto soccorso in caso di:
- difficoltà a respirare o fiato corto,
- dolore o senso di costrizione al torace o all’addome,
- capogiri improvvisi,
- stato confusionale,
- vomito prolungato o abbondante,
- febbre alta che non scende con il paracetamolo,
- movimenti del bambino ridotti o assenti.
Quando chiamare il medico
Contatta il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica se:
- appartieni a una categoria a rischio, già ai primi sintomi: un antivirale, se indicato, è più utile nelle prime 48 ore,
- i sintomi migliorano e poi ritornano, con febbre di nuovo alta e tosse che peggiora, un segnale tipico di complicazione,
- la febbre non accenna a scendere dopo 3-4 giorni,
- una malattia cronica peggiora, per esempio diabete che si scompensa, asma o scompenso cardiaco.
Quando andare in pronto soccorso o chiamare il 112
Negli adulti:
- difficoltà a respirare o fiato corto, anche a riposo,
- labbra o volto bluastri,
- dolore o senso di pressione al torace o all’addome che non passa,
- capogiri persistenti, stato confusionale o difficoltà a restare svegli,
- convulsioni,
- vomito forte o continuo, o assenza di urine per molte ore,
- debolezza o dolori muscolari molto intensi.
Nei bambini, oltre ai segnali precedenti:
- respiro molto veloce o faticoso, con le costole che “rientrano” a ogni respiro,
- segni di disidratazione, come niente pipì per 8 ore, bocca secca, pianto senza lacrime,
- bambino poco reattivo, difficile da svegliare o che non interagisce,
- febbre sopra i 40 °C, o qualsiasi febbre in un neonato sotto i 3 mesi,
- dolori muscolari così forti da rifiutarsi di camminare.
Per tutto il resto, il pronto soccorso non è la scelta migliore: si rischia di contagiare altre persone fragili e di aspettare ore. Medico di famiglia, pediatra e guardia medica sono il primo riferimento.
Diagnosi
Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica: durante il picco stagionale, febbre alta improvvisa, dolori diffusi e sintomi respiratori bastano al medico per formulare il sospetto. Per una persona sana che si cura a casa, il test spesso non cambia nulla.
Diventa utile quando il risultato orienta le decisioni, per esempio in una persona fragile che potrebbe beneficiare di un antivirale, in ospedale o nelle strutture per anziani. Gli strumenti disponibili sono:
- Test rapidi antigenici: danno una risposta in 15-30 minuti da un tampone nasale o faringeo. Sono comodi, ma meno sensibili: un risultato negativo non esclude l’influenza.
- Test molecolari (RT-PCR): sono il riferimento per affidabilità e permettono di identificare tipo (A o B) e sottotipo del virus.
- Pannelli multi-virus: test molecolari che cercano insieme influenza, Covid-19, virus respiratorio sinciziale e altri virus, utili perché i sintomi si sovrappongono molto.
Cura e terapia
L’influenza, nella grande maggioranza dei casi, guarisce da sola. La cura serve a stare meglio nel frattempo e, nelle persone a rischio, a ridurre la probabilità di complicazioni.
A casa: riposo, liquidi e pazienza
Il riposo non è un lusso: aiuta l’organismo a concentrare le energie sulla guarigione e ti tiene lontano da chi potresti contagiare. Bevi spesso, perché febbre e sudorazione fanno perdere liquidi e la disidratazione peggiora stanchezza e mal di testa. Acqua, brodi caldi e tisane vanno benissimo. Se l’appetito manca, non c’è bisogno di forzarsi: tornerà con la guarigione.
Farmaci per i sintomi
Per febbre e dolori il farmaco di prima scelta è il paracetamolo. In alternativa si può usare un antinfiammatorio come l’ibuprofene, preferibilmente a stomaco pieno e se non ci sono controindicazioni. Abbassare la febbre serve a stare meglio, non ad accelerare la guarigione: non è necessario inseguire il termometro, conta come ti senti.
Nei bambini e nei ragazzi sotto i 16 anni l’acido acetilsalicilico (aspirina) va evitato, per il rischio di una complicazione rara ma grave, la sindrome di Reye.
Per approfondire farmaci e dosaggi, consulta la nostra guida sulla cura dell’influenza.
Rimedi naturali: cosa funziona davvero
Tra i rimedi naturali, pochi hanno prove a favore:
- Miele: può calmare la tosse notturna nei bambini sopra l’anno di età. Sotto i 12 mesi non va mai dato, per il rischio di botulismo infantile.
- Lavaggi nasali con soluzione salina: possono alleviare la congestione e rendere più facile respirare.
Per integratori come vitamina C, zinco ed echinacea, le prove di un beneficio contro l’influenza sono deboli o contraddittorie. Non fanno miracoli e non sostituiscono il vaccino.
Antivirali
Gli antivirali bloccano la moltiplicazione del virus influenzale e funzionano meglio se iniziati entro 48 ore dai primi sintomi. Il più usato è l’oseltamivir. In Europa è autorizzato anche il baloxavir marboxil, che si assume in un’unica dose.
Nelle persone sane accorciano la malattia di circa un giorno: troppo poco per giustificarne l’uso in tutti. Sono invece raccomandati, su prescrizione medica, per chi è ricoverato e per chi è a rischio di complicazioni, come anziani, donne in gravidanza e persone con malattie croniche. Se rientri in questi gruppi, è un buon motivo per chiamare il medico subito, senza aspettare che passi da sola.
Antibiotici
Contro il virus dell’influenza gli antibiotici sono del tutto inutili e possono dare effetti collaterali. Servono solo se il medico diagnostica o sospetta una sovrainfezione batterica, come una polmonite o un’otite.
Vaccino e prevenzione
Il modo più efficace per proteggersi dall’influenza e dalle sue complicazioni è il vaccino, da ripetere ogni anno. Alcune semplici abitudini, inoltre, riducono la diffusione di tutti i virus respiratori, influenza compresa.
Il vaccino 2026-2027
Il vaccino di quest’anno è trivalente e aggiornato in tutti e tre i componenti, secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità:
Vaccini prodotti su uova
- A/Missouri/11/2025 (H1N1)pdm09-like virus
- A/Darwin/1454/2025 (H3N2)-like virus
- B/Tokyo/EIS13-175/2025 (lignaggio B/Victoria)-like virus
Vaccini prodotti su colture cellulari, ricombinanti o ad acidi nucleici
- A/Missouri/11/2025 (H1N1)pdm09-like virus
- A/Darwin/1415/2025 (H3N2)-like virus
- B/Pennsylvania/14/2025 (lignaggio B/Victoria)-like virus
La novità principale per chi ha più di 60 anni: da quest’anno a partire da questa età sono raccomandati i vaccini potenziati, cioè adiuvati o ad alto dosaggio, che stimolano una risposta immunitaria più forte in un sistema immunitario che invecchia. Prima la soglia era 65 anni.
Per un’analisi completa dei dubbi più comuni sulla vaccinazione, leggi il nostro articolo dedicato al vaccino antinfluenzale.
Chi dovrebbe vaccinarsi?
Il vaccino può essere fatto da chiunque abbia almeno 6 mesi e non abbia controindicazioni. Secondo la circolare del Ministero della Salute per la stagione 2026-2027, è raccomandato e offerto gratuitamente a:
- tutte le persone che hanno compiuto 60 anni,
- donne in gravidanza e nel periodo dopo il parto,
- bambini tra i 6 mesi e i 6 anni,
- persone di qualsiasi età con malattie che aumentano il rischio di complicazioni,
- persone ricoverate in strutture di lungodegenza,
- familiari e conviventi di persone ad alto rischio,
- medici, personale sanitario e socio-assistenziale, forze dell’ordine, vigili del fuoco e altri lavoratori di servizi essenziali,
- chi lavora a contatto con animali che possono trasmettere virus influenzali non umani,
- donatori di sangue.
Alcune Regioni allargano l’offerta gratuita, per esempio a bambini e ragazzi fino a 17 anni: conviene verificare con il proprio medico, il pediatra o la ASL. Anche chi non rientra in queste categorie può vaccinarsi, in farmacia o tramite il medico, a pagamento.
L’obiettivo nazionale è vaccinare almeno il 75% degli over 65, con un valore ottimale del 95%. Siamo ancora lontani: nella stagione 2024-2025 si è fermato al 52,5%.
Quando vaccinarsi?
Le campagne regionali partono all’inizio di ottobre e il momento ideale è prima che l’influenza inizi a circolare davvero, cioè tra ottobre e novembre. Il vaccino, però, resta utile per tutta la stagione: il Ministero raccomanda di offrirlo anche a chi si presenta in ritardo e a chi ha già avuto uno o più episodi simil-influenzali, che spesso sono causati da altri virus.
La protezione inizia circa due settimane dopo l’iniezione, copre la stagione e poi cala gradualmente nel corso dei mesi. Anche per questo il vaccino va ripetuto ogni anno.
Si può fare nella stessa seduta dei vaccini contro il Covid-19 e contro lo pneumococco: una sola visita, più protezioni.
Quanto protegge?
Il vaccino antinfluenzale non è uno scudo perfetto e non sempre impedisce di ammalarsi. La sua forza è un’altra: riduce in modo concreto il rischio di forme gravi, ricoveri e complicazioni. In media, nelle stagioni in cui c’è una buona corrispondenza con i virus circolanti, dimezza circa il rischio di ammalarsi di influenza.
Lo scorso inverno la “variante K” era diversa dal ceppo contenuto nel vaccino, eppure le stime europee di metà stagione hanno indicato una protezione intorno al 40% nelle visite dal medico di famiglia e del 50% in ambito ospedaliero, con valori ancora più alti nei bambini. Il vaccino di quest’anno è stato aggiornato proprio sulla base dei virus circolati la scorsa stagione.
Vaccini disponibili
Per la stagione 2026-2027 l’AIFA e l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) hanno autorizzato 9 vaccini:
- Efluelda (Sanofi Winthrop Industrie), ad alto dosaggio: adulti dai 60 anni.
- Fluad (Seqirus Netherlands B.V.), adiuvato: adulti dai 50 anni.
- Fluarix e Fluarix Tetra (GlaxoSmithKline S.p.A.): adulti e bambini dai 6 mesi.
- Flucelvax (Seqirus Netherlands B.V.), prodotto su colture cellulari: adulti e bambini dai 6 mesi.
- Fluenz (AstraZeneca AB), spray nasale: bambini e ragazzi tra 2 e 18 anni. È un vaccino vivo attenuato, quindi non adatto a chi ha difese immunitarie indebolite.
- Influvac S e Influvac S Tetra (Viatris Healthcare Limited): adulti e bambini dai 6 mesi.
- Vaxigrip (Sanofi Winthrop Industrie): adulti, comprese le donne in gravidanza, e bambini dai 6 mesi. La vaccinazione in gravidanza protegge anche il neonato fino ai 6 mesi di vita.
Non tutti i vaccini autorizzati sono effettivamente in commercio: ogni anno le Regioni scelgono, tramite gare, quelli da usare nelle campagne gratuite del Servizio Sanitario Nazionale.
Effetti indesiderati
Il vaccino antinfluenzale non può far venire l’influenza. Protegge però solo dai virus influenzali, non dalle tante altre infezioni respiratorie che circolano d’inverno: un raffreddore dopo il vaccino non significa che “non ha funzionato”.
Gli effetti indesiderati sono in genere lievi e durano 1-2 giorni:
- dolore, rossore o gonfiore nel punto dell’iniezione,
- malessere, talvolta con febbre lieve e dolori muscolari.
L’unica vera controindicazione è una reazione allergica grave a una dose precedente o a un componente del vaccino. L’allergia all’uovo, secondo le principali linee guida internazionali, non impedisce la vaccinazione. In caso di febbre in corso conviene rimandare di qualche giorno.
Le abitudini che riducono il contagio
Nessuna di queste misure è infallibile da sola, ma insieme riducono la circolazione di tutti i virus respiratori. Ecco cosa dicono le evidenze:
- Resta a casa quando sei malato. È probabilmente il gesto più utile per proteggere gli altri, soprattutto nei primi giorni di malattia.
- Arieggia gli ambienti. Aprire le finestre qualche minuto più volte al giorno riduce la concentrazione di virus nell’aria, in casa, a scuola e in ufficio.
- Lavati spesso le mani con acqua e sapone, o con un gel a base alcolica. L’effetto è modesto ma reale, soprattutto in famiglia, a scuola e nelle comunità.
- Copri naso e bocca quando tossisci o starnutisci, con un fazzoletto da gettare subito o con l’incavo del gomito.
- Evita di toccarti occhi, naso e bocca con le mani non lavate.
- Valuta la mascherina nei luoghi affollati durante il picco, soprattutto se sei fragile o se devi stare vicino a persone fragili mentre sei malato. Nella popolazione generale le prove di efficacia sono incerte, ma una mascherina ben indossata, come una FFP2, ha senso dove il rischio è più alto.
- Pulisci le superfici toccate di frequente se in casa c’è qualcuno malato. Il contagio attraverso le superfici è meno importante di quello per via aerea, ma non è nullo.
Stile di vita e difese immunitarie
Nessuna abitudine rende immuni dall’influenza, ma alcune aiutano davvero a mantenere efficiente il sistema immunitario e persino a far funzionare meglio il vaccino:
- Dormi abbastanza. Chi dorme poco è più suscettibile alle infezioni respiratorie, e la carenza di sonno nei giorni intorno alla vaccinazione si associa a una risposta anticorpale più debole.
- Muoviti con regolarità. Un’attività fisica regolare e moderata si associa a un minor rischio di infezioni e a una migliore risposta ai vaccini.
- Non fumare. Il fumo danneggia le difese delle vie respiratorie e aumenta il rischio sia di ammalarsi di influenza sia di sviluppare forme gravi. Smettere è uno dei regali migliori che puoi fare ai tuoi polmoni, anche in vista dell’inverno.
- Tieni a bada lo stress cronico. Lo stress prolungato si associa a una maggiore vulnerabilità alle infezioni.
- Mangia in modo vario ed equilibrato, con abbondanza di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, e limita l’alcol. Non serve una dieta “anti-influenza”: serve che l’organismo non sia in carenza.
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.