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Ogni anno l’influenza stagionale compie un viaggio prevedibile, seguendo le stagioni: inizia a diffondersi durante l’inverno nell’emisfero australe (in particolare Australia e Nuova Zelanda), per poi “salire” verso nord con l’arrivo del nostro inverno.
Per questo motivo, ciò che accade nell’emisfero sud può offrire indicazioni molto utili – se non vere e proprie previsioni – su ciò che ci attende durante i mesi più freddi.
E i segnali che arrivano dall’Australia per la stagione 2025-2026 non sono rassicuranti.
Una stagione australiana intensa: il terzo picco in tre anni

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I dati aggiornati del sistema di sorveglianza australiano (Australian Influenza Surveillance Report – Department of Health and Aged Care) mostrano che l’influenza, quest’anno, ha colpito duramente: è la terza stagione consecutiva con numeri elevati di casi e ricoveri.
Questo andamento preoccupa anche per l’Europa e l’Italia, dove – parallelamente – le ultime due stagioni influenzali sono già state particolarmente intense.
Se lo schema si ripetesse, ci troveremmo ad affrontare una terza stagione impegnativa anche noi.
Un mix di virus: non solo influenza
La circolazione virale respiratoria osservata in Australia è stata caratterizzata da una co-circolazione significativa di virus influenzali, virus respiratorio sinciziale (RSV), SARS-CoV-2 e rhinovirus.
Non è un fatto nuovo, ma desta comunque attenzione: negli ultimi anni è diventato evidente che le infezioni respiratorie non sono più dominate solo dal virus influenzale, ma sono il risultato di un panorama virale complesso, dove interagiscono diversi patogeni, con effetti a volte imprevedibili.
In Italia, è dunque lecito attendersi una situazione simile. Le scuole sono riaperte, le temperature stanno scendendo e i virus “spalla” – quelli che iniziano a circolare prima della vera influenza – sono già attivi.
I virus “spalla”: tanti piccoli, ma fastidiosi
Durante l’autunno e l’inizio dell’inverno, circolano centinaia di virus respiratori diversi: i cosiddetti “virus cugini”. Se ne contano oltre 260 tipi differenti, appartenenti a famiglie come rhinovirus, adenovirus, coronavirus comuni (diversi da SARS-CoV-2), enterovirus e altri.
Questi virus causano forme simil-influenzali (in gergo medico: ILI, Influenza-Like Illness), con sintomi come mal di gola, naso che cola, tosse, qualche linea di febbre. Fastidiosi, ma in genere autolimitanti. Tuttavia, per alcune categorie fragili (anziani, bambini piccoli, persone immunodepresse), anche questi virus possono diventare un problema serio.
Quando arriva la vera influenza?
In Italia ci aspettiamo il picco tra dicembre inoltrato e febbraio, ma le variabili meteorologiche possono spostare l’equilibrio: un inverno con forti sbalzi termici, per esempio, favorisce i virus respiratori non influenzali, mentre un freddo costante e secco può accelerare la diffusione dell’influenza classica.
Quante persone si ammaleranno?
Le stime basate sui dati australiani e sugli anni precedenti suggeriscono che tra il 15% e il 25% della popolazione italiana potrebbe essere colpita dall’influenza. Significa oltre 10 milioni di persone, con centinaia di migliaia di visite mediche, migliaia di ricoveri e un impatto significativo sul sistema sanitario.
Le categorie più colpite, come sempre, saranno:
- Bambini piccoli
- Anziani (soprattutto over 65)
- Persone con malattie croniche (diabete, broncopneumopatie, cardiopatie)
- Donne in gravidanza
- Operatori sanitari e soggetti ad alta esposizione
E il Covid?
SARS-CoV-2 non è scomparso: è ormai un virus endemico, il che significa che circola costantemente nella popolazione, anche se con forme spesso meno aggressive rispetto alle prime ondate pandemiche.
Tuttavia, le varianti continuano ad evolversi, e le manifestazioni cliniche sono molto variabili: si va da lievi mal di gola e stanchezza, a quadri respiratori più severi in soggetti fragili.
Per la stagione invernale 2025-2026, si prevede che Covid, influenza e RSV coesistano e si sommino nel determinare una pressione importante sulla sanità pubblica, in modo simile a quanto osservato in Australia.
Come distinguere l’influenza vera?
Molto spesso si definisce “influenza” qualsiasi forma virale invernale con febbre e raffreddore. Ma l’influenza vera e propria ha caratteristiche piuttosto precise. Secondo i criteri clinici usati anche dai sistemi di sorveglianza (come l’ISS), si parla di influenza quando sono presenti tutti e tre questi criteri:
- Febbre elevata (di solito > 38°C) con inizio improvviso
- Almeno un sintomo respiratorio (tosse, mal di gola, naso chiuso)
- Almeno un sintomo sistemico (dolori muscolari, stanchezza intensa, mal di testa)
Se uno di questi tre elementi manca, è più probabile che si tratti di una sindrome simil-influenzale o di un’altra infezione respiratoria.