COVID Omicron: sintomi, incubazione e quanto dura

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Omicron 5, una variante che secondo le più recenti fonti del Ministero sta rapidamente soppiantando tutte le altre nella nostra Penisola, ma anche l’OMS sta registrando lo stesso fenomeno a livello mondiale, ed allora credo che possa essere utile un veloce video per chiarire alcuni punti importanti su questa variante.

Seguono approfondimenti ed aggiornamenti nel resto dell’articolo

Introduzione

A livello mondiale il numero di casi settimanali continua ad essere stabile, nella settimana dal 1° al 7 agosto 2022 sono stati infatti segnalati circa 6.9 milioni di nuovi casi, mentre il numero di decessi è pari a circa 14000 segnalazioni.

A livello nazionale il numero assoluto di casi più elevato è stato registrato in Giappone, mentre l’Italia esce dalle prime posizioni di questa triste classifica (peraltro stilata su numeri assoluti, senza tenere conto della popolazione totale).

Sempre a livello globale la variante Omicron è ormai praticamente l’unica di interesse clinico attuale, con una situazione tra le sottovarianti in costante evoluzione:

  • BA.2 1.0% (in diminuzione)
  • BA.2.12.1 1.3% (in diminuzione)
  • BA.4 9.1% (in diminuzione)
  • BA.5 69.7% (in aumento)

Al 7 agosto 2022 salgono ad oltre 581,8 milioni i casi confermati ed oltre 6,4 milioni i decessi a livello globale. (fonte OMS)

La variante Omicron 5 è quindi chiaramente destinata a soppiantare tutte le altre; risulta particolarmente contagiosa (secondo il Prof. Pregliasco il valore R0 per Omicron 5 sarebbe pari a 15-17! Ovvero ogni infetto è destinato a contagiare a sua volta mediamente altre 15-17 persone), mentre non sembra essere anche più pericolosa. In Italia i numeri sono in aumento (con il numero di attualmente positivi che supera quota 900 mila) e

[n]onostante il periodo estivo in cui molte attività vengono svolte all’aperto, si conferma una fase epidemica acuta caratterizzata da un forte aumento dell’incidenza, da una  trasmissibilità […] al di sopra della soglia epidemica e da un aumento nei tassi di occupazione dei posti letto in area medica e terapia intensiva. Fonte: ISS

Secondo dati pubblicati il 12 agosto (basati su 1520 campioni raccolti in data 02 luglio) la diffusione delle varianti Omicron si presenta in Italia come segue:

  • B.1.1.529 0,8% (range 0%-6,4%)
  • BA.1 0,3% (range: 0% -1,9%)
  • BA.2 1,4% (range: 0% -7,7%)
  • BA 4 6,7% (range: 0% -23,5%)
  • BA 5 90,8% (range:76,5% – 100%)

Se vieni contagiato in questi giorni è quindi certo che si tratti di Omicron, con ragionevole probabilità 5 (che rende mediamente conto di 9 casi su 10), ma quanto è davvero importante capire da quale sotto-variante? A mio avviso zero, come zero è l’utilità di continuare a stilare articoli sulle differenze di sintomi tra una e l’altra, quantomeno fino all’insorgenza di un’eventuale nuova variante con caratteristiche realmente diverse.

Variante Centaurus

In data 15 luglio l’ECDC europeo ha segnalato la variante Omicron BA.2.75 come degna di interesse (Variants of Interest); isolata per la prima volta in India a maggio, ha richiamato l’attenzione dei ricercatori a causa dell’elevata  capacità di trasmissibilità, sebbene sia assolutamente prematuro fare ipotesi di diffusione a causa dell’impossibilità di prevedere gli effetti delle 9 mutazioni rispetto a BA.2.

Pittorescamente indicata come Centaurus, si rifa al mito greco che vede proprio Centaurus come capostipite della razza di animali mitologici conosciuti come i centauri, metà uomini e metà cavalli (busto di uomo, che si estende su un corpo di cavallo) che vengono descritti come selvaggi e lussuriosi.

Cosa ci aspetta?

Poiché l’ascesa numerica di Omicron 4 e 5 sembra derivare dalla loro capacità di infettare le persone che per vaccinazione od immunità naturale erano in qualche modo protette dalle varianti precedenti, probabilmente quello cui andremo incontro sarà un aumento dei casi fino ad una nuova situazione di stabilità, ovvero quando un sufficiente numero di persone sarà stato infettato e quindi la circolazione del virus tornerà a diminuire, insomma, un’altra ondata, difficile prevedere se piccola o grande.

Variante Omicron, dopo quanto si può riprendere?

Purtroppo una delle caratteristiche peculiari delle varianti Omicron è la capacità di eludere le difese immunitarie acquisite mediante precedente infezione, in altre parole sembra che ad oggi venire contagiati e sviluppare la malattia conferisca una protezione inferiore al passato.

In Italia intanto l’epidemia si trova in una fase di peggioramento, con un progressivo aumento del numero di casi dovuto probabilmente a

  • graduale diffusione della variante BA.5,
  • aumento medio del tempo trascorso dall’ultima vaccinazione (fonte: The Lancet).

A riprova di questa facilità di contagio diversi studi hanno rilevato che gli anticorpi residui prodotti da una precedente infezione o dalla vaccinazione siano molto più efficienti nel proteggerci da Omicron BA.1 o BA.2 rispetto alle più recenti varianti Omicron 4 e 5 (sono intanto entrati in rolling review i vaccini aggiornati di Pfizer e Moderna, sviluppati proprio verso Omicron).

Quello di Moderna, Spikevax il nome commerciale, sarà peraltro la prima formulazione bivalente, conterrà cioè le informazioni di due diverse varianti del virus, un po’ come succede in autunno con l’antinfluenzale, che ne contiene addirittura 3 o 4 a seconda della formulazione.

Cosa significa rolling review?

La rolling review che è lo strumento con cui l’Agenzia Europea del Farmaco sta valutando con percorso accelerato sicurezza ed efficacia dei nuovi farmaci e vaccini prima di autorizzarne l’immissione in commercio e mi preme ricordare che accelerato non significa meno scrupoloso, significa semplicemente che l’Agenzia accetta di ricevere i dati man mano che vengono prodotti, anziché tutti insieme, per poter garantire una valutazione più rapida.

I sintomi di Omicron 5

È ormai esperienza abbastanza comune, nel senso che sono sicuro che anche tu conosci persone contagiate in questi giorni o nel recente passato, che i sintomi siano in gran parte sovrapponibili a quelli di un raffreddore.

Questi sono i 5 più comuni, almeno in Inghilterra dove vengono monitorati tramite app (sistema che peraltro si espone ad un bias di selezione ad esempio in merito all’età), ma poi restano possibili

Sempre meno comuni, ma comunque possibili, perdita di olfatto e gusto.

Statisticamente parlando sono disturbi fortunatamente leggeri, a differenza di Delta mostra infatti un maggior coinvolgimento delle vie aeree superiori, ovvero naso e gola, ad esempio, rispetto ai polmoni, e questa è anche un po’ la ragione dei minori tassi di ospedalizzazione.

Attenzione come sempre ad un’eventuale mancanza di fiato, che deve subito essere segnalata al medico e possibilmente monitorata con un saturimetro, ma più in generale i sintomi possono essere più o meno forti, essere presenti tutti o solo in parte, e severità e durata possono presumibilmente variare in base a fattori quali vaccinazione, età, stato di salute generale e quindi capacità di reazione del sistema immunitario e molto altro. Questo è un punto su cui nei precedenti video non sono stato abbastanza chiaro dando luogo, per un’evidente mancanza mia di cui mi scuso, ad alcuni fraintendimenti e allora perdonami se lo ribadisco in modo più chiaro: non sto dicendo che Omicron causi in tutti i pazienti solo questi sintomi, sto dicendo che fortunatamente grazie ad una minor aggressività di Omicron e probabilmente una più diffusa immunizzazione nella popolazione, vuoi per la vaccinazione, vuoi per un precedente contagio, è fortunatamente molto comune osservare un andamento più lieve rispetto a Delta. Ma c’è comunque chi finisce per rimanere a letto dieci giorni, c’è comunque chi finisce in Terapia Intensiva rischiando di morire, c’è comunque chi sviluppa complicazioni.

A questo proposito l’OMS raccomanda di allertare immediatamente il medico in caso di

Aggiungerei anche, visto che prima ti ho parlato di mal di testa diverso dal solito, che se questo fosse improvviso, lancinante e descrivibile come “mai provato prima”, si tratta sempre di emergenza medica che richiede il Pronto Soccorso, anche se probabilmente non si tratta di COVID ma di altro.

Distinguere COVID, raffreddore ed influenza

Parafrasando quello che scrive il governo inglese sul proprio sito

I sintomi di COVID-19 e di altre infezioni respiratorie sono molto simili tra loro. Non è possibile distinguere tra COVID-19, influenza od altra infezione respiratoria sulla base dei soli sintomi, ma [fortunatamente, aggiungo io] la maggior parte dei pazienti svilupperà un decorso relativamente lieve, soprattutto se vaccinato. Fonte: gov.uk

Tempo d’incubazione

Il tempo d’incubazione generalmente associato all’infezione da COVID-19 è mediatamente di 5 giorni (con una forbice compresa tra 2 e 14), ma la variante Omicron sembra avere un esordio più rapido, spesso datato attorno a 3-4 giorni circa.

Quanto durano i sintomi di Omicron?

Ovviamente c’è ampia variabilità, ma da chi la sviluppa in forma lieve puoi aspettarti dei sintomi che durano pochi giorni: 2, 3 5, spesso non di più. Diverso è purtroppo il discorso sulla durata della positività, che può persistere più a lungo, personalmente ad esempio circa un paio di settimane.

Dopo quanti giorni si diventa negativi al COVID?

Il tempo è variabile da un soggetto all’altro, ma la positività di per sé sta progressivamente perdendo d’importanza dal punto di vista clinico, anche in considerazione del fatto che sono sempre di più i casi in cui i sintomi compaiono prima della positività del test.

Omicron e vaccinati: quanto dura l’infezione

Purtroppo l’efficacia dei vaccini sembra essere ridotta, ma l’aspetto importante è che rimane comunque elevata nei confronti del rischio di sviluppo di malattia grave.

Nei vaccinati valgono quindi le stesse considerazioni fatte poco sopra, con uno spettro di sintomi (e di durata) che in assoluto può variare dal paziente asintomatico al ricovero, ma che per quanto emerso finora ha molte più probabilità di risolversi rapidamente e con pochi o senza sintomi. Sono in questo senso emblematiche le statistiche che dimostrano come le terapie intensive ospitino in percentuali preponderanti soggetti che non abbiano ricevuto alcuna dose.

Soprattutto nei vaccinati con la terza dose si è spesso osservato un decorso lieve o nullo, privo di sintomi nonostante la positività.

A questo proposito ho ricevuto un messaggio che mi ha molto colpito nei giorni scorsi:

Tre dosi di vaccino e 2 giorni con 40 di febbre e poi 38. Bene

Dentro di me non ho potuto fare a meno di notare come fosse una valutazione troppo semplicistica, benché umanamente comprensibile, e stavo per rispondere qualcosa del tipo “Purtroppo l’efficacia dei vaccini non è del 100%” oppure con scientifica arroganza e saccenteria “Beh, magari senza vaccino avresti rischiato l’ospedalizzazione”. Anche le mie parole a quel punto sarebbero state una semplificazione, ma decisamente grave se penso al ruolo sanitario che mi piace pensare di poter ricoprire, e così ho iniziato a pensare a quel semplice messaggio, all’origine di quella lamentela, sfogo non tanto di uno sconosciuto, ma di un uomo, un paziente che in quel momento stava male e che magari, costretto mal volentieri a sottoporsi alla vaccinazione, giustamente si è trovato di fronte a quello che gli è apparso come la dimostrazione dell’inutilità della vaccinazione.

In realtà la medicina, tutta la medicina così come la vita, è molto più simile ad una lunga somma di contributi, che certamente possono anche avere un’importanza diversa tra loro. Se hai un background matematico puoi chiamarla somma pesata: gli elementi sono tanti e contano tutti, seppure possano avere un peso diverso sul risultato finale:

  • Che vaccino è stato somministrato?
  • Il tuo sistema immunitario in che condizioni è?
  • Hai assunto antinfiammatori dopo il vaccino?
  • Quanto tempo è passato dall’ultima dose?
  • Qual è la carica virale con cui sei venuto in contatto?
  • Per quanto tempo?

Queste sono solo alcuni degli elementi che hanno influito sull’esito ma che purtroppo spesso ci dimentichiamo di prendere in considerazione. Ovviamente lo stesso ragionamento può essere esteso a farmaci, malattie, esami e tanto altro.

Diagnosi

Per diagnosticare le varianti Omicron 2 e XE restano validi gli approcci tradizionalmente usati anche nei mesi precedenti, ovvero test rapidi e molecolari (clicca qui per leggere le differenze).

Cosa significa asintomatico?

E poi c’è chi è positivo, scoprendolo magari in seguito ad un tampone fatto a seguito di un contatto a rischio, ma rimane asintomatico.

Asintomatico significa privo di sintomi, significa venire contagiati, quindi risultare positivi al tampone, ma non sviluppare nemmeno un sintomo.

I sintomi del COVID asintomatico

Mi è stato chiesto quali fossero i sintomi del COVID asintomatico e la risposta è, per definizione, nessuno.

Sempre quelli bravi a volte definiscono una malattia che non dà sintomi anche sub-clinica; per ricordarlo puoi pensare al sub, che viaggia sotto l’acqua, e allo stesso modo una malattia sub-clinica viaggia sotto traccia, senza dare segno di sé a meno che non venga attivamente cercata, ad esempio con un tampone. Un ambito in cui si sente spesso parlare di decorso sub-clinico è tipicamente quello dei disturbi tiroidei o delle carenze vitaminiche, in cui mediante esami del sangue si rileva che qualcosa non va, ma il paziente non ne avverte i sintomi, perché l’organismo riesce a metterci in qualche modo una mezza pezza.

Poi oltre quelli bravi ci sono quelli bravissimi, che per indicare malattie che si manifestano in modo molto più lieve rispetto al solito usano il termine paucisintomatico. Ecco molto spesso la variante Omicron si manifesta quindi in modo paucisintomatico.

Quanto dura il COVID asintomatico?

Ovviamente la durata dei sintomi è zero, ma anche in questo caso il tampone può persistere positivo per diversi giorni.

Cosa fare per il COVID asintomatico?

Dal punto di vista della salute direi praticamente nulla, salvo magari evitare comportamenti che possano compromettere gravemente il sistema immunitario, come ad esempio correre una maratona, se ti ricordi il paziente zero in Italia è finito in ospedale proprio dopo lo sforzo di una maratona, che rappresenta un’attività sportiva molto provante per l’organismo, che subito dopo va incontro a una temporanea depressione del sistema immunitario dando la possibilità al virus di prendere il sopravvento. Per farti un esempio fastidiosamente familiare a molti, pensa alla febbre sul labbro, l’herpes labiale, che spesso si manifesta anche solo a seguito di comportamenti apparentemente banali, come un periodo di stress, di carenza di sonno, di cattiva alimentazione, di eccessi alcolici o tutto quanto possa rappresentare un evento provante per l’organismo.

Idem per COVID, non diamogli la possibilità di approfittare di una temporanea difficoltà del sistema immunitario.

E ricordati poi che anche da asintomatico può contagiare altre persone, ecco perché serve comunque l’isolamento.

Nebbia cerebrale e Omicron

Da quando è iniziato a diventare chiaro che la COVID dopo la Cina avrebbe interessato anche l’Italia non ho mai avuto davvero paura di complicazioni fatali, per me stesso almeno, non rientrando nell’identikit del soggetto a rischio, ciononostante una possibile complicanza emersa fin da subito mi ha sempre terrorizzato: la cosiddetta nebbia cerebrale.

La nebbia cerebrale è una delle possibili manifestazioni del Long-Covid, quella condizione di difficile definizione ma che consiste essenzialmente nel trascinarsi per mesi sintomi residui, la cui gravità non è necessariamente proporzionale a quanto passato nei giorni di positività. Per essere più chiaro, la Rete è piena di testimonianze di ragazzi e ragazze giovani che hanno superato rapidamente la COVID, per poi sviluppare stanchezza cronica, dolori muscolari, ansia e nebbia cerebrale. Spero mi perdonerai se rubo le parole dei medici di Harvard, che sottolineano come la nebbia cerebrale non sia un termine medico o scientifico, ma un’espressione usata da chi ne è colpito per descrivere la sensazione di una capacità di pensiero rallentata, non chiara, in qualche modo offuscata, se mi passi il termine. Difficoltà a concentrarsi, difficoltà a mantenere la concentrazione nel tempo, difficoltà a ricordare o essere lucidi nei pensieri.

Potresti aver provato qualcosa di simile l’ultima volta che hai avuto la febbre, se hai sofferto di jet-lag o semplicemente quando ti è capitato di saltare una notte di sonno. Ecco, ora immagina di sentirti così per dei mesi e di dover lavorare, doverti occupare della famiglia, dover studiare.

Questa è la nebbia cerebrale e ne sono terrorizzato, per me è stato uno dei motivi determinanti nella scelta di vaccinarmi.

È tuttavia stato recentemente pubblicato un interessante studio su  The Lancet che rileva una netta riduzione del rischio di sviluppare long-covid a seguito di contagio da variante Omicron, rispetto alla precedente Delta, leggermente variabile a seconda dell’età e del tempo trascorso dalla vaccinazione (che rimane quindi ancora determinante nello scongiurarne il rischio).

Provetta con la scritta "Omicron"

getty/David Talukdar

Omicron nei bambini

I ricoveri in età pediatrica stanno aumentando rispetto alle prime fasi della pandemia, quando i bambini sembravano sostanzialmente immuni, anche se fortunatamente i numeri assoluti sono ancora bassi; anche in questo caso è possibile osservare una differenza statistica tra vaccinati e non vaccinati (anche se i rischi rimangono comunque fortunatamente ridotti).

COVID-party

Terminiamo con un argomento che mi rattrista… i cosiddetti COVID-party. Alla luce di quanto ti ho raccontato prima, Omicron spesso con sintomi leggeri o addirittura nessun sintomo, viene assolutamente spontaneo un ragionamento.

“Figo, devo fare in modo di prenderla, così mi immunizzo senza rischiare, mi becco il Green Pass e per qualche mese non ci penso più.”

Raggiungere questa conclusione è assolutamente comprensibile, ma pecca sotto diversi punti di vista, sottolineati in questi giorni da specialisti che, ahimè, come spesso succede in virtù dei modi educati e posati non riescono a farsi sentire, a differenza di una minoranza più urlante e rumorosa.

Tra le persone di cui mi fido molto, per una dimostrata e dimostrabile competenza, posso citarti ad esempio Perry Wilson, medico e professore associato dell’Università di Yale, ma anche Giacomo del canale YouTube Entropy for Life, tutti risuonano all’unisono consigliando di continuare a prestare grande attenzione ad evitare il contagio perché:

  1. In questo momento non sappiamo esattamente quanta Delta ci sia in giro e quanta Omicron, né sappiamo per certo se fare una delle due conferisca immunità verso l’altra. Ora, poiché come abbiamo detto in apertura Omicron sta progressivamente aumentando la diffusione sul territorio, più riesci a ritardare il momento in cui verrai contagiato, più sono le probabilità che il virus responsabile sarà Omicron, quella caratterizzata da un rischio minore.
  2. Ma ancora di più ti chiedo un atto di rispetto verso chi ti sta accanto. Tu magari sei giovane, in ottima salute e comprensibilmente hai buone probabilità che in caso di contagio tutto si risolva in bel boost della tua immunità ed un prezioso Green Pass Rafforzato, ma non è così per gli anziani, non è così per chi è affetto da un tumore, non è così per chi è sotto terapia immunosoppressiva per malattie autoimmuni o a seguito di un trapianto d’organo. Tu probabilmente non finirai in ospedale, ma la persona che potresti inavvertitamente contagiare magari sì, e se anche non finisse in terapia intensiva, toglierà un posto letto a chi magari aspetta da mesi di essere operato per un tumore, oppure visitato per disturbi al cuore. Oggi buona parte dell’Italia è in zona gialla e questo non è più solo indice del numero di contagi, ma anche della percentuale di posti letto occupati da pazienti positivi, sia nelle terapie intensive che nei posti letto di area medica, che tolgono posti e risorse a chi dovesse averne bisogno per altre ragioni. Non essere egoista, fra cinquant’anni potresti trovarti dall’altra parte del letto.

Sulle pagine del sito della CNN il dottor Paul Offit, il direttore del Vaccine Education Center presso il Children’s Hospital di Philadelphia, riassume in 5 punti le ragioni per cui un la ricerca di un deliberato contagio è un’idea assolutamente controproducente:

  1. Non è necessariamente un brutto raffreddore, anche senza scomodare il rischio di complicazioni è possibile sviluppare una malattia che tiene a letto per giorni. Nei soggetti a rischio, invece, il rischio di complicazioni gravi rimane elevato.
  2. Esiste il concreto rischio di sviluppare long-covid.
  3. Venire contagiati significa esporre altre persone, tra cui i bambini non vaccinati, ad un relativo contagio.
  4. Si aumenta la pressione sul sistema sanitario, togliendo risorse ad altri.
  5. Per tutta la storia umana abbiamo fatto il possibile per eludere e sconfiggere malattie ed infezioni, andare alla ricerca di un consapevole contagio con i rischi connessi è un’idea assolutamente controproducente e priva di logica.

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Domande e risposte
  1. Domanda

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