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Nelle ultime settimane si sente parlare sempre più spesso di “influenza K” e con questa espressione giornalistica si fa riferimento a un nuovo sottoclade del virus influenzale A(H3N2), chiamato sottoclade K, che sta attivamente circolando durante l’attuale stagione influenzale.
È importante chiarire subito un punto: non si tratta di una nuova malattia, ma di una variante dell’influenza stagionale già conosciuta, seppur con alcune caratteristiche che meritano attenzione.
Cos’è l’influenza K
L’influenza K è causata dal virus influenzale A(H3N2) sottoclade K, una variante che ha accumulato diverse mutazioni nella proteina emoagglutinina.
Questo può influenzare la risposta immunitaria e, in parte, l’efficacia del vaccino, ma non cambia la natura clinica di base della malattia. I sintomi restano quelli tipici dell’influenza stagionale, anche se le stagioni dominate da H3N2 tendono storicamente a essere più impegnative, soprattutto per anziani e bambini.
Per approfondire: Scopri l’attuale situazione influenzale in Italia
I sintomi più comuni dell’influenza K

L’esordio dell’influenza K è in genere brusco, nel giro di poche ore. I sintomi più frequenti sono:
- Febbre alta, spesso superiore a 38-38,5 °C
- Brividi intensi e sudorazione
- Mal di testa marcato
- Dolori muscolari e articolari diffusi
- Stanchezza profonda e senso di spossatezza
- Tosse secca
- Mal di gola
- Naso chiuso o che cola
Questi sintomi sono molto simili a quelli delle altre influenze stagionali. Non esistono segni clinici che permettano, a livello individuale, di distinguere con certezza l’influenza K da altri ceppi influenzali senza test di laboratorio.
Per approfondire: Scopri se hai l’influenza con un semplice test di 3 domande
Sintomi meno comuni ma possibili
In alcuni pazienti, soprattutto anziani, bambini piccoli o persone con malattie croniche, possono comparire:
- Respiro corto o affanno
- Dolore toracico
- Peggioramento rapido delle condizioni generali
- Confusione mentale, soprattutto negli anziani
- Riduzione dell’appetito e disidratazione
Questi segnali non sono “normali” per un’influenza non complicata e possono indicare l’inizio di una polmonite o di altre complicanze.
Quanto dura l’influenza K
Nella maggior parte delle persone sane, la fase acuta dell’influenza K dura circa 5-7 giorni. La febbre tende a risolversi entro 3-5 giorni, mentre tosse e stanchezza possono persistere più a lungo.
La sensazione di debolezza e affaticamento può durare anche 2 settimane, talvolta di più negli anziani. Questo non significa che l’infezione sia ancora attiva, ma che l’organismo ha bisogno di tempo per recuperare.
Quando la durata si allunga
Se i sintomi peggiorano invece di migliorare dopo i primi giorni, oppure se la febbre ritorna dopo una fase di apparente guarigione, è necessario consultare il medico. Questo andamento può indicare una sovrainfezione batterica, come una polmonite, evenienza che in questa stagione sta contribuendo all’aumento dei ricoveri in Italia.
In sintesi
L’influenza K provoca sintomi sovrapponibili a quelli dell’influenza stagionale classica, con febbre, dolori e spossatezza marcata. Nella maggior parte dei casi dura una settimana, ma richiede riposo e attenzione. Riconoscere i segnali di allarme e rispettare i tempi di recupero è fondamentale per evitare complicanze.
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