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Introduzione

La cardiopatia coronarica è una condizione caratterizzata dall’accumulo di una sostanza di consistenza cerea, la cosiddetta placca, all’interno delle arterie coronarie, i vasi sanguigni che riforniscono di sangue ossigenato il muscolo cardiaco.

L’accumulo di placche all’interno delle arterie è un processo che viene chiamato aterosclerosi e si sviluppa nel corso di svariati anni.

Nel tempo la placca si può indurire o rompere:

  • una volta indurita determina un restringimento delle coronarie, in grado di ridurre significativamente il flusso di sangue ossigenato al cuore;
  • se la placca si spacca sulla sua superficie si può sviluppare un trombo. Un trombo di grosse dimensioni può ostacolare od ostruire completamente il flusso attraverso la coronaria. Nel tempo, anche la placca spaccata si indurisce e restringe le arterie.

La riduzione o il blocco del flusso di sangue ossigenato diretto al muscolo cardiaco possono provocare angina o infarto:

  • Il termine angina indica una condizione di fastidio o dolore toracico. Può dare una sensazione come di oppressione o schiacciamento del torace, ma in alcuni casi arriva ad interessare anche spalle, braccia, collo, mandibola o schiena. Il dolore anginoso può assomigliare a un’indigestione.
  • L’infarto insorge invece quando viene bloccato il flusso di sangue ossigenato a una sezione del muscolo cardiaco. Se il flusso non viene ripristinato rapidamente, questa parte di muscolo inizia a morire. Senza un tempestivo trattamento, l’infarto può avere conseguenze gravi o addirittura portare a morte.

Se protratta nel tempo la progressiva ostruzione delle arterie coronarie può indebolire il muscolo cardiaco, causando insufficienza cardiaca e aritmie:

  • L’insufficienza cardiaca è la condizione in cui il cuore non riesce a pompare una quantità di sangue sufficiente a soddisfare le necessità del corpo.
  • Le aritmie sono alterazioni della frequenza o della ritmicità dei battiti cardiaci.

Cambiamenti dello stile di vita, farmaci e procedure mediche possono aiutare a prevenire o trattare la cardiopatia coronarica, riducendo così i rischi di problemi di salute collegati.

Rappresentazione grafica delle coronarie ostruite

iStock.com/neyro2008

Il cuore

Il cuore è un muscolo grande circa quanto il proprio pugno.

Il suo lavoro consiste nel pompare sangue in tutto il corpo, contraendosi mediamente circa 70 volte al minuto.

Circolazione polmonare

By OpenStax College – Anatomy & Physiology, Connexions Web site. http://cnx.org/content/col11496/1.6/, Jun 19, 2013., CC BY 3.0, Link

Una volta che il sangue lascia il lato destro del cuore, entra nei polmoni dove si arricchisce di ossigeno.

Il sangue ossigenato ritorna al cuore da dove viene pompato agli organi tramite una rete di arterie. Il sangue ritorna al cuore attraverso le vene prima di essere pompato nuovamente ai polmoni. Questo processo si chiama circolazione.

Per funzionare correttamente il cuore riceve il proprio apporto di sangue da un complesso di vasi sanguigni sulla superficie cardiaca, le cosiddette arterie coronarie.

Cause

L’ipotesi attualmente più condivisa è che la cardiopatia coronarica inizi con un danno alle superfici interne delle arterie coronarie, ad esempio a causa di:

L’accumulo di placche potrebbe iniziare laddove le arterie sono danneggiate e la singola placca coronarica potrebbe avere origine già durante l’infanzia.

Nel tempo la placca si può indurire o spaccare:

  • Una volta indurita, la placca restringe le coronarie e ridurre il flusso di sangue ossigenato al cuore. Ciò può causare angina (dolore toracico o fastidio).
  • Se la placca si spacca, le piastrine (corpuscoli di origine cellulare presenti nel sangue) aderiscono al sito della lesione. Possono aggregarsi generando trombi.

Questi trombi possono ulteriormente restringere le arterie coronarie e peggiorare l’angina. Un trombo sufficientemente grosso può occludere del tutto o quasi un’arteria coronaria e causare un infarto.

Fattori di rischio

  • Livelli ematici di colesterolo anomali. Comprendono sia valori alti di colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”) che livelli bassi di colesterolo HDL (colesterolo “buono”).
  • Pressione alta. La pressione arteriosa viene definita alta quando supera stabilmente 140/90 mmHg (anche meno secondo alcune recenti linee guida). Nei soggetti diabetici o con malattie renali croniche, il limite è inferiore, 130/80 mmHg (mmHg, cioè millimetri di mercurio, è l’unità di misura della pressione arteriosa).
  • Fumo. Il fumo può danneggiare e restringere i vasi sanguigni, favorire un aumento dei livelli di colesterolo LDL ed aumentare la pressione arteriosa. Il fumo può anche ridurre la quantità di ossigeno che raggiunge i tessuti dell’organismo, agendo già a livello dell’efficienza dei globuli rossi (ovvero mediante una riduzione della saturazione di ossigeno).
  • Resistenza all’insulina. In questa condizione, l’organismo non riesce a utilizzare correttamente l’insulina, un ormone che contribuisce a spostare il glucosio dal sangue alle cellule, dove viene usato come fonte di energia. L’insulino-resistenza può sfociare in diabete.
  • Diabete. In questa malattia, la glicemia (quantità di zucchero nel sangue) è troppo alta perché l’organismo non produce abbastanza insulina o non la utilizza correttamente.
  • Sovrappeso od obesità. I termini “sovrappeso” e “obesità” indicano un peso corporeo maggiore di quanto considerato sano per una data altezza.
  • Sindrome metabolica. L’espressione identifica un gruppo di fattori di rischio che aumentano le probabilità di cardiopatia coronarica e altri problemi di salute, come il diabete e l’ictus.
  • Sedentarietà. L’inattività fisica può peggiorare altri fattori di rischio della cardiopatia coronarica, come i livelli anomali di colesterolo, l’ipertensione arteriosa, il diabete e il sovrappeso o l’obesità.
  • Alimentazione poco sana. Un’alimentazione non adeguata può aumentare il rischio di cardiopatia coronarica. Cibi ricchi di grassi saturi e trans, colesterolo, sale e zucchero, possono esacerbare altri fattori di rischio della cardiopatia coronarica.
  • Età avanzata. Negli uomini, il rischio di cardiopatia coronarica aumenta sensibilmente a partire da 45 anni. Nelle donne, il rischio aumenta a partire da 55 anni.
  • Una storia familiare di cardiopatia coronarica precoce è un fattore di rischio della malattia, in particolare se la cardiopatia è stata diagnosticata nel padre o in un fratello prima di 55 anni, o nella madre o in una sorella prima di 65. Benché l’età avanzata e una storia famigliare di cardiopatia coronarica precoce siano fattori di rischio, nessuna delle due condizioni implica che necessariamente si sviluppi la malattia.

Tenere sotto controllo altri fattori di rischio può spesso ridurre le influenza genetiche e aiutare a prevenire la cardiopatia coronarica, anche nei soggetti anziani.

La ricerca scientifica continua a esplorare possibili fattori di rischio della cardiopatia coronarica e si ipotizzano come possibili fattori di rischio anche:

  • Livelli ematici elevati di una proteina nota come proteina C-reattiva (PCR) possono aumentare il rischio di cardiopatia coronarica e infarto. Livelli alti di PCR segnalano uno stato infiammatorio nell’organismo. Anche altri marker, come l’omocisteina, sono considerati fattori di rischio quando troppo elevati.
  • L’infiammazione è la risposta del corpo a lesioni o infezioni. Lesioni delle pareti interne delle arterie possono attivare un processo infiammatorio e potenziare l’ingrossamento della placca.
  • Anche livelli ematici alti di trigliceridi possono aumentare il rischio di cardiopatia coronarica, specialmente nelle donne. I trigliceridi sono una tipologia di grassi.

Altri rischi correlati alla cardiopatia coronarica

Ci sono altre condizioni che possono contribuire alla cardiopatia coronarica, e in particolare:

  • Apnea notturna. L’apnea notturna è un disordine comune, contrassegnato da una o più sospensioni respiratorie o da respiro superficiale. Se non trattata, può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, diabete e perfino di infarto o ictus.
  • Stress. La ricerca scientifica ha dimostrato che il più comune fattore scatenante di un infarto è un forte evento emozionale, specialmente se causa di rabbia.
  • Alcool. L’abuso significativo di alcolici può danneggiare il muscolo cardiaco e peggiorare gli altri fattori di rischio della cardiopatia coronarica. Un uomo dovrebbe limitarsi a due bevande alcoliche al giorno. Una donna dovrebbe limitarsi a un’unica bevanda alcolica giornaliera.
  • Preeclampsia. È una condizione che può svilupparsi in gravidanza. I due segni caratteristici sono l’aumento della pressione arteriosa e un eccesso di proteine nell’urina. La preeclampsia è collegata a un maggior rischio di cardiopatia per tutta la vita, compresi
    • cardiopatia coronarica,
    • infarto,
    • insufficienza cardiaca
    • e ipertensione arteriosa.

Sintomi

Alcuni soggetti con cardiopatia coronarica non manifestano alcun segno né sintomo; questa condizione viene detta cardiopatia coronarica silente. La malattia può non venir diagnostica fino alla comparsa di segni e sintomi di infarto, insufficienza cardiaca o aritmia (battiti irregolari).

Un sintomo comune è l’angina, ossia un dolore o fastidio toracico originato da un’area del muscolo cardiaco che non riceve più quantità adeguate di sangue arterioso.

Può essere percepita come un’oppressione o un peso sul torace. La sintomatologia può interessare anche spalle, braccia, collo, mandibola o schiena. Il dolore anginoso può assomigliare a un’indigestione. Tende a peggiorare con l’attività e a scomparire con il riposo. Anche uno stress emozionale può scatenare il dolore.

Altro sintomo comune nella cardiopatia coronarica è l’affanno. Questo sintomo insorge se la cardiopatia causa insufficienza cardiaca. In questa condizione, il cuore non riesce a pompare una quantità di sangue sufficiente a soddisfare le necessità del corpo. Si accumulano liquidi nei polmoni, rendendo difficoltoso il respiro.

La gravità dei sintomi è comunque variabile e può aumentare di intensità con il progressivo restringimento delle coronarie conseguente al deposito di placche.

Attacco cardiaco

L’infarto insorge quando il flusso di sangue ossigenato e diretto ad una sezione del muscolo cardiaco viene interrotto, ad esempio nel caso in cui una porzione di placca presente in un’arteria coronaria vada incontro a rottura, oppure semplicemente per un aumento della dimensione della placca.

A prescindere dalla causa, se l’ostruzione non viene prontamente trattata la parte di muscolo cardiaco di pertinenza dell’arteria inizia a morire. Il tessuto cardiaco sano viene così sostituito da tessuto cicatriziale e, a seconda dell’estensione del danno, potrebbe essere privo di sintomi perché compensabile dal cuore, oppure manifestarsi in tutta la sua gravità, fino all’eventuale esito fatale.

Il sintomo più frequente è il dolore o fastidio toracico. La maggioranza degli attacchi cardiaci insorge con fastidio al centro o sul lato sinistro del torace, che si protrae per più di qualche minuto o scompare e ricompare.

Il fastidio può consistere in uno sgradevole senso di oppressione o di peso, schiacciamento o dolore. La sensazione può essere lieve o intensa. Il dolore dell’infarto talvolta sembra un’indigestione o un bruciore di stomaco.

I sintomi dell’angina e quelli dell’infarto possono essere simili, ma nel primo caso in genere dura solo pochi minuti e scompare con il riposo.

Un dolore o un fastidio toracico che non scompaiono o cambiano caratteristiche (per esempio, avvengono più frequentemente o anche a riposo) possono essere segno di infarto. In caso di dubbi, chiamare il 112.

Qualunque dolore toracico dovrebbe essere controllato da personale medico.

Altri segni e sintomi comuni nell’infarto sono:

L’infarto non fatale può comunque causare complicazioni permanenti, tra cui l’nsufficienza cardiaca. Il termine “insufficienza cardiaca” non significa che il cuore sta cessando o è sul punto di cessare di funzionare, ma indica la perdita della capacità di lavorare in modo efficace ed efficiente; tra i sintomi più comuni si annoverano:

  • affanno o difficoltà a respirare,
  • stanchezza
  • e gonfiore di caviglie, piedi, gambe, pancia e vene del collo.

Questi sintomi sono tutti la conseguenza di un accumulo di liquidi nel corpo. Quando compaiono i primi sintomi, ci possono essere stanchezza o affanno dopo attività fisiche abituali, come salire una rampa di scale.

Aritmie

Le aritmie sono alterazioni della frequenza o della ritmicità dei battiti cardiaci. Possono essere percepite come battiti mancanti o battiti troppo rapidi.

Alcuni soggetti riferiscono una sensazione di sfarfallamento nel torace. Queste sensazioni vengono dette palpitazioni.

Alcune aritmie possono causare l’improvviso arresto del battito cardiaco. Questa condizione viene chiamata arresto cardiaco improvviso, fatale se non viene trattato nell’arco di qualche minuto.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la cardiopatia coronarica ha l’obiettivo di valutare la presenza di ostruzioni nei vasi sanguigni, stimare il rischio di eventi acuti (come l’infarto) e monitorare la funzionalità complessiva del cuore. Oggi il medico dispone di strumenti sempre più precisi e meno invasivi per ottenere un quadro clinico dettagliato.

Anamnesi ed esame obiettivo

Il primo passo è il colloquio clinico. Il medico indagherà sulla natura dei sintomi (dolore al petto, affanno sotto sforzo), sulla storia familiare e sulla presenza di fattori di rischio come diabete, ipertensione o fumo. Durante l’esame obiettivo, verranno controllati la pressione arteriosa, il battito cardiaco e l’eventuale presenza di segni di insufficienza circolatoria.

Esami di laboratorio e biomarcatori

Oltre ai classici esami del sangue per monitorare colesterolo LDL, trigliceridi e glicemia, la diagnostica moderna si avvale di:

  • Troponina ad alta sensibilità (hs-cTn): Un test fondamentale in caso di sospetto evento acuto, capace di rilevare anche minimi danni al muscolo cardiaco.
  • NT-proBNP: Un biomarcatore utilizzato per escludere o confermare un coinvolgimento del cuore nello sviluppo di insufficienza cardiaca.
  • Proteina C-reattiva (PCR): Utile per valutare lo stato infiammatorio generale, un fattore chiave nella progressione della placca aterosclerotica.

Imaging non invasivo

L’innovazione tecnologica ha reso i test non invasivi estremamente affidabili:

  • ECG (Elettrocardiogramma): Registra l’attività elettrica del cuore a riposo, identificando aritmie o segni di sofferenza ischemica pregressa.
  • Ecocardiografia Color-Doppler: Utilizza ultrasuoni per visualizzare le pareti del cuore e le valvole. Tecniche avanzate (come lo strain miocardico) permettono di vedere se piccole aree del muscolo non si contraggono bene a causa di un ridotto afflusso di sangue.
  • Angio-TC Coronarica (CCTA): È diventata uno degli esami di prima scelta per i pazienti con dolore toracico stabile. Grazie a una scansione rapida e all’uso di mezzo di contrasto, fornisce una “mappa” tridimensionale delle coronarie, evidenziando restringimenti e la natura delle placche (se dure o “instabili”).
  • Risonanza Magnetica Cardiaca (RMN): Utilizzata per valutare la vitalità del tessuto cardiaco e distinguere tra cicatrici permanenti e muscolo che può ancora recuperare se riossigenato.

Test da sforzo e imaging funzionale

Questi esami servono a capire come reagisce il cuore quando viene messo sotto stress:

  • Test da sforzo al cicloergometro o tappeto rotante: Monitora l’ECG durante l’attività fisica.
  • Ecocardiografia o Scintigrafia da sforzo: Combinano lo stress (fisico o indotto da farmaci) con l’imaging per vedere in tempo reale se alcune zone del cuore soffrono di scarsa irrorazione solo sotto carico.

Cateterismo cardiaco e angiografia

L’angiografia coronarica (o coronarografia) rimane il gold standard quando è necessario intervenire. Attraverso il cateterismo cardiaco, un sottile tubicino viene guidato fino alle arterie del cuore per visualizzare con precisione millimetrica l’entità delle ostruzioni. Se necessario, il medico può procedere immediatamente alla riparazione del vaso (angioplastica).

Cura

La gestione della cardiopatia coronarica è oggi altamente personalizzata e multidisciplinare. Gli obiettivi principali sono la prevenzione dell’infarto, il controllo dei sintomi (angina) e il miglioramento della qualità della vita a lungo termine.

Obiettivi della terapia

Il piano di cura mira a:

  • Stabilizzare le placche esistenti per evitare che si rompano causando trombi.
  • Ridurre il carico di lavoro del cuore.
  • Garantire un afflusso di sangue adeguato attraverso farmaci o interventi meccanici.
  • Correggere drasticamente i fattori di rischio metabolici.

Trattamento farmacologico

I farmaci rappresentano il pilastro della terapia e devono essere assunti con costanza, spesso per tutta la vita:

  • Antiaggreganti piastrinici: Come l’aspirina a basso dosaggio o i nuovi inibitori del recettore P2Y12, essenziali per prevenire la formazione di coaguli.
  • Terapie ipolipemizzanti: Le statine restano il trattamento cardine. In caso di obiettivi non raggiunti, si associano l’ezetimibe o i moderni farmaci biologici (inibitori di PCSK9), capaci di abbattere drasticamente i livelli di colesterolo LDL.
  • Beta-bloccanti e ACE-inibitori: Riducono la pressione arteriosa e proteggono il cuore dal rimodellamento negativo, migliorando la sopravvivenza.
  • Nuove classi terapeutiche (SGLT2i e GLP-1 RA): Originariamente nati per il diabete, questi farmaci hanno dimostrato una straordinaria efficacia nel proteggere il sistema cardiovascolare e prevenire l’insufficienza cardiaca, diventando parte integrante dei protocolli cardiologici.
  • Nitroderivati: Utilizzati per alleviare rapidamente il dolore anginoso dilatando i vasi.

Procedure di rivascolarizzazione

Quando i farmaci non bastano, si interviene direttamente sui vasi:

  • Angioplastica coronarica (PTCA): Attraverso un catetere, si posiziona uno stent (spesso medicato con farmaci che ne impediscono la ri-ostruzione) per tenere aperta l’arteria.
  • Bypass aorto-coronarico: Un intervento chirurgico che crea un “ponte” (utilizzando vene o arterie del paziente stesso) per scavalcare l’ostruzione e portare sangue ossigenato oltre il blocco.

L’importanza cruciale dello stile di vita

Nessun farmaco o intervento può essere pienamente efficace senza una modifica radicale delle abitudini quotidiane. La gestione dello stile di vita è considerata una vera e propria “terapia medica”:

  • Alimentazione: Il modello di riferimento è la dieta mediterranea, ricca di vegetali, legumi, cereali integrali e pesce (fonte di omega 3). È fondamentale limitare drasticamente il sodio (sale) per controllare la pressione e i grassi saturi per il colesterolo.
  • Attività fisica: L’esercizio aerobico costante (almeno 150 minuti a settimana di camminata veloce o simili) migliora l’efficienza del cuore e aiuta a gestire il peso.
  • Cessazione del fumo: È l’intervento con il più alto impatto sulla riduzione della mortalità. Anche il fumo passivo deve essere evitato.
  • Gestione dello stress: Tecniche di rilassamento e una corretta igiene del sonno riducono l’attivazione del sistema nervoso simpatico, che può affaticare il cuore.

Riabilitazione cardiologica

Dopo un evento acuto o un intervento, il paziente viene inserito in programmi di riabilitazione. Qui, sotto supervisione medica, impara a conoscere i propri limiti fisici, riceve supporto psicologico per affrontare la malattia e viene guidato verso un ritorno sicuro alle attività quotidiane e lavorative.

Prevenzione

È possibile prevenire e controllare la cardiopatia coronarica mettendo sotto controllo i propri fattori di rischio con adeguamenti dello stile di vita e farmaci. Esempi di fattori di rischio che possono essere messi sotto controllo sono

  • colesterolo,
  • pressione arteriosa,
  • sovrappeso e l’obesità.

Solo pochi fattori, come

  • età,
  • sesso
  • anamnesi famigliare

non possono essere controllati.

Il rischio di cardiopatia coronarica aumenta in funzione del numero dei fattori di rischio del soggetto. Per ridurre il rischio di cardiopatia coronarica e infarto, cercare di tenere sotto controllo ogni singolo fattore di rischio adottando i seguenti cambiamenti dello stile di vita:

  • dieta sana
  • mantenimento di un peso corporeo adeguato
  • contenimento dello stress
  • attività fisica
  • abolizione del fumo
  • conoscenza della propria anamnesi famigliare con riferimento alla cardiopatia coronarica

Ricordarsi di informare il proprio medico se qualcuno in famiglia ne ha sofferto. Se le modifiche dello stile di vita non bastano a tenere sotto controllo i fattori di rischio, possono essere prescritti appositi farmaci.

Fonte principale

Adattamento dall’inglese a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo

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