Introduzione
Un attacco di cuore (infarto del miocardio) si verifica quando si blocca il flusso di sangue diretto ad una parte del muscolo cardiaco: se il flusso sanguigno non viene ripristinato in tempi brevi, la sezione del cuore interessata risulta danneggiata dalla mancanza di ossigeno e comincia a morire.
Gli infarti rappresentano la principale causa di morte nei Paesi occidentali, ma oggi ci sono approcci terapeutici in grado di salvare vite umane e prevenire le disabilità che ne derivano: il trattamento è più efficace se viene iniziato entro un’ora dall’inizio dei sintomi.
Gli attacchi cardiaci si verificano sopratutto a causa dell’aterosclerosi: diverso materiale lipidico (grasso) si accumula nel corso degli anni lungo le pareti interne delle arterie coronariche (le arterie che forniscono sangue e ossigeno al cuore) fino a formare una vera e propria placca aterosclerotica. Con il tempo parte della placca può rompersi, causando un grumo di sangue che si forma sulla superficie della placca. Se il coagulo diventa abbastanza grande può bloccare in parte o completamente il flusso di sangue ricco di ossigeno verso quella parte del muscolo cardiaco alimentata dall’arteria.

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Durante un attacco di cuore, se l’ostruzione delle coronarie non viene rapidamente trattata, il muscolo cardiaco comincia a cedere e ad essere sostituito da tessuto cicatriziale. Questo danno al cuore può venire compensato o, al contrario, può causare problemi gravi e di lunga durata.
Tra i vari problemi legati all’attacco di cuore rientrano aritmie pericolose per la vita (battito cardiaco irregolare) e l’insufficienza cardiaca, determinata dal fatto che il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue in tutto il corpo.
I sintomi caratteristici dell’infarto sono:
- fastidio al torace (in forma di senso di pressione o dolore),
- fiato corto,
- disagio nella parte superiore del corpo (può colpire braccia, spalle, collo, schiena),
- nausea, vomito, vertigini, stordimento, aumento della sudorazione.
Nelle donne, a differenza degli uomini, si verificano con più facilità
- mancanza di respiro,
- nausea/vomito
- e dolore alla schiena o alla mascella.
Se pensate che voi o che qualcuno che conoscete potrebbe avere un attacco di cuore:
- chiamate il numero unico delle emergenze entro 5 minuti dall’inizio dei sintomi;
- se i sintomi scompaiono completamente in meno di 5 minuti, chiamate comunque il medico curante;
- raggiungere l’ospedale tramite ambulanza, andare con la propria auto potrebbe ritardare il trattamento;
- prendere una pillola di nitroglicerina, se il medico ha prescritto questo tipo di farmaco.
Ogni anno circa 17 milioni di persone nel mondo muoiono a causa di malattie cardiovascolari, in gran parte infarti e ictus, e molte più persone potrebbero riprendersi da questi episodi se ricevessero un aiuto tempestivo: di tutte le persone che muoiono a causa di attacchi cardiaci, circa la metà decede entro un’ora dall’avvertimento dei primi sintomi e prima di raggiungere l’ospedale.
E il dolore al braccio?
Disagio, dolore, fastidio, pesantezza che colpiscono un braccio (più spesso il sinistro) o entrambi: questi sono i sintomi che potrebbero colpire gli arti superiori in caso d’infarto; chi ne ha sofferto la descrive talvolta come una sensazione d’intorpidimento o formicolio, che può diffondersi dal petto all’arto.
Non è tuttavia un sintomo sempre presente e, talvolta, si limita ad essere percepito a livello della spalla.

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Cause
Come avviene
Il termine medico usato per indicare gli attacchi cardiaci è infarto del miocardio.
- “Mio” si riferisce a muscolo,
- “cardio” di riferisce al cuore,
- “infarto” si riferisce alla morte del tessuto per mancanza di ossigeno.
Come ogni muscolo dell’organismo, anche il cuore ha bisogno di un approvvigionamento costante di sangue e in particolare di ossigeno. Senza sangue le cellule del cuore subiscono immediatamente gravi danni e ciò provoca dolore ed una sensazione di pressione. Se il flusso di sangue non viene ripristinato le cellule cardiache possono morire e si può formare al loro posto una cicatrice (dal punto di vista medico “tessuto cicatriziale”), in sostituzione del tessuto cardiaco funzionante. La mancanza di flusso di sangue al cuore può anche determinare un ritmo cardiaco irregolare, che può essere fatale.
Un attacco di cuore si verifica quando una o più delle arterie che trasportano sino al cuore sangue ricco di ossigeno si ostruisce: queste arterie sono chiamate coronarie e circondano il cuore come una corona. Nel corso del tempo una delle arterie coronarie può ridursi a causa di un accumulo di colesterolo, questo accumulo (generalmente noto col nome di placca) che si forma nelle arterie in tutto corpo si chiama aterosclerosi.

Il progressivo accumulo di grasso e altro materiale riduce sempre di più il passaggio di sangue. (Credit: iStock.com/lvcandy)
Alla base di un infarto di norma c’è una di queste placche che si rompe formando un coagulo di sangue (trombo) lì dove c’è stata la rottura: se il coagulo è abbastanza grande si può bloccare il flusso di sangue che passa attraverso l’arteria.
Una causa meno comune di attacco cardiaco è rappresentata dallo spasmo di un’arteria coronarica che arresta il flusso di sangue diretto ad una parte del muscolo cardiaco: droghe come la cocaina possono causare spasmi molto pericolosi per la vita.
Un attacco di cuore rappresenta la fine di un processo che si evolve in genere per molte ore. Col passare dei minuti il tessuto cardiaco viene privato del sangue, si deteriora e muore.
Se il flusso di sangue può essere ripristinato nel tempo, i danni al cuore possono essere impediti o comunque limitati.
Da un punto di vista generale l’infarto può essere classificato come segue:
- tipo 1: blocco della perfusione a seguito della rottura di una placca coronarica,
- tipo 2: carenza di ossigeno causata da un’altra condizione, come uno spasmo coronarico, l’insufficienza respiratoria grave o l’ipertensione arteriosa di grado severo,
- tipo 3, morte cardiaca improvvisa e inattesa, con arresto cardiaco.
Esistono infine gli infarti di tipo 4 e 5, legati a condizioni chirurgiche.
Fattori di rischio
Alcuni fattori, chiamati fattori di rischio coronarico, aumentano il rischio di attacco al miocardio. Questi fattori contribuiscono nella formazione indesiderata di depositi (aterosclerosi) che restringe le arterie in tutto il corpo, comprese le arterie al tuo cuore. Tra i fattori di rischio coronarico rientrano:
- Fumo. Il fumo, compresa l’esposizione a lungo termine a quello passivo, danneggia le pareti interne delle arterie (comprese quelle che vanno al cuore), determinando la formazione di depositi di colesterolo e di altre sostanze che possono ostacolare il flusso del sangue. Il fumo aumenta anche il rischio che si formino coaguli di sangue mortali, provocando un infarto.
- Elevata pressione sanguigna. La pressione arteriosa è determinata dalla quantità di sangue che il cuore pompa e dall’ammontare della resistenza al flusso di sangue nelle arterie. Nel corso del tempo la pressione alta può danneggiare le arterie che trasportano sangue al cuore, accelerando l’aterosclerosi. Il rischio di pressione sanguigna alta aumenta con gli anni, ma i principali colpevoli di fatto sono l’ obesità e una dieta troppo ricca di sale. L’ipertensione può talvolta essere un problema ereditario.
- Elevato colesterolo nel sangue e livelli di trigliceridi alti. Il colesterolo rappresenta una parte consistente dei depositi che possono restringere le arterie in tutto il corpo, comprese quelle che arrivano al cuore. Un livello elevato del tipo sbagliato di colesterolo nel sangue aumenta il rischio di un attacco al cuore. Il colesterolo a bassa densità di lipoproteine (LDL), ossia il colesterolo cattivo, porta con maggiore probabilità a restringere le arterie e deriva da una dieta ad alto contenuto di grassi saturi e colesterolo. Allo stesso modo non è auspicabile un elevato livello di trigliceridi, un tipo di grassi la cui presenza nel sangue dipende principalmente dal tipo di alimentazione. È bene ricordare che un alto livello di colesterolo ad alta densità di lipoproteine, il cosiddetto colesterolo buono (HDL) che aiuta il corpo a liberarsi dall’eccesso di colesterolo, è invece auspicabile e riduce il rischio di attacco al miocardio.
- Sedentarietà. Uno stile di vita inattivo contribuisce ad elevati livelli di colesterolo nel sangue e all’obesità. Al contrario le persone che svolgono regolare esercizio fisico presentano una migliore salute cardiovascolare, che diminuisce il rischio globale di infarto. L’esercizio è utile anche per ridurre la pressione sanguigna alta.
- Obesità. Le persone obese presentano un elevata percentuale di grasso corporeo (indice di massa corporea pari o superiore a 30). L’ obesità aumenta il rischio di malattie al cuore perché è associata ad alti livelli di colesterolo nel sangue, pressione alta e diabete.
- Diabete. Il diabete è l’incapacità del corpo di produrre adeguatamente o di reagire correttamente all’ insulina. L’insulina, un ormone secreto dal pancreas, permette al corpo di usare il glucosio, che è un tipo di zucchero da alimenti. Il diabete può manifestarsi già durante l’infanzia, ma appare più spesso nella mezza età e tra persone in sovrappeso. Il diabete aumenta notevolmente il rischio di un attacco al cuore.
- Stress. Si può reagire allo stress in modi che possono aumentare il rischio di infarto miocardico. Se si è sotto stress si può infatti mangiare troppo oppure fumare di più per la tensione nervosa. Troppo stress, così come troppa rabbia, può anche aumentare la pressione sanguigna.
- Alcool. Se consumato con moderazione, l’alcool contribuisce ad accrescere i livelli di HDL, il colesterolo buono, e può avere un effetto leggermente protettivo contro l’infarto, ma la comunità scientifica è ormai concorde nell’affermare che questi benefici non giustifichino i rischi connessi. Gli uomini non dovrebbero consumare più di due drink al giorno e le donne non più di uno. Un’eccessiva assunzione può alzare la pressione sanguigna e i livelli di trigliceridi, aumentando il rischio di attacco cardiaco.
- Storia familiare di infarto. Se i vostri fratelli, genitori o nonni hanno avuto in passato attacchi di cuore, anche voi potreste essere a rischio. La propria famiglia può avere una condizione genetica che aumenta i livelli di colesterolo indesiderato nel sangue (ad esempio valori elevati di Lp(a)). Anche l’ipertensione può essere ereditata dalla propria famiglia.
- Omocisteina, proteina C-reattiva e fibrinogeno. Le persone che mostrano livelli ematici aumentati di omocisteina, proteina C-reattiva e fibrinogeno sembrano essere esposti a un maggior rischio di malattie cardiache. Alcune ricerche suggeriscono che i livelli di omocisteina possono essere ridotti tramite integrazioni di acido folico e attraverso una dieta sana. I livelli di fibrinogeno e di proteina C-reattiva possono essere ridotti modificando altri fattori di rischio per le malattie cardiache, ad esempio smettendo di fumare, abbassando i livelli di colesterolo e svolgendo regolare attività fisica.
- Antinfiammatori: Una metanalisi pubblicata sul British Medical Journal ad aprile 2017 torna a sottolineare l’aumento del rischio di infarto associato all’utilizzo di antinfiammatori; i risultati parlano di un aumento fino al 50% e oltre del rischio con tutte le più comuni molecole (presenti anche in farmaci da banco, come ibuprofene, diclofenac e naprossene). Più che la durata del trattamento (il rischio aumenta dopo circa una settimana di trattamento e rimane poi più o meno costante) sembra essere un dosaggio elevato a determinare la comparsa del rischio.
- Emicrania: I soggetti con emicrania sembrano presentare un rischio assoluto più elevato di eventi cardiovascolari rispetto alla popolazione generale.
È possibile modificare o eliminare molti di questi fattori di rischio per ridurre la probabilità di avere un primo o un secondo attacco cardiaco, tuttavia non è possibile modificare altri fattori di rischio, come quelli sessuali o ereditari: per esempio gli uomini sono generalmente più a rischio delle donne. Il rischio aumenta per le donne nel periodo successivo alla menopausa, di solito dopo i 55 anni. Se vostro padre è stato colpito da una malattia cardiaca prima dei 55 anni e vostra madre prima dei 65 anni, il rischio di sviluppare malattie al cuore è maggiore.
A titolo di curiosità segnaliamo che un interessante lavoro pubblicato all’inizio del 2020 da un team italiano sulla rivista European Heart Journal ha rilevato la presenza di un batterio di origine intestinale nel sangue dei soggetti infartuati;i ricercatori ritengono che la sua presenza possa essere responsabile di un aumento della probabilità di sviluppare l’evento cardiovascolare, attraverso un meccanismo d’azione legato alla coagulabilità del sangue.
Sintomi per riconoscere un infarto
Il più comune sintomo di infarto è rappresentato da un dolore o un fastidio al petto: la maggior parte degli attacchi di cuore causa infatti una fitta al centro del petto che dura per pochi minuti o scompare per poi ripresentarsi. Il disagio può consistere in un senso di pressione, fitte al cuore, dolori e/o senso di gonfiore.
I sintomi di angina possono essere simili ai sintomi di un attacco cardiaco: l’angina è il dolore al petto che si verifica nelle persone con malattia alle arterie coronarie, in genere quando sono attive. Il dolore anginoso di solito dura dura solo pochi minuti e scompare con il riposo: se l’angina non scompare o si presenta in maniera differente dal consuetudine (ad esempio si verifica più frequentemente o si verifica a riposo) potrebbe essere segno dell’inizio di un attacco di cuore ed il paziente dev’essere immediatamente visitato un medico.
Alcuni attacchi di cuore sono improvvisi e intensi e nessuno mette in dubbio ciò che sta accadendo, ma al contrario in alcuni casi i sintomi possono anche iniziare lentamente, con un dolore lieve e fastidioso. Spesso le persone colpite non sono sicure di cosa stia accadendo e aspettano troppo a lungo prima di chiedere aiuto. Si riportano di seguito alcuni segni precoci che possono indicare la comparsa di infarto:
- pressione, dolore o fitte al centro del petto che durano più di pochi minuti,
- il dolore si estende oltre il petto alla spalla, braccio, schiena, e anche ai denti e alla mandibola,
- aumento di episodi di dolore toracico,
- dolore prolungato nella parte superiore dell’addome,
- mancanza di fiato,
- sudorazione,
- incombente sensazione di affaticamento,
- svenimento,
- nausea e vomito.
Segni e sintomi di infarto nelle donne possono essere diversi e meno evidenti rispetto a quelli che si verificano negli uomini, in aggiunta a quanto appena elencato ricordiamo anche:
- dolore addominale o bruciore di stomaco,
- cute umida,
- stordimento o capogiri.
In generale maggiori sono i segni ed i sintomi che si avvertono, più elevata è la probabilità che si sia in presenza di un attacco di cuore; il dolore al braccio è un sintomo di cui si parla spesso, ma in realtà non è così frequente come si pensa. Quando presente appare più comunemente al braccio sinistro, ma entrambi possono esserne ugualmente interessati. Tra le caratteristiche più frequenti, ma non per questo necessariamente presenti, si segnala:
- esordio improvviso,
- intensità severa,
- accompagnato dal dolore al petto.
Alcune persone, al contrario, non avvertono alcun sintomo.
Un attacco cardiaco si può verificare in qualsiasi momento, mentre si lavora o si gioca, mentre si è a riposo oppure in movimento. Alcuni infarti colpiscono improvvisamente, ma molte persone che hanno già avuto una pregressa esperienza di questo tipo possono avvertire dei segnali di pericolo con ore, giorni o anche settimane di anticipo. Predittivo di un attacco cardiaco può essere un dolore toracico ricorrente (angina), che si acuisce sotto sforzo e viene invece alleviato a riposo. L’angina è causata da un temporaneo insufficiente afflusso di sangue al cuore, conosciuto anche come “ischemia cardiaca”.
Imparate a riconoscere i segni dell’infarto, ma ricordate questo: anche se non siete sicuri che sia un attacco di cuore ditelo comunque e segnalate ad un medico i vostri sintomi.
I minuti contano!
Un intervento tempestivo può salvare la vita, forse la propria. Non aspettate più di 5 minuti per chiamare il 112.
Il personale sanitario di soccorso può iniziare il trattamento appena arriva ed è addestrato per poter intervenire su una persona colpita da infarto. I pazienti con dolore toracico che arrivano in ambulanza di solito ricevono un trattamento rapido in ospedale, è quindi meglio chiamare un’ambulanza per poter raggiungere velocemente il pronto soccorso.
Diagnosi
La diagnosi di infarto deve essere tempestiva e si basa su un protocollo standardizzato che integra la valutazione dei sintomi, i segni elettrici e i biomarcatori molecolari. L’obiettivo principale è distinguere rapidamente l’infarto da altre cause di dolore toracico per avviare il trattamento di riperfusione nel minor tempo possibile.
Valutazione clinica ed elettrocardiogramma
Il primo passo fondamentale è l’esecuzione di un ECG (elettrocardiogramma) a 12 derivazioni, che deve essere interpretato entro 10 minuti dal primo contatto medico. Questo esame registra l’attività elettrica del cuore e permette di identificare immediatamente se l’infarto è causato da un’occlusione totale di una coronaria (infarto STEMI) o parziale (NSTEMI). La presenza di specifiche anomalie nelle onde elettriche guida i medici nella scelta della strategia terapeutica più urgente.
Biomarcatori cardiaci: la troponina ad alta sensibilità
Quando le cellule del muscolo cardiaco subiscono un danno, rilasciano nel sangue proteine specifiche. Il test principale oggi utilizzato è il dosaggio della troponina cardiaca ad alta sensibilità (hs-cTn). Grazie alla precisione di questi nuovi test, i medici possono confermare o escludere un infarto in tempi molto brevi (protocolli a 1 o 2 ore), osservando se i livelli di troponina aumentano o diminuiscono tra un prelievo e l’altro.
Tecniche di imaging e coronarografia
In molti casi, la diagnosi definitiva e il trattamento avvengono simultaneamente attraverso l’ angiografia coronarica (o coronarografia). Durante questa procedura, viene inserito un sottile catetere attraverso un’arteria (solitamente del polso o dell’inguine) per iniettare un mezzo di contrasto nelle coronarie. Questo permette di visualizzare ai raggi X l’esatta posizione e l’entità dell’ostruzione. Altre indagini di supporto possono includere:
- Ecocardiogramma: un’ecografia del cuore che permette di valutare in tempo reale come pompa il muscolo e individuare aree che non si muovono correttamente a causa del danno.
- Risonanza Magnetica Cardiaca: utilizzata in casi selezionati per distinguere l’infarto da altre condizioni infiammatorie come la miocardite.
- Angio-TC coronarica: utile per escludere ostruzioni significative in pazienti con rischio medio-basso e sintomi dubbi.
Pericoli
Le complicazioni che derivano da un attacco di cuore sono spesso legate al danno subito dal cuore durante l’infarto:
- Anomalie del ritmo cardiaco (aritmie). Se il muscolo cardiaco è danneggiato da un attacco di cuore, possono svilupparsi dei circuiti elettrici brevi causando anomalie del ritmo cardiaco, alcune delle quali possono essere gravi, anche fatali.
- Insufficienza cardiaca. La quantità di tessuto danneggiata nel cuore può essere così estesa che la parte ancora funzionante del muscolo non riesce ad pompare adeguatamente sangue al cuore. Ciò diminuisce il flusso di sangue ai tessuti e agli organi in tutto il corpo e può causare respiro breve, affaticamento e gonfiore alle caviglie e nei piedi. L’insufficienza cardiaca può essere un problema temporaneo che si risolve da solo dopo che il cuore riprende la sua attività normale in qualche giorno.
- Rottura del cuore. Alcune aree del muscolo cardiaco indebolite dall’infarto possono rompersi, lasciando un buco nel tessuto cardiaco. Questa rottura spesso è rapidamente fatale.
- Problemi alle valvole. Le valvole cardiache danneggiate durante un attacco di cuore possono sviluppare problemi gravi, pericolosi per la vita stessa.
Cura e protocolli di trattamento
Il trattamento dell’infarto ha due obiettivi prioritari: ripristinare immediatamente il flusso di sangue nell’arteria ostruita (riperfusione) e prevenire futuri eventi attraverso farmaci e modifiche dello stile di vita. La gestione moderna si basa su protocolli d’emergenza rapidi e su una terapia farmacologica personalizzata a lungo termine.
Intervento d’emergenza e riperfusione
In caso di sospetto infarto, la prima azione è chiamare il 112. Se il paziente è incosciente e non respira, è fondamentale iniziare subito la rianimazione cardiopolmonare in attesa dei soccorsi. Una volta in ospedale, le principali opzioni per riaprire l’arteria sono:
- Angioplastica coronarica (PCI): è il trattamento d’elezione (“gold standard”). Consiste nell’inserire un piccolo palloncino nell’arteria ostruita per dilatarla e nel posizionare uno stent (una piccola rete metallica, spesso rivestita di farmaco) per mantenerla aperta. Per essere massima l’efficacia, dovrebbe essere eseguita entro 90-120 minuti dai primi sintomi.
- Trombolisi: se l’angioplastica non è disponibile in tempi brevi, si somministrano farmaci per via endovenosa capaci di “sciogliere” il coagulo.
- Bypass coronarico: un intervento chirurgico più complesso, riservato ai casi in cui le arterie siano troppo danneggiate o numerose per l’angioplastica.
Terapia farmacologica di supporto e cronica
Dopo la fase acuta, il paziente deve seguire una terapia rigorosa per proteggere il cuore e stabilizzare le placche aterosclerotiche. I protocolli attuali includono solitamente:
- Doppia antiaggregazione piastrinica (DAPT): l’associazione di aspirina e un secondo farmaco (come ticagrelor o prasugrel) per prevenire la formazione di nuovi coaguli, specialmente all’interno dello stent.
- Beta-bloccanti: farmaci che riducono il carico di lavoro del cuore, regolarizzando il battito e abbassando la pressione.
- Statine ad alta intensità: utilizzate per portare il colesterolo LDL a livelli molto bassi, riducendo drasticamente il rischio di un secondo infarto.
- ACE-inibitori o sartanici: fondamentali per prevenire la dilatazione e il rimodellamento negativo del cuore (insufficienza cardiaca).
- SGLT2 inibitori (glifozine): introdotti recentemente nei protocolli post-infarto, anche in assenza di diabete, per la loro provata efficacia nel proteggere il cuore dallo scompenso.
Riabilitazione cardiologica e prevenzione secondaria
La cura non termina con la dimissione. La riabilitazione cardiologica è un pilastro del trattamento che comprende attività fisica supervisionata, supporto psicologico e consulenza nutrizionale. Un elemento cruciale è lo stile di vita:
- Cessazione totale del fumo: è la misura singola più efficace per ridurre il rischio di morte.
- Alimentazione sana: adozione della dieta mediterranea, povera di grassi saturi e ricca di fibre.
- Gestione del peso e dello stress: mantenere un indice di massa corporea adeguato e imparare tecniche di rilassamento riduce lo sforzo cardiaco costante.
Come prevenire
Non è mai troppo tardi per adottare delle misure di prevenzione per impedire un attacco di cuore, anche se si è già avuta una precedente esperienza d’infarto.
La terapia farmacologica è diventata una parte sempre più importante per ridurre il rischio di un secondo infarto e per aiutare il cuore danneggiato a funzionare meglio. Diversi fattori nello stile di vita svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel recupero di un infarto.
In genere i medici prescrivono la terapia farmacologica alle persone che hanno avuto un attacco cardiaco o che sono esposte ad alto rischio di averne uno.
Stile di vita
Lo stile di vita può influenzare in larga misura la salute del cuore. Assumere le misure seguenti può aiutare non solo a prevenire, ma anche a riprendersi da un attacco di cuore:
- Non fumare. Se fumate la cosa più importante che potete fare per migliorare la salute del cuore è quella di smettere. È molto difficile smettere di fumare da soli, ma potreste chiedere al vostro medico di prescrivervi un piano di trattamento per aiutarvi a liberarvi da questo dannoso vizio.
- Controllare il colesterolo. Controllate regolarmente i livelli di colesterolo, attraverso un esame del sangue. Se i livelli di colesterolo cattivo sono eccessivamente elevati, il medico può prescrivere dei cambiamenti nella dieta e dei farmaci che contribuiscano a ridurre il colesterolo e a proteggere la propria salute cardiovascolare.
- Sottoporsi a regolari controlli medici. Alcuni dei principali fattori di rischio per l’infarto, elevato colesterolo nel sangue, pressione alta e diabete, non generano alcun sintomo nelle fasi iniziali. Il medico può eseguire dei test per verificare che siate liberi da questi problemi. Se invece il medico riscontra la presenza di uno di questi problemi, voi e il vostro dottore potrete gestire meglio la situazione in modo da prevenire le complicanze che ne possono derivare e che possono causare un attacco di cuore.
- Controllare i valori di pressione sanguigna. Occorre controllare la pressione del sangue regolarmente, frequente se si soffre di pressione alta o nell’ipotesi di una precedente esperienza di malattia coronarica.
- Fare regolare attività fisica. Anni fa i medici vietavano l’esercizio fisico a seguito di un attacco di cuore per paura che ne potesse causare un altro. In realtà un’attività fisica regolare aiuta a migliorare la funzionalità del muscolo cardiaco a seguito di un attacco di cuore. L’esercizio è ormai una componente importante di un programma di riabilitazione cardiaca. Esso aiuta a prevenire un attacco di cuore, aiutandovi a raggiungere e a mantenere un peso sano e a controllare diabete, colesterolo e pressione alta. L’esercizio non deve essere troppo duro. Per esempio, camminare 30 minuti al giorno e per cinque giorni alla settimana può migliorare lo stato di salute.
- Mantenere un peso adeguato. L’obesità mette sotto sforzo il cuore e può contribuire a determinare colesterolo elevato, pressione alta e diabete. Perdere peso può ridurre il rischio di malattie cardiache.
- Seguire una dieta sana per il cuore. Troppi grassi saturi e colesterolo nella dieta possono restringere le arterie dirette al cuore. Se siete stati colpiti da infarto, cercate di limitare la quantità di grasso e colesterolo e sodio nella vostra alimentazione. Una dieta ad alto contenuto di sodio può aumentare la pressione sanguigna. Seguite i consigli del medico e del dietologo relativamente a quale sia la dieta più sana per il vostro cuore. Preparate dei pasti salutari per il cuore. Il pesce è ad esempio parte di una dieta sana. Esso contiene acidi grassi omega 3, che contribuiscono a migliorare i livelli di colesterolo nel sangue e a prevenire la formazione di coaguli di sangue. Mangiate inoltre molta frutta e verdura. Frutta e verdura contengono sostanze antiossidanti, ossia sostanze nutritive che aiutano a preservare l’elasticità ed il corretto flusso nelle arterie coronarie.
- Gestire lo stress. Per ridurre il rischio di un attacco di cuore, cercate di ridurre lo stress quotidiano. Rivedete le vostre abitudini di lavoro stacanovista e trovate un modo sano per minimizzare o comunque per far fronte ad eventi stressanti nella vostra vita.
- Consumare alcol con moderazione (o, meglio, non bere affatto). Bere più di uno o due bevande alcoliche al giorno aumenta la pressione del sangue, per cui se necessario tagliate il consumo di alcolici.
Dopo l’infarto
Essere colpiti da un attacco di cuore è un’esperienza spaventosa. Anche se il medico rassicura che procede tutto per il meglio, si può essere ancora intimoriti. Quali saranno le conseguenze sulla vita? Si sarà in grado di tornare al lavoro o riprendere le attività che piacciono? E, cosa ancor più spaventosa, potrà accadere di nuovo?
La paura è solo una delle tante emozioni che voi e la vostra famiglia dovrete affrontare. Altre emozioni che potrebbero essere particolarmente difficile da superare dopo un infarto possono essere:
- Rabbia. Si può essere arrabbiati e chiedersi: Perché ho avuto l’infarto e perché proprio ora? E’ normale provare un po’ di risentimento in seguito ad un attacco di cuore.
- Senso di colpa. I membri della famiglia possono avere paura in un primo momento e poi sentirsi in colpa successivamente. Alcuni possono anche sentirsi in qualche modo responsabili di fare qualcosa che ha contribuito all’infarto.
- Depressione. Sviluppare depressione è una reazione comune dopo un attacco di cuore. Si percepisce che non è più possibile fare le cose che si era soliti fare precedentemente e che non si è più la stessa persona che si era prima dell’infarto.
Questi sentimenti sono comuni ed è bene discuterne apertamente con il medico, un familiare o un amico che può aiutarvi ad affrontare meglio la situazione. È necessario prendersi cura di se stessi mentalmente e fisicamente dopo un attacco di cuore. Fare attività fisica e partecipare a sessioni di riabilitazione cardiaca con altre persone che si stanno riprendendo da un attacco di cuore può aiutare ad affrontare positivamente questi sentimenti.
Voi e la vostra famiglia potreste avere un sacco di domande e preoccupazioni dopo l’attacco di cuore. Se così fosse potrebbe essere utile parlare con altri pazienti che stanno vivendo la vostra stessa situazione. Molti programmi di riabilitazione cardiaca prevedono servizi di consulenza e gruppi di sostegno per i sopravvissuti all’attacco di cuore.
Sopravvivere a un attacco di cuore non significa che la vita come la si conosceva prima è finita. Al contrario, la maggior parte delle persone conduce una vita piena e attiva dopo un infarto, ma ciò può significare apportare alcuni cambiamenti positivi nelle abitudini quotidiane, essere più pazienti ed adottare un atteggiamento propositivo e mai abbattersi.
L’attività sessuale dopo l’infarto
Molti si preoccupano che il sesso, dopo un infarto, diventi troppo faticoso per il loro cuore. Tuttavia molte persone possono tranquillamente ritornare alla attività sessuale dopo essersi ripresi. Ogni paziente ha esigenze temporali diverse, a seconda della forma fisica, psicologica ed alla precedente attività sessuale.
Lo sforzo cardiaco richiesto da un rapporto sessuale è approssimativamente pari a quello richiesto per fare una passeggiata, lavare il pavimento, o salire una o due rampe di scale. In un certo senso l’attività sessuale è paragonabile a qualsiasi altro sforzo fisico: il battito cardiaco, la frequenza respiratoria e il livello della pressione del sangue aumentano. Chiedete al vostro medico quando è sicuro riprendere l’attività sessuale. Con il tempo è probabile che siate in grado di riprendere il normale ritmo sessuale.
Alcuni farmaci cardiaci, quali i beta-bloccanti, possono influenzare la virilità tuttavia, la disfunzione sessuale a seguito di un attacco di cuore, è più spesso causata dalla depressione o dall’ansia piuttosto che dai farmaci. Se avete problemi di impotenza rivolgetevi al medico che è in grado di aiutarvi ad individuare il problema e ad indicarvi un trattamento adeguato.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.