Introduzione
Il sonno è un periodo di sospensione della coscienza e della volontà durante il quale il cervello rimane comunque significativamente attivo; è un processo biologico complesso, che aiuta l’organismo a elaborare nuove informazioni e rimanere in buona salute.
Perché il sonno è importante?
Una buona notte di sonno è composta da cinque fasi e ciascuna di esse è importante al fine di garantire un riposo efficace per mente e corpo;
- alcune fasi sono necessarie per aiutare recuperare le forze e sentirsi così riposati e energici il giorno successivo,
- mentre altre fasi sono necessarie ad acquisire le informazioni apprese durante la giornata e strutturarle nella memoria.
Una carenza di sonno è causa già nel breve termine di problemi di apprendimento e può avere effetti devastanti su salute e benessere a lungo termine, riflettendondosi sulle prestazioni quotidiane, sull’umore e sulla salute:
- Prestazione. Ridurre il riposo necessario anche solo di un’ora può rendere più difficile concentrarsi il giorno successivo e può rallentare il tempo di reazione; contribuisce inoltre ad aumentare la probabilità di prendere decisioni sbagliate.
- Umore. Il sonno influisce sullo stato d’animo dell’individuo e un riposo insufficiente può causare irritabilità, con conseguenti problemi con le relazioni sociali (in particolare per i bambini e gli adolescenti). Aumenta inoltre il rischio di depressione.
- Salute. Il sonno è importante per mantenersi in buona salute; la carenza di sonno, oppure un riposo di cattiva qualità, aumenta il rischio di sviluppare pressione alta, malattie cardiache e altre condizioni mediche. La qualità del sonno è influenzata da fattori ambientali e dalla possibilità di dormire in modo continuo per l’intera notte. Anche durante il riposo notturno, infatti, l’organismo produce ormoni che aiutano i bambini a crescere e, in età adulta, contribuiscono alla salute muscolare, a combattere le malattie e riparare i danni subiti dal corpo. Poiché alcuni ormoni prodotti durante il sonno influenzano l’utilizzo dell’energia da parte del corpo, questa è probabilmente la spiegazione del nesso tra carenza di sonno e tendenza allo sviluppo di obesità e al diabete.

iStock.com/stevecoleimages
Perchè ci addormentiamo?
I ritmi del sonno sono regolati da due processi che lavorano insieme in modo complementare tra loro:
- La necessità di dormire è una sensazione legata al tempo trascorso da sveglio, maggiore è il tempo trascorso da quando ci si è svegliati e più incisiva diverrà la sensazione, aumentando fin quando non diverrà finalmente possibile riposarsi.
- L’organismo è dotato di una sorta di orologio naturale, chiamato “orologio circadiano“, che aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia. La parola “circadiano” si riferisce a cicli biologici ritmici che si ripetono a intervalli di circa 24 ore; l’orologio biologico è fortemente influenzato dalla luce, che è la ragione per cui le persone che vivono in regioni diverse hanno abitudini di sonno diverse, che possono cambiare nel corso dell’anno a seconda delle stagioni.
Al momento di coricarsi questi due fattori lavorano in sinergia per consentire all’organismo di addormentarsi; dopo qualche ora, quando la necessità di riposo inizia a diminuire, l’orologio biologico lavora per mantenere il sonno fino al mattino.
Cosa succede durante il sonno?
Quando una persona dorme il cervello passa ripetutamente e i modo ciclico attraverso cinque fasi distinte, le fasi 1, 2, 3, 4 e la fase REM.
- Durante le fasi non-REM (che corrispondono a circa il 75% del sonno):
- Fase 1
- L’organismo è in uno stato di dormiveglia.
- Fase 2
- Si cade in un sonno più profondo e ci si astrae completamente dall’ambiente; la temperatura corporea tende a diminuire leggermente.
- Fasi 3 e 4
- Si entra nella fase più di sonno profondo, che risulta essere particolarmente riposante.
- La pressione sanguigna scende.
- La frequenza di respirazione rallenta.
- I muscoli si rilassano.
- Aumenta la quantità di sangue portata ai muscoli.
- L’organismo va incontro a riparazione e/o crescita.
- L’energia viene ripristinata.
- Si assiste al rilascio di ormoni.
- Fase 1
- Fase REM (25% del sonno): Circa 70-90 minuti dopo essersi addormentati, e poi a intervalli successivi di circa 90-110 minuti, si entra nel sonno REM, che tende a diventare sempre più lungo con il trascorrere della notte.
- Il cervello è attivo e permette la genesi dei sogni.
- Gli occhi sono caratterizzati da un rapido movimento laterale.
- L’organismo è immobile e rilassato.
- La temperatura corporea non è più finemente regolata.
La durata di ciascuna fase cambia durante la notte, in particolare all’inizio le fasi di sonno profondo sono particolarmente lunghe, mentre con il passare delle ore tendono ad accorciarsi a favore di un allungamento della fase REM; verso il mattino si trascorre quasi tutto il suo tempo nelle fasi 1 e 2 e REM.
Quanto dobbiamo dormire?
Le ore di sonno necessarie per una giornata tipo cambiano nel corso della vita e sussistono anche differenze significative tra un soggetto e l’altro, ma dall’analisi della letteratura scientifica disponibile è possibile trarre alcune indicazioni di massima in base all’età.
| Età | Ore di sonno necessarie |
| Neonati | 16–18 ore al giorno |
| Bambini in età prescolare | 11–12 ore al giorno |
| Bambini in età scolare | Almeno 10 ore al giorno |
| Adolescenti | 8–10 ore al giorno |
| Adulti e anziani | 7–9 ore al giorno |
Disturbi del sonno
Se si hanno difficoltà a prendere sonno la sera o a dormire tutta la notte, se ci si sveglia stanchi anche quando si dorme molte ore, si potrebbe soffrire di un disturbo del sonno. Vediamo i più comuni.
- Insonnia. Difficoltà persistente a prendere sonno o a mantenerlo, con ripercussioni sul benessere diurno. Colpisce una vasta fetta della popolazione, con una prevalenza maggiore nelle donne e con l’avanzare dell’età.
- Sindrome delle apnee notturne. Condizione caratterizzata da interruzioni temporanee del respiro durante il riposo. È spesso associata a forte russamento, obesità e sonnolenza eccessiva durante il giorno.
- Sindrome delle gambe senza riposo (RLS). Provoca sensazioni sgradevoli e un bisogno impellente di muovere gli arti inferiori, manifestandosi prevalentemente a riposo o di sera.
- Narcolessia. Disturbo neurologico che causa attacchi improvvisi di sonno durante il giorno e alterazioni della regolazione della fase REM.
Esistono inoltre le parasonnie, fenomeni indesiderati che avvengono durante il sonno:
- bruxismo (digrignamento dei denti);
- enuresi notturna (incontinenza);
- incubo e pavor nocturnus (terrore notturno);
- sonnambulismo e sonniloquio (parlare nel sonno);
- sexsomnia (comportamenti sessuali inconsapevoli durante il sonno).
Diagnosi
Il percorso diagnostico per i disturbi del sonno è oggi estremamente preciso e mira a identificare non solo il sintomo, ma la causa fisiologica o psicologica sottostante. La valutazione inizia sempre con un colloquio clinico approfondito (anamnesi), durante il quale il medico analizza le abitudini del paziente, l’assunzione di farmaci e la presenza di sintomi diurni come stanchezza o irritabilità.
I principali strumenti diagnostici includono:
- Diario del sonno: Al paziente viene chiesto di registrare per due settimane gli orari di addormentamento, i risvegli e la qualità percepita del riposo. È uno strumento fondamentale per identificare irregolarità del ritmo circadiano.
- Polisonnografia: Rappresenta il gold standard per la diagnosi della sindrome delle apnee notturne e dei disturbi del movimento. Durante una notte in laboratorio o a domicilio, appositi sensori registrano le onde cerebrali, il battito cardiaco, la frequenza di respirazione e i livelli di ossigeno.
- Actigrafia: L’utilizzo di un dispositivo simile a un orologio da polso che monitora i cicli di attività e riposo per diversi giorni, utile per valutare l’insonnia cronica e i disturbi del ritmo circadiano nel contesto della vita quotidiana.
- Test di latenza multipla del sonno (MSLT): Essenziale per la diagnosi di narcolessia, misura la velocità con cui il paziente si addormenta in diverse occasioni durante il giorno in un ambiente tranquillo.
- Esami ematici: Possono essere richiesti per escludere carenze di ferro (legate alla sindrome delle gambe senza riposo) o squilibri tiroidei che possono alterare il riposo.
Cura e trattamenti
L’obiettivo principale della terapia è il ripristino di un sonno ristoratore e il miglioramento della qualità della vita vigile. Gli approcci moderni sono personalizzati e combinano interventi comportamentali, farmacologici e tecnologici.
Terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I)
Attualmente è considerata il trattamento di prima scelta per l’insonnia cronica, superiore ai farmaci nel lungo termine. La CBT-I agisce sulle cause psicologiche e comportamentali che mantengono l’insonnia, insegnando tecniche di restrizione del sonno, controllo degli stimoli e ristrutturazione dei pensieri ansiosi legati al riposo.
Opzioni farmacologiche
L’uso di farmaci deve essere sempre supervisionato da un medico per evitare rischi di dipendenza o tolleranza. Le opzioni attuali includono:
- Antagonisti dei recettori dell’orexina (DORA): Una classe innovativa di farmaci che agisce “spegnendo” il segnale della veglia nel cervello, favorendo un sonno più naturale senza i tipici effetti di stordimento mattutino delle vecchie benzodiazepine.
- Melatonina e agonisti dei recettori della melatonina: Utili soprattutto per regolare il ritmo circadiano e trattare il jet lag o i disturbi del sonno nei turnisti.
- Z-drugs e benzodiazepine: Utilizzate per trattamenti a brevissimo termine (massimo 2-4 settimane) nelle fasi acute di insonnia.
- Farmaci dopaminergici: Impiegati specificamente per il trattamento della sindrome delle gambe senza riposo.
Trattamenti per le apnee notturne
Per chi soffre di apnee, la soluzione principale è la CPAP (ventilazione meccanica a pressione positiva), una maschera da indossare durante la notte che mantiene aperte le vie aeree. In alternativa, possono essere utilizzati dispositivi odontoiatrici (MAD) che avanzano leggermente la mandibola o, in casi selezionati, interventi chirurgici correttivi.
L’importanza dello stile di vita
Nessun trattamento è pienamente efficace senza una corretta igiene del sonno. Le raccomandazioni cliniche includono:
- Mantenere orari di risveglio e addormentamento costanti, anche nei fine settimana.
- Ottimizzare l’ambiente: la camera deve essere buia, silenziosa e con una temperatura fresca (circa 18-20°C).
- Limitare l’uso di dispositivi elettronici (luce blu) almeno un’ora prima di coricarsi.
- Alimentazione: favorire una perdita di peso se necessaria, evitare pasti pesanti, caffeina nel pomeriggio e limitare il consumo di alcolici, che pur facilitando l’addormentamento, frammentano drasticamente il sonno nella seconda parte della notte.
- Attività fisica regolare, preferibilmente nelle ore diurne, evitando sforzi intensi a ridosso del riposo.
Condizioni in grado di disturbare il sonno
A complicare la situazione possono intervenire specifiche condizioni in grado di alterare il normale ciclo del sonno.
- Gravidanza. Molte donne incinte vanno incontro a difficoltà durante la gestazione; l’affaticamento e la stanchezza sono per esempio molto comuni durante il primo e il terzo trimestre, ma sono più comuni anche:
- insonnia,
- sindrome delle gambe senza riposo,
- sindrome delle apnee notturne,
- bruciore gastroesofageo notturno,
- necessità di alzarsi per urinare di notte.
- Disturbi dello sviluppo intellettivo. Soprattutto nei bambini, possono comparire disturbi del sonno nei soggetti con diagnosi di disordini dello spettro autistico, ADHD, …
- Altre condizioni. I soggetti affetti da disabilità intellettive e malattie mentali sono a maggior rischio di manifestare disturbi del sonno, per esempio soffrendo di ansia, depressione, malattia di Alzheimer, … ma anche in chi passa attraverso ictus, infarto, tumore, …
Perché mi sveglio di notte?
Una condizione lamentata da moltissime persone consiste in un sistematico risveglio notturno, tipicamente sempre alla stessa ora; le ragioni per cui ciò potrebbe accadere sono numerose, ma la cosa importante è che ci sono modi per ridurne l’impatto sui benefici del riposo.
Prima di esplorare le cause, è bene chiarire un aspetto importante: molte persone sviluppano una visione idealizzata di quello che dovrebbe essere il sonno notturno costituito da
- addormentamento istantaneo,
- sonno profondo e continuato per l’intera notte,
- risveglio al mattino con sensazione di rigenerazione e ricarica.
La verità è che i bambini dormono così, mentre solo pochi adulti possono vantare una qualità del sonno altrettanto elevata. Con il passare degli anni è piuttosto comune che aumentino i risvegli notturni, che tuttavia non devono influire in modo drammatico sulla capacità di recuperare la stanchezza accumulata.
L’andamento del sonno notturno dipende in larga parte dal ritmo circadiano e dall’omeostasi sonno-veglia, ossia quell’insieme di meccanismi biochimici che generano la sensazione di necessitare di riposo in funzione del tempo trascorso dall’ultimo periodo di sonno: se ci pensiamo è d’altra parte piuttosto intuitivo, possiamo immaginarlo come una sorta di timer che tiene conto delle ore accumulate da quando siamo svegli e che, oltre una certa soglia, inducono alla comparsa del desiderio (fino ad un vero e proprio bisogno) di dormire.
Allo stesso modo, di notte, più a lungo siamo stati addormentati, maggiore diventa la probabilità di risveglio.
Questo meccanismo va tuttavia immaginato nel contesto di un equilibrio molto più complesso, in cui intervengono anche altre meccanismi (ritmi circadiani, impatto della luce, abitudini, …).
Come descritto all’inizio dell’articolo, durante la notte si alternano diverse fasi del sonno, alcune meno profonde di altre, associate ad una soglia di risveglio inferiore; una possibile spiegazione del risveglio sempre alla stessa ora durante la notte è quindi per esempio legata al fatto che andando a dormire indicativamente sempre alla stessa ora, si raggiunge una fase di sonno leggero sempre all’incirca allo stesso orario, quando aumenta quindi la probabilità di risveglio.
A fungere da concreto fattore d’innesco possiamo per esempio citare
- suoni e rumori,
- luce,
- condizioni mediche (ansia, reflusso gastroesofageo, …),
- fluttuazioni ormonali (legate per esempio alla glicemia, in caso di pazienti diabetici i risvegli notturni vanno quindi segnalati al medico),
- …
Si noti poi che di notte possono essere frequenti i “microrisvegli”, ma di fatto è più comune ricordare quelli più prossimi all’ora della sveglia.
Per ridurre la frequenza dei risvegli notturni si procede in genere attraverso l’instaurarsi di una corretta igiene del sonno, che preveda ad esempio:
- mantenimento degli stessi orari di addormentamento e risveglio,
- evitare il consumo di caffeina nel pomeriggio e di alcolici alla sera,
- evitare la nicotina,
- evitare di rimanere a letto se non per dormire o per i momenti di coppia.
Nel caso in cui non dovesse essere sufficiente e il risveglio impattasse in modo significativo sulla qualità di vita, potrebbe trattarsi invece di reale insonnia e come tale andrebbe trattata.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.