Introduzione
L’insonnia è un comune disturbo del sonno caratterizzato da uno o più dei seguenti sintomi:
- impossibilità di prendere sonno nonostante molto tempo passato disteso a letto,
- frequenti risvegli notturni e difficoltà a riaddormentarsi,
- risveglio eccessivamente precoce alla mattina,
- sensazione durante il giorno di non aver dormito a sufficienza.
La mancanza di sonno, così come un riposo di pessima qualità, è causa di sintomi in grado di influenzare significativamente le attività diurne; sonnolenza, stanchezza e mancanza di energia sono sensazioni che possono accompagnare il soggetto durante tutto il giorno, così come
- difficoltà di concentrazione,
- irritabilità
- e talvolta anche una certa tendenza depressiva.
L’insonnia è definita come l’incapacità di dormire nonostante l’organismo ne abbia un reale bisogno fisiologico (la quantità di ore di sonno necessarie è variabile da un soggetto all’altro, ma tendenzialmente varia tra le 7 e le 8 per gli adulti).
L’impatto del disturbo può essere da lieve a molto grave, così come variabile può essere la frequenza con cui compare e la durata degli episodi:
- l’insonnia acuta è un problema a breve termine (da qualche giorno a poche settimane) generalmente correlato ad un evento di vita stressante o traumatico;
- in caso di insonnia cronica le difficoltà si verificano almeno 3 notti a settimana per più di un mese consecutivo.
Generalmente l’insonnia tende a colpire più frequentemente con l’avanzare dell’età.

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Cause
Individuiamo essenzialmente due tipologie di insonnia:
- L’insonnia primaria non è un sintomo né un effetto collaterale di un’altra condizione medica; si tratta di una forma cui può essere naturalmente predisposto il soggetto oppure che può essere innescata da viaggi, turni lavorativi, eventi stressanti o altri fattori in grado di compromettere la normale routine del sonno. L’insonnia primaria può risolversi una volta superato il problema o può durare anche per anni (alcuni soggetti tendono a soffrirne per cause sconosciute).
- Nel caso di insonnia secondaria è possibile individuare chiaramente una causa sottostante, in altre parole è espressione od effetto collaterale di altro; è sicuramente la forma più comune e può essere causata da:
- malattie:
- depressione o ansia,
- dolore cronico, per esempio da fibromialgia, emicrania, o artrite reumatoide,
- problemi gastrointestinali come bruciore di stomaco,
- disturbi del sonno, come l’apnea del sonno o la sindrome delle gambe senza riposo,
- ictus,
- morbo di Alzheimer,
- altre condizioni (para)fisiologiche:
- farmaci (per asma, problemi cardiaci, allergie, raffreddori, …),
- altre sostanze (caffeina, tabacco e alcool),
- problemi connessi all’ambiente in cui si riposa (luce, rumore, partner che russa, …),
- malattie:
L’insonnia secondaria spesso si risolve una volta rimossa la causa sottostante, ma in alcuni casi può trasformarsi in insonnia primaria.
In molti pazienti che soffrono di insonnia con il tempo insorgono preoccupazioni e ansie legate alla carenza di riposo, sensazioni che purtroppo peggiorano ancora di più il disturbo innescando e sostenendo una pericolosa spirale che tende ad autoalimentarsi.
Fattori di rischio
Le donne hanno maggiori probabilità di soffrire di insonnia rispetto agli uomini, una delle ragioni va cercata nei cambiamenti ormonali che si verificano durante il ciclo mestruale e la menopausa, che sono in grado d’influenzare significativamente il sonno. Già durante la perimenopausa le donne possono avere difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno per tutta la notte, perché vampate e sudorazione notturna possono disturbare il riposo.
Durante la gravidanza i cambiamenti ormonali, fisici ed emozionali possono allo stesso modo impattare sul sonno; le donne in gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, possono svegliarsi frequentemente durante la notte a causa di
- fastidi legati alla posizione (resa difficile dalla presenza del pancione),
- crampi alle gambe
- o necessità di urinare.
Infine sono numerose le condizioni mediche in grado di causare insonnia che sono più frequenti nelle donne rispetto agli uomini, tra cui
- depressione,
- ansia,
- fibromialgia
- e alcuni altri disturbi del sonno, come la sindrome delle gambe senza riposo.
Tra gli altri fattori di rischio ricordiamo:
- età (l’insonnia è più frequente dopo i 60 anni),
- stress,
- assenza di uno schema di abitudini regolare nelle ore di riposo, per esempio a causa di viaggi o turni lavorativi.
Comorbidità
Spesso i pazienti affetti da insonnia convivono anche con altre patologie e condizioni in grado di influenzare la qualità del sonno, come ad esempio:
- Condizioni neurologiche:
- morbo di Alzheimer
- demenza
- epilessia
- morbo di Parkinson
- precedenti di ictus
- lesioni traumatiche al cervello
- Dolore cronico (a lungo termine)
- Malattie cardiache e polmonari:
- Condizioni di salute mentale
- ansia
- depressione
- dipendenza da sostanze d’abuso
- disturbo post traumatico da stress (PTSD)
- Altri disturbi del sonno
- sindrome delle gambe senza riposo
- sindrome delle apnee notturne
- disturbi del ritmo circadiano
- Altre condizioni di salute
- diabete
- problemi di digestione
- disturbi della tiroide
- nicturia (necessità di alzarsi di notte per urinare)
L’insonnia può peggiorare queste condizioni od i loro sintomi, così come alcuni medicinali usati per trattare queste patologie possono favorire la comparsa di disturbi del sonno.
Sintomi
Il sintomo principale dell’insonnia è la difficoltà ad addormentarsi e/o a mantenere il sonno tutta la notte, con la conseguenza comparsa di carenza di sonno; chi soffre d’insonnia inoltre potrebbe:
- impiegare molto tempo ad addormentarsi,
- dormire solo per piccoli intervalli di tempo,
- restare sveglio tutta la notte,
- sentirsi al mattino come si fosse saltata interamente la notte,
- svegliarsi troppo presto.
La mancanza di sonno può poi causare altri sintomi:
- ci si sveglia stanchi e non riposati, con conseguente stanchezza durante tutta la giornata,
- difficoltà di concentrazione,
- comparsa di ansia, depressione e irritabilità,
- comparsa di sonnolenza durante la guida (responsabile di un caso di incidente su cinque),
- rischio di caduta nelle donne anziane.
Per approfondire: Si può morire se non si dorme?
Quando rivolgersi al medico
Si raccomanda di parlare con il medico in caso di persistente difficoltà a prendere o mantenere il sonno, soprattutto se questa influisce sulle attività quotidiane. Può essere utile tenere un diario del sonno per un paio di settimane prima di sentire il medico, annotando per ogni giorno:
- ora del risveglio,
- ora in cui ci si addormenta,
- modifiche inerenti il sonno (per esempio riposo pomeridiano),
- modifiche alla routine che precede il momento del sonno notturno,
- sensazioni durante la giornata (stanchezza, affaticamento, livello d’energia, …).
Diagnosi
La diagnosi di insonnia è prevalentemente clinica e si basa su criteri standardizzati definiti dalle principali classificazioni internazionali (come il DSM-5-TR e l’ICSD-3). Il medico inizia il percorso attraverso un’accurata anamnesi, volta a indagare la natura del disturbo, la sua durata e l’impatto sul funzionamento diurno.
Strumenti di valutazione clinica
Per oggettivare la gravità del disturbo, il medico può avvalersi di strumenti validati:
- Diario del sonno: È lo strumento fondamentale. Il paziente deve annotare per almeno due settimane gli orari di addormentamento, i risvegli notturni, l’ora della sveglia definitiva e la qualità percepita del riposo. Questo permette di distinguere tra insonnia reale e percezione errata del sonno.
- Questionari standardizzati: Come l’Insomnia Severity Index (ISI), utile per misurare la severità dei sintomi e monitorare la risposta al trattamento.
- Valutazione psicologica: Indispensabile per identificare comorbidità come ansia e depressione, che spesso alimentano il disturbo.
Esame obiettivo e test di laboratorio
L’esame obiettivo serve a escludere cause fisiche sottostanti. Possono essere prescritti esami per la tiroide, test per l’anemia o valutazioni della glicemia, poiché squilibri metabolici e ormonali possono frammentare il riposo.
Indagini strumentali e monitoraggio
Sebbene l’insonnia non richieda di routine esami strumentali complessi, questi diventano necessari quando si sospettano altri disturbi del sonno concomitanti:
- Polisonnografia (PSG): Viene eseguita in laboratori specializzati se si sospetta un’apnea ostruttiva del sonno (OSAS) o disturbi del movimento come la sindrome delle gambe senza riposo. Monitora battito cardiaco, respirazione, attività cerebrale e livelli di ossigeno nel sangue.
- Actigrafia: Un dispositivo simile a un orologio indossato al polso per diversi giorni che registra i movimenti. È utile per valutare i ritmi circadiani e i pattern di sonno-veglia in un contesto di vita reale, offrendo dati più oggettivi rispetto al solo diario del sonno.
Rimedi e cura
L’approccio terapeutico moderno all’insonnia punta non solo ad aumentare la quantità di ore dormite, ma soprattutto a migliorare la qualità del riposo e il benessere durante la giornata. Il trattamento è personalizzato in base alla cronicità del disturbo e alla presenza di eventuali patologie associate.
Gli obiettivi principali della terapia sono:
- Ridurre il tempo di addormentamento.
- Diminuire il numero e la durata dei risvegli notturni.
- Eliminare la sonnolenza e l’irritabilità diurna.
- Ripristinare una percezione positiva del sonno.
Le opzioni terapeutiche includono approcci psicologico-comportamentali, interventi farmacologici mirati e correzioni dello stile di vita.
Terapia cognitivo comportamentale (CBT-I)
La Terapia Cognitivo Comportamentale specifica per l’Insonnia (CBT-I) è oggi considerata il “gold standard”, ovvero il trattamento di prima linea raccomandato da tutte le principali linee guida internazionali per l’insonnia cronica, superando per efficacia a lungo termine l’uso dei soli farmaci.
Questo percorso, strutturato solitamente in 6-8 sessioni, agisce sui fattori che mantengono l’insonnia nel tempo attraverso diverse tecniche:
- Controllo dello stimolo: Mira a rafforzare l’associazione tra letto e sonno. Prevede regole rigide, come usare il letto solo per dormire (o per l’attività sessuale) e alzarsi se non si prende sonno entro 20 minuti.
- Restrizione del sonno: Una tecnica paradossale ma molto efficace che limita il tempo trascorso a letto alle sole ore di sonno effettivo stimato, aumentando la “pressione del sonno” e rendendo il riposo più compatto e meno frammentato.
- Ristrutturazione cognitiva: Aiuta a identificare e modificare le convinzioni errate e l’ansia da prestazione legata al sonno (ad esempio, il pensiero catastrofico “se non dormo 8 ore domani starò malissimo”).
- Educazione all’igiene del sonno: Fornisce le basi per creare l’ambiente ideale per il riposo.
Farmaci e nuove frontiere terapeutiche
Quando l’approccio comportamentale non è sufficiente o si rende necessario un intervento rapido (forme acute), il medico può prescrivere una terapia farmacologica. La scelta del farmaco avviene con estrema cautela per minimizzare il rischio di dipendenza e tolleranza.
- Antagonisti dei recettori dell’oressina (DORA): Rappresentano la più recente innovazione farmacologica (come il daridorexant). A differenza dei vecchi sedativi, questi farmaci “spengono” i segnali di veglia del cervello invece di indurre una sedazione generalizzata, preservando meglio l’architettura naturale del sonno e riducendo l’intontimento mattutino.
- Benzodiazepine e Z-drugs: Molecole storiche utilizzate per brevi periodi. Sono efficaci nel breve termine ma richiedono un monitoraggio stretto per evitare confusione e sonnolenza residua, specialmente negli anziani.
- Melatonina a rilascio prolungato: Spesso utilizzata come prima scelta nei pazienti sopra i 55 anni, poiché mima il naturale declino della produzione di questo ormone legato all’età, con un profilo di sicurezza molto elevato.
- Antidepressivi a basso dosaggio: Alcuni farmaci con effetto sedativo possono essere utilizzati “off-label” per gestire l’insonnia cronica in soggetti che non possono assumere ipnotici classici.
Rimedi naturali e integratori
L’uso di sostanze naturali è molto diffuso, ma deve essere guidato dal buon senso e dalla supervisione medica, poiché “naturale” non significa privo di controindicazioni.
- Valeriana e Passiflora: Sono tra i fitoterapici più studiati. Possono aiutare nelle forme lievi di ansia e insonnia iniziale, ma la loro efficacia è modesta rispetto ai farmaci di sintesi.
- Melatonina: È particolarmente utile per regolare i ritmi circadiani, ad esempio in caso di jet-lag o per chi lavora su turni.
- Magnesio: Alcune evidenze suggeriscono che possa favorire il rilassamento muscolare e migliorare la qualità del sonno negli anziani.
- Tecniche di rilassamento: La mindfulness e il rilassamento muscolare progressivo sono supportati da prove scientifiche solide come coadiuvanti nella gestione dell’insonnia da stress.
Stile di vita e igiene del sonno
Lo stile di vita rappresenta la base fondamentale su cui poggia ogni altra terapia. Senza una corretta igiene del sonno, anche i farmaci più innovativi perdono di efficacia.
Il pilastro della prevenzione è la regolarità: il cervello umano ama la routine. È essenziale mantenere orari costanti per la sveglia, anche nei fine settimana, per non “disorientare” l’orologio biologico interno. La luce gioca un ruolo cruciale: l’esposizione alla luce solare durante il giorno favorisce la produzione notturna di melatonina, mentre l’uso di dispositivi elettronici (smartphone, tablet) prima di dormire dovrebbe essere evitato a causa della luce blu che inibisce il sonno.
L’alimentazione influisce direttamente sulla qualità del riposo. Pasti serali pesanti, ricchi di grassi o proteine animali, richiedono tempi di digestione lunghi che frammentano il sonno. Si raccomanda inoltre di sospendere l’assunzione di caffeina almeno 6 ore prima di coricarsi e di evitare l’alcol la sera: sebbene l’alcol possa aiutare ad addormentarsi più velocemente, altera profondamente la fase REM, causando risvegli precoci e un riposo di pessima qualità. Infine, l’attività fisica regolare è un potente alleato, purché non venga praticata nelle 3 ore precedenti il sonno, poiché l’aumento della temperatura corporea e dell’adrenalina potrebbe ostacolare l’addormentamento.
E i riposini durante il giorno?
Ci sono teorie e risultati di ricerca contrastanti sull’opportunità di concedersi un pisolino durante il giorno; in particolare si è cercato di valutare se:
- un riposo durante il giorno possa compensare il fatto di non dormire a sufficienza durante la notte,
- possa favorire o peggiorare la durata e la qualità del riposo notturno.
Di fatto non ci sono ancora risultati chiari ed al momento s’invitano i pazienti a sperimentare per capire la propria risposta individuale; l’opinione più comune prevede la possibilità di riposi estremamente ridotti, 15-20 minuti circa.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Cosa prendere per dormire?
Si raccomanda soprattutto di evitare il ricorso a farmaci sonniferi senza il preventivo parere medico, in quanto legati a potenziali effetti collaterali anche gravi (come la dipendenza).
Perché non riesco a dormire?
Tra le ragioni spesso sottovalutate non sono da dimenticare alcune cattive abitudini come mangiare troppo a cena, consumare un eccesso di caffeina o alcolici (che andrebbero evitati la sera); alcuni soggetti inoltre potrebbe manifestare difficoltà in caso di attività fisica svolta alla sera.
Tra le cause di insonnia secondaria ricordiamo invece altre patologie (ansia, depressione, dolore cronico, diabete, asma, ...) e l'effetto collaterale di alcuni farmaci.
L'elenco non è ovviamente esaustivo, ma vale ancora la pena sottolineare che alcuni individui entrano in un pericoloso vortice in cui ansia e insonnia si autoalimentano, a causa della preoccupazione legata alle difficoltà di addormentamento.
Insonnia, cosa fare quando non si riesce a dormire?
- disporre di una camera buia, silenziosa, fresca e usata solo per dormire
- rilassarsi a partire già da un'ora prima di coricarsi, per esempio con un bagno caldo o leggendo un libro
- andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora, weekend compresi,
- una volta nel letto evitare di fissare continuamente l'orologio, che in questi casi diventa una forte sorgente di ansia
- se dopo 20 minuti che si è nel letto non ci si fosse ancora addormentati è consigliabile invece alzarsi e dedicarsi a un'attività rilassante, per poi tornare a letto solo quando si avverte sonno,
- praticare attività fisica durante il giorno, ma non nelle ore serali,
- evitare pasti serali troppo abbondanti e non andare a dormire durante la digestione (nelle 2-3 ore dopo la cena),
- evitare caffeina, nicotina e alcolici nelle ore serali,
- evitare l'uso di strumenti elettronici prima di andare a dormire, in quanto la luce emessa è in grado di alterare i ritmi circadiani del sonno,
- evitare riposini durante il giorno, soprattutto se più lunghi di 10-15 minuti e dal tardo pomeriggio in poi.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.