Demenza senile: sintomi, decorso e cure

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Introduzione

Nasciamo e fin dai primi giorni della nostra vita iniziamo ad apprendere abilità cognitive ed emozionali: prima fra tutte, piangere. Col tempo impariamo anche a ridere, riconoscere i nostri cari e gli oggetti che ci circondano, chiamarli per nome, e poi camminare, mangiare da soli, lavarci e prenderci cura del nostro corpo, e ancora relazionarci con gli altri, studiare, lavorare.

Può accadere che tutto quello che si è acquisito nel corso della propria vita, cominci a poco a poco a perdersi all’interno della nostra memoria, e gradualmente ci si dimentica di cosa si sa fare, cosa si conosce e perfino chi si è: questo è quello che i medici chiamano demenza.

Spesso si parla di demenza utilizzando termini quali senilità o demenza senile, per la convinzione, molto diffusa ma errata, che un grave declino mentale possa essere ritenuto un aspetto normale dell’invecchiamento: non è così.

È vero che la demenza è una condizione clinica comune tra gli anziani, ma questo NON significa che sia fisiologica, cioè normale.

La demenza è una malattia del cervello (o meglio una sindrome, cioè un insieme di sintomi) caratterizzata da un decadimento della memoria e delle altre capacità del pensare, tale da interferire significativamente con la vita quotidiana, di relazione e professionale.

La demenza è frequente?

Secondo i dati disponibili attualmente, in Italia oltre un milione di persone è affetto da demenza, in particolare:

  • 1-5% dei soggetti oltre i 65 anni d’età,
  • con una prevalenza che raddoppia ogni 5 anni, giungendo a una percentuale superiore al 30% negli ultraottantenni.

Questi numeri sembrano destinati a crescere, in conseguenza dell’aumento della vita media della popolazione generale. Secondo i dati delle Nazioni Unite riguardanti la popolazione mondiale, si stima che il numero delle persone affette da una qualche forma di demenza continuerà a crescere drasticamente nei prossimi decenni.

Fotografia di due anziani e in particolare in primo piano le due mani una sull'altra appoggiate sul bastone.

iStock.com/oneinchpunch

Fattori di rischio

Il principale fattore di rischio per lo sviluppo di demenza sembra dunque proprio l’età avanzata, ma la ricerca ha evidenziato che può essere favorita anche da:

Riguardo al sesso femminile, in realtà, gli studi sono controversi; d’altra parte, se è vero che la demenza si riscontra con maggior frequenza nelle donne, è altrettanto vero che le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini.

Come si può osservare leggendo questo elenco, alcuni di questi fattori non sono purtroppo modificabili, è chiaro per esempio come sia sia impossibile intervenire su età e patrimonio genetico, ma di contro numerosi fattori risultano modificabili e su questi è possibile intervenire, riducendo quindi le probabilità di sviluppare un quadro di demenza (o ritardandone l’insorgenza).

Classificazione e cause

In base alla causa scatenante, le demenze vengono generalmente classificate in due grossi gruppi, cioè demenze:

  • primarie,
  • secondarie.

Le demenze primarie riconoscono un’origine degenerativa a carico delle cellule del cervello, chiamate neuroni, in altre parole le cellule del cervello si sono danneggiate in modo irreparabile e non comunicano più tra di loro, come normalmente accade, con la conseguenza che la parte del cervello in cui queste cellule si trovano comincerà a funzionare male, con la comparsa di disabilità per la persona colpita e severe ripercussioni sulla sua vita quotidiana.

Solitamente le prime cellule nervose ad essere danneggiate sono quelle dell’ippocampo, ossia il centro della memoria e dell’apprendimento del cervello, ed è per questo motivo che chi è colpito da demenza mostra fin da subito difficoltà nel ricordare le cose. Progressivamente anche i neuroni di altre aree del cervello vengono distrutti e con loro viene progressivamente intaccata anche la fitta rete di comunicazione neuronale che è alla base del pensiero, del movimento e delle sensazioni.

La forma più frequente di demenza primaria, presente nel 50-60% dei casi, è la malattia di Alzheimer, in cui le cellule del cervello vengono irrimediabilmente danneggiate a causa di elevate quantità di alcune proteine al loro interno.

Altre forme primarie di demenza, più rare, sono:

  • la malattia a corpi di Lewy,
  • la demenza fronto-temporale e malattia di Pick.

Alcune malattie neurologiche, quali il morbo di Parkinson, l’idrocefalo normoteso e la Corea di Huntington possono a loro volta causare demenza.

Le demenze secondarie, al contrario, sono causate da malattie e condizioni di varia natura; al primo posto troviamo le malattie vascolari come l’ictus, che riguardano il 10-20% dei casi di demenza. Nel 15% dei casi, inoltre, coesistono entrambe le forme di demenza, degenerativa e vascolare.

Ma la lista è lunga, e in un 5-20% dei casi la demenza è associata ad altre malattie o particolari condizioni potenzialmente reversibili, quali:

Sintomi iniziali

La demenza si manifesta con sintomi ampiamente variabili a seconda delle cellule e delle aree del cervello che vanno incontro al processo di degenerazione.

In generale i sintomi più comuni della demenza sono:

  • Perdita di memoria a breve e lungo termine: La memoria comincia a non funzionare più in modo efficace e si dimenticano date, appuntamenti, eventi importanti, nomi o si tende a chiedere più volte informazioni apprese di recente. Si possono perdere oggetti di uso comune come le chiavi, non ricordare dove si sono riposti e spesso lasciarli in luoghi insoliti. Diventa più frequente l’uso di note di promemoria e aumenta la necessità dell’aiuto dei familiari per ricordare qualcosa.
  • Difficoltà a concentrarsi, a fare calcoli e mantenere l’attenzione: Per svolgere anche semplici attività viene richiesto più tempo del previsto.
  • Difficoltà ad eseguire comuni attività quotidiane, come usare elettrodomestici, guidare l’auto verso un luogo familiare, svolgere il proprio lavoro.
  • Cambiamenti repentini dell’umore e della personalità: È come se la persona non fosse più la stessa, lo stato d’animo può passare da stati euforici a depressione, possono comparire in modo apparentemente inspiegabile agitazione, ansia, irritabilità e sentimenti di sospetto. Il paziente può rinunciare a ciò che un tempo amava fare, come hobby, attività sociali, sport ed è comune la tendenza a isolarsi dagli altri. Può sviluppare aggressività, sia verbale che fisica, specie nei confronti dei familiari che se ne prendono cura, ma anche compiere attività ripetitive, avere la tendenza a fuggire da casa (un tipico comportamento del paziente con Malattia di Alzheimer è camminare ininterrottamente per ore ed ore, senza meta e senza mostrare fatica, reagendo in modo brusco se qualcuno cerca di fermarlo).
  • Problemi nel parlare e nello scrivere: Il paziente potrebbe non essere in grado di intrattenere una normale conversazione, così come perdere la capacità di completare un pensiero o un discorso , magari semplicemente rinunciando a trovare le parole giuste. Può ripetere più volte la stessa frase, oppure non chiamare le cose con il loro nome. Difficoltà simili si manifestano anche nello scrivere.
  • Problemi visivi: Possono comparire disturbi legati alla difficoltà nella lettura, nella valutazione della distanza rispetto ad un oggetto, nel riconoscere colori o contrasti di luce/ombra. Posto davanti ad uno specchio, il paziente potrebbe non riconoscersi nell’immagine riflessa.
  • Confusione con tempi o luoghi: Il paziente colpito da demenza può perdere la consapevolezza del giorno, della stagione o dell’anno in cui si sta vivendo, o anche del posto in cui ci si trova e come ci si sia arrivati, o ancora avere difficoltà a ritornare a casa da solo e/o nel riconoscere il quartiere in cui si è sempre abitato.
  • Scarsa capacità di giudizio: Possono comparire comportamenti stravaganti come sperperare il denaro o assumere comportamenti non consoni in pubblico (disinibizione sessuale), perdita di interesse verso la cura e l’igiene della propria persona.
  • Disturbi del sonno, solitamente insonnia.

Leggendo questi sintomi è facile farsi prendere dalla paura di esserne interessati in prima persona, per esempio a chi non è mai capitato, specie agli anziani, di:

  • dimenticare un nome o una ricorrenza, per ricordarli magari in un secondo momento,
  • richiedere l’aiuto di qualcuno per impostare il forno o la tv,
  • confondere il giorno della settimana,
  • perdere le proprie cose di tanto in tanto,
  • compiere una scelta sbagliata,
  • irritarsi a sproposito,
  • sentirsi stanchi degli obblighi di lavoro o di famiglia,
  • errare un semplice calcolo o non trovare la parola giusta,

Tutto ciò non deve destare preoccupazione e farci credere di esserci ammalati di demenza: ricordiamo che la demenza è una malattia invalidante che comporta serie compromissioni della vita quotidiana, lavorativa e sociale e che richiede una diagnosi medica.

Decorso

La demenza è una malattia:

  • cronica,
  • progressiva
  • e per certi aspetti subdola.

Si manifesta poco alla volta e i sintomi solo in fase terminale diventano più gravi e conclamati, tali da impedire le comuni attività di vita e di relazione.

Il peggioramento dei sintomi è inevitabile, a causa del progressivo deterioramento sempre più esteso ed irreversibile che colpisce le cellule del cervello.

I sintomi in fase avanzata di malattia comprendono:

  • inabilità gravi nella lettura, scrittura e parola,
  • disturbi del movimento, come camminare, mantenere l’equilibrio, la posizione seduta o sostenere la testa,
  • disturbi nella masticazione e nella deglutizione, con serie difficoltà a nutrirsi (associato spesso alla mancanza di interesse nel cibo) o complicanze gravi come lo sviluppo di polmonite ab ingestis,
  • incapacità nel riconoscere i propri cari, scambiati per estranei,
  • inabilità completa nell’accudire sé stessi,
  • sintomi psicotici, quali vedere parenti deceduti o animali, sentire voci o rumori, deliri (che portano il paziente a portare avanti accuse di furto, infedeltà coniugale nonché sviluppare manie di persecuzione),
  • incontinenza severa,
  • stato vegetativo.

In base al tipo di demenza la durata del declino cognitivo può variare, ad esempio:

  • nella malattia di Alzheimer servono circa 8-10 anni in media dal momento della diagnosi clinica prima che sopraggiunga la morte, sebbene la variabilità individuale sia elevata,
  • nella demenza vascolare ci possono essere forme rapidamente progressive ed altre che evolvono più lentamente.

Diagnosi

Identificare precocemente una forma di demenza è fondamentale per pianificare l’assistenza e, dove possibile, intervenire sulle cause reversibili. Il percorso diagnostico moderno è multidisciplinare e mira a distinguere tra il normale invecchiamento, il deterioramento cognitivo lieve (MCI) e la demenza conclamata.

Valutazione clinica e test neuropsicologici

Il primo passo è una raccolta dettagliata della storia clinica (anamnesi), coinvolgendo necessariamente un familiare o un caregiver per raccogliere informazioni oggettive sui cambiamenti comportamentali e cognitivi. Il medico esegue quindi un esame obiettivo e una valutazione neurologica per escludere altre patologie.

Successivamente, vengono somministrati test standardizzati per misurare le diverse funzioni cerebrali. Tra i più comuni figurano:

  • Mini-Mental State Examination (MMSE): uno screening rapido per valutare orientamento, memoria e linguaggio.
  • Montreal Cognitive Assessment (MoCA): un test più sensibile per rilevare i primi segni di decadimento cognitivo.
  • Batterie neuropsicologiche complete: esami approfonditi condotti da specialisti per mappare con precisione le funzioni esecutive, la memoria visuo-spaziale e le abilità logiche.

Imaging e biomarcatori avanzati

Le tecniche di visualizzazione del cervello sono essenziali per confermare il sospetto clinico e differenziare le varie tipologie di demenza:

  • Risonanza magnetica (RM): è l’esame di scelta per osservare l’atrofia cerebrale (riduzione del volume di specifiche aree come l’ippocampo) e identificare lesioni vascolari o tumori.
  • Tomografia Computerizzata (TAC): utilizzata principalmente per escludere emorragie, idrocefalo o masse quando la risonanza magnetica non è eseguibile.
  • SPECT e PET: la PET con fluorodesossiglucosio (FDG) mostra il metabolismo cerebrale, mentre la PET amiloidea o per la proteina tau permette di visualizzare direttamente gli accumuli proteici tipici della malattia di Alzheimer.

In casi selezionati, l’analisi del liquido cerebrospinale (tramite puntura lombare) consente di misurare i livelli di beta-amiloide e tau, offrendo una precisione diagnostica elevatissima. Recentemente, si stanno diffondendo anche test sul sangue per questi stessi biomarcatori, sebbene il loro utilizzo sia ancora prevalentemente specialistico.

Esami per escludere cause reversibili

Per diagnosticare una demenza secondaria, il medico prescrive una batteria di esami di laboratorio volti a identificare condizioni trattabili che simulano la demenza:

Terapia

L’approccio terapeutico alla demenza ha l’obiettivo prioritario di preservare la qualità della vita, gestire i sintomi comportamentali e rallentare, per quanto possibile, il declino funzionale. Attualmente la gestione è multimodale e comprende terapie farmacologiche, interventi non farmacologici e modifiche dello stile di vita.

Opzioni farmacologiche

I farmaci attualmente approvati agiscono principalmente sui sintomi, migliorando la trasmissione dei segnali tra i neuroni:

  • Inibitori dell’acetilcolinesterasi (come donepezil, rivastigmina e galantamina): aumentano i livelli di acetilcolina, un neurotrasmettitore fondamentale per la memoria. Sono indicati nelle fasi lieve-moderate della malattia di Alzheimer e in altre forme come la demenza a corpi di Lewy.
  • Memantina: agisce su un altro neurotrasmettitore (glutammato) ed è indicata nelle fasi moderate o gravi.
  • Terapie innovative: sono stati recentemente sviluppati anticorpi monoclonali (come lecanemab e donanemab) mirati a rimuovere le placche di amiloide dal cervello. La loro disponibilità in Italia dipende dalle correnti autorizzazioni delle autorità regolatorie (EMA e AIFA) e sono riservati a casi molto precoci e selezionati.
  • Gestione dei sintomi neuropsichiatrici: per trattare agitazione, ansia o disturbi del sonno possono essere prescritti antidepressivi o, con estrema cautela e per brevi periodi, antipsicotici.

Interventi non farmacologici

Questi trattamenti sono essenziali per stimolare le capacità residue del paziente e ridurre lo stress del nucleo familiare:

  • Stimolazione Cognitiva e ROT (Reality Orientation Therapy): attività strutturate per mantenere il contatto con la realtà e allenare la memoria.
  • Terapia occupazionale: adatta l’ambiente domestico per rendere le attività quotidiane più semplici e sicure, riducendo il rischio di cadute e incidenti.
  • Logopedia e fisioterapia: utili per gestire rispettivamente i disturbi del linguaggio/deglutizione e per mantenere la mobilità fisica.
  • Interventi assistiti: la musicoterapia, l’arteterapia e la stimolazione sensoriale possono ridurre significativamente l’agitazione e migliorare il tono dell’umore.

Importanza dello stile di vita

Uno stile di vita sano rimane un pilastro della cura anche dopo la diagnosi. È dimostrato che mantenere una buona salute cardiovascolare (controllo di pressione e glicemia) rallenta la progressione della componente vascolare della demenza. L’attività fisica regolare, commisurata alle capacità del paziente, migliora il benessere psicofisico e può favorire il riposo notturno. Una dieta equilibrata, come quella mediterranea, assicura l’apporto di nutrienti protettivi, mentre il mantenimento di relazioni sociali e hobby stimolanti aiuta a contrastare l’isolamento e la depressione.

Prevenzione

Più che di misure di prevenzione , occorre parlare di sane abitudini che ogni persona dovrebbe seguire per proteggere la salute del proprio cervello e prevenire o ritardare lo sviluppo della demenza. Queste misure, stilate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ovviamente poggianti su una buona base di letteratura scientifica, comprendono:

  • praticare attività fisica (il fattore di crescita nervoso che protegge i nostri neuroni, ce ne sarà grato!); una vita attiva consente di ridurre il rischio di sviluppo di demenza in adulti sani, mentre è meno forte l’evidenza della sua utilità nei soggetti già affetti (ma ovviamente rimane indiscutibile anche in questi casi il beneficio cardiovascolare);
  • smettere di fumare,
  • seguire un’alimentazione ricca di prodotti anti-ossidanti (pesce, frutta, verdura), come efficacemente predicato dal modello mediterraneo; ai fini della salute cerebrale l’OMS sottolinea in particolar modo l’utilità di una dieta ricca di vitamine del gruppo B, E e acidi grassi polinsaturi;
  • in associazione ad un regime alimentare corretto, esistono alcune evidenze (in attesa di conferma) che legano la riduzione del peso in caso di obesità ad una riduzione del rischio di sviluppare demenza,
  • evitare gli abusi di alcool,
  • controllare regolarmente i valori di pressione arteriosa e, in caso di prescrizione, assumere regolarmente e scrupolosamente i farmaci previsti.
  • controllare regolarmente i valori di glicemia e, in caso di diabete, assumere regolarmente e scrupolosamente i farmaci previsti,
  • controllare regolarmente i valori di colesterolemia e trigliceridemia e, in caso di prescrizione, assumere regolarmente e scrupolosamente i farmaci previsti.

Mancano ad oggi evidenze forti che leghino la prevenzione di deficit cognitivi alla alla pratica di hobby che tengano allenata la mente (cruciverba, rebus, giochi da tavolo, suonare uno strumento musicale, imparare una seconda lingua, …) e del godimento di una rete di rapporti interpersonali ricchi e soddisfacenti, ma avendo ricadute comunque positive su altri aspetti emotivo-psicologici della persona si tratta ovviamente di indirizzi utili e consigliabili.

Utile infine controllare e trattare eventuali disturbi di vista o udito.

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