Introduzione
L’incontinenza urinaria è una condizione che consiste nella perdita involontaria di urina (pipì); per definizione questa perdita dev’essere osservabile e di entità tale da creare un disagio psicofisico in grado di ripercuotersi concretamente sulla qualità di vita della paziente.
Di norma le perdite involontarie di urina inizialmente vengono vissute come dei semplici malesseri, ma sul lungo periodo e di solito a seguito di peggioramento si trasformano in un disagio psicologico più profondo, che alimenta un sentimento di inadeguatezza, imbarazzo e vergogna.
La paziente colpita arriva pian piano ad isolarsi perché il problema si dimostra fortemente condizionante.
Si inizia evitando luoghi sconosciuti in cui non si ha la certezza della disponibilità dei servizi igienici, spesso limitando i rapporti sociali per la paura di avere odore di urina, oppure limitando o rifuggendo i rapporti sessuali; la stessa necessità del pannolone, infine può diventare causa di depressione.
Inoltre la diffusa credenza, peraltro sbagliata, che l’incontinenza sia associata solo all’invecchiamento, contribuisce a tenere nascosta la problematica, che quindi non viene affrontata con il medico anche quando magari più facilmente risolvibile.
Se è vero che l’incontinenza urinaria non è di per sé pericolosa per la salute (in casi rari può essere sintomi di condizioni gravi), si può tuttavia affermare con certezza che abbassa significativamente la qualità della vita.
Diagnosticando in tempo questo disturbo si possono ridurre drasticamente i disagi ed in molti casi lo si può risolvere efficacemente.
Non esistono statistiche ufficiali in merito, tuttavia alcune stime ipotizzano fino a 5 milioni di persone, solo in Italia, che ne soffrirebbero, in gran parte donne.

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Tipi di incontinenza
La vescica funziona come un serbatoio, la cui funzione è quindi quella di raccogliere le urine in attesa di poterle espellere.
Normalmente un individuo:
- avverte lo stimolo ad urinare,
- trattiene l’urina,
- cerca un servizio igienico oppure un luogo adatto,
- raggiunge il luogo
- rilascia volontariamente l’urina (minzione).
Il paziente che soffre di incontinenza urinaria non riesce a seguire l’ordine di questi passaggi., ma a seconda dei casi l’incontinenza può essere classificata come:
- incontinenza da sforzo, quando la perdita di urina sopraggiunge in presenza di uno sforzo fisico che aumenta la pressione addominale;
- incontinenza da urgenza, se la perdita di urina si presenta con un desiderio improvviso ed impellente di urinare;
- incontinenza mista, che si può manifestare sia per sforzo e sia per urgenza.
Queste forme sono le più comuni, tuttavia ne esistono di altre, anche se più rare:
- enuresi ,di solito notturna, rara nell’adulto;
- incontinenza continua goccia a goccia, condizione caratterizzata dall’urina che continua a fuoriuscire dall’uretra; di solito dipende da una lesione dello sfintere uretrale o da una vescica distrofica;
- incontinenza da rigurgito o iscuria paradossa, quando le normali minzioni sono sostituite dal traboccamento di urina tramite l’uretra a causa di una vescica molto distesa che ha perso la sua capacità contrattile o per un’ostruzione cronica.
È infine anche possibile che si verifichi uno sgocciolio appena dopo avere terminato la minzione.
Perché l’incontinenza colpisce soprattutto le donne?
Abbiamo visto che il disturbo colpisce soprattutto in età avanzata, ovvero sopra i 60 anni, tuttavia si può presentare a qualsiasi età: infatti un significativo 20% dei casi riguarda le donne al di sotto dei 30 anni e ben il 40% riguarda donne con età compresa tra i 30 e i 50 anni.
Cerchiamo ora di fare luce sugli aspetti e sui fattori che determinano una così alta percentuale di casi di incontinenza urinaria fra le donne. Sicuramente sono in parte legati all’anatomia femminile, ma tra le condizioni che predispongono all’insorgenza del disturbo si possono annoverare:
- stitichezza cronica, problema che colpisce soprattutto le donne,
- scarsa attività fisica che contribuisce all’aumento del peso corporeo, una delle condizioni favorenti l’insorgere del disturbo: anche fra i soggetti giovani che lasciano bruscamente un’attività fisica o sportiva può manifestarsi il problema,
- infezioni ricorrenti delle vie urinarie (cui le donne sono più soggette),
- depressione,
- menopausa dove il calo degli estrogeni, che sono in parte responsabili della tonicità muscolare, ne favorisce l’abbassamento del tono anche a livello pelvico,
- alcuni farmaci, in particolare gli antidepressivi, gli antipsicotici, gli anticolinergici, i diuretici, gli analgesici, i narcotici centrali, i sedativi, …
- fumo,
- in minor misura anche alcuni alimenti, come agrumi, aceto, pomodoro, tè e bevande gassate (in particolare se a base di caffeina).
Esistono poi fattori che aumentano il grado di incontinenza:
- il parto per via naturale è un fattore che predispone la donna a soffrire del disturbo, in quanto la regione pelvica risulta molto stressata, si pensi alla zona del perineo che spesso è anche incisa tramite episiotomia (incisione chirurgica durante il parto),
- interventi chirurgici nella zona pelvica, prima fra tutte l’isterectomia (rimozione dell’utero).
Oltre a questi tipi di fattori ne esistono altri più legati alla predisposizione dell’individuo (e quindi non modificabili):
- familiarità, le figlie di madri incontinenti hanno un rischio 3 volte più grande di soffrire del disturbo,
- malattie neurologiche, ad es. l’85% delle donne malate di Parkinson ne soffre così come il 50-80% di quelle affette da sclerosi multipla,
- prolasso genitale (per esempio della vescica).
Diagnosi
L’approccio diagnostico moderno all’incontinenza urinaria femminile è multidisciplinare e mira non solo a confermare la perdita di urina, ma soprattutto a identificarne la causa precisa per personalizzare il trattamento. Il percorso coinvolge tipicamente il medico di medicina generale, il ginecologo e l’urologo (o lo specialista uroginecologo).
Anamnesi e diario minzionale
Il primo passo è un colloquio approfondito (anamnesi) per valutare la frequenza, la gravità e le circostanze delle perdite. Un elemento cardine della diagnosi è il diario minzionale: la paziente registra per almeno tre giorni consecutivi l’orario e la quantità di liquidi assunti, il numero di minzioni e gli episodi di perdita. Questo strumento è fondamentale per distinguere tra incontinenza da sforzo e da urgenza.
Esame obiettivo
Durante la visita, il medico esegue un esame pelvico per valutare:
- La presenza e il grado di un eventuale prolasso degli organi pelvici (vescica, utero o retto).
- La tonicità dei muscoli del pavimento pelvico.
- L’integrità dei riflessi neurologici locali.
- Il “cough stress test”: si chiede alla paziente, a vescica piena, di tossire o compiere un piccolo sforzo per osservare l’eventuale fuoriuscita immediata di urina.
Esami di laboratorio e imaging
Per escludere altre condizioni, vengono solitamente prescritti:
- Esame delle urine e urinocoltura: essenziali per escludere un’infezione urinaria che può simulare o peggiorare i sintomi dell’incontinenza.
- Ecografia pelvica e urinaria: per valutare l’anatomia della vescica e dei reni e, soprattutto, per misurare il residuo post-minzionale (l’urina che rimane in vescica dopo aver cercato di svuotarla completamente).
Indagini di secondo livello (Urodinamica)
Nei casi più complessi, o quando si pianifica un intervento chirurgico, sono necessari esami funzionali approfonditi, coordinati spesso secondo le linee guida della Società Italiana di Urologia:
- Uroflussometria: misura la velocità e la forza del getto urinario.
- Cistomanometria: valuta come la vescica si riempie e a che pressione avverte lo stimolo.
- Studio pressione-flusso: analizza il comportamento della vescica durante la fase di svuotamento.
- Cistoscopia: una sonda con telecamera permette di visualizzare direttamente l’interno della vescica se si sospettano polipi, calcoli o altre anomalie strutturali.
Cura e terapia
L’obiettivo principale della terapia è il ripristino della continenza o, nei casi più complessi, la riduzione significativa delle perdite per migliorare la qualità della vita sociale e personale. Gli approcci terapeutici attuali seguono una progressione che va dalle strategie meno invasive alle soluzioni chirurgiche.
Modifiche dello stile di vita
Il primo intervento riguarda sempre le abitudini quotidiane, che possono influenzare drasticamente il controllo vescicale:
- Gestione dei liquidi: distribuire l’assunzione di acqua durante il giorno, evitandone l’eccesso nelle ore serali.
- Riduzione degli irritanti: limitare il consumo di caffeina, teina, alcol e bevande gassate che stimolano eccessivamente la muscolatura della vescica.
- Controllo del peso: l’obesità aumenta la pressione intra-addominale; una perdita di peso anche moderata (5-10%) può ridurre sensibilmente gli episodi di incontinenza da sforzo.
- Regolarizzazione intestinale: curare la stitichezza cronica riduce la pressione continua sul pavimento pelvico.
- Cessazione del fumo: la tosse cronica del fumatore è un fattore di stress meccanico costante per la vescica.
Riabilitazione del pavimento pelvico
Rappresenta la terapia di prima linea per l’incontinenza da sforzo e mista. Comprende:
- Esercizi di Kegel: consistono nella contrazione volontaria e ripetuta dei muscoli che sostengono l’uretra. Per essere efficaci, richiedono una guida iniziale da parte di un fisioterapista o un’ostetrica specializzata. È possibile approfondire leggendo come eseguire correttamente gli esercizi di Kegel.
- Biofeedback: l’uso di sensori permette alla paziente di visualizzare su uno schermo l’attività dei propri muscoli, imparando a isolarli correttamente.
- Elettrostimolazione funzionale: impulsi elettrici indolori aiutano a “risvegliare” e rinforzare i muscoli perineali deboli.
- Bladder Training (Rieducazione vescicale): indicato per l’incontinenza da urgenza, insegna alla paziente a resistere allo stimolo impellente, aumentando gradualmente gli intervalli tra le minzioni.
Terapia farmacologica
I farmaci vengono scelti in base alla tipologia di incontinenza:
- Per l’incontinenza da urgenza (Vescica Iperattiva): si utilizzano gli anticolinergici (come solifenacina o tolterodina) o, più recentemente, i Beta-3 agonisti (mirabegron, vibegron). Questi ultimi sono spesso preferiti per il migliore profilo di tollerabilità, riducendo effetti collaterali come bocca secca e stipsi. Per approfondire il tema, è utile consultare la sezione dedicata alla vescica iperattiva.
- Terapia ormonale locale: nelle donne in post-menopausa, l’applicazione di creme o ovuli a base di estrogeni può migliorare il trofismo dei tessuti uretrali e vaginali.
- Duloxetina: può essere indicata in casi selezionati di incontinenza da sforzo per aumentare il tono dello sfintere uretrale.
Trattamenti mini-invasivi e innovativi
- Iniezioni di tossina botulinica: iniettata direttamente nella parete vescicale tramite cistoscopia, aiuta a rilassare una vescica eccessivamente reattiva quando i farmaci non bastano.
- Neuromodulazione sacrale: un piccolo dispositivo (simile a un pacemaker) viene impiantato per regolare i segnali nervosi diretti alla vescica.
- Laser vaginale: trattamenti ambulatoriali mirano a rigenerare il collagene dei tessuti vaginali, migliorando il supporto all’uretra.
Chirurgia
La chirurgia è oggi estremamente efficace, specialmente per l’incontinenza da sforzo. La tecnica d’elezione prevede il posizionamento di sling sottouretrali (TVT o TOT): piccole benderelle di materiale sintetico che creano un supporto stabile per l’uretra, impedendo la fuga di urina durante gli sforzi. L’intervento è generalmente mini-invasivo, con tempi di recupero rapidi e un alto tasso di successo a lungo termine.
Le domande più frequenti
A chi rivolgersi in caso d’incontinenza?
Come curare l’incontinenza?
Quali sono le cause più comuni di incontinenza?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.