Introduzione
La sifilide è una malattia a trasmissione sessuale causata dal batterio Treponema pallidum.
È in grado di colpire uomini e donne in diversi distretti corporei:
- zona genitale,
- labbra,
- bocca,
- ano.
In genere la trasmissione avviene attraverso rapporti sessuali con pazienti infetti, ma il contagio può avvenire anche dalla madre al feto durante la gravidanza.
La fase iniziale della sifilide è caratterizzata dalla comparsa di una piccola ulcerazione indolore (sifiloma) e da un eventuale ingrossamento dei linfonodi più vicini. Se non trattata causa in seguito un rash cutaneo senza prurito, spesso a livello di mani e piedi.
In molti casi la malattia può purtroppo passare inosservata per anni, perché i sintomi vanno incontro a fluttuazioni nel tempo e possono sparire anche per lunghi periodi.
Le ulcerazioni causate dalla sifilide rendono inoltre più facile la trasmissione dell’HIV, durante i rapporti sessuali, sia in termini di rischio di essere contagiati che di contagiare
In caso di gravidanza la malattia può causare
- malformazioni e altri problemi di salute,
- aborto.
La diagnosi è in genere fatta semplicemente ricorrendo a un esame del sangue.
La prognosi della sifilide è generalmente ottima, perché facile da curare con antibiotici soprattutto quando diagnosticata precocemente; la prevenzione è possibile evitando rapporti occasionali e attraverso un uso corretto del preservativo, anche se purtroppo il rischio non viene azzerato.
Contagio
La sifilide è causata dal batterio Treponema pallidum, che visivamente si presenta al microscopio come un piccolo filamento a forma di spirale.

Shutterstock/Kateryna Kon
L’infezione si trasmette in genere tramite rapporto sessuale:
- genitale,
- orogenitale,
- anogenitale.
La sifilide è contagiosa durante gli stadi primario e secondario e, talvolta, all’inizio del periodo latente e i batteri penetrano nel corpo attraverso micro-tagli o abrasioni della pelle o delle mucose.
Meno frequentemente si diffonde attraverso uno stretto contatto diretto con una lesione attiva (per esempio, durante il bacio) o da una madre infetta al feto durante la gravidanza o al momento della nascita (sifilide congenita).
La sifilide non può invece essere contratta con la semplice condivisione dei sanitari, di indumenti o di posate, né da maniglie, piscine o saune.
Una volta curata la malattia non recidiva di suo, è però possibile ricontagiarsi avendo contatti con un soggetto con ulcera sifilitica; in altre parole non si acquisisce immunità.
Il rischio di trasmissione è di circa 30% nel caso di singolo rapporto con un soggetto con sifilide primaria, mentre il rischio di trasmissione materno-fetale è di 60–80%.
Sintomi
La sifilide allo stadio iniziale tipicamente non causa nessun sintomo. Se l’infezione non viene curata può tuttavia progredire infettando tutto il corpo.
Evolve generalmente in 3 stadi successivi, ognuno caratterizzato da sintomi diversi.
| Stadio | Descrizione | Segni e sintomi |
| Primario | Contagioso | Piccola ulcera (sifiloma) in genere non dolorosa, linfoadenopatia regionale |
| Secondario | Contagioso Si manifesta dopo settimane o mesi dallo stadio primario |
Manifestazioni cutanee spesso non specifiche, ulcere su mucose, perdita di capelli, febbre, altri sintomi generici |
| Latente | Asintomatico, non contagioso Può durare indefinitamente o evolvere in malattia terziaria |
Latente precoce (< 1 anno), talvolta con ricorrenza di lesioni infettive Latente tardiva (> 1 anno), raramente con ricorrenze; sierologia positiva |
| Terziario | Sintomatico, non contagioso | Classificato clinicamente in sifilide terziaria benigna, sifilide cardiovascolare o neurosifilide (neurosifilide asintomatica, meningovascolare, parenchimatosa; tabe dorsale) |
La sifilide primaria
I sintomi del primo stadio dell’infezione, che è chiamato sifilide primaria, compaiono di solito a 21 giorni dal rapporto sessuale con una persona infetta (tempo d’incubazione), ma questo periodo può variare da 10 a 90 giorni; una piaga rossa indolore chiamata sifiloma iniziale potrebbe comparire sui genitali, sull’area dove si trova l’infezione.
Più raramente possono comparire più ulcerazioni, ma in genere le sifiloma è unico, di forma rotondeggiante; compare nel punto di ingresso del virus nell’organismo, quindi normalmente a livello a genitale, e talvolta può passare inosservata. La durata è di circa 3-6 settimane, dopodiché va incontro a guarigione spontanea anche in assenza di trattamento, ma in questo caso l’infezione può progredire verso la forma secondaria.
La sifilide secondaria
Il secondo stadio inizia di norma settimane o mesi dopo la comparsa del sifiloma iniziale. I batteri della sifilide entrano nel sangue e questa si estende a tutto il corpo, causando sintomi molto diversi, che potrebbero essere:
- esantema fugace di natura congestizia (piccole ombre rosse),
- febbre,
- mal di testa,
- inappetenza,
- perdita di peso,
- mal di gola,
- dolore ai muscoli,
- dolore alle articolazioni,
- spossatezza generale,
- ingrandimento dei linfonodi,
- alopecia (perdita dei capelli).
Non compare prurito.
L’esantema della sifilide secondaria potrebbe manifestarsi sulle palme e sulle piante dei piedi, sulle braccia e sulle gambe; si tratta nella maggior parte dei casi di macchie rosse rotondeggianti, ma sono possibili manifestazioni anche leggermente diverse o addirittura così leggere da passare inosservate.
Macchie della pelle grige o bianche simili a una verruca, chiamate sifilodermi, potrebbero apparire nelle aree umide intorno alla bocca, all’ano e alla vagina. Queste lesioni sono piene di batteri e molto contagiose. Nel secondo stadio, la sifilide potrebbe colpire, anche il fegato, i reni e gli occhi, o causare meningite.
I sintomi della sifilide secondaria scompaiono spontaneamente dopo poche settimane ma, nonostante quest’apparente guarigione, in assenza di un’adeguata terapia l’infezione potrebbe avanzare verso il terzo stadio.
In alcuni casi, sia il primo che il secondo stadio, possono essere del tutto asintomatici.
Stadio latente
La fase latente (nascosta) della sifilide è il nome dato a un periodo di tempo in cui non ci sono segni o sintomi visibili, ma senza trattamento la persona infetta continuerà ad essere contagiosa.
Questa fase può durare in alcuni casi anche per anni, prima di progredire verso la forma terziaria.
La sifilide terziaria
I sintomi del terzo stadio potrebbero comparire anche a 10-30 anni di distanza, ma possono diventare fatali.
L’infezione può colpire numerosi organi e apparati, tra cui
- cervello,
- nervi,
- occhi,
- cuore,
- vasi sanguigni,
- fegato,
- ossa,
- articolazioni.
Immagini
È possibile visionare ulteriori immagini di lesioni dovuti ad infezione della sifilide alla seguente pagina (attenzione: data la natura delle immagini contenute si raccomanda la visione ad un pubblico adulto):
- Immagini sifilide su Wikipedia
- Immagini su SkinSight (è necessario cliccare singolarmente per consentire il caricamento dell’immagine)
Diagnosi
Il percorso diagnostico moderno per la sifilide si basa sulla combinazione di una valutazione clinica accurata e test di laboratorio altamente specifici. Poiché il batterio non è coltivabile nei comuni terreni di coltura, il medico si affida principalmente alla ricerca del DNA batterico o alla risposta immunitaria del paziente.
Esame clinico e test diretti
Durante la visita, il medico ispeziona accuratamente la pelle e le mucose alla ricerca del sifiloma primario o dei rash tipici della fase secondaria. Se è presente una lesione attiva, è possibile eseguire un tampone per la ricerca diretta del Treponema pallidum tramite:
- Test PCR: Una tecnica molecolare che identifica il materiale genetico del batterio. È estremamente precisa ed è l’esame d’elezione per le lesioni precoci, quando gli anticorpi non sono ancora rilevabili nel sangue.
- Microscopia in campo oscuro: Una tecnica storica, oggi meno utilizzata e sostituita dalla PCR, che permetteva di vedere i batteri vivi e in movimento prelevati direttamente dall’ulcera.
Esami del sangue: l’algoritmo diagnostico
La maggior parte delle diagnosi avviene tramite prelievo ematico. Oggi i laboratori utilizzano spesso il cosiddetto “algoritmo inverso”, che parte da test molto sensibili per identificare chiunque sia entrato in contatto con il batterio.
I test si dividono in due categorie principali:
- Test Treponemici (es. TPHA, FTA-ABS, EIA/CLIA): Questi esami cercano gli anticorpi specifici contro il Treponema. Sono i primi a diventare positivi e solitamente rimangono tali per tutta la vita, anche dopo una cura efficace. Per questo motivo, un TPHA o un test FTA-ABS positivo indica che la persona ha contratto la sifilide nel corso della sua vita, ma non dice se l’infezione è attuale o passata.
- Test Non Treponemici (es. VDRL, RPR): Misurano anticorpi prodotti in risposta al danno cellulare causato dal batterio. La loro importanza è fondamentale perché il “titolo” (la concentrazione) di questi anticorpi riflette l’attività della malattia. Un VDRL positivo con titolo alto suggerisce un’infezione attiva, mentre la sua negativizzazione o riduzione dopo la cura conferma il successo della terapia.
In caso di sospetta neurosifilide (coinvolgimento del sistema nervoso), il medico può richiedere una puntura lombare per analizzare il liquido cerebrospinale.
Pericoli
L’infezione aumenta il rischio di contagio da HIV, ovviamente solo nel caso di rapporti con partner che ne siano affetti, e aumenta il rischio di contagiare il partner nel caso in cui paziente con sifilide sia sieropositivo.
La sifilide, se non adeguatamente curata, può comportare gravi problemi di salute e danni, anche permanenti, a:
- occhi,
- grandi vasi sanguigni,
- cuore,
- ossa,
- sistema nervoso centrale (neurosifilide).
Una donna incinta che sia affetta da una malattia sessualmente trasmissibile potrebbe trasmetterla al suo bambino, anche in assenza di sintomi, per questa ragione sono previsti esami di screening durante le comuni verifiche di routine prenatali.
Cura e trattamento
L’obiettivo primario della terapia è l’eradicazione completa del Treponema pallidum per prevenire le complicazioni a lungo termine e interrompere la catena del contagio. La sifilide è una malattia batterica e, come tale, risponde in modo eccellente alla terapia antibiotica, a patto che questa venga somministrata correttamente sotto stretto controllo medico.
Protocolli antibiotici
Il farmaco d’elezione, considerato il gold standard internazionale, rimane la Penicillina G benzatima, somministrata per via intramuscolare. Nonostante i decenni di utilizzo, il batterio non ha mostrato resistenze significative a questo farmaco.
Il numero di somministrazioni dipende dallo stadio della malattia:
- Sifilide primaria, secondaria o latente precoce: In genere è sufficiente una singola iniezione intramuscolare.
- Sifilide latente tardiva o di durata ignota: Il protocollo prevede solitamente tre iniezioni, somministrate a intervalli settimanali.
- Neurosifilide: Richiede un trattamento più intensivo con penicillina somministrata per via endovenosa in ambito ospedaliero per circa 10-14 giorni.
Per i pazienti allergici alla penicillina, il medico può optare per alternative efficaci come la doxiclina o il ceftriaxone, sebbene la penicillina resti la scelta preferenziale, specialmente in gravidanza (dove in caso di allergia si può procedere alla desensibilizzazione ospedaliera).
Reazione di Jarisch-Herxheimer
Nelle prime 24 ore dopo la prima dose di antibiotico, alcuni pazienti possono manifestare febbre, brividi, mal di testa e dolori muscolari. Questa non è una reazione allergica, ma un fenomeno noto come reazione di Jarisch-Herxheimer, causata dalla rapida distruzione dei batteri nel sangue. Di solito si risolve spontaneamente in un giorno e può essere gestita con comuni antipiretici.
Monitoraggio e stile di vita
La guarigione clinica non coincide immediatamente con la guarigione sierologica. Dopo il trattamento, è indispensabile:
- Sottoporsi a test del sangue periodici (solitamente a 6 e 12 mesi) per monitorare la discesa del titolo VDRL o RPR.
- Astenersi da qualsiasi attività sessuale (inclusi rapporti orali) fino alla completa guarigione delle lesioni e alla conferma medica della fine del periodo di contagiosità.
- Informare tutti i partner sessuali avuti negli ultimi mesi affinché possano essere testati e, se necessario, curati. Questo è un atto di responsabilità fondamentale per prevenire il “re-contagio” e proteggere la salute pubblica.
- Effettuare uno screening completo per altre infezioni, in particolare per l’HIV, data l’alta frequenza di co-infezione.
Prevenzione
Poiché la sifilide è una malattia a trasmissione sessuale, il miglior modo per evitare di contrarla è di astenersi dai rapporti sessuali. L’attività sessuale con più di un partner o con con qualcuno che ha rapporti sessuali con più partner può aumentare il rischio di venire a contatto con l’infezione.
I preservativi, quando usati correttamente e costantemente, diminuiscono il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmesse, ma purtroppo nel caso della sifilide una piccola percentuale di rischio rimane perché non si può impedire il contatto con un eventuale sifiloma o altra ulcerazione in posizione diversa dalla porzione di mucosa coperta da preservativo.
Poiché spesso la sifilide non presenta sintomi evidenti, spesso non ci si rende conto di essere infetti, quindi chi è sessualmente attivo dovrebbe proteggersi regolarmente in modo da non evitare problemi di salute più seri.
Un paziente che ha curato la sifilide viene spesso invitato a fare ulteriori analisi per altre malattie sessualmente trasmesse, primo fra tutti l’HIV.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.
