Alopecia e capelli: cause, cure e rimedi

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Introduzione

Ogni giorno ciascuno di noi perde fino a 100 capelli, ma si tratta nella maggior parte dei casi di un ricambio del tutto fisiologico, compensato da un equivalente processo di ricrescita; molti uomini, e alcune donne, perdono invece i capelli man mano che invecchiano, processo che può verificarsi anche in presenza di specifiche malattie (problemi alla tiroide, diabete, lupus, …), durante terapie farmacologiche (si pensi ad esempio alla chemioterapia) e talvolta anche a causa di fattori quali stress e cattiva alimentazione.

Con il termine “alopecia” si intende la presenza di una o più aree glabre, ovvero prive di peli, in una qualsiasi area corporea, incluso il cuoio capelluto. L’alopecia non è solitamente associata ad altri sintomi ed ha una prognosi variabile in base alla causa che l’ha determinata.

Spazzola pieni di capelli residui

iStock.com/splain2me

Cause

Le cause che determinano alopecia sono molteplici, ma prima di elencarle, è necessario innanzitutto distinguere tra due tipi principali di alopecia:

  • cicatriziale: queste forme sono il risultato cicatriziale di un processo patologico che comporta la distruzione del follicolo pilifero e talvolta anche della cute circostante; nelle aree cutanee caratterizzate da alopecia cicatriziale i peli/capelli non potranno quindi più ricrescere.
  • non cicatriziale, dovute all’esito di un processo patologico che può talvolta andare incontro a risoluzione, con ricrescita parziale o completa di peli e/o capelli.

All’interno di ciascuno di questi due tipi di alopecia si distingue ulteriormente tra alopecie

  • ereditarie
  • e alopecie acquisite.

Le alopecie cicatriziali ereditarie sono condizioni fortunatamente molto rare che si trasmettono da genitore a figlio. Rientrano in questo gruppo di patologie:

  • l’aplasia cutis congenita, caratterizzata dall’assenza di epidermide e derma in una zona centrale del cuoio capelluto a causa dell’arresto dello sviluppo della cute durante la vita fetale;
  • l’incontinentia pigmenti, che si manifesta nelle bambine neonate con un’eruzione bollosa diffusa che esita in lesioni cicatriziali anche sul cuoio capelluto

Le alopecie cicatriziali acquisite, meno rare delle precedenti, si verificano a causa di un qualsiasi trauma fisico (ad esempio un’ustione da calore), chimico (ustione da caustici) o determinato da patologie infettive, autoimmuni, infiammatorie o tumorali.

  • Tra le patologie infettive, infezioni fungine come la tigna favosa ed il kerion ed infezioni virali come la varicella e l’herpes zoster possono esitare in aree cicatriziali; anche la follicolite decalvante di Quinquaud, un’infiammazione dei follicoli piliferi del cuoio capelluto con proliferazione di batteri Stafilococchi, può esitare in alopecia.
  • Tra le patologie cutanee autoimmuni, il lupus eritematoso discoide può determinare delle lesioni rilevate ed arrossate (placche eritematose) che nel 35% dei casi guariscono lasciando esiti cicatriziali; la morfea a colpo di sciabola è caratterizzata da una lesione biancastra lineare depressa rispetto alla cute circostante ed atrofica (ovvero sottile per distruzione di strati di cute sempre più profondi); aree cutanee atrofiche possono ritrovarsi anche nella sclerodermia sistemica progressiva; il pemfigoide cicatriziale di Brusting-Perry e l’epidermolisi bollosa acquisita sono malattie autoimmuni contraddistinte da lesioni bollose che, risolvendosi, possono dar luogo a esiti cicatriziali.
  • Tra le patologie infiammatorie il lichen planus pilaris, caratterizzato da papule (lesioni rilevate cutanee) secche attorno ai follicoli piliferi, e l’acne conglobata, forma particolarmente aggressiva di acne che colpisce i giovani con pelle scura, possono determinare entrambe alopecia cicatriziale;
  • I linfomi cutanei a cellule B (tumori dei linfociti che si localizzano sulla cute) sono caratterizzati da lesioni cutanee sotto forma di placche o noduli eritematosi che ulcerandosi possono esitare in cicatrici.

Le alopecie non cicatriziali ereditarie si verificano in alcune sindromi ittiosiche ereditarie (malattie caratterizzate da cute estremamente secca che appare come se fosse ricoperta da squame) o in situazioni di anomalie di struttura del capello (sindrome dei capelli impettinabili).

Le alopecie non cicatriziali acquisite sono essenzialmente di tre tipi:

  • L’alopecia androgenetica è la più comune e consiste in un diradamento progressivo dei capelli che si verifica a causa di un progressivo assottigliamento del fusto del capello; negli uomini il diradamento interessa più frequentemente la zona frontale e temporale (ovvero la zona del cuoio capelluto vicino le tempie) del cuoio capelluto; nella donna interessa la zona frontale e parietale (le parti laterali della testa). Questo tipo di alopecia è dovuta all’eccessiva attività di un enzima dal nome 5α-reduttasi di tipo II che, nel cuoio capelluto, trasforma l’ormone sessuale maschile testosterone nella sua forma più attiva, il diidrotestosterone. Quest’ultimo è responsabile dell’accelerazione della fase di crescita e quindi anche di involuzione del capello, che sotto l’effetto dell’ormone si assottiglia fino a cadere.

    Fotografia dall'alto di un uomo con alopecia androgenetica (calvizie)

    iStock.com/herkisi

  • L’alopecia areata è una caduta acuta di capelli che può avvenire in zone circoscritte del cuoio capelluto o può interessarlo diffusamente. La perdita di capelli in aree determinate del cuoio capelluto porta alla formazione di chiazze glabre tondeggianti o ovalari a margini netti e superficie liscia. Possono essere interessate anche le sopracciglia, la barba o altre sedi cutanee. Spesso associata a patologie autoimmuni (tiroidite di Hashimoto, vitiligine, gastrite atrofica), è dovuta probabilmente ad un processo autoimmune ovvero ad un’aggressione da parte di cellule del sistema immunitario (come i linfociti T) della matrice del capello, ovvero del capello alla sua origine dal follicolo pilifero: il fusto del capello aggredito è fragile ed assottigliato, “distrofico” per cui si spezza e cade. L’evento scatenante questo tipo di alopecia è solitamente un importante stress fisico (una malattia debilitante) o psicologico (una separazione, un lutto).

    Fotografia di esempio di uomo affetto da alopecia areata

    iStock.com/HeidiFrerichs

  • La tricotillomania è una forma di alopecia dovuta allo spezzamento dei capelli per trazione volontaria da parte del paziente. Si tratta di un gesto che viene eseguito in maniera ripetitiva e continua, tendenzialmente nel medesimo punto del cuoio capelluto, da parte di bambini o adolescenti che cercano, inconsciamente, di attirare l’attenzione. Questa condizione può talvolta trasformarsi in una vera e propria psicosi. Il fatto di spezzare i capelli in punti diversi (a volte vicino alla loro base, a volte nel mezzo del fusto) porta alla formazione di chiazze alopeciche di forma irregolare, non completamente glabre ma caratterizzate dalla presenza di capelli spezzati di diversi lunghezza.

Ricordiamo infine altre forme di alopecia, generalmente reversibili, dovute per esempio a:

  • stress,
  • farmaci (come nel caso della chemioterapia e della radioterapia),
  • cause ormonali (come ad esempio nel post-partum o in menopausa),
  • trattamenti aggressivi ai capelli.

Fattori di rischio

Ogni specifica condizione è associata a determinati fattori di rischio, ma generalizzando è possibile dire che:

  • può esserci una predisposizione genetica al disturbo (famigliarità),
  • il rischio di sviluppare alopecia aumenta con l’età,
  • malattie autoimmuni,
  • una perdita significativa di peso è talvolta associata ad una forma più o meno moderata, ma reversibile, di alopecia,
  • in caso di carenze alimentari (ferro, proteine) e/o malnutrizione,
  • stress.

Diagnosi

Il percorso diagnostico moderno per l’alopecia mira non solo a confermare la perdita dei capelli, ma soprattutto a identificarne la causa precisa tra le decine di varianti possibili. Una corretta diagnosi è il presupposto fondamentale per evitare terapie inefficaci e costose.

Esame clinico e anamnesi

Il primo passo consiste in un colloquio approfondito tra medico e paziente. Lo specialista valuta la rapidità della caduta, la familiarità per calvizie, l’eventuale presenza di prurito o dolore al cuoio capelluto, l’uso di farmaci e le abitudini alimentari. Segue l’esame obiettivo, durante il quale viene eseguito spesso il pull-test: il medico esercita una trazione delicata su un ciuffo di capelli per valutarne la resistenza e la fase del ciclo vitale in cui si trovano (se cadono con facilità o meno).

Tricoscopia (Dermatoscopia del cuoio capelluto)

Oggi considerata il “gold standard” non invasivo, la tricoscopia utilizza un video-dermatoscopio per analizzare il cuoio capelluto ad alti ingrandimenti. Questo esame permette di visualizzare dettagli invisibili a occhio nudo, come la variabilità del diametro dei capelli (segno tipico dell’alopecia androgenetica), la presenza di “capelli a punto esclamativo” (caratteristici dell’alopecia areata) o segni di infiammazione e cicatrizzazione intorno ai follicoli.

Esami di laboratorio

Per escludere cause sistemiche o carenziali, il medico prescrive solitamente un pannello di esami del sangue che include:

  • Dosaggio del ferro e della ferritina (i cui bassi livelli sono una causa comune di diradamento, specie nelle donne).
  • Funzionalità tiroidea (TSH, FT3, FT4).
  • Livelli di Vitamina D e Zinco.
  • Profilo ormonale (testosterone, DHEAS, prolattina), particolarmente indicato nelle donne con sospetta sindrome dell’ovaio policistico o altri segni di iperandrogenismo.

Biopsia cutanea

In casi dubbi o quando si sospetta un’alopecia cicatriziale (come il lichen planus pilaris o il lupus), è necessario eseguire una piccola biopsia del cuoio capelluto. Il prelievo di un frammento millimetrico di tessuto permette l’analisi istologica al microscopio, fondamentale per identificare il tipo di infiammazione che sta distruggendo i follicoli e impostare una terapia d’urto per salvare i capelli rimanenti.

Prognosi e complicazioni

La prognosi dipende dal tipo di alopecia in questione.

  • Nelle aree di alopecia cicatriziale i capelli e i peli non possono ricrescere.
  • Nelle alopecie non cicatriziali invece le possibilità di guarigione o di arresto della patologia sono buone, grazie anche all’introduzione di nuovi farmaci biologici.

In assenza di trattamento, talvolta anche nonostante le terapie, l’alopecia androgenetica nell’uomo può progredire fino alla calvizie, condizione che invece nella donna non avviene mai in forma totale.

L’alopecia areata oggi beneficia di una prognosi molto migliore rispetto al passato: sebbene possa ancora evolvere in alopecia totale o universale, i nuovi protocolli terapeutici permettono una ricrescita anche in casi precedentemente considerati resistenti.

La tricotillomania si associa talvolta alla tricofagia: i pazienti strappano i capelli e poi li ingeriscono, causando nei casi estremi, la formazione di tricobezoari (masse di capelli che ostruiscono l’intestino).

Cura

Gli obiettivi del trattamento variano in base al tipo di alopecia: si va dal rallentamento del diradamento nell’alopecia androgenetica, allo spegnimento dell’infiammazione autoimmune nell’alopecia areata, fino alla stabilizzazione delle forme cicatriziali. Le opzioni terapeutiche attuali integrano farmaci consolidati, nuove molecole biotecnologiche e tecnologie rigenerative.

Trattamenti per l’alopecia androgenetica

È la forma più diffusa e richiede costanza, poiché i risultati si rendono evidenti mediamente dopo 4-6 mesi di terapia.

  • Minoxidil: resta un pilastro del trattamento locale (lozioni al 2% o 5%). In casi selezionati e sotto stretto controllo medico, si sta diffondendo l’uso del minoxidil orale a bassissimo dosaggio, efficace per chi non tollera le lozioni.
  • Inibitori della 5-alfa reduttasi: La finasteride orale è il trattamento d’elezione per l’uomo. Oggi è disponibile anche in formulazione topica (lozione), che riduce drasticamente il rischio di effetti collaterali sistemici mantenendo un’ottima efficacia locale. In casi più resistenti può essere valutata la dutasteride.
  • Terapia laser a basso livello (LLLT): Caschi o fasce laser approvati per l’uso domiciliare che stimolano il metabolismo cellulare del follicolo.

Nuove frontiere per l’alopecia areata: i JAK-inibitori

La vera rivoluzione degli ultimi anni riguarda l’alopecia areata grave. Farmaci chiamati inibitori delle Janus Chinasi (come baricitinib e ritlecitinib) sono stati approvati specificamente per questa patologia. Questi medicinali agiscono “spegnendo” il segnale immunitario che aggredisce il capello, permettendo una ricrescita spesso completa anche in pazienti con alopecia universale. Restano comunque validi i trattamenti con cortisonici (iniezioni locali o somministrazione sistemica) per le forme meno estese.

Medicina rigenerativa e Chirurgia

Quando il diradamento è stabilizzato o i follicoli sono quiescenti ma ancora presenti, si può ricorrere a:

  • PRP (Plasma Ricco di Piastrine): un infiltrativo ottenuto dal sangue del paziente, ricco di fattori di crescita che stimolano la rigenerazione follicolare.
  • Autotrapianto di capelli: Con le tecniche moderne (FUE e FUT), è possibile prelevare singoli follicoli dalle zone dove non cadono mai (nuca) e trapiantarli nelle zone glabre. Il risultato oggi è estremamente naturale e duraturo, purché supportato da una terapia medica post-operatoria.

Gestione delle alopecie cicatriziali

Qui l’obiettivo è la “spegnimento” tempestivo della malattia. Si utilizzano farmaci antinfiammatori potenti, idrossiclorochina o immunosoppressori per arrestare la distruzione definitiva del follicolo.

Stile di vita e supporto

Sebbene l’alopecia sia spesso determinata da fattori genetici o immunitari, uno stile di vita sano supporta la salute dei capelli. Una dieta ricca di proteine, ferro, zinco e biotina fornisce i “mattoni” necessari alla sintesi della cheratina. In situazioni di stress cronico, il supporto psicologico è parte integrante della cura, specialmente in patologie come la tricotillomania o nelle forme di alopecia con forte impatto sull’autostima e sulla vita sociale.

Prevenzione

Non esistono purtroppo misure di prevenzione specifiche, mentre da un punto di vista generale per la salvaguardia della salute del capello si consiglia di:

  • evitare pettinature che prevedano trecce o elastici stretti in caso di capelli già indeboliti,
  • lavare ed asciugare sempre delicatamente i capelli, massaggiando e tamponando più che strofinare,
  • non eccedere in frequenza con i trattamenti aggressivi (permanente, colore, …),
  • attenersi ad una regolare igiene del capello, che tuttavia non deve essere eccessivamente frequente,
  • proteggere i capelli dai raggi UV,
  • smettere di fumare (fonte).

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.
  • Italian Society of Dermatology and Venereology (SIDeMaST) – Guidelines on Alopecia.
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