Vitiligine della pelle: cause, sintomi, cura e terapia

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Cos’è la vitiligine?

Iniziamo col dire cosa NON è:

  • La vitiligine non è una malattia pericolosa per la salute.
  • Non è una forma di cancro della pelle,
  • non è un’infezione
  • e sicuramente non è contagiosa.

La maggior parte dei ragazzi che hanno chiazze sono sani, esattamente come tutti gli altri.

La vitiligine è un disturbo della pigmentazione causato dalla distruzione dei melanociti (le cellule che producono il pigmento) della pelle.

Causa la comparsa di chiazze bianche in varie parti del corpo, ma può arrivare a colpire anche le mucose (occhi, bocca, naso).

Talvolta i capelli che crescono in un’area colpita da vitiligine diventano bianchi.

La condizione si verifica quando le cellule responsabili della colorazione della pelle vengono distrutte. L’osservazione che la malattia tende a essere più comune in soggetti affetti da malattie autoimmuni (in particolare della tiroide) conferma che la vitiligine stessa è una patologia autoimmune mediata da linfociti T che attaccano erroneamente i melanociti.

Fa la sua comparsa in genere prima dei 40 anni e le macchie sono più comuni dove la pelle è esposta al sole.

Sebbene sia una condizione cronica, oggi disponiamo di protocolli terapeutici avanzati che permettono di stabilizzare la progressione e ottenere una soddisfacente ripigmentazione nella maggior parte dei pazienti, di concerto con lo specialista dermatologo.

Una delle caratteristiche più peculiari della vitiligine è la ridotta suscettibilità della pelle depigmentata verso la comparsa di tumori della pelle come il melanoma, fenomeno legato all’iperattività del sistema immunitario in quelle zone, sebbene la protezione solare resti imprescindibile.

Schiena di una donna affetta da vitiligine

iStock.com/shurkin_son

Cause

La caratteristica decolorazione della pelle è causata dalla mancanza di un pigmento chiamato melanina, normalmente prodotto da specifiche cellule (melanociti) responsabile del colore che assume.

La vitiligine si verifica quando i melanociti muoiono o smettono di produrre melanina, a causa di un’aggressione immunitaria mirata.

La causa risiede in un disturbo autoimmune, ovvero una condizione in cui il sistema immunitario identifica erroneamente i melanociti come una minaccia esterna.

Esiste quasi sicuramente una predisposizione genetica, ma la ricerca dimostra una trasmissione ereditaria complessa e l’intervento di fattori ambientali (alcuni soggetti hanno riferito che un singolo evento, come un colpo di sole o uno stress emozionale, ha scatenato la vitiligine, fungendo da trigger per un processo autoimmune già latente).

Fattori di rischio

Circa lo 0,1 – 2,0% della popolazione mondiale soffre di vitiligine; può insorgere a qualsiasi età, ma è stata osservata più frequentemente nei primi due decenni di vita.

Il disturbo interessa ugualmente ambedue i sessi e tutti i gruppi etnici; è però più evidente nei soggetti con pelle scura.

La vitiligine sembra essere un po’ più frequente in soggetti con alcune malattie autoimmuni, come

Talvolta l’andamento della vitiligine è famigliare: i figli dei soggetti affetti hanno maggiori probabilità di soffrirne, ma non è la regola.

La ricerca ha individuato più di 30 geni connessi con la malattia, coinvolti nella funzionalità del sistema immunitario o nella biologia dei melanociti. Ogni variazione rappresenta un contributo al rischio complessivo, ma sono necessari trigger ambientali per innescare l’attacco verso la pelle.

In ultima analisi, la condizione deriva da una combinazione di fattori genetici, stress ossidativo cellulare e risposte immunitarie anomale.

Sintomi

In genere, la vitiligine si manifesta inizialmente con la comparsa di macchie bianche sulla pelle.

Le zone più frequentemente colpite sono le parti esposte al sole, come

  • mani,
  • piedi,
  • braccia,
  • viso,
  • labbra.

Altre aree spesso interessate sono ascelle e inguine, nonché il contorno della bocca, gli occhi, le narici, l’ombelico, i genitali e il retto.

La vitiligine di solito segue una di queste tre forme:

  • Forma focale: depigmentazione circoscritta a una zona o poco più.
  • Forma segmentale: le chiazze depigmentate interessano un solo lato del corpo.
  • Forma generalizzata: il tipo più frequente. La depigmentazione interessa i due lati del corpo, simmetricamente.

Vitiligine generalizzata

La forma generalizzata può iniziare a qualsiasi età e tende a progredire in modo intermittente nel corso della vita del paziente. Produce una decolorazione fortemente simmetrica nella sua distribuzione, ossia simile su entrambi i lati del corpo (per esempio una macchia sul braccio probabilmente sarà sovrapponibile a una presente sull’altro arto).

La decolorazione inizia e si distribuisce progressivamente su

  • dita delle mani,
  • piedi,
  • polsi,
  • gomiti,
  • ascelle,
  • zona intorno alla bocca e agli occhi.

Questa spiccata simmetria è un segno distintivo del coinvolgimento del sistema immunitario sistemico e rappresenta un criterio fondamentale per la diagnosi.

Vitiligine unilaterale

La vitiligine unilaterale (segmentale) differisce da quella generalizzata in molti aspetti importanti: esordisce più comunemente nei bambini e nei giovani adulti, per poi progredire per un periodo limitato, di solito 1-2 anni, e quindi assestarsi definitivamente. Interessa un solo lato del corpo, seguendo spesso il percorso di un nervo cutaneo (dermatomero).

Oltre alle chiazze bianche sulla pelle, i soggetti affetti da vitiligine possono notare l’incanutimento precoce di capelli, sopracciglia, ciglia e barba (poliosi). Nei soggetti di pelle scura, si possono evidenziare aree depigmentate all’interno delle mucose della bocca.

Credit: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Vitiligo03.jpg

Può peggiorare?

Le forme focale e segmentale di vitiligine tendono a stabilizzarsi in tempi relativamente brevi e raramente si diffondono oltre l’area iniziale.

La forma generalizzata ha invece un decorso meno prevedibile. Nella maggior parte dei casi è progressiva, con l’alternanza di lunghi periodi di stabilità e fasi di rapida estensione delle chiazze.

L’estensione può essere influenzata da fattori esterni come il fenomeno di Koebner (comparsa di nuove macchie in zone soggette a traumi, sfregamenti o ustioni) e lo stress psicofisico.

Sebbene la progressione possa essere estesa, i trattamenti moderni mirano oggi non solo alla ripigmentazione ma soprattutto alla stabilizzazione della malattia per prevenire la comparsa di nuove aree depigmentate.

Percorso diagnostico

La diagnosi di vitiligine è primariamente clinica e si avvale di strumenti non invasivi che permettono allo specialista di confermare il sospetto e valutare l’attività della malattia.

Esame obiettivo e lampada di Wood

Il dermatologo analizza la distribuzione e le caratteristiche delle chiazze durante l’esame obiettivo. Un passaggio fondamentale è l’ispezione con la lampada di Wood, una luce ultravioletta che, in una stanza buia, rende le macchie di vitiligine di un bianco latteo brillante e dai bordi netti. Questo esame è cruciale per identificare aree di depigmentazione iniziale non ancora visibili a occhio nudo, specialmente nei pazienti con carnagione chiara.

Anamnesi e valutazione dell’attività

Il medico indagherà la storia clinica del paziente ricercando segni di stabilità o progressione, come la comparsa di nuove macchie negli ultimi mesi o la presenza del fenomeno di Koebner (lesioni che compaiono dopo un graffio o una pressione prolungata). Verrà verificata la familiarità per la vitiligine o per altre patologie del sistema immunitario.

Screening per patologie associate

Data la frequente associazione con altri disturbi, il protocollo diagnostico prevede solitamente esami del sangue per monitorare:

  • La funzionalità tiroidea e la presenza di anticorpi anti-tiroide (per escludere la tiroidite di Hashimoto o il morbo di Basedow/ipertiroidismo).
  • I livelli di vitamina B12 per escludere l’anemia perniciosa.
  • La ricerca di anticorpi antinucleo (ANA) se si sospettano altre malattie sistemiche.

In casi rari e dubbi, può essere eseguita una piccola biopsia cutanea: l’esame istologico confermerà la totale assenza di melanociti nelle zone colpite. In alcuni pazienti, può essere suggerita una visita oculistica per escludere l’uveite, un’infiammazione oculare raramente associata alla condizione.

Trattamento e gestione clinica

Il panorama terapeutico della vitiligine ha subito una trasformazione radicale grazie alla comprensione dei meccanismi molecolari della malattia. L’obiettivo non è più solo il camouflage estetico, ma la stabilizzazione del sistema immunitario e il richiamo dei melanociti dai follicoli piliferi verso la pelle.

La strategia terapeutica viene personalizzata in base all’estensione (espressa tramite indici come il VASI – Vitiligo Area Scoring Index), alla localizzazione e all’impatto psicologico sul paziente.

Terapie farmacologiche topiche

Per le forme localizzate o iniziali, i farmaci di prima linea includono:

  • Corticosteroidi topici: efficaci per ridurre l’infiammazione, vanno usati con cautela sotto controllo medico per evitare l’assottigliamento cutaneo.
  • Inibitori della calcineurina (tacrolimus e pimecrolimus): non contengono cortisone e sono sicuri per l’uso prolungato su aree delicate come viso, palpebre e genitali.
  • JAK inibitori topici (come ruxolitinib): rappresentano la frontiera più avanzata. Questi farmaci agiscono bloccando specificamente le vie di segnalazione che portano alla distruzione dei melanociti, mostrando tassi di ripigmentazione del viso molto elevati.

Fototerapia narrowband (UVB a banda stretta)

La fototerapia NB-UVB è considerata il trattamento d’elezione per la vitiligine generalizzata. Svolta in cabine ambulatoriali 2-3 volte a settimana, stimola la migrazione delle cellule pigmentate e modula la risposta immunitaria locale. È una terapia sicura, utilizzabile anche nei bambini e in gravidanza, che richiede costanza per mostrare i massimi benefici (generalmente dopo 3-6 mesi di trattamento).

Trattamenti sistemici e chirurgia

Nelle fasi di rapida progressione (“vitiligine attiva”), il medico può prescrivere brevi cicli di corticosteroidi orali a basso dosaggio (mini-pulsazioni) per “spegnere” l’attacco immunitario e stabilizzare le macchie.

Per i pazienti con vitiligine stabile da almeno 12 mesi che non rispondono alle cure mediche, sono disponibili opzioni chirurgiche come i trapianti di pelle (mini-innesti) o la sospensione cellulare di melanociti e cheratinociti, che permettono di ripigmentare aree dove il pigmento è completamente assente.

In casi estremi di vitiligine universale (oltre l’80% del corpo), si può optare per la depigmentazione della pelle residua con monobenzone, per ottenere un colorito uniforme ed eliminare il forte contrasto estetico.

Stile di vita e protezione solare

La gestione quotidiana gioca un ruolo chiave nel successo della terapia:

  • Fotoprotezione: Le macchie di vitiligine mancano di melanina naturale e si scottano facilmente. L’uso di creme solari ad ampio spettro è obbligatorio non solo per prevenire ustioni, ma anche per evitare che la pelle sana si abbronzi troppo, rendendo le macchie più evidenti.
  • Gestione dello stress: Poiché lo stress può agire da trigger, tecniche di rilassamento e un adeguato supporto psicologico sono parti integranti della cura.
  • Cosmesi medica: L’uso di prodotti camouflage specifici o autoabbronzanti a base di diidrossiacetone (DHA) può migliorare significativamente la qualità della vita durante i mesi necessari affinché le terapie mediche facciano effetto.

Fonti e bibliografia

    • niams.nih.gov
    • Vitiligo – Naila Ahmed jan; Sadia Masood
    • Linee Guida SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse)

 

Adattamento a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo

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