Introduzione
La gonorrea (blenorragia) è una malattia sessualmente trasmessa ed è talvolta chiamata volgarmente scolo, a causa della possibile perdita di liquido dal pene. È più comune nei soggetti giovani (a causa delle abitudini sessuali) e il batterio responsabile è in grado di infettare
- il tratto genitale,
- la bocca
- o l’ano
durante i rapporti sessuali
- vaginali,
- orali
- o anali
con un partner infetto.
Una donna in gravidanza, se contagiata, può trasmettere l’infezione al neonato al momento del parto.
La gonorrea non sempre si manifesta attraverso sintomi evidenti:
- Negli uomini può manifestarsi come dolore durante la minzione e perdite dal pene; se non trattata può causare problemi a prostata e testicoli.
- Nelle donne i primi sintomi della gonorrea sono spesso lievi, mentre nelle fasi più avanzate può causare sanguinamento vaginale, dolore durante la minzione e perdite vaginali. Se non curata può causare la malattia infiammatoria pelvica, una condizione in grado di causare danni permanenti alla fertilità e problemi durante la gravidanza.
La diagnosi avviene in genere mediante test di laboratorio e il trattamento prevede la somministrazione di antibiotici, che purtroppo negli ultimi anni sta diventando sempre più ostico a causa dell’aumento dei ceppi resistenti.
L’uso corretto del preservativo del lattice riduce notevolmente, anche se purtroppo non elimina, il rischio di trasmissione.
Rappresenta a livello mondiale la seconda più diffusa malattia sessualmente trasmessa di tipo batterico, dopo la clamidia; benché in Italia il numero di casi sia in assoluto relativamente ridotto, nel mondo si verificano ogni anno milioni di contagi e, a causa della comparsa di ceppi resistenti a molti antibiotici, l’infezione rappresenta una sfida particolarmente ostica per la comunità medica.
Causa e trasmissione
La gonorrea è causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae, che può infettare le mucose dell’apparato genitale maschile e femminile, oltre alle mucose di bocca, gola, occhi e retto.

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L’infezione viene trasmessa attraverso il contatto sessuale con il pene, la vagina, la bocca o l’ano di un partner infetto; non è necessario che avvenga l’eiaculazione per la trasmissione.
Statisticamente è più probabile la trasmissione da uomini a donne che viceversa.
Contrarre e curare la gonorrea non permette di acquisire immunità, si può quindi essere nuovamente contagiati in caso di nuovi rapporti con partner infetti.
Donne incinte contagiate dalla malattia possono trasmettere l’infezione al neonato al momento del parto.
Sintomi
Si stima purtroppo che più della metà delle donne e circa un soggetto su cinque degli uomini infetti siano asintomatici; si tratta di un grosso problema perché in assenza di disturbi questi pazienti sono in grado di contagiare inconsapevolmente tutti i partner sessuali, oltre a esporre loro stessi al rischio di complicazioni anche gravi.
Il tempo d’incubazione, variabile a seconda delle fonti, è compreso tra 1 e 14 giorni.
Uomini
Molti uomini contagiati dalla gonorrea sono e rimangono asintomatici, ossia non presentano alcun sintomo; quando presenti i segni e i sintomi dell’infezione uretrale includono
Nel caso in cui subentri anche un’epididimite, ossia un’infezione dell’epididimo (un piccolo canale percorso dagli spermatozoi durante l’eiaculazione), il paziente può lamentare anche dolore e gonfiore testicolare o scrotale.
Donne
La maggior parte delle donne con gonorrea non presenta alcun sintomo e, anche quando presenti, questi sono spesso così lievi e aspecifici da venire scambiati per disturbi più comuni come una cistite o un’infezione vaginale. Tra i sintomi possono infatti comparire:
- disturbi e difficoltà ad urinare,
- perdite vaginali,
- sanguinamento vaginale.
Le donne affette da gonorrea sono a rischio di sviluppare gravi complicazioni indipendentemente dalla presenza o dalla gravità dei sintomi dell’infezione.
Altre localizzazioni
I sintomi dell’infezione rettale in uomini e donne possono presentarsi attraverso la comparsa dei sintomi tipici della proctite, quali ad esempio
- perdite,
- prurito anale,
- dolore,
- sanguinamento
- o dolori intestinali,
ma più spesso rimane del tutto asintomatica.
L’infezione faringea (gola) può causare mal di gola, ma di solito è asintomatica.
Complicazioni
Un’infezione da gonorrea non trattata può causare complicazioni gravi e permanenti all’apparato riproduttivo, sia maschile che femminile; a causa della diffusione di ceppi resistenti, questa considerazione richiede un’attenzione medica costante.
Nelle donne la gonorrea può diffondersi fino all’utero a alle tube di Falloppio, dove è in grado di causare la malattia infiammatoria pelvica (PID), con sintomi più o meno gravi, ma soprattutto con la possibilità di danneggiare in modo irreparabile le tube e causare così infertilità. Può inoltre aumentare il rischio di gravidanza ectopica.
Negli uomini la gonorrea può essere complicata dalla comparsa di epididimite, che in rari casi può essere causa di infertilità.
Nei casi peggiori, quando viene trascurata, l’infezione può diffondersi nel sangue e causare infezione gonococcica disseminata, una condizione pericolosa per la vita e caratterizzata da
La gonorrea non trattata può aumentare il rischio di contagio e trasmissione del virus dell’HIV.
Gravidanza
Per le donne incinte, la gonorrea non curata aumenta il rischio di:
- aborto spontaneo,
- nascita prematura
- basso peso alla nascita,
- rottura prematura delle acque.
Può inoltre contagiare il neonato al momento del parto, esponendolo al rischio di gravi complicazioni, tra cui:
- cecità,
- infezione delle articolazioni,
- infezione del sangue pericolosa per la vita.
Diagnosi
La diagnosi moderna della gonorrea ha fatto passi da gigante grazie all’impiego di tecnologie molecolari che permettono di identificare il batterio Neisseria gonorrhoeae con estrema precisione, anche quando la carica batterica è bassa o il paziente non presenta sintomi. Il percorso diagnostico inizia solitamente con un colloquio clinico per valutare i fattori di rischio e la natura dei sintomi.
Test molecolari (NAAT)
L’esame d’elezione oggi è rappresentato dai test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT). Questi test ricercano direttamente il DNA o l’RNA del batterio e sono considerati il gold standard per sensibilità e specificità. I campioni possono essere raccolti in diversi modi:
- Negli uomini: Si preferisce solitamente l’analisi del primo mitto urinario (la primissima parte della pipì emessa al mattino o dopo almeno un paio d’ore dall’ultima minzione).
- Nelle donne: Il campione più attendibile è il tampone vaginale o endocervicale. Attualmente, le linee guida confermano che il tampone vaginale auto-prelevato dalla paziente ha la stessa accuratezza di quello eseguito dal medico.
- Siti extra-genitali: Poiché la gonorrea può localizzarsi in aree diverse dai genitali, in base alle abitudini sessuali riferite, il medico può richiedere tamponi faringei (gola) o rettali. È fondamentale testare questi siti poiché l’infezione orofaringea o rettale è quasi sempre asintomatica e non può essere rilevata da un esame delle urine.
Esame colturale e antibiogramma
Nonostante la rapidità dei test molecolari, l’esame colturale (far crescere il batterio in laboratorio) rimane indispensabile in contesti specifici. È l’unico metodo che permette di eseguire un antibiogramma completo, ovvero testare a quali antibiotici il batterio è ancora sensibile. Questo passaggio è cruciale se i sintomi persistono dopo la cura o se si sospetta un ceppo resistente.
Screening completo
Data la frequente sovrapposizione delle infezioni, chiunque risulti positivo alla gonorrea deve essere testato per altre malattie sessualmente trasmesse. È prassi clinica raccomandata eseguire contemporaneamente test per la clamidia, la sifilide e l’ HIV.
Cura e trattamento
L’obiettivo della terapia è l’eliminazione completa dell’infezione per prevenire danni permanenti agli organi riproduttivi e bloccare la trasmissione ad altre persone. A causa della crescente capacità del gonococco di resistere ai farmaci, il trattamento non deve mai essere basato sul “fai da te” ma deve seguire rigorosamente i protocolli medici aggiornati.
Terapia antibiotica di prima linea
Le attuali linee guida internazionali e nazionali indicano come trattamento preferenziale la somministrazione di una dose singola di antibiotico ad alta efficacia:
- Ceftriaxone: Viene somministrato tramite un’unica iniezione intramuscolare. Il dosaggio è stato recentemente aumentato (solitamente 1 grammo) per contrastare la ridotta sensibilità di alcuni ceppi. Il ceftriaxone rimane oggi il farmaco più efficace e affidabile.
- Trattamento combinato: Spesso, se non è possibile escludere con certezza un’infezione concomitante da clamidia, il medico associa al ceftriaxone un secondo antibiotico, come la doxiciclina (da assumere per bocca per 7 giorni).
- Opzioni per allergici: In caso di accertata e grave allergia alle cefalosporine, esistono protocolli alternativi che prevedono l’uso di gentamicina (iniettabile) combinata con azitromicina orale, sotto stretto controllo medico.
Gestione dei partner e follow-up
La cura ha successo solo se estesa alla rete dei contatti sessuali. È imperativo avvisare tutti i partner avuti nei 60 giorni precedenti la diagnosi affinché possano sottoporsi a test e trattamento, anche se non avvertono alcun disturbo. Questo evita il rischio di reinfezione immediata (effetto ping-pong).
Durante la cura e fino alla scomparsa totale dei sintomi, è necessario astenersi da qualsiasi tipo di rapporto sessuale. In alcuni casi, specialmente se i sintomi non svaniscono o se si tratta di infezioni faringee (più difficili da eradicare), il medico richiederà un test di guarigione (Test of Cure) da eseguire circa 7-14 giorni dopo la fine della terapia per confermare l’avvenuta guarigione.
Stile di vita e prevenzione delle complicanze
Non esistono rimedi naturali, integratori o diete in grado di curare la gonorrea. L’unica misura efficace nello stile di vita è la prevenzione primaria. Sebbene l’antibiotico elimini il batterio, non può riparare i danni strutturali già causati (come le cicatrici alle tube di Falloppio). Pertanto, la tempestività nel consultare un medico ai primi sintomi o dopo un rapporto a rischio è il fattore determinante per la salute futura. Una volta terminata la cura con successo, l’uso corretto e costante del preservativo rimane l’unico modo per prevenire nuovi contagi, poiché l’infezione non lascia alcuna protezione immunitaria.
Prevenzione
Poiché la gonorrea si diffonde attraverso il contatto sessuale, il miglior modo di prevenirla rimane l’astinenza. Il contatto sessuale con più di un partner o con qualcuno che ha più di un partner aumenta il rischio di contrarre qualsiasi tipo di malattia sessualmente trasmessa.
Se usato in maniera corretta e costante, il preservativo può diminuire il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale, ma purtroppo non eliminarlo.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.