Candida vaginale: sintomi, cura, rimedi e prevenzione

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Cos’è la candida

La candidosi (o candidiasi) è un’infezione fungina causata da lieviti appartenenti al genere Candida. Si possono individuare almeno 20 specie diverse in grado di causare un’infezione negli esseri umani, ma la più comune è la Candida albicans.

Le infezioni vaginali da candida sono molto comuni tra le adolescenti e le donne adulte, si stima infatti che il 75% circa delle donne prima o poi nella vita sarà colpita dalla candidosi.

I sintomi dell’infezione vaginale da candida possono comprendere:

Non sempre sono presenti tutti i sintomi, così come variabile è anche la severità con cui si presentano.

Nella maggior parte dei casi le infezioni da candida possono essere evitate tenendo asciutta e pulita la zona genitale, ma in caso di infezione il medico può prescrivere una terapia appropriata che faccia scomparire i sintomi in un giorno o due e curi l’infezione entro una settimana.

I farmaci antimicotici che abbiamo a disposizioni sono efficaci nella maggior parte dei pazienti, ma in caso di sistema immunitario indebolite il trattamento potrebbe essere più difficile.

Ricostruzione grafica della Candida Albicans

Shutterstock/Kateryna Kon

Cause: come si prende la candida?

Il fungo Candida è la causa dell’omonima infezione.

In condizioni normali la vagina contiene famiglie bilanciate di lieviti (tra cui la Candida) e batteri. I Lattobacilli producono sostanze acide, che impediscono una crescita eccessiva di lieviti. Questo equilibrio può rompersi, andando a favorire un’eccessiva proliferazione fungina che si manifesta con prurito, bruciore e gli altri segni e sintomi tipici di infezione.

Il patogeno responsabile più comune è Candida albicans (rende conto di circa il 90% dei casi), mentre la maggior parte dei restanti casi d’infezione è sostenuta da Candida glabrata (cui sono in genere associati sintomi meno intensi).

La candida può proliferare negli ambienti umidi e bui, quindi gli abiti (soprattutto la biancheria intima) troppo stretti o fatti di materiali come il nylon che intrappolano il calore e l’umidità potrebbero favorire la comparsa dell’infezione.

Con lo sviluppo e la pubertà i cambiamenti ormonali possono rendere le ragazze maggiormente soggette alle infezioni da candida: a volte queste infezioni si presentano subito prima della mestruazione.

Anche le donne incinte sono maggiormente soggette alle infezioni da candida, ma questa non rappresenta in genere un pericolo per la gravidanza.

La candidosi è invece meno probabile nelle bambine ancora in fase prepuberale, ma è comunque possibile anche nel loro caso; se vostra figlia si lamenta per prurito o per una sensazione di disagio nella zona vaginale è importante consultare il pediatra.

Anche se l’infezione può manifestarsi dopo alcune pratiche sessuali, come i rapporti oro-genitali, queste infezioni non sono considerate malattie trasmesse sessualmente dalla maggior parte dei ginecologi (anche donne non sessualmente attive possono avere infezioni da lieviti).

Fattori di rischio

Le infezioni da candida si presentano più frequentemente e con sintomi più severi nei soggetti con sistema immunitario indebolito; tra le altre condizioni favorenti ricordiamo:

  • terapie antibiotiche, che riducono i Lattobacilli vaginali modificando il pH,
  • uso di detergenti non adatti,
  • gravidanza (ma l’infezione non rappresenta in genere un pericolo per la gestazione),
  • diabete (soprattutto in caso di glicemia fuori controllo),
  • sistema immunitario alterato (a causa di una malattia o di farmaci come i chemioterapici, cortisonici, antibiotici),
  • stress,
  • obesità (a causa dell’eccesso di estrogeni circolanti),
  • assunzione di contraccettivi orali o terapie ormonali che aumentino i livelli di estrogeni.

Altre infezioni

I lieviti della Candida in genere colonizzano il tratto intestinale, ma possono anche proliferare sulle membrane mucose e sulla pelle pur senza causare infezione. Una loro crescita eccessiva, tuttavia, può determinare l’insorgenza di disturbi. I sintomi di candidosi variano secondo la parte anatomica interessata e sono a maggior rischio le zone caldo-umide del corpo e le aree della pelle più soggette a sudorazione e umidità.

  • L’infezione che si sviluppa nella bocca o nella gola è chiamata “mughetto” o candidosi orofaringea.
  • L’esofagite da Candida è l’infezione che si diffonde a livello dell’esofago, il tubo che porta il cibo dalla bocca allo stomaco. Può rendere difficile o addirittura doloroso deglutire.
  • La candida intestinale (candidosi intestinale) è l’infezione che interessa l’intestino.
  • Si possono verificare infezioni cutanee, che si manifestano in forma di sintomi sulla pelle.
  • L’infezione vaginale viene di solito detta candida vaginale e si tratta dell’oggetto di questo articolo, mentre nell’uomo è spesso causa di balanopostiti (infezioni del pene).
  • La candidosi invasiva avviene quando i funghi penetrano nel circolo sanguigno e si diffondono a tutto il corpo.

Sintomi

Le pazienti affette da candida vaginale tipicamente lamentano irritazione, prurito e bruciore.

I sintomi tendono a esacerbarsi appena prima del flusso mestruale della paziente.

All’esame ginecologico il medico può osservare eritema vulvare e vaginale (rossore), irritazioni ed una secrezione bianca densa, con la consistenza che ricorda la ricotta.

Come si distingue un’infezione da candida da una cistite?

Poiché le due infezioni possono avere sintomi simili, per esempio anche la cistite  può causare bruciore durante la minzione, è importante consultare il medico per determinare la causa dei sintomi e trattarli in modo adeguato.

Candida in gravidanza

Le infezioni da candida durante la gravidanza sono molto comuni, probabilmente più che in ogni altra fase della vita di una donna, a causa delle variazioni ormonali che si verificano, che si riflettono in cambiamenti cui va incontro la composizione del muco cervicale (che diventa più zuccherino, a differente pH, …); il periodo maggiormente interessato è il secondo trimestre.

Il trattamento può essere pianificato con la prescrizione di numerosi farmaci del tutto sicuri anche durante la gestazione e, fortunatamente, l’infezione non è causa di complicazioni né per la mamma né per il feto.

Complicazioni

I sintomi, che possono essere anche molto fastidiosi, possono persistere nel tempo; purtroppo è sempre più comune il riscontro di ceppi di candida multi-resistenti a numerosi principi attivi antimicotici.

L’infezione può quindi diventare particolarmente fastidiosa e fonte di disagio psicologico per la paziente, ma non è in genere associata a rischi importanti per la salute.

Esiste anche una possibilità di contagio verso i partner sessuali, ma di norma l’infezione non è considerata una malattia sessualmente trasmessa.

Diagnosi

La diagnosi della candidosi vaginale non dovrebbe mai basarsi esclusivamente sull’autovalutazione dei sintomi, poiché questi sono spesso sovrapponibili ad altre condizioni come la vaginosi batterica o alcune infezioni sessualmente trasmissibili. Un inquadramento clinico corretto è essenziale per evitare trattamenti impropri che possono favorire l’insorgenza di resistenze farmacologiche.

Il protocollo diagnostico standard prevede:

  • Esame obiettivo ginecologico: il medico osserva i segni clinici caratteristici, come l’eritema vulvare, il gonfiore e la presenza delle tipiche secrezioni biancastre e grumose.
  • Misurazione del pH vaginale: nella candidosi non complicata, il pH vaginale rimane solitamente nel range di normalità (inferiore a 4.5). Un valore superiore suggerisce invece la presenza di una vaginite batterica o da Trichomonas.
  • Esame microscopico a fresco: una piccola quantità di secrezione viene analizzata al microscopio, spesso con l’aggiunta di idrossido di potassio (KOH). Questo test permette di identificare immediatamente le ife o le spore del fungo, confermando la diagnosi clinica.
  • Tampone vaginale e coltura: non è necessario per tutti i casi, ma diventa fondamentale in presenza di sintomi persistenti, recidive frequenti o mancata risposta alla terapia iniziale. La coltura permette di identificare la specie esatta (ad esempio specie non-albicans) e di eseguire un test di sensibilità ai farmaci (antimicogramma).

È importante sottolineare che la semplice presenza di Candida rilevata casualmente in un test di screening (come il Pap test) in una donna asintomatica non richiede solitamente alcun trattamento, poiché il fungo può far parte della normale flora microbica vaginale.

Cura e rimedi

La gestione terapeutica della candidosi vaginale si pone l’obiettivo di eradicare la proliferazione eccessiva del lievito e ripristinare il benessere della mucosa. L’approccio varia significativamente a seconda che si tratti di un episodio isolato o di una forma ricorrente (definita dalla comparsa di 4 o più episodi in un anno).

Trattamenti farmacologici di prima linea

Per le infezioni lievi o moderate, le opzioni terapeutiche validate includono:

  • Terapie topiche (locali): l’utilizzo di ovuli, candelette o creme a base di derivati azolici (come clotrimazolo, miconazole o econazolo). La durata del trattamento può variare da una singola somministrazione “monodose” a cicli di 3 o 7 giorni. Queste formulazioni agiscono direttamente sulla mucosa e sono generalmente preferite per la loro rapidità d’azione locale e i minimi effetti collaterali sistemici.
  • Terapie orali: la somministrazione di una singola dose di fluconazolo (150 mg) per via orale è considerata efficace quanto i trattamenti topici e spesso preferita dalle pazienti per la maggiore praticità. Tuttavia, durante la gravidanza, l’orientamento clinico prevalente raccomanda esclusivamente l’uso di trattamenti topici per una massima cautela precauzionale.

Gestione della candidosi ricorrente o complicata

In caso di infezioni recidivanti o sostenute da specie non-albicans, il protocollo terapeutico richiede una strategia più articolata. Solitamente si procede con una fase di attacco più prolungata (7-14 giorni di terapia locale o dosi multiple di farmaco orale), seguita da una terapia di mantenimento (spesso una dose settimanale di antimicotico orale per sei mesi) per prevenire le ricadute. In casi selezionati di resistenza agli azoli, il medico può ricorrere a formulazioni galeniche di acido borico per uso vaginale, da utilizzare sotto stretto controllo specialistico.

Stile di vita e supporto alla guarigione

L’efficacia dei farmaci deve essere supportata da abitudini quotidiane che sfavoriscano l’ambiente ideale per la crescita fungina:

  • Igiene intima: utilizzare detergenti a pH acido, non aggressivi e senza profumazioni. Evitare assolutamente le lavande vaginali, che alterano il delicato equilibrio della flora batterica protettiva.
  • Abbigliamento: prediligere biancheria intima in cotone bianco e traspirante. Evitare l’uso prolungato di salvaslip sintetici, collant o pantaloni eccessivamente aderenti che creano un microclima caldo-umido.
  • Alimentazione: sebbene non esista una “dieta anti-candida” miracolosa, il consenso scientifico suggerisce di limitare l’eccesso di zuccheri semplici, che possono favorire la proliferazione dei lieviti, specialmente nelle pazienti diabetiche.
  • Rimedi complementari: i lavaggi esterni con sodio bicarbonato possono offrire un sollievo temporaneo dal prurito intenso grazie alla loro azione lenitiva, pur non avendo un potere curativo diretto sul fungo. L’integrazione con probiotici specifici (Lattobacilli) può essere considerata per aiutare a ripristinare il microbiota vaginale dopo la terapia antimicotica.

Prevenzione

Nella maggior parte dei casi, è possibile prevenire le infezioni da candidosi vaginale usando saponi non profumati ed evitando qualsiasi tipo di spray o lavanda vaginale. Per alcune donne alcuni gel da bagno, lozioni o detersivi per il bucato possono causare irritazioni che, a loro volta, possono favorire la comparsa della candidosi. Si consiglia quindi l’uso di prodotti per l’igiene intima delicati e non profumati.

Dopo il nuoto o l’esercizio fisico effettuato indossando costumi e abiti di cotone molto stretti, è importante cambiarsi velocemente il costume o l’abito umido o sudato per mettersi dei vestiti asciutti.

In alcuni casi viene consigliata una dieta povera di carboidrati, ma non ci sono prove in letteratura di reale efficacia (mentre è sicuramente condivisibile l’obiettivo di migliorare la qualità dei carboidrati assunti, riducendo/eliminando i dolci e privilegiando i farinacei integrali).

Abbigliamento

Può anche essere utile indossare biancheria intima di cotone, che non intrappoli l’umidità e non impedisca la circolazione dell’aria.

Sono poi fattori di rischio abiti troppo stretti e attillati o fatti di materiali come il nylon che possono intrappolare il calore e l’umidità (come i jeans stretti, la biancheria di nylon e i collant).

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