Introduzione
La sepsi è una complicazione potenzialmente letale che si verifica in presenza di una risposta immunitaria travolgente ed esagerata verso un’infezione.
Le sostanze chimiche rilasciate nel sangue dal sistema immunitario per combattere l’infezione innescano un’infiammazione sistemica, in grado cioè di coinvolgere l’intero organismo, e causano tra l’altro la formazione di coaguli di sangue e diffuse emorragie, che possono ridurre o interrompere il flusso sanguigno verso organi e tessuti periferici, privandoli così di sostanze nutritive e ossigeno.
Nei casi più gravi
- uno o più organi vanno incontro a una completa incapacità di svolgere la propria funzione (insufficienza d’organo)
- e la pressione sanguigna diminuisce così drasticamente da esporre il soggetto a conseguenze fatali (shock settico).
Chiunque può sviluppare sepsi, ma sono a maggior rischio
- soggetti con sistema immunitario indebolito,
- neonati e bambini,
- anziani,
- soggetti affetti da malattie croniche, come diabete, AIDS, tumore e malattie epatiche o renali,
- soggetti ricoverati a causa di gravi traumi o ustioni.
I sintomi più comuni di sepsi sono
- febbre,
- brividi,
- aumento della frequenza di respirazione e del battito cardiaco,
- eruzioni cutanee,
- confusione,
- disorientamento.
Un paziente che si trovi in questa condizione richiede necessariamente assistenza ospedaliera, di norma presso l’unità di terapia intensiva, al fine di
- trattare l’infezione,
- sostenere la funzione degli organi vitali
- prevenire un calo eccessivo della pressione sanguigna.
Molti pazienti ricevono ossigeno e fluidi per via endovenosa, ma spesso sono necessari anche supporti respiratori ed eventualmente dialisi.
Se la setticemia viene curata con tempestività, di solito con antibiotici e grandi quantità di liquidi somministrati tramite flebo, le probabilità di sopravvivenza del paziente aumentano.
Il termine setticemia è a volte utilizzato impropriamente come sinonimo di sepsi, ma in realtà indica lo specifico caso in cui la sepsi è accompagnata da batteriemia (sepsi batteriemica) invece che da altri tipi di infezioni.

iStock.com/Dr_Microbe
Cause
In teoria qualsiasi infezione può provocare sepsi, tuttavia nella pratica clinica tra le cause infettive più frequenti ricordiamo:
- polmonite,
- infezioni addominali (appendicite, peritonite, infezione della cistifellea o dei dotti biliari),
- infezioni delle vie urinarie (vescica, uretra, reni),
- infezioni della pelle (cellulite),
- infezioni del sistema nervoso (meningite, encefalite),
- infezioni del sangue (batteriemia),
- infezione delle ossa (osteomielite),
- infezione cardiaca (endocardite).
Le difese immunitarie sono responsabili della difesa dell’organismo e, uno dei meccanismi cui ricorrono per espletare questo delicato compito, è l’innesco di infiammazioni controllate; normalmente l’attività del sistema immunitario è limitata alla zona colpita dall’infezione e, attraverso specifici meccanismi infiammatori, si limita la diffusione dei microrganismi responsabili (di norma batteri) dal resto del corpo. Nel caso in cui il paziente sia per qualche motivo debilitato o se l’infezione fosse particolarmente severa, questa può diffondersi per l’intero organismo attraverso il sangue, causando un’attivazione eccessiva e sproporzionata delle difese immunitarie, con il risultato che la risposta infiammatoria andrà ad interessare tutto il corpo.
Questa sovra-reazione è purtroppo causa di danni maggiori dell’infezione stessa, perché responsabile di numerose complicazioni, tra cui la comparsa di trombi e di diffuse emorragie in grado di ridurre l’apporto di sangue ossigenato a organi e tessuti.
Fattori di rischio
La setticemia colpisce con maggior frequenza e con maggiori rischi i pazienti:
- molto giovani (meno di un anno) o anziani (più di 65 anni);
- con sistema immunitario compromesso (trapiantati, HIV, diabete, chemioterapia, …);
- molto malati, spesso già in terapia intensiva;
- a cui sono stati impiantati dispositivi invasivi, ad esempio il catetere o il tubo endotracheale,
- in gravidanza,
- con predisposizione genetica allo sviluppo di infezioni.
I casi di sepsi sembrano aumentare negli ultimi anni e questo è probabilmente dovuto a tre ragioni fondamentali:
- Invecchiamento della popolazione. Vivendo più a lungo, aumenta la popolazione nella fascia d’età più a rischio, cioè quella di età superiore ai 65 anni.
- Diffusione di batteri resistenti ai farmaci. Molti tipi di batteri sono in grado di resistere agli antibiotici che un tempo riuscivano a debellarli. I batteri resistenti agli antibiotici spesso sono la causa principale delle infezioni che provocano la setticemia.
- Indebolimento del sistema immunitario. Sempre più pazienti presentano un indebolimento del sistema immunitario, causato dal virus HIV, dalle terapie antitumorali o dai farmaci antirigetto usati dopo i trapianti.
Sintomi
I primi sintomi della sepsi in genere sono:
- febbre (superiore a 38.3°),
- oppure una diminuita temperatura corporea (ipotermia, inferiore a 36°),
- brividi e tremore,
- battito cardiaco accelerato (superiore a 90 battiti al minuto),
- aumento della frequenza respiratoria.
In caso di peggioramento possono comparire
- sensazione di vertigini,
- grave senso di debolezza,
- confusione o disorientamento,
- diarrea,
- nausea e vomito,
- biascicamento,
- dolori muscolari,
- grave mancanza di respiro,
- grave riduzione della produzione di urina,
- pelle fredda, umida e pallida, possibile presenza di chiazze,
- perdita di conoscenza.
La maggior parte di questi sintomi sono causati da disfunzioni d’organo:
- polmoni (insufficienza respiratoria),
- cervello (sintomi legati al comportamento),
- fegato (alterazioni della coagulazione),
- rene (sintomi urinari),
- cuore (insufficienza cardiaca).
Sepsi nei bambini
Nei bambini al di sotto dei cinque anni i sintomi possono essere leggermente diversi e comprendere:
- pelle pallida o bluastra,
- letargia (il bimbo è difficile da svegliare dal sonno),
- freddo al tatto,
- aumento della velocità di respirazione,
- comparsa di un’eruzione cutanea che non scompare alla pressione di un bicchiere,
- convulsioni.
Sintomi dello shock settico
Per arrivare alla diagnosi di shock settico, il paziente deve soffrire dei sintomi della setticemia o sepsi grave (in particolare confusione, disorientamento, diarrea, nausea e/o vomito e pelle fredda e pallida), unita a una pressione estremamente bassa e che non risponde più a eventuali trattamenti.
Si tratta di una condizione che molto spesso ha purtroppo esito fatale.
Quando chiamare il medico
La sepsi nella maggior parte dei casi si verifica nei pazienti già ricoverati in ospedale, perché chi si trova in terapia intensiva è particolarmente vulnerabile alle infezioni, che sono la causa principale della setticemia.
Nel caso in cui un paziente non ricoverato manifestasse i sintomi caratteristici, è indispensabile chiamare immediatamente il 112/118, in quanto la condizione richiede assistenza medica immediata.
In caso di soggetti a rischio (per esempio pazienti anziani o bimbi di età inferiore ai 12 mesi) si raccomanda di non sottovalutare mai alcun tipo di infezione.
Pericoli
Molti pazienti che sopravvivono a un episodio di sepsi vanno incontro a un recupero pressoché completo, ma alcuni soggetti, soprattutto in presenza di problemi di salute pre-esistenti, potrebbero sviluppare danni d’organo permanenti.
Per esempio un soggetto affetto da insufficienza renale colpito da sepsi potrebbe andare incontro a un peggioramento tale da richiedere la necessità di sottoporsi a dialisi per il resto della vita.
Esistono poi evidenze secondo cui un episodio di grave sepsi possa dare origine alla cosiddetta “Sindrome Post-Sepsi”, caratterizzata da debolezza estrema, disturbi cognitivi e vulnerabilità a future infezioni.
Diagnosi
La diagnosi di sepsi deve essere tempestiva, poiché ogni ora di ritardo aumenta significativamente il rischio di complicanze gravi. Il medico si avvale di una combinazione di parametri clinici, esami di laboratorio e tecniche di imaging per confermare il sospetto e individuare l’origine dell’infezione.
Valutazione clinica rapida
Il primo passo consiste nell’identificazione di segni di disfunzione d’organo. Nella pratica clinica moderna si utilizzano punteggi standardizzati per valutare la gravità:
- qSOFA (quick SOFA): uno strumento rapido che valuta tre parametri (alterazione dello stato mentale, frequenza respiratoria elevata e pressione arteriosa sistolica bassa). Se almeno due di questi sono presenti, il rischio di sepsi è molto alto.
- Score SOFA: un sistema più approfondito utilizzato in ambito ospedaliero per monitorare la funzionalità di polmoni, fegato, reni, sistema cardiovascolare, sistema nervoso e coagulazione.
Esami di laboratorio e biomarcatori
Gli esami del sangue sono fondamentali per misurare l’entità della risposta infiammatoria e il danno d’organo:
- Lattati ematici: la misura dell’acido lattico nel sangue è un indicatore cruciale. Livelli elevati indicano che le cellule non ricevono abbastanza ossigeno (ipossia tissutale), un segno tipico dello shock settico.
- Emocromo completo: per valutare il numero di globuli bianchi (che possono essere eccessivamente alti o pericolosamente bassi) e delle piastrine.
- Profilo della coagulazione: monitoraggio di parametri come l’INR e il PT per escludere il rischio di emorragie diffuse.
- Funzionalità d’organo: controllo dei livelli di creatinina (reni) e delle transaminasi (fegato).
- Indicatori metabolici: monitoraggio della glicemia, poiché l’iperglicemia è comune durante lo stress da infezione grave.
- Procalcitonina (PCT) e PCR: proteine che aumentano in risposta a infezioni batteriche sistemiche.
Ricerca della fonte infettiva
Identificare il microrganismo responsabile è prioritario per personalizzare la terapia:
- Emocolture: prelievi di sangue per far crescere e identificare batteri o funghi.
- Esami colturali di urine, feci o secrezioni respiratorie (catarro).
- Diagnostica molecolare: test rapidi (come la PCR) che permettono di identificare il DNA del patogeno in poche ore, accelerando la scelta dell’antibiotico corretto.
Imaging
Se l’origine dell’infezione non è chiara, si ricorre a radiografie del torace (sospetta polmonite), ecografie o TAC addominali (sospette peritoniti o ascessi) per localizzare il focolaio infettivo.
Cura e terapia
La gestione della sepsi è un’emergenza medica che richiede un approccio intensivo e multidisciplinare. Gli obiettivi primari sono la stabilizzazione delle funzioni vitali, l’eliminazione dell’agente infettivo e il supporto degli organi danneggiati.
L’ora d’oro e la rianimazione iniziale
Il trattamento deve iniziare idealmente entro la prima ora dal riconoscimento dei sintomi (“The Golden Hour”). L’approccio iniziale prevede:
- Supporto emodinamico: somministrazione rapida di liquidi per via endovenosa (cristalloidi bilanciati) per ripristinare il volume di sangue e migliorare la pressione.
- Ossigenoterapia: somministrazione di ossigeno per garantire che i tessuti non soffrano. Nei casi più gravi si ricorre alla ventilazione meccanica.
Terapia farmacologica
La scelta dei farmaci è dinamica e si evolve con il miglioramento del quadro clinico:
- Antibiotici ad ampio spettro: vengono somministrati immediatamente per coprire il maggior numero possibile di batteri. Una volta identificato il patogeno specifico tramite l’antibiogramma, la terapia viene “mirata” (de-escalation) per essere più efficace e ridurre le resistenze.
- Vasopressori: se i liquidi non sono sufficienti a mantenere la pressione arteriosa, si utilizzano farmaci come la noradrenalina per restringere i vasi sanguigni e sostenere il cuore.
- Corticosteroidi: i cortisonici a basse dosi possono essere prescritti se la pressione non risponde ai vasopressori e ai liquidi.
- Controllo metabolico: somministrazione di insulina per mantenere la glicemia entro valori di sicurezza, riducendo il rischio di ulteriori complicazioni.
Controllo della fonte (Source Control)
È essenziale eliminare fisicamente il focolaio dell’infezione. Questo può richiedere procedure come il drenaggio di un ascesso, la rimozione di cateteri infetti o un intervento chirurgico d’urgenza (ad esempio per una peritonite).
Terapie di supporto avanzato
In caso di insufficienza multiorgano, la terapia intensiva offre supporti tecnologici:
- Dialisi: necessaria in caso di insufficienza renale acuta per filtrare le tossine dal sangue.
- Supporto nutrizionale: somministrazione di nutrienti per via enterale o parenterale per sostenere il metabolismo del paziente critico.
Stile di vita e recupero post-ospedaliero
La guarigione dalla sepsi non termina con la dimissione. Il percorso di recupero è lungo e richiede un impegno attivo:
- Riabilitazione fisica: essenziale per contrastare la debolezza muscolare estrema causata dalla degenza prolungata in terapia intensiva.
- Supporto psicologico: molti sopravvissuti manifestano ansia, depressione o disturbi da stress post-traumatico (PTSD).
- Alimentazione: una dieta iperproteica e bilanciata, concordata con specialisti, aiuta la ricostruzione dei tessuti e il ripristino delle difese immunitarie.
- Follow-up medico: monitoraggio regolare delle funzioni renali e cardiache per prevenire esiti cronici.
Prevenzione
- Può essere utile vaccinarsi contro l’influenza, polmonite e altre infezioni che potrebbero portare a sepsi.
- Prevenire le infezioni che possono portare a sepsi:
- pulendo e disinfettando graffi e ferite,
- praticando regolarmente una corretta igiene (ad esempio con un lavaggio frequente delle mani).
- Essere consapevoli che il tempo può fare una grande differenza; in caso di presenza di infezione e sintomi quali brividi, febbre o ipotermia, dolore severo, confusione e disorientamento, mancanza di fiato e aumento della frequenza cardiaca cercare immediatamente assistenza medica.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Che differenza c'è tra sepsi e setticemia?
Cos'è la sepsi?
Quali sono i sintomi della sepsi?
- confusione, biascicamento e discorsi privi di senso,
- colorito pallido o bluastro della pelle,
- comparsa di macchie e rash cutaneo,
- difficoltà a respirare e/o aumento della frequenza respiratoria.
- debolezza e letargia (sonno eccessivo e disinteresse verso ogni attività),
- pianto acuto e diverso dal solito.
Come si prende la sepsi?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.