Cellulite infettiva: sintomi, cause e cura

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Cos’è la cellulite infettiva?

La cellulite infettiva è un’infezione batterica che colpisce gli strati più profondi della pelle e il tessuto grasso sottocutaneo. Non va confusa con la “cellulite” cosmetica, condizione causa del ben più noto inestetismo cutaneo.

Si presenta in genere come un’area arrossata, calda e dai contorni sfumati, accompagnata da gonfiore e dolore al tatto.

I batteri più spesso responsabili sono gli streptococchi beta-emolitici, in particolare lo streptococco di gruppo A (come lo Streptococcus pyogenes, responsabile anche della scarlattina), seguito dallo Staphylococcus aureus.

Quando diagnosticata e curata la prognosi è ottima, in quanto l’infezione risponde bene alla terapia antibiotica.

Sintomi: come si manifesta la cellulite infettiva?

Cellulite infettiva

Shutterstock/Designua

La cellulite si presenta quasi sempre in una sola gamba (unilaterale); i segni/sintomi tipici sono quelli che caratterizzano un’infiammazione ed includono:

  • arrossamento poco demarcato, rappresentato da un eritema che si diffonde rapidamente sulla pelle,
  • sensazione di calore che si percepisce sotto la pelle,
  • tumefazione nel sito di infezione,
  • indolenzimento della gamba.

Ulteriori caratteristiche cliniche sono espresse da

  • linfonodi ingrossati (linfoadenopatia),
  • una sensazione di gonfiore nell’area colpita,
  • formazione di bolle e vescicole.

Certi batteri, inoltre, possono causare una produzione di pus che si accumula al di sotto della pelle e si manifesta sotto forma di ascesso. La presenza di febbre, sopra i 38°C, è variabile da individuo a individuo e in base alla gravità della malattia.

Cause

La pelle svolge un ruolo cruciale come barriera protettiva, impedendo alla flora cutanea normale e ad altri microrganismi patogeni di penetrare nel tessuto sottocutaneo e nel sistema linfatico.

Quando si verifica una lesione cutanea questa barriera viene compromessa, permettendo ai batteri di infiltrarsi nel derma e nel tessuto sottostante. Questa invasione batterica può dar luogo a un’infezione acuta superficiale che interessa gli strati più profondi della cute e il tessuto sottocutaneo, condizione nota come cellulite.

Nella maggior parte dei casi, la cellulite è causata da un’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A, in particolare lo Streptococcus pyogenes, ma possono essere talvolta coinvolti anche altri batteri.

Fattori di rischio

La cellulite è relativamente comune e si verifica più spesso negli adulti di mezza età e negli anziani.

Diversi fattori possono aumentare il rischio di sviluppare la cellulite, ma tra i più comuni si annovera qualsiasi condizione che possa compromettere l’integrità della barriera cutanea, come

  • ferite, ulcere, ustioni, piaghe da decubito, tagli chirurgici, traumi, … che vanno ad interrompere la barriera della cute,
  • infezioni tra le dita dei piedi (interdigitali) causate da funghi come il Trichophyton, nel caso del piede d’atleta (chiamato anche tinea pedis o tricofitosi),
  • dermatiti e altre infezioni cutanee.

Sono esposti a un aumentato rischio le persone che soffrono di patologie in grado di compromettere la circolazione, come

Anche i soggetti immunodepressi (affetti da AIDS, malattie epatiche, malattie renali croniche, malattie del sangue come leucemie, terapie prolungate con corticosteroidi) sono maggiormente predisposti alla cellulite, per la facilità di diffusione dell’infezione.

Trasmissione e contagio

Non è possibile contrarre la cellulite da un’altra persona, perché l’infezione si sviluppa negli strati più profondi della pelle.

Diagnosi

La diagnosi della cellulite infettiva è prevalentemente clinica, basata sull’anamnesi (storia medica del paziente) e sull’esame obiettivo condotto dal medico. Nonostante la medicina moderna disponga di tecnologie avanzate, l’osservazione diretta dell’area colpita rimane il pilastro fondamentale per identificare questa infezione.

Criteri clinici

Il medico valuta la presenza dei segni cardinali dell’infiammazione, che nella cellulite si manifestano tipicamente in modo unilaterale (su un solo arto):

  • Eritema: un arrossamento della pelle dai bordi sfumati e non nettamente definiti.
  • Edema: gonfiore dei tessuti sottostanti.
  • Calore: la zona colpita appare sensibilmente più calda al tatto rispetto alla pelle sana circostante.
  • Dolore: sensibilità o indolenzimento alla pressione.

Una tecnica comune durante la visita consiste nel tracciare i contorni dell’arrossamento con una penna dermografica; questo permette di monitorare l’eventuale progressione o la risposta alla terapia nelle ore successive.

Esami di laboratorio e imaging

Sebbene non siano sempre necessari per i casi lievi, alcuni esami possono supportare la diagnosi o valutare la gravità dell’infezione:

  • Esami del sangue: Possono mostrare un aumento dei globuli bianchi (leucocitosi) e dei marcatori di infiammazione come la Proteina C Reattiva (PCR).
  • Emocolture: Vengono eseguite raramente, solitamente solo in pazienti con sintomi sistemici gravi (come febbre alta e brividi scuotenti) o in soggetti immunodepressi, per verificare se i batteri sono entrati nel sangue.
  • Ecografia: L’ecografia dei tessuti molli è estremamente utile per escludere la presenza di ascessi sottocutanei (che richiederebbero un drenaggio) o per differenziare la cellulite da una trombosi venosa profonda.

Diagnosi differenziale

È fondamentale distinguere la cellulite da altre condizioni che possono mimarne l’aspetto (pseudocelluliti). L’erisipela, ad esempio, è un’infezione più superficiale che presenta bordi molto netti e rilevati. Altre condizioni da escludere includono la dermatite da stasi (comune in chi soffre di insufficienza venosa cronica), le reazioni allergiche da contatto e gli ematomi, per i quali la storia clinica di traumi recenti risulta determinante.

Complicazioni

La cellulite non trattata può portare a complicazioni serie, tra cui:

  • Batteriemia: una condizione in cui i batteri entrano nel flusso sanguigno, diffondendo l’infezione in tutto il corpo.
  • Endocardite: un’infiammazione del rivestimento interno del cuore e delle valvole cardiache, che può causare danni cardiaci permanenti.
  • Osteomielite: un’infezione che colpisce le ossa, potenzialmente causando danni a lungo termine alla struttura ossea.
  • Sindrome da shock tossico: una rara ma grave condizione causata da tossine batteriche, che può portare a insufficienza multiorgano.
  • Sepsi: una risposta estrema del corpo all’infezione che può causare danni agli organi e, nei casi più gravi, la morte.

In rari casi, l’infezione può diffondersi allo strato profondo del tessuto, causando fascite necrotizzante (una condizione estremamente grave che può portare alla rapida distruzione dei tessuti).

Episodi ricorrenti di cellulite possono danneggiare il sistema di linfatico, una rete di vasi che aiuta a rimuovere i fluidi in eccesso dai tessuti. Questo danno può portare a un gonfiore cronico dell’arto interessato, una condizione nota come linfedema, che può aumentare ulteriormente il rischio di future infezioni alimentando un pericoloso circolo vizioso.

Cura

Il trattamento della cellulite infettiva ha l’obiettivo primario di eradicare l’infezione batterica, alleviare i sintomi e prevenire le recidive. L’approccio terapeutico varia in base alla gravità del quadro clinico e alle condizioni generali del paziente.

Terapia antibiotica

La pietra angolare della cura è l’antibiotico. Poiché la maggior parte delle infezioni è causata da Streptococchi o Stafilococchi, si inizia solitamente con una terapia empirica mirata a questi agenti patogeni:

  • Casi lievi o moderati: Vengono trattati a domicilio con antibiotici per via orale. Tra i farmaci di prima scelta figurano l’amoxicillina associata all’acido clavulanico (come l’Augmentin), o cefalosporine di prima generazione (come la cefalexina).
  • Pazienti allergici alle penicilline: In questi casi il medico può prescrivere alternative come la clindamicina o i macrolidi, sebbene per questi ultimi si riscontrino crescenti resistenze batteriche.
  • Casi gravi: Se il paziente presenta febbre alta, segni di sepsi, o se l’infezione progredisce rapidamente nonostante la terapia orale, è necessario il ricovero ospedaliero per la somministrazione di antibiotici per via endovenosa.

È fondamentale completare l’intero ciclo di antibiotici prescritto (solitamente dai 5 ai 10 giorni), anche se i sintomi migliorano sensibilmente dopo le prime 48 ore, per evitare lo sviluppo di resistenze e minimizzare il rischio di ricadute.

Gestione dei sintomi e stile di vita

Alcune misure pratiche possono accelerare notevolmente la guarigione e ridurre il disagio:

  • Elevazione dell’arto: Mantenere l’area colpita (solitamente la gamba) sollevata al di sopra del livello del cuore riduce la pressione idrostatica, favorendo il drenaggio dell’edema e alleviando il dolore.
  • Riposo: Limitare l’attività fisica dell’arto coinvolto durante la fase acuta per non favorire la diffusione dell’infezione attraverso il circolo linfatico.
  • Cura della pelle: Mantenere la pelle pulita e, una volta superata la fase acuta, utilizzare creme emollienti per prevenire fessurazioni che potrebbero fungere da nuova porta d’ingresso per i batteri.

Trattamento di complicazioni e recidive

In presenza di un ascesso, la sola terapia antibiotica potrebbe non essere sufficiente; in questi casi è necessario un piccolo intervento chirurgico di incisione e drenaggio per rimuovere il materiale purulento. Per i pazienti che soffrono di episodi ricorrenti (cellulite recidivante), il medico potrebbe valutare una terapia antibiotica profilattica a basso dosaggio per lunghi periodi e un trattamento aggressivo dei fattori di rischio sottostanti, come il piede d’atleta o l’insufficienza venosa.

Prevenzione

  1. Mantenere la pelle idratata per prevenire fessurazioni e perdite dello strato cutaneo più superficiale.
  2. Prevenire la formazione di ferite.
  3. Gli individui con un gonfiore cronico alle gambe dovrebbero tenere sollevato l’arto o usare calze compressive che facilitano la circolazione.
  4. Assumere antibiotici in maniera preventiva quando prescritti dal proprio medico di famiglia.

Fonti e bibliografia

  • Cellulitis – Brandon D. Brown; Kristen L. Hood Watson.
  • Linder KA, Malani PN. Cellulitis. JAMA, 2017 May 23;317(20):2142
  • Raff AB, Kroshinsky D. Cellulitis: A Review. JAMA, 2016 Jul 19;316(3):325-37

Si ringrazia inoltre il Dr. Tommaso Casotti per la prima stesura dell’articolo.

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