Stafilococco aureo ed infezioni: sintomi, pericoli e cura

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Cos’è lo stafilococco aureo?

Lo Staphylococcus aureus è un batterio patogeno responsabile di un’ampia varietà di manifestazioni cliniche, il cui trattamento sta diventando sempre più problematico a causa dell’aumento dei fenomeni di resistenza batterica, ovvero della presenza di ceppi in grado di resistere alla gran parte degli antibiotici di cui disponiamo.

La questione è così rilevante da aver guadagnato il triste onore di uno specifico acronimo: si parla infatti di MRSA, Stafilococco aureo resistente alla meticillina, quando ci si trova di fronte a ceppi in grado di farsi letteralmente un baffo degli antibiotici beta-lattamici come la penicillina.

Lo stafilococco si trova nell’ambiente, ma soprattutto fa parte anche della normale flora batterica umana di persone perfettamente in salute, è cioè probabile che in questo momento tu ne abbia tanto sulla pelle quanto sulle mucose, in particolare del naso (si stima che ne sia portatore una persona su tre nel naso, una su cinque sulla pelle). Questo ci dimostra di come non causi necessariamente disturbi, mentre il problema nasce quando sia messo nelle condizioni di farsi strada nel nostro organismo fino ai tessuti interni o, Dio non voglia, nel flusso sanguigno.

Il nome della specie, “aureus“, dorato in latino, deriva dal fatto che in coltura assume una caratteristica colorazione gialla, conseguenza della sintesi di carotenoidi ed in  particolare di zeaxantina, sostanza che colora anche, tra l’altro, i chicchi di mais, il tuorlo d’uovo, peperoni rossi e mango.

Stafilococco Aureo

Shutterstock/Pattikky

Come ci si contagia

S. aureus può essere trasmesso da persona a persona per contatto diretto o tramite fomiti, la trasmissione può cioè avvenire anche indirettamente mediante oggetti di vario genere che, una volta contaminati, vengono utilizzati da un soggetto in qualche modo suscettibile.

È tuttavia importante ricordare, come abbiamo già detto, che il problema non è tanto essere portatori del batterio, ma quando questo riesce a sopraffare le nostre difese immunitarie e farsi largo nell’organismo.

A seconda della strada che trova davanti a sé può causare:

  • batteriemia (infezione del sangue),
  • endocardite infettiva (infezione del cuore),
  • infezioni della pelle e dei tessuti molli, come ad esempio
  • osteomielite (infezione delle ossa e del midollo osseo contenuto),
  • artrite settica (infezione delle articolazioni)
  • infezione di protesi,
  • infezioni polmonari, come ad esempio polmonite ed empiema,
  • gastroenterite (infezione di stomaco ed intestino),
  • meningite (infezioni delle membrano che circondano il cervello),
  • sindrome da shock tossico (una grave infezione, complicazione dell’utilizzo di assorbenti interni nelle donne in età fertile),
  • ed infezioni del tratto urinario.

Questi batteri sono però in grado di invadere il nostro corpo solo attraverso una porta aperta o semi-aperta, che può configurarsi ad esempio come una ferita se parliamo di pelle, oppure come un abbassamento delle difese immunitarie se parliamo di mucose, ad esempio quelle del naso, od un evento invasivo come l’inserimento di un catetere.

Proprio in questo tra i pazienti più a rischio figurano i pazienti ospedalizzati, per almeno due ragioni:

  • si tratta di soggetti già indeboliti a causa della malattia per cui si trovano lì,
  • in ospedale è più comune trovare ceppi resistenti a causa del quotidiano utilizzo di antibiotici.

Esiste poi un ulteriore meccanismo causa di disturbi, ma lo vedremo meglio tra poco parlando di sintomi.

 

I sintomi

Alla luce delle possibili forme d’infezione, elencare tutti i possibili sintomi è quindi estremamente complicato, perché ovviamente variabili in base alla sede in cui questa è localizzata, ad esempio:

  • Le infezioni della pelle possono sembrare semplici brufoli molto infiammati, apparendo cioè arrossati, gonfi e doloranti ed eventualmente evolvere in impetigine, che si manifesta in croste, od in cellulite, in forma di un’area arrossata, gonfia e calda al tatto.
  • Le infezioni ossee possono causare dolore, gonfiore, calore e arrossamento nell’area infetta, eventualmente accompagnati anche brividi e febbre.
  • L’endocardite provoca alcuni sintomi simil-influenzali, come febbre, brividi e senso di affaticamento, ma quando severa battito cardiaco accelerato, mancanza di respiro ed accumulo di liquidi a livello degli arti.
  • I sintomi della polmonite comprendono febbre alta, brividi e tosse che non migliorano, oltre che dolore al petto e fame d’aria.
  • La sindrome da shock tossico provoca febbre alta, un severo ed improvviso crollo della pressione sanguigna (ipotensione), vomito, diarrea e senso di confusione.

È tuttavia a mio parere interessante notare di come siano due i possibili meccanismi d’infezione ed il primo, forse più comune, è la mera presenza del batterio e relativa proliferazione incontrollata, che può ovviamente scatenare infezioni nel tessuto colpito; l’esempio più comune è sicuramente la pelle, anche in casi benigni come i follicoli, piuttosto che polmoni, cuore, ossa o vie urinarie.

Il secondo meccanismo riguarda invece la capacità di rilasciare tossine, una sorta di veleno, come succede ad esempio in campo alimentare.

Alimenti e bevande contaminate

Nel caso di intossicazioni alimentari il batterio colpisce attraverso il rilascio di tossine; in questi casi il periodo d’incubazione è molto breve, poche ore, 6-8 al massimo, ma spesso meno, ed un decorso che tende ad esaurirsi in un periodo variabile tra 30 minuti e 3 giorni, tipicamente meno di 12 ore.

Come si manifesta?

Nausea e vomito severi, tipicamente seguiti da crampi addominali e diarrea (e ti ricordo che, come diciamo spesso, in questi casi assumere rapidamente medicinali antidiarroici potrebbe non essere una grande idea, perché avrebbero l’indesiderato effetto collaterale di trattenere nell’intestino la tossina, prolungando i tempi di risoluzione).

Il rischio principale, soprattutto nel caso di bambini ed anziani, è ovviamente la disidratazione.

Si tratta quindi a tutti gli effetti di una gastroenterite, ma a differenza dei comuni casi di influenza intestinale invernale, causati da virus, ci troviamo di fronte ad un’infezione batterica i cui sintomi sono conseguenza non già dei batteri in sé, ma delle tossine prodotte.

La contaminazione potrebbe verificarsi durante la preparazione o manipolazione del cibo da parte di un soggetto portatore, che magari non presta adeguata attenzione al lavaggio delle mani prima di iniziare; nei cibi così contaminati, magari non ben cotti o lasciati a temperatura ambiente, gli stafilococchi potrebbero proliferare fino a produrre quantità sufficienti di enterotossina, purtroppo senza alterazione organolettica: il cibo non cambia odore né sapore.

Importante notare infine che lo stafilococco viene ucciso dalla cottura, ma le tossine eventualmente già prodotte non vengono invece distrutte, rimanendo quindi in grado di indurre gli antipatici sintomi della gastroenterite.

Cura

Il trattamento delle infezioni da Stafilococco Aureo dipende ovviamente dal tipo di infezione, dalla sua localizzazione e dalla capacità di resistenza ai farmaci: la terapia, quando necessaria, è ovviamente antibiotica, ma scelta della molecola, modalità di somministrazione e durata della terapia dipendono dai fattori appena citati.

Nei casi più gravi, quando ci si trovi fortunatamente di fronte a ceppi sensibili, si ricorre a penicilline ospedaliere come meticillina e vancomicina, ma spesso se l’infezione è grave si rende necessario anche un trattamento di supporto come la reintegrazione di liquidi in caso di pazienti disidratati, la rimozione della protesi infetta o del catetere responsabile dell’infezione alle vie urinarie, lo sbrigliamento della pelle interessata in caso di gravi infezioni cutanee. Nei casi sfortunati, quando i ceppi fossero multiresistenti, beh… è un grosso problema e si valutano molecole alternative.

Nel caso di tossinfezione alimentari non è in genere necessaria alcuna terapia specifica, perché come detto destinate a risolversi spontaneamente grazie alle nostre difese, ovvero la diarrea, che va solo gestita con adeguata idratazione (bevi, bevi, bevi, possibilmente integrando anche sali minerali se le perdite fossero particolarmente severe).

Fonti e bibliografia

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