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Cos’è un’intossicazione alimentare?
Un’intossicazione alimentare è un’infezione o un’irritazione del tratto digestivo che si prende attraverso il consumo di cibi o bevande.
Si tratta nella maggior parte dei casi di condizioni acute, di breve durata, che tende a risolversi spontaneamente, ma in alcuni casi si osserva invece un decorso più grave e lo sviuppo di complicazioni anche gravi.
Il CDC americano stima che, negli Stati Uniti,
- I 5 principali microrganismi di origine alimentare che causano malattie sono
- Norovirus
- Salmonella (non tifoidea)
- Clostridium perfringens
- Campylobacter
- Staphylococcus aureus
- I 5 principali microrganismi di origine alimentare che causano ricoveri ospedalieri sono
- Salmonella (non tifoidea)
- Norovirus
- Campylobacter
- Toxoplasma gondii
- Escherichia coli O157
- I 5 principali microrganismi di origine alimentare che causano morti sono
- Salmonella (non tifoidea)
- Toxoplasma gondii
- Listeria monocytogenes
- Norovirus
- Campylobacter.
Intossicazioni alimentari, elenco riassuntivo
Si segnala che:
- Su incubazione e durata non sempre le fonti concordano.
- I sintomi possono presentarsi solo in parte, in forma più o meno severa.
- Relativamente agli alimenti interessati l’elenco potrebbe non essere esaustivo.
Clicca sul nome del microrganismo per leggere la scheda dedicata.
- Bacillus cereus
- Malattia: Tossinfezione alimentare da B. cereus
- Incubazione: 30 minuti-16 ore
- Sintomi: Crampi addominali, diarrea acquosa, nausea
- Durata: 24-48 ore
- Alimenti: Riso, avanzi, salse, zuppe, carne e altri alimenti rimasti troppo a lungo a temperatura ambiente.
- Campylobacter jejuni
- Malattia: Campilobatteriosi
- Incubazione: 2-5 giorni
- Sintomi: Diarrea, crampi, febbre e vomito; la diarrea può essere sanguinolenta
- Durata: 2-10 giorni
- Alimenti: Pollame crudo o poco cotto, crostacei, latte non pastorizzato e acqua contaminata.
- Clostridium botulinum
- Malattia: Botulismo
- Incubazione: 12-36 ore (più raramente fino a 10 giorni)
- Sintomi: Vomito, diarrea, visione confusa, visione sdoppiata, difficoltà nella deglutizione, debolezza muscolare. Può determinare insufficienza respiratoria e morte
- Durata: Variabile
- Alimenti:
- Neonati: miele.
- Adulti: Conserve casalinghe, cibi in scatola, pesce fermentato, fagioli fermentati e alcol. Cibi in scatola commerciali e oli infusi con erbe.
- Clostridium perfringens
- Malattia: Tossinfezione alimentare da Perfringens
- Incubazione: 6–25 ore, tipicamente 10–12 ore
- Sintomi: Forti crampi addominali, diarrea acquosa
- Durata: Di solito 24 ore
- Alimenti: Carni, pollame, stufati e sughi. Spesso l’intossicazione si verifica quando il cibo è rimasto troppo a lungo a temperatura ambiente.
- Cryptosporidium
- Malattia: Criptosporidiosi intestinale
- Incubazione: 2-10 giorni
- Sintomi: Diarrea (solitamente acquosa), crampi gastrici, imbarazzo di stomaco, poca febbre
- Durata: Può risolversi e recidivare per settimane o mesi
- Alimenti: Acque contaminate
- Cyclospora cayetanensis
- Malattia: Ciclosporiasi
- Incubazione: 1-14 giorni (di solito, almeno 1 settimana)
- Sintomi: Diarrea (solitamente acquosa), perdita di appetito, perdita di peso importante, crampi gastrici, nausea, vomito, affaticamento
- Durata: Può risolversi e recidivare per settimane o mesi
- Alimenti: Negli USA le infezioni sono state descritte in riferimento al consumo di lamponi, basilico, coriandolo, taccole e lattuga.
- E. coli (Escherichia coli) – con prod. tossina
- Malattia: Infezione da E. coli (causa comune di “diarrea del viaggiatore“)
- Incubazione: 1-3 giorni
- Sintomi: Diarrea acquosa, crampi addominali, poco vomito
- Durata: 3-7 o più giorni
- Alimenti: Carne cruda o poco cotta, latte o succhi non pastorizzati, formaggi a pasta molle ottenuti da latte non pastorizzato e frutta e verdura fresca. Acqua contaminata. Feci di persone affette da E. coli.
- E. coli O157:H7
- Malattia: Colite emorragica o infezione da E. coli O157:H7
- Incubazione: 1-8 giorni
- Sintomi: Diarrea grave (spesso sanguinolenta), dolore addominale e vomito. Di solito, febbre modesta o assente. Più comune nei bambini sotto i 4 anni. Può portare a insufficienza renale.
- Durata: 5-10 giorni
- Alimenti:
- La carne, come quella bovina, può essere contaminata quando i microrganismi vengono accidentalmente mescolati con la carne, soprattutto se macinata.
- L’infezione può anche verificarsi dopo aver nuotato o bevuto acqua contaminata, oppure essere trasmessa da persona a persona all’interno di nuclei familiari o strutture di vario genere (asili, scuole, …).
- Giardia lamblia:
- Malattia: Giardiasi
- Incubazione: 1-75 giorni, tipicamente 1-2 settimane
- Sintomi: dolori addominali, diarrea grassa e giallastra, perdita di peso, disidratazione
- Durata: 2-4 settimane (in metà dei casi cronicizza)
- Alimenti: Cibo e acqua contaminati da feci di pazienti infetti, oppure mediante alimenti manipolati da portatori del parassita.
- Hepatitis A
- Malattia: Epatite
- Incubazione: In media 28 giorni (15-50 giorni)
- Sintomi: Diarrea, urine scure, ittero e sintomi simil-influenzali, ossia febbre, mal di testa, nausea e dolori addominali
- Durata: Variabile, 2 settimane-3 mesi
- Alimenti: Crostacei crudi e poco cotti, frutta e verdura fresca e altri alimenti crudi. Cibo e acqua contaminati da feci umane. Cibo contaminato da operatori affetti da epatite A.
- Listeria monocytogenes
- Malattia: Listeriosi
- Incubazione: 9-48 ore per i sintomi gastrointestinali, 2-6 settimane per la malattia sistemica
- Sintomi: Febbre, dolori muscolari, nausea e diarrea. Le donne incinta possono avere i sintomi di una lieve influenza e l’infezione può indurre parto prematuro o aborto. Soggetti anziani o immunodepressi possono avere batteriemia o meningite
- Durata: Variabile
- Alimenti: Hot dog, affettati, latte non pastorizzato, formaggi a pasta molle da latte non pastorizzato, pesce affumicato refrigerato, patè refrigerati o creme spalmabili di carne e frutta e verdura fresca.
- Norovirus
- Malattia: Variamente chiamata gastroenterite virale, influenza intestinale, gastroenterite acuta non bacterial, tossinfezione alimentare e infezione alimentare
- Incubazione: 12-48 ore
- Sintomi: Nausea, vomito, crampi addominali, diarrea, febbre e mal di testa. La diarrea è più comune negli adulti, il vomito nei bambini
- Durata: 12-60 ore
- Alimenti: Crostacei e frutta e verdura fresca. Alimenti pronti, come insalate e panini, manipolati da operatori alimentari affetti dal virus. Cibo o acqua contaminati da vomito o feci di una persona infetta.
- Salmonella
- Malattia: Salmonellosi
- Incubazione: 6-48 ore
- Sintomi: Diarrea, febbre, crampi addominali, vomito
- Durata: 4-7 giorni
- Alimenti: Uova crude (o poco cotte) e preparazioni a base di uova, latte crudo e derivati del latte crudo (compreso il latte in polvere), carne e derivati (specialmente se poco cotti), salse e condimenti per insalate, frutta e verdura (anguria, pomodori, germogli di semi, meloni, insalata, sidro e succo d’arancia non pastorizzati), contaminate durante il taglio.
- Shigella
- Malattia: Shigellosi o dissenteria bacillare
- Incubazione: 4-7 giorni
- Sintomi: Crampi addominali, febbre e diarrea. Le feci possono contenere sangue e muco
- Durata: 24-48 ore
- Alimenti: Contatto con una persona malata. Cibo o acqua contaminati da feci umane (spesso cibo pronto maneggiato da un operatore affetto da Shigella)
- Staphylococcus aureus
- Malattia: Tossinfezione alimentare stafilococcica
- Incubazione: 1-6 ore
- Sintomi: Insorgenza improvvisa di forte nausea e vomito. Crampi addominali. Ci possono essere diarrea e vomito
- Durata: 24-48 ore
- Alimenti: Carne, uova, insalata di patate o pasticcini ripieni di crema lasciati fuori dal frigo troppo a lungo. Alimenti maneggiati da una persona infetta o portatrice sana.
- Vibrio parahaemolyticus
- Malattia: Infezione da V. parahaemolyticus
- Incubazione: 4-96 ore
- Sintomi: Diarrea acquosa (talvolta sanguinolenta), crampi addominali, nausea, vomito e febbre
- Durata: 2-5 giorni
- Alimenti: Frutti di mare.
- Vibrio vulnificus
- Malattia: Infezione da V. vulnificus
- Incubazione: 1-7 giorni
- Sintomi: Vomito, diarrea, dolori addominali, infezioni ematiche. Febbre, travasi emorragici nella pelle, ulcere da rimuovere chirurgicamente. Può essere fatale per soggetti con malattie epatiche o sistema immunitario depresso
- Durata: 2-8 giorni
- Alimenti: Ostriche.
Fonti principali tabella: Mayo, FDA
Cause
Le intossicazioni alimentari sono principalmente causate da batteri e virus, ma possono più raramente essere sostenute anche da parassiti e sostanze chimiche.
I diversi agenti patogeni possono scatenare una varietà di disturbi, non solo gastrointestinali ma anche sistemici (che coinvolgono cioè l’intero organismo).
Le intossicazioni possono colpire sia individui isolati che gruppi di persone che hanno consumato gli stessi alimenti contaminati. Situazioni a rischio sono spesso associate a eventi sociali o pasti consumati fuori casa, come:
- Picnic all’aperto
- Grandi ricevimenti o banchetti
- Mense scolastiche o aziendali
- Ristoranti
- Crociere
La natura collettiva di questi episodi sottolinea l’importanza di pratiche igieniche rigorose nella preparazione e conservazione degli alimenti, specialmente quando si tratta di servire grandi quantità di cibo.
La contaminazione di un alimento avviene quando i microrganismi (o le loro tossine) invadono gli alimenti e questo può avvenire in diversi modi, tra cui per esempio:
- La carne può trovarsi a contatto con i batteri intestinali di un animale durante il suo trattamento.
- L’acqua usata per colture o trasporti può contenere contaminanti.
- Il cibo può essere manipolato o conservato durante la sua preparazione in modo poco sicuro nei negozi alimentari, nei ristoranti o in casa.
Un’intossicazione alimentare può infatti avvenire dopo aver mangiato o bevuto:
- un qualunque alimento preparato da qualcuno che non si lavi le mani in modo adeguato,
- un qualunque alimento preparato usando utensili di cucina, taglieri e altri attrezzi non perfettamente puliti,
- latticini o altri alimenti delicati tenuti fuori dal frigorifero per troppo tempo,
- cibi congelati o refrigerati non conservati a temperature adeguate o non riscaldati alle giuste temperature,
- pesce o ostriche crudi,
- frutta o verdura cruda non perfettamente lavata,
- carni o uova non sufficientemente cotte,
- acqua contaminata.
Batteri
I batteri sono microrganismi che, in specifiche condizioni, sono in grado di causare pericolose infezioni alimentari, anche se ovviamente non tutti sono pericolosi; in alcuni casi possono essere già presenti nel cibo che acquistiamo, per esempio negli alimenti crudi (carne, pesce, uova, latticini, …), ma la contaminazione può avvenire di fatto ad ogni passaggio subito dall’alimento, dalla raccolta/produzione al trasporto.
Gli alimenti possono anche venire contaminati da batteri durante la preparazione, sia che questa avvenga al ristorante o nella cucina di casa; se chi maneggia il cibo non ha le mani pulite o usa utensili non accuratamente lavati può per esempio verificarsi la contaminazione incrociata, che implica la diffusione di batteri da cibo contaminato a cibo non contaminato.
Se il cibo riscaldato non viene mantenuto abbastanza caldo o se quello conservato in frigo/freezer non è mantenuto a temperature sufficientemente basse la proliferazione batterica (cioè la moltiplicazione) può avvenire in modo così significativo da rendere pericoloso il consumo di un alimenti altrimenti sicuro.
In genere la cottura inattiva i batteri, tuttavia in alcuni casi i sintomi sono causati da tossine termoresistenti, ovvero sostanze prodotte dai batteri e resistenti al calore (come nel caso del Bacillus cereus).
Tra i batteri più comunemente responsabili di intossicazioni alimentari ricordiamo:
- Salmonella (carne cruda o poco cotta, prodotti lattiero-caseari, uova e frutti di mare),
- Campylobacter (carne di pollo cruda e latte crudo),
- Shigella (un batterio presenti nelle feci dei soggetti colpiti che possono contaminare gli alimenti se non si lavano le mani dopo essere stati in bagno oppure, più raramente in occidente, per contaminazione nei campi),
- Escherichia coli (hamburger crudi, succhi di frutta non pastorizzati, latte e prodotti freschi in genere),
- Listeria (carni crude, latte crudo, formaggi morbidi, salumi, wurstel),
- Vibrio, (pesci o molluschi),
- Clostridium botulinum o botulino (alimenti in scatola, pesce affumicato).
- Staphylococcus aureus (alimenti a base di latte o uova).
Virus
I virus sono piccole particelle infettive molto più piccole dei batteri che contengono quasi esclusivamente materiale genetico e che tuttavia possono ugualmente essere causa di infezioni; il contagio può avvenire direttamente da un soggetto all’altro, per esempio quando feci o vomito arrivano a contaminare anche cibo e bevande (ad esempio quando un paziente non si lava bene le mani dopo essere andato in bagno).
Le fonti più comuni di virus alimentari includono:
- cibo preparato da una persona infetta,
- molluschi raccolti da acqua contaminata,
- prodotti da agricoltura innaffiati con acqua contaminata.
Tra i virus più comunemente responsabili di tossinfezioni alimentari ricordiamo:
- norovirus, che provocano un’infiammazione di stomaco e intestino,
- epatite A, che causa l’infiammazione del fegato.
Parassiti
I parassiti sono piccoli organismi che vivono all’interno di un altro organismo. Nei paesi sviluppati come l’Italia le infezioni parassitarie sono relativamente rare.
La Giardia lamblia è per esempio un parassita che si diffonde attraverso l’acqua contaminata da feci di persone o animali infetti; gli alimenti che entrano in contatto con acqua contaminata durante la coltivazione o la preparazione possono diventarne contaminati, così come se chi si occupa della preparazione del cibo non dovesse avere mani lavate.
Sostanze chimiche
I prodotti chimici nocivi che causano malattie possono contaminare cibi come
- pesci o molluschi, che possono nutrirsi con alghe produttrici di tossine;
- alcuni tipi di funghi selvatici,
- frutta e verdure non lavate che contengono alte concentrazioni di pesticidi.
Fattori di rischio
Chiunque è esposto al rischio di contrarre un’intossicazione alimentare, ma in caso di sistema immunitario indebolito il soggetto ne viene sicuramente più esposto, come nel caso di:
- neonati e bambini,
- donne in gravidanza,
- anziani,
- pazienti in terapia con immunosoppressivi o soggetti affetti da AIDS.
Dopo quanto si manifesta l’intossicazione alimentare?
L’incubazione dipende strettamente dall’agente responsabile, da poche ore ad alcuni giorni (fare riferimento all’elenco precedente).
Sintomi di intossicazione alimentare
I sintomi di un’intossicazione alimentare dipendono dalla causa, ma tendenzialmente compaiono uno o più dei seguenti:
- nausea e vomito,
- mal di testa,
- diarrea (a volte con sangue),
- dolore addominale,
- febbre e brividi,
- stanchezza (anche molto intensa).
I sintomi possono variare da lievi a gravi e durare da poche ore a diversi giorni, a seconda della causa.
Il C.botulinum e alcuni agenti chimici non si limitano all’apparato digerente, ma colpiscono anche il sistema nervoso manifestandosi in forma di:
- mal di testa,
- formicolio e intorpidimento della pelle,
- visione offuscata,
- debolezza muscolare,
- vertigini,
- paralisi.
Pericoli

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La maggioranza dei soggetti si rimette perfettamente dalle intossicazioni più diffuse in 12-48 ore, ma in alcuni casi possono verificarsi pericolose complicazioni come:
- disidratazione (in caso di diarrea e/o vomito),
- sindrome uremica emolitica (causata dall’E. Coli, soprattutto in soggetti con meno di 10 anni) che può condurre a insufficienza renale e causare danni al sistema nervoso centrale,
- artrite cronica (per esempio a seguito di infezioni gravi da Campylobacter o Salmonella),
- danni del cervello e dei nervi (per esempio in caso di intossicazione da botulino).
Le intossicazioni alimentari possono quindi diventare causa di problemi di salute cronici o di lunga durata.
Si noti in ogni caso che in Italia la morte per intossicazioni alimentari di individui altrimenti sani è decisamente rara.
Quando chiamare il medico
Si raccomanda di contattare immediatamente il medico o il Pronto Soccorso in caso di:
- sangue o pus nelle feci,
- vomito con sangue,
- diarrea e incapacità a bere liquidi a causa della nausea e del vomito,
- dolori o crampi addominali molto forti,
- febbre sopra i 38°,
- viaggio all’estero recente seguito da diarrea,
- diarrea che non è migliorata in 5 giorni (2 giorni in neonati o bambini) o che è peggiorata,
- segni e sintomi di disidratazione:
- sete eccessiva,
- bocca secca,
- ridotta produzione di urina,
- forte stanchezza,
- vertigini,
- stato di confusione;
- sintomi neurologici quali
- visione offuscata,
- debolezza muscolare,
- formicolio;
- vomito protratto per oltre 12 ore in un bambino (in un neonato sotto i 3 mesi, sarà necessario chiamare il medico non appena iniziano diarrea o vomito),
- intossicazione alimentare da funghi (che predispone a insufficienza epatica), pesce o altro prodotto ittico,
- botulismo.
Diagnosi
Il percorso diagnostico per un’intossicazione alimentare inizia con un’accurata anamnesi clinica. Il medico raccoglie informazioni dettagliate sui sintomi (esordio, frequenza e natura delle scariche o del vomito) e indaga sulle abitudini alimentari delle ultime 48-72 ore, cercando eventuali collegamenti con pasti consumati fuori casa o alimenti potenzialmente a rischio. Spesso, la diagnosi è puramente clinica e non richiede approfondimenti strumentali, specialmente se i sintomi sono lievi e tendono a risolversi rapidamente.
Tuttavia, in presenza di segnali di allarme, sintomi severi o casi che coinvolgono categorie fragili, il protocollo attuale prevede diverse opzioni diagnostiche:
- Analisi delle feci (Coprocultura): è il test d’elezione per identificare batteri patogeni (come Salmonella, Campylobacter o Shigella) o parassiti. Attualmente vengono utilizzati anche pannelli molecolari rapidi (test PCR multiplex) capaci di individuare il materiale genetico di numerosi patogeni contemporaneamente in poche ore.
- Ricerca di tossine: fondamentale in casi sospetti di botulismo o tossinfezioni da Clostridium difficile, dove il danno è causato dalle tossine più che dalla presenza fisica del batterio.
- Esami ematici: utili per valutare lo stato di idratazione (elettroliti, funzionalità renale) e la presenza di un’infiammazione sistemica (globuli bianchi, PCR). Sono essenziali per escludere complicazioni gravi come la sindrome uremica emolitica.
- Analisi degli alimenti: qualora siano disponibili campioni del cibo sospetto, le autorità sanitarie possono procedere a test microbiologici per confermare il focolaio e la fonte della contaminazione.
In caso di sospetto botulismo, la valutazione neurologica diventa prioritaria per monitorare la forza muscolare e i riflessi respiratori. Sebbene la ricerca del patogeno nelle feci rimanga uno standard, la velocità della diagnosi clinica è spesso cruciale per l’avvio tempestivo della terapia.
Cura e gestione terapeutica
L’obiettivo principale del trattamento di un’intossicazione alimentare è il ripristino dell’equilibrio idroelettrolitico e la gestione dei sintomi per prevenire complicanze. Nella stragrande maggioranza dei casi, la condizione è autolimitante e si risolve con il riposo e un’adeguata strategia di reidratazione. Gli approcci terapeutici variano in base alla gravità del quadro clinico:
- Reidratazione: è la pietra miliare della cura. Si predilige l’uso di Soluzioni Reidratanti Orali (SRO), formulate con concentrazioni calibrate di sali e glucosio, che risultano molto più efficaci delle semplici bevande sportive o dei succhi di frutta. Nei casi di vomito incoercibile o grave disidratazione, può rendersi necessaria la somministrazione di liquidi per via endovenosa in ambiente ospedaliero.
- Farmaci sintomatici: medicinali come la loperamide possono essere utilizzati con estrema cautela per ridurre la motilità intestinale, ma sono tassativamente controindicati se è presente febbre alta o sangue nelle feci, poiché potrebbero trattenere i patogeni e le tossine all’interno dell’organismo. Per la nausea, il medico può prescrivere farmaci antiemetici specifici.
- Terapia antibiotica: non è indicata per la maggior parte delle intossicazioni (specialmente quelle virali come il Norovirus o quelle da tossine batteriche pre-formate). L’antibiotico viene riservato a casi selezionati di infezioni batteriche documentate, sintomi particolarmente severi o pazienti immunodepressi, per evitare il rischio di prolungare lo stato di portatore o favorire resistenze batteriche.
- Antitossine: nel caso specifico e urgente del botulismo, è necessaria la somministrazione immediata di un’antitossina specifica in ambiente protetto.
Alimentazione e stile di vita
Durante la fase acuta, è fondamentale ascoltare i segnali del corpo. Se il vomito è frequente, è consigliabile sospendere l’assunzione di cibo solido per qualche ora, limitandosi a piccoli e frequenti sorsi di soluzioni reidratanti o acqua. Una volta che i sintomi iniziano a regredire, si può procedere con una reintroduzione graduale dei nutrienti.
Le attuali linee guida suggeriscono di non forzare il digiuno prolungato, ma di riprendere non appena possibile il consumo di alimenti leggeri e facilmente digeribili come riso, patate bollite, pane tostato o banane. È preferibile evitare per qualche giorno i cibi grassi, le pietanze eccessivamente condite, le bevande contenenti caffeina e gli alcolici. Anche il latte e i latticini dovrebbero essere limitati temporaneamente, poiché l’infiammazione intestinale può causare una transitoria intolleranza al lattosio che peggiorerebbe la diarrea.
Il riposo fisico è essenziale per permettere al sistema immunitario di contrastare l’infezione e per recuperare le energie perse a causa della disidratazione.
Prevenzione
Allo scopo di prevenire intossicazioni alimentare, in caso di dubbi butta via, anche se il cibo avesse un aspetto e un odore normale.
- Gli alimenti crudi e quelli cotti facilmente deperibili devono essere prontamente riposti nel frigo o congelati; l’esposizione a temperatura ambiente per più di due ore non devono più essere considerati sicuri.
- Gli alimenti devono essere cotti abbastanza a lungo e con una temperatura abbastanza elevata da garantire l’uccisione di eventuali batteri pericolosi.
- I cibi freddi devono essere mantenuti freddi e gli alimenti caldi devono essere mantenuti caldi.
- Frutta e verdure devono essere lavate sotto acqua corrente appena prima di essere consumate, tagliate o cucinate.
- Carne cruda, pollame e frutti di mare devono essere tenuti lontani dagli altri alimenti.
- È necessario lavarsi le mani fregando per almeno 20 secondi con acqua calda e saponata prima e dopo la manipolazione di carne cruda, pollame, pesce, molluschi o uova.
- Lavarsi sempre le mani dopo aver usato il bagno, cambiato un pannolino o toccato animali.
Gli utensili e le superfici devono essere lavate con acqua calda e saponata prima e dopo l’utilizzo; utile anche il ricorso all’ipoclorito di sodio diluito per una disinfezione più profonda.
Per prevenire la diarrea del viaggiatore è necessario evitare di:
- bere l’acqua del rubinetto o usarla per lavarsi i denti,
- bere latte crudo o prodotti lattiero-caseari non pastorizzati,
- mangiare frutta e verdura crudi, a meno di non pelarla autonomamente con mani e utensili sicuramente puliti,
- mangiare carne o pesce crudo,
- mangiare carne o molluschi che non siano ancora caldi da cottura,
- consumare street food.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Cos'è un'intossicazione alimentare?
- batteri,
- parassiti,
- virus
- o agenti chimici pericolosi.
Come si capisce se si ha un intossicazione alimentare? Da quali sintomi?
- vomito,
- diarrea,
- dolori addominali,
- eventualmente febbre e brividi.
Raramente un'intossicazione alimentare può tuttavia determinare complicanze più gravi.
Dopo quante ore compaiono i sintomi?
Cosa fare in caso di intossicazione alimentare?
Bloccare i sintomi con farmaci, diarrea e vomito in particolare, può invece risultare controproducente, perché trattasi in entrambi i casi di meccanismi con cui l'organismo letteralmente si libera del virus/batterio/parassita responsabile.
Quando disponibile, una diagnosi esatta permette di ricorrere a farmaci più specifici (come antibiotici nel caso di tossinfezioni batteriche).
Cosa mangiare?
Quanto durano gli effetti di un'intossicazione alimentare?
Cosa prendere in caso di intossicazione alimentare?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.