Introduzione
I Campylobacter sono un genere di batteri responsabili di infezioni del tratto digerente umano. Il nome deriva dal greco “kampylos”, che significa “curvato”, poiché in effetti il batterio si presenta a forma di virgola.
Sono state descritte circa 18 specie e sottospeci di campylobacter, di cui 13 causano malattia nell’uomo, tipicamente interessato da:
- Campylobacter jejuni,
- Campylobacter coli,
- Campylobacter lari,
- Campylobacter fetus.
La maggior parte delle specie sono microaerobie, richiedono cioè per una crescita ottimale un ambiente con livelli di ossigeno inferiori rispetto al normale.
Il Campylobacter è un batterio termofilo, ciò significa che sa per vivere e riprodursi necessita di temperature relativamente elevate (nel caso specifico comprese tra i 30 e i 47 °C), ma può resistere anche al congelamento; presenta invece una certa labilità quando si trova nell’ambiente esterno.
Il contagio avviene prevalentemente a seguito di consumo di pollame crudo o poco cotto, oppure a causa della contaminazione di altri alimenti da parte di tali prodotti (per esempio usando come piano di lavoro un tagliere che è stato usato per tagliare e preparare il pollo crudo, senza lavarlo adeguatamente prima di preparare cibi che vengono serviti crudi o poco cotti). È occasionalmente possibile infettarsi attraverso il contatto con le feci di un cane o di un gatto affetti, mentre è molto raro la trasmissione tra persone (anche se i pazienti infetti possono eliminare i batteri attraverso le feci ancora per diverse settimane a seguito della guarigione).
L’infezione da Campylobacter è l’intossicazione alimentare più comune nell’Unione europea (UE) e più in generale una delle più diffuse al mondo.
Le patologie causate dal Campylobacter sono principalmente gastroenteriti e setticemia, ma l’infezione può essere causa anche di altri quadri clinici, sebbene più rari, tra cui:
Il tasso di mortalità da infezione da Campylobacter è molto basso, ma non nullo.

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Cause
Nell’ultimo decennio la diffusione delle tossinfezioni da Campylobacter ha registrato un aumento impressionante, soprattutto nelle aree industrializzate. La malattia è particolarmente diffusa nei Paesi in via di sviluppo, rappresentando una delle cause più comuni di gastroenteriti, dove la malattia in forma endemica si presenta con sintomi meno gravi grazie allo sviluppo di anticorpi specifici.
Questa malattia è però diffusa in tutto il mondo e si stima che globalmente rappresenti la più comune causa di gastroenterite a livello mondiale; colpisce soggetti di tutte le età, con una maggiore incidenza nei bambini. I batteri del genere Campylobacter sono inoltre un’importante causa di “diarrea del viaggiatore”.
La malattia è più comune nei mesi caldi (estate ed autunno) e colpisce in particolar modo bambini, anziani e pazienti immunodepressi.
L’infezione da Campylobacter è una zoonosi, ossia una patologia trasmessa da animali; i batteri si ritrovano nel tratto gastrointestinale di numerosi animali che fungono quindi da serbatoio (per esempio polli, mucche ed altri uccelli).
Il contatto col batterio può avvenire con diverse modalità, tra cui:
- pollame preparato impropriamente,
- ingestione di cibo contaminato, carne poco cotta o cibo preparato su piani di cottura entrati in contatto con prodotti contaminate,
- latte non pastorizzato o acqua contaminata,
- diffusione da persona a persona (raro),
- contatto con un animale infetto (sia portatore sano che con forma diarroica della malattia).
Aneddotiche sono le segnalazioni di contagi attraverso le trasfusioni.
Sintomi
La sintomatologia è generalmente moderata e non distinguibile da quella di altre tossinfezioni alimentari; generalmente i sintomi si sviluppano da 2 a 5 giorni dopo l’esposizione e continuano per circa una settimana.
L’infezione da Campylobacter si manifesta più comunemente con gravi enteriti caratterizzate da:
- diarrea,
- febbre variabile da 38° a 40° C, associata talvolta a convulsioni,
- malessere generale con nausea, vomito, cefalea, dolori muscolari,
- dolori addominali.
I pazienti colpiti possono sviluppare anche più di dieci scariche diarroiche al giorno durante il picco della malattia, con l’emissione di feci miste a sangue (dissenteria). La malattia è in genere autolimitante, tuttavia i sintomi possono perdurare per una settimana e oltre.
Nei casi più gravi il quadro delle manifestazioni cliniche può includere:
- colite,
- batteriemia, col rischio di diffusione dell’infezione a più organi e setticemia,
- infezioni croniche.
I sintomi persistono per più di una settimana solo nel 10-20% dei casi e si possono verificare recidive nel 5-10% dei soggetti non trattati.
Diagnosi
La diagnosi di campilobacteriosi non può basarsi esclusivamente sulla valutazione clinica, poiché i sintomi (febbre, dolori addominali e diarrea) sono sovrapponibili a quelli di molte altre infezioni gastrointestinali. Il percorso diagnostico moderno integra l’osservazione dei sintomi con test di laboratorio specifici.
Analisi delle feci (Coprocultura)
Il metodo di riferimento (gold standard) rimane l’esame colturale delle feci. Il campione viene posto su terreni di coltura selettivi e incubato in condizioni di microaerofilia (basso contenuto di ossigeno) a temperature specifiche. Sebbene questo esame permetta di isolare il batterio e identificarne la specie, richiede solitamente dalle 48 alle 72 ore per fornire un risultato definitivo.
Test molecolari (PCR)
Nelle strutture sanitarie più avanzate, si ricorre sempre più spesso ai test basati sulla PCR (reazione a catena della polimerasi). Questi test rapidi permettono di individuare il materiale genetico del Campylobacter direttamente dal campione di feci in poche ore. Spesso vengono utilizzati pannelli “multiplex” che scansionano contemporaneamente la presenza di diversi patogeni intestinali (batteri, virus e parassiti), accelerando significativamente i tempi della diagnosi.
Antibiogramma
Una volta isolato il batterio tramite coltura, è fondamentale eseguire un test di sensibilità agli antibiotici (antibiogramma). Questo passaggio è oggi cruciale a causa del crescente fenomeno dell’antibiotico-resistenza, specialmente verso i fluorochinoloni, e permette al medico di prescrivere la terapia più efficace per quel determinato ceppo.
Esami del sangue
Gli esami ematici non sono routinari per la diagnosi di gastroenterite, ma diventano necessari se si sospetta una setticemia o una diffusione sistemica dell’infezione. In questi casi, si procede con l’emocoltura per verificare la presenza del batterio nel torrente circolatorio.
Complicazioni
Anche se di norma l’infezione non causa ostacoli a una piena ripresa, le complicanze dell’infezione da Campylobacter, tipicamente in soggetti immunocompromessi, in età anziana o bambini, possono includere:
- batteriemia,
- sindrome di Guillain-Barré,
- artrite reattiva.
In alcuni soggetti affetti da colite si verifica una batteriemia (presenza di batteri nel sangue) transitoria, soprattutto nel caso di soggetti immunodepressi (affetti da un disturbo tale da indebolire il sistema immunitario, come AIDS, diabete o cancro. Questa infezione causa febbre a lungo termine o ricorrente e altri sintomi si sviluppano quando il torrente ematico trasporta l’infezione ad altre strutture, come ad esempio:
- colecisti (colecistiti),
- pancreas (pancreatiti),
- vescica (cistiti),
- tessuti che rivestono il cervello e il midollo spinale (meningite),
- le ossa (osteomielite),
- le articolazioni (artrite infettiva e altri disturbi reumatici para-infettivi),
- raramente, le valvole cardiache (endocardite).
La sindrome di Guillain-Barré (una rara patologia neurologica) si sviluppa in circa 1 persona su 1.000 con colite da Campylobacter, perché gli anticorpi prodotti dal corpo per combattere l’infezione possono talvolta attaccare anche i nervi. Tale sindrome provoca:
- debolezza,
- paralisi muscolare,
- problemi respiratori (la respirazione potrebbe divenire difficile, tanto da richiedere il ricorso ad un ventilatore meccanico).
La maggior parte delle persone colpite ne guarisce completamente, mentre una piccola percentuale di pazienti può sviluppare disturbi permanenti.
Si ritiene che la colite da Campylobacter provochi fino al 30% di tutti i casi di sindrome di Guillain-Barré.
Giorni o settimane dopo la scomparsa della diarrea può svilupparsi invece l’artrite reattiva, attraverso sintomi come infiammazione e dolore a ginocchia, anche e tendine di Achille.
Gravidanza
Durante la gravidanza le infezioni di origine alimentare possono essere pericolose sia per la futura mamma che per il feto e il Campylobacter jejuni può in alcuni casi diventare responsabile di
- infezione intrauterina del feto, talvolta fatale,
- aborto.
L’infezione del neonato durante il parto o poco dopo può condurre allo sviluppo di
- enterite neonatale,
- batteriemia
- meningite.
Cura
L’obiettivo primario della cura è la gestione dei sintomi e la prevenzione della disidratazione. Nella maggior parte degli adulti sani, l’infezione è autolimitante e si risolve spontaneamente entro una settimana senza necessità di farmaci specifici. Tuttavia, in presenza di sintomi gravi o in pazienti vulnerabili, è necessario un intervento medico mirato.
Idratazione e gestione dei liquidi
Il pilastro del trattamento è la reintegrazione di acqua e sali minerali persi con la diarrea e il vomito.
- Soluzioni reidratanti orali (ORS): Sono preferibili alla semplice acqua poiché contengono le giuste proporzioni di glucosio ed elettroliti per ottimizzare l’assorbimento intestinale.
- Idratazione endovenosa: Riservata ai casi di disidratazione grave, incapacità di trattenere liquidi per bocca o in presenza di setticemia.
Terapia antibiotica
L’uso degli antibiotici non è raccomandato per tutti i pazienti, poiché può non abbreviare significativamente la durata della malattia se iniziato tardi. È invece indicato in caso di:
- Febbre alta persistente.
- Diarrea emorragica grave.
- Pazienti anziani, donne in gravidanza o soggetti immunodepressi.
- Sospetta batteriemia.
Il farmaco di prima scelta è generalmente l’azitromicina (un macrolide), considerata efficace e sicura. In passato venivano ampiamente utilizzati i fluorochinoloni (come la ciprofloxacina), ma l’alto tasso di resistenza batterica sviluppatosi negli ultimi anni ne ha limitato l’impiego come terapia empirica di prima linea in Italia e in Europa.
Alimentazione e stile di vita
Durante la fase acuta, è fondamentale modificare l’alimentazione per non sovraccaricare l’intestino infiammato:
- Dieta leggera: Prediligere alimenti semplici come riso bianco, carni magre bollite, carote cotte e mele. Evitare temporaneamente latticini (per una possibile intolleranza transitoria al lattosio), cibi grassi, fritti, caffeina e alcol.
- Riposo: Fondamentale per consentire al sistema immunitario di eradicare l’infezione.
- Probiotici: Alcuni ceppi selezionati (come Saccharomyces boulardii o alcuni Lactobacillus) possono aiutare a riequilibrare la flora batterica intestinale e ridurre la durata della diarrea, ma devono essere assunti su consiglio medico.
Si sconsiglia l’uso autonomo di farmaci antidiarroici che bloccano la motilità intestinale (come la loperamide) senza consulto medico, specialmente in presenza di febbre o sangue nelle feci, poiché potrebbero rallentare l’eliminazione dei batteri e peggiorare il quadro clinico.
Prevenzione
L’esposizione ai Campylobacter enterici si previene attraverso alcuni accorgimenti importanti:
- È necessaria grande attenzione per un’appropriata preparazione del cibo, in particolare del pollame: la contaminazione della carne si verifica soprattutto durante le fasi della macellazione, attraverso il contatto con il materiale fecale o con il contenuto dell’intestino degli animali. I lavaggi delle carni macellate riducono, pur non eliminandoli del tutto, i rischi di contaminazione. Una certa riduzione del rischio è inoltre possibile ottenerla applicando opportune misure di controllo in ogni settore della catena alimentare, ovvero a partire dalle fasi produttive fino a quella della preparazione domestica degli alimenti.
- Consumo latte e derivati esclusivamente pastorizzati.
- Applicazione di misure atte alla prevenzione della contaminazione del sistema idrico.
- I cuccioli e i gattini affetti da diarrea rappresentano una possibile fonte di trasmissione dell’infezione ai bambini. Il riconoscimento e il controllo dell’infezione da Campylobacter tra gli animali domestici e tra i cuccioli in particolare sono quindi da considerare importanti strumenti di prevenzione.
- Nella maggior parte dei casi i microorganismi muoiono quando esposti agli acidi gastrici, quindi tutte le condizioni che diminuiscono o neutralizzano la secrezione di acidi a livello dello stomaco possono favorire la comparsa dell’infezione.
Autore
Dr.ssa Elisabetta Fabiani
Medico Chirurgo - Chirurgo generaleIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Crotone n. 1296