Pancreatite acuta: sintomi, cause, dieta e cura

Ultima modifica

Introduzione

La pancreatite è una malattia poco comune responsabile dell’infiammazione del pancreas.

Il pancreas è una grossa ghiandola posta dietro lo stomaco e vicino al duodeno, il primo tratto dell’intestino tenue; secerne i succhi digestivi, o enzimi, nel duodeno attraverso un condotto chiamato dotto pancreatico. Gli enzimi pancreatici si mescolano alla bile, il liquido prodotto dal fegato e conservato nella colecisti, per digerire gli alimenti.

Il pancreas è responsabile anche del rilascio nel sangue di ormoni, insulina e glucagone, che aiutano l’organismo a gestire gli zuccheri assunti dal cibo come fonte energetica, in modo che il livello di glucosio presente nel sangue (glicemia) sia sempre adeguato (concentrazioni troppo alte o troppo basse possono condurre allo sviluppo di coma e danni permanenti).

Posizione anatomica del pancreas

iStock.com/magicmine

Normalmente gli enzimi digestivi secreti dal pancreas non diventano attivi finché non raggiungono l’intestino tenue tuttavia, quando il pancreas è infiammato, i tessuti pancreatici vengono attaccati e danneggiati dagli stessi enzimi che producono.

I sintomi tipici della pancreatite sono:

  • dolore graduale o improvviso nell’addome superiore, che talvolta si irradia alla schiena,
  • gonfiore addominale,
  • nausea e vomito,
  • eventualmente febbre.

La pancreatite può essere acuta o cronica. Ambedue le forme sono condizioni serie e possono avere complicanze anche gravi. All’inizio la pancreatite si manifesta in forma acuta e, se non viene curata, può diventare una malattia permanente (pancreatite cronica). Si tratta di una patologia grave che può causare pericolose complicazioni e addirittura la morte del paziente, qualora non venga curata.

La pancreatite acuta è un’infiammazione del pancreas che insorge improvvisamente e generalmente si risolve in qualche giorno attraverso un appropriato trattamento, diversamente può rivelarsi una malattia potenzialmente mortale o con gravi complicanze.

Esistono diverse forme di pancreatite acuta e, generalizzando, si rivelano fatali nel 15% dei casi. Analizzando più in profondità si scopre tuttavia che per forme di pancreatite edematosa i casi di morte sono meno del 2%, mentre nei casi di pancreatite necrotico-emorragica si registra una mortalità superiore al 30-40% dei casi. Nel caso in cui il pancreas venga colpito interamente da necrosi la mortalità è superiore al 60%.

I casi più gravi di pancreatite acuta, in assenza di un tempestivo intervento, provocano la morte del paziente entro 48 ore.

Nonostante sia rara, in Italia circa 15.000 nuovi pazienti vengono colpiti da pancreatite cronica ogni anno, mentre si stimano in 200.000 i casi annui di pancreatite acuta.

Le pancreatiti sono più frequenti negli uomini che nelle donne.

 

Cause

La causa più frequente di pancreatite acuta è la presenza di calcoli biliari, piccole formazioni simili a sassolini e costituiti da bile solidificata, che infiammano il pancreas attraversando il dotto biliare comune.

Altra causa è il consumo cronico e in forti quantità di alcolici. La pancreatite acuta può manifestarsi entro poche ore o fino a due giorni dal consumo di alcool.

Tra le altre cause di pancreatite acuta, si annoverano

  • traumi addominali,
  • farmaci,
  • infezioni,
  • tumori
  • e anomalie genetiche del pancreas.

Sintomi

Infografica semplificata con i sintomi più comuni della pancreatite

iStock.com/artbesouro

Una pancreatite acuta inizia generalmente con la comparsa di un dolore graduale o improvviso nell’addome superiore, che talvolta si irradia anche alla schiena.

Il dolore può essere inizialmente lieve e peggiorare subito dopo i pasti. Nella maggior parte dei casi è intenso, tende a diventare costante e dura diversi giorni. L’addome può essere gonfio e molto dolorante.

Un soggetto con pancreatite acuta appare e si sente tipicamente molto sofferente e necessita di un intervento medico immediato.

Altri sintomi includono:

Una grave pancreatite acuta può causare disidratazione e caduta della pressione arteriosa. Possono infine insorgere insufficienza cardiaca, polmonare o renale.

Il sanguinamento del pancreas può portare a shock e anche a morte.

Complicazioni

I calcoli biliari all’origine della pancreatite acuta devono essere rimossi chirurgicamente, insieme alla colecisti.

  • Nelle pancreatiti non gravi la colecistectomia (rimozione della colecisti) può essere eseguita durante il ricovero stesso.
  • Nei casi gravi, i calcoli possono essere asportati tramite la CPRE, la tecnica (vedere paragrafo “Cura e trattamenti”) che, visualizzando direttamente il pancreas, la colecisti e i dotti biliari, permette anche di intervenire sulle complicanze delle pancreatiti acute e croniche. La colecistectomia verrà poi eseguita in seguito, un mese o più dopo il completo recupero.

In caso d’infezione può essere necessario drenare l’area infetta, di fatto un ascesso, tramite CPRE o chirurgia. La chirurgia può essere eseguita anche a scopo esplorativo per localizzare fonti di sanguinamento, escludere condizioni simili alla pancreatite o rimuovere tessuto pancreatico gravemente danneggiato.

La CPRE o l’ecografia endoscopica consentono anche il drenaggio di formazioni pseudocistiche di liquido e residui tessutali che possono formarsi nel pancreas. Se non trattate, enzimi e tossine contenuti nelle pseudocisti possono entrare nel circolo sanguigno e danneggiare il cuore, i polmoni, i reni o altri organi.

La pancreatite acuta talvolta causa insufficienza renale. Questa condizione impone filtraggi periodici (dialisi) del sangue o un trapianto di rene.

In casi rari, la pancreatite acuta può causare problemi respiratori. Può insorgere ipossia, una condizione in cui le cellule e i tessuti non ricevono abbastanza ossigeno. L’ipossia viene trattata con la somministrazione di ossigeno. Alcuni pazienti vanno comunque incontro a insufficienza respiratoria, nonostante la somministrazione di ossigeno, e necessitano quindi di ventilazione assistita per un certo periodo.

Diagnosi

La diagnosi di pancreatite acuta si basa oggi su criteri clinici internazionali consolidati (noti come criteri di Atlanta), che richiedono la presenza di almeno due dei seguenti tre elementi:

  • Dolore addominale caratteristico: dolore intenso, improvviso, localizzato nella parte superiore dell’addome (epigastrio) e spesso irradiato a “barra” verso il dorso.
  • Biomarcatori elevati: livelli di lipasi o amilasi nel sangue almeno tre volte superiori al limite normale.
  • Evidenze radiologiche: segni tipici di infiammazione pancreatica rilevati tramite esami di imaging.

Il percorso diagnostico inizia con un’accurata anamnesi e un esame obiettivo, seguiti immediatamente da indagini di laboratorio e strumentali.

Esami di laboratorio e biomarcatori

Il test principale è il dosaggio della lipasi sierica, considerata oggi più affidabile e specifica rispetto all’amilasi, poiché rimane elevata più a lungo e non viene influenzata da altre patologie comuni. Oltre agli enzimi pancreatici, il medico prescriverà:

  • Proteina C-Reattiva (PCR): utilizzata dopo le prime 48 ore per valutare la gravità dell’infiammazione e l’eventuale presenza di necrosi.
  • Esami metabolici: controllo della glicemia, dei livelli di calcio, dei test di funzionalità renale ed epatica e degli elettroliti (sodio, potassio, magnesio).
  • Emocromo completo: per monitorare segni di infezione o emoconcentrazione dovuta alla disidratazione.

Imaging e diagnostica strumentale

La diagnostica per immagini è fondamentale per confermare il sospetto clinico, identificare la causa (come i calcoli) e monitorare le complicanze.

  • Ecografia addominale: è il primo esame da eseguire, fondamentale per individuare la presenza di calcoli nella colecisti o nelle vie biliari, che rappresentano la causa più comune di pancreatite in Italia.
  • Tomografia computerizzata (TAC): non è sempre necessaria nelle prime ore. Viene eseguita con mezzo di contrasto solitamente dopo 48-72 ore dall’esordio se i sintomi non migliorano o se si sospettano complicazioni gravi come la necrosi pancreatica.
  • Risonanza magnetica (RM/RMCP): la colangiopancreatografia a risonanza magnetica è utile per visualizzare i dotti biliari e pancreatici senza ricorrere a radiazioni, specialmente se si sospetta un calcolo incastrato nel dotto biliare non visto dall’ecografia.
  • Ecografia endoscopica: una tecnica mini-invasiva eseguita in sedazione che permette di ottenere immagini ad altissima risoluzione del pancreas, utile soprattutto per indagare cause meno comuni o piccoli calcoli difficili da individuare.

Cura e trattamenti

Il trattamento della pancreatite acuta richiede obbligatoriamente il ricovero ospedaliero. Gli obiettivi principali della terapia sono il ripristino dei liquidi corporei, il controllo del dolore, il supporto nutrizionale e la gestione delle eventuali complicazioni.

L’approccio terapeutico attuale si basa sui seguenti pilastri:

Idratazione endovenosa aggressiva

Nelle prime 24 ore, la somministrazione di grandi volumi di liquidi per via endovenosa è cruciale per prevenire danni ai reni e limitare l’estensione della necrosi pancreatica. Il monitoraggio costante della pressione arteriosa e della produzione di urina guida l’intensità di questo trattamento.

Gestione del dolore

Il dolore della pancreatite è spesso estremamente intenso. Vengono utilizzati analgesici potenti somministrati per via endovenosa, spesso appartenenti alla classe degli oppioidi, per garantire il massimo comfort al paziente durante la fase acuta.

Supporto nutrizionale

A differenza del passato, oggi la comunità scientifica raccomanda di riprendere l’alimentazione il prima possibile. Nelle forme lievi, se il dolore è sotto controllo e non c’è vomito, il paziente può iniziare una dieta liquida o povera di grassi entro 24 ore. Nelle forme gravi, se l’alimentazione orale non è possibile, si privilegia la nutrizione enterale (tramite un sondino che arriva allo stomaco o all’intestino) rispetto a quella endovenosa, per proteggere la barriera intestinale e ridurre il rischio di infezioni.

Trattamento delle cause e procedure speciali

Se la pancreatite è causata da calcoli biliari, il percorso terapeutico può includere:

  • CPRE (Colangiopancreatografia Retrograda Endoscopica): utilizzata se un calcolo ostruisce il dotto biliare causando ittero o infezione (colangite). Permette di rimuovere l’ostacolo durante la fase acuta.
  • Colecistectomia: la rimozione chirurgica della colecisti è raccomandata prima della dimissione (nelle forme lievi) o dopo qualche settimana (nelle forme gravi) per prevenire future recidive.

Gestione delle complicanze infettive

Gli antibiotici non vengono somministrati di routine in tutti i pazienti, ma solo quando vi è un forte sospetto o la conferma di un’infezione della necrosi pancreatica o di altri siti (come i polmoni o le vie urinarie). In caso di necrosi infetta che non risponde ai farmaci, può essere necessario un drenaggio radiologico o un intervento chirurgico mini-invasivo.

Stile di vita e prevenzione

Dopo la dimissione, è indispensabile adottare cambiamenti rigorosi per evitare che la pancreatite si ripresenti o diventi cronica:

  • Astensione totale dall’alcol: è il fattore più importante per prevenire danni permanenti al pancreas.
  • Smettere di fumare: il fumo è un fattore di rischio indipendente che accelera la progressione della malattia.
  • Alimentazione controllata: una dieta povera di grassi saturi aiuta a non sovraccaricare la ghiandola e a gestire eventuali livelli elevati di trigliceridi nel sangue.

 

Dieta

La nutrizione è un punto cardine del trattamento dei pazienti colpiti da pancreatite e gli obiettivi principali che si propone sono:

  • prevenire malnutrizione e carenze nutrizionali,
  • mantenere nella norma i livelli di zucchero nel sangue (glicemia, evitando sia valori troppo bassi che troppo alti),
  • prevenire e gestire eventuali condizioni concomitanti (diabete, insufficienza renale, …),
  • prevenire nuovi episodi di pancreatite acuta.

Nelle fasi iniziali della pancreatite acuta può essere indicato un breve periodo di riposo intestinale; tuttavia, le moderne linee guida raccomandano di riprendere l’alimentazione orale non appena il dolore diminuisce, preferendo una dieta povera di grassi per non sollecitare eccessivamente il pancreas.

Una volta che l’infiammazione della ghiandola sia sotto controllo, i medici possono iniziare ad introdurre nuovamente liquidi chiari e cibi leggeri, privi di sale; nei casi in cui questo non sia possibile (per esempio a causa della persistenza dello stato infiammatorio e/o del dolore) si può valutare il ricorso all’alimentazione attraverso un sondino naso-gastrico.

Da un punto di vista di prevenzione si raccomanda di:

  • interrompere completamente il consumo di alcool e alcolici,
  • privilegiare una dieta povera di grassi e incentrata su
    • verdura,
    • frutta,
    • cereali integrali,
    • proteine da fonti magre (proteine vegetali da legumi, tagli di carne bianca e priva di grasso, …);
  • bere molto,
  • privilegiare piccoli e frequenti spuntini, rispetto ai due pasti classici abbondanti,
  • limitare la caffeina.

Si raccomanda inoltre di smettere di fumare.

Per approfondire il tema pancreatite e dieta si rimanda all’articolo dedicato.

Fonti e bibliografia

Adattamento dall’inglese a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Dove si trova il pancreas?

Il pancreas è una ghiandola lunga circa 15 centimetri che si trova nella parte superiore dell'addome, centralmente dietro allo stomaco (tende leggermente di più verso il fianco sinistro)

Cos'è la pancreatite?

La pancreatite è l'infiammazione del pancreas; ne esistono due forme, acuta (di breve durata e, se curata adeguatamente, destinata a risolversi in poco tempo) e cronica (persistente nel tempo).

Quali sono i sintomi principali della pancreatite acuta?

I più comuni sintomi di pancreatite acuta sono
  • dolore addominale
  • addome teso e dolorante in caso di palpazione
  • nausea
  • febbre
  • tachicardia
  • disturbi respiratori
I sintomi in genere non sono costanti, ma l'entità con cui si manifestano è tendenzialmente severa.

Come si cura?

La pancreatite acuta richiede assistenza ospedaliera; la terapia prevede sostanzialmente
  • idratazione attraverso flebo
  • digiuno per mettere a riposo il pancreas (e successiva reintroduzione graduale di dieta liquida)
  • somministrazione di ossigeno se necessario
  • trattamento antidolorifico
  • eventuale trattamento delle cause scatenanti se possibile

Cosa mangiare in caso di pancreatite acuta?

Al momento del ricovero ospedaliero in genere il paziente viene messo a completo digiuno per dare modo al pancreas di riposare.
Viene successivamente reintrodotta gradualmente una dieta liquida (eventualmente nasogastrica se necessario) pasti piccoli e frequenti, privi di grassi, facilmente digeribili.
Articoli Correlati
Articoli in evidenza