Cos’è la dialisi renale?
La dialisi è una terapia medica che sostituisce parzialmente la funzionalità dei reni e che diventa necessaria quando questi non sono più in grado di lavorare normalmente (insufficienza renale); più in particolare diventa necessaria quando la funzionalità del paziente risulta compromessa dell’85-90% (GFR inferiore a 15).
Se non trattati, i pazienti con insufficienza renale andrebbero incontro a un pericoloso accumulo di tossine e sostanze di rifiuto nel sangue, oltre che di fluidi, causa di sintomi via via più debilitanti fino a diventare fatali.
La dialisi renale ha quindi lo scopo di filtrare dal sangue acqua e sostanze di rifiuto, permettendo un grande miglioramento del benessere del paziente.
La dialisi fu utilizzata per la prima volta con successo negli anni ’40, ma divenne un trattamento realmente accessibile a partire dagli anni ’70: da allora milioni di pazienti hanno tratto beneficio da questi trattamenti.
È importante comprendere che la dialisi riesce a sostituire la funzionalità renale solo parzialmente e non è una terapia per guarire le patologie renali, tuttavia non sempre l’insufficienza renale è definitiva; alcune forme acute regrediscono dopo la terapia, sebbene potrebbe essere necessario continuare la dialisi per un ulteriore breve periodo anche dopo la guarigione dei reni.
Nell’insufficienza renale cronica o grave i reni non possono guarire ed il paziente dovrà ricorrere alla dialisi per tutta la vita, a meno di non poter accedere a un trapianto di rene.
A cosa serve?
La dialisi, esattamente come i reni sani, contribuisce al mantenimento della salute e dell’equilibrio dell’organismo. Serve infatti per:
- rimuovere le sostanze di rifiuto, i sali minerali e i liquidi in eccesso, impedendone l’accumulo nell’organismo,
- mantenere l’equilibrio di determinate sostanze nel sangue, ad esempio del potassio, del sodio e del bicarbonato,
- aiutare a tenere sotto controllo la pressione del sangue.
Aspettativa di vita
L’aspettativa di vita di un paziente in dialisi può variare considerevolmente a seconda delle altre condizioni mediche presenti e dallo scrupolo con cui ci si attiene al trattamento; la media americana è di 5-10 anni, tuttavia molti pazienti hanno vissuto bene in dialisi per decenni.
Un fattore chiave in grado di influire sulla prognosi, escluso ovviamente il trapianto di rene, è l’età in cui si inizia a sottoporsi alla dialisi: più giovane è l’età, maggiore è l’aspettativa di vita.

Shutterstock/Maria Symchych
Come funziona?
La dialisi può essere effettuata in
- ospedale,
- centro specializzato
- a casa.
La modalità più adatta, quando possibile, viene scelta di comune accordo tra medico e paziente tra due diversi approcci:
- emodialisi
- dialisi peritoneale.
Emodialisi
L’emodialisi è la forma più comune di dialisi; durante la procedura un tubicino viene attaccato a un ago inserito nel braccio e il sangue così estratto viene fatto passare in un dispositivo esterno in grado di procedere alla filtrazione, prima di rientrare nel braccio attraverso un secondo ago.
È utile in caso di:
- Danno renale acuto
- Malattia renale allo stadio terminale dell’insufficienza renale.
Viene in genere richiesto di sottoporsi a tre sedute alla settimana, con una durata di circa quattro ore l’una, che avvengono in ambiente ospedaliero.
Si tratta di un approccio adatto a chiunque non sia in grado di gestire personalmente la dialisi peritoneale.
Il vantaggio principale è quello di garantire 4 giorni completamente liberi, che permettono una pianificazione della vita del paziente con maggior elasticità.
Può comportare invece qualche disagio in più in caso di spostamenti, che richiedono un’attenta pianificazione delle sedute; altro svantaggio è che è richiesta al paziente la stretta osservanza di uno scrupoloso regime dietetico, ivi compresa la quantità di liquidi che può bere.
Tra i rischi principali ricordiamo infine:
- pressione bassa (a causa dei liquidi rimossi durante l’emodialisi), che può avere come conseguenze anche nausea e vertigini;
- sepsi, una pericolosa infezione del sangue;
- crampi muscolari, probabilmente causati dalla rimozione dei fluidi,
- prurito,
- disturbi del sonno,
- dolori ossei e articolari,
- riduzione del desiderio e disfunzione erettile,
- bocca secca,
- ansia.
Per approfondire l’emodialisi clicca qui.
Emodialisi notturna
La dialisi notturna è un trattamento di emodialisi più lento e più lungo che si svolge di notte, mentre si dorme.
Presenta indubbi vantaggi in termini di occupazione e ottimizzazione del proprio tempo, ma richiede una specifica formazione e per questo potrebbe non essere adatta a tutti.
Dialisi peritoneale

iStock.com/normaals
La dialisi peritoneale utilizza il rivestimento interno dell’addome (peritoneo) come filtro, al posto di un filtro esterno. Come i reni, il peritoneo contiene migliaia di piccoli vasi sanguigni che lo rendono una buona alternativa di filtro naturale.
Prima dell’inizio del trattamento viene praticata un’incisione vicino all’ombelico e il chirurgo provvede a posizionare un sottile tubicino (chiamato catetere) nello spazio all’interno dell’addome (cavità peritoneale); questo viene lasciato in posizione permanente, quindi si tratta di un intervento che viene praticato un’unica volta prima di iniziare il percorso di dialisi.
Attraverso il catetere posizionato viene immesso nella cavità peritoneale uno specifico fluido fornito a livello ospedaliero e, quando il sangue passa attraverso i vasi sanguigni che rivestono la cavità, i prodotti di scarto e i liquidi in eccesso vengono estratti dal sangue e raccolti nel fluido di dialisi.
Il fluido utilizzato viene scaricato in un sacchetto poche ore più tardi e sostituito con liquido fresco.
La sostituzione del liquido in genere richiede 30-40 minuti e normalmente deve essere ripetuta quattro volte al giorno; in alternativa questi scambi possono essere gestiti da una macchina durante il riposo notturno.
Il vantaggio principale di questo approccio è che il procedimento può essere gestito in autonomia dal paziente, senza i trasferimenti verso l’ospedale; gli apparecchi hanno una dimensione tale da poter essere eventualmente trasportati con relativa facilità in caso di vacanza o trasferimento per altri motivi.
Ci sono infine meno restrizioni dietetiche rispetto a quelle imposte ai pazienti in emodialisi.
Lo svantaggio principale è che il procedimento va eseguito tutti i giorni, nessuno escluso, inoltre alcuni pazienti si trovano a disagio con il dispositivo fisso a livello addominale.
Un grosso rischio relativo a questa forma di dialisi è il possibile sviluppo di peritonite, un’infezione della membrana che riveste la cavità addominale; alcuni pazienti sono inoltre costretti a passare all’emodialisi dopo qualche anno di dialisi peritoneale per la graduale e progressiva comparsa di ispessimenti e cicatrici sul peritoneo.
Ricordiamo infine la possibile comparsa di stanchezza e talvolta malnutrizione, a causa della riduzione di proteine nel sangue.
Tra i principali rischi ed effetti collaterali troviamo:
- peritonite, una grave infezione del peritoneo caratterizzata da dolori, febbre alta, brividi, …;
- comparsa di ernia,
- aumento di peso.
Per approfondire la dialisi peritoneale clicca qui.
La dialisi è dolorosa? Ha effetti collaterali?
Il paziente avverte in genere un leggero fastidio al momento dell’inserimento degli aghi, per il resto la dialisi è una terapia completamente indolore.
L’effetto collaterale più comune della dialisi è un abbassamento della pressione, che si corregge in genere con un’adeguata assunzione di liquidi (secondo le indicazioni del nefrologo).
Nausea e vomito sono due sintomi spesso correlati alle malattie renali in genere, ma sono peggiorati dalla pressione bassa e dall’eccessiva quantità di liquidi.
Altri effetti collaterali meno comuni sono legati a problemi di
ma in genere sono fastidi che con il tempo vanno migliorando.
Molto comune è purtroppo la sensazione di stanchezza e affaticamento.
Dialisi e dieta
Una dieta scrupolosa è davvero in grado di fare la differenza in termini di benessere percepito dal paziente, con l’obiettivo di ridurre il consumo di quegli alimenti in grado di favorire la comparsa di sostanze di rifiuto e tossine, ma soprattutto un pericoloso accumulo di liquidi, che può essere causa di:
- gonfiore e aumento di peso tra le sessioni di dialisi,
- oscillazioni importanti della pressione del sangue,
- maggiori difficoltà del lavoro cardiaco,
- accumulo di liquido nei polmoni e peggioramento della respirazione.
Riportiamo qui alcune indicazioni molto generiche, utili a farsi un’idea generale, ma si sottolinea la necessità di pianificare la dieta con i proprio medici.
- Liquidi. Il medico vi aiuterà a capire quanti liquidi dovete bere al giorno. I liquidi in eccesso possono far aumentare la pressione, ostacolare il lavoro del cuore e aumentare lo stress organico dovuto alla dialisi. Ricordate che diversi alimenti, come le minestre, i gelati e la frutta, contengono molta acqua. Chiedete al medico come fare per controllare la sete.
- Potassio. Il potassio si trova in diversi alimenti, soprattutto nella frutta e nella verdura. Il potassio contribuisce a regolare il battito cardiaco, quindi assumerne in eccesso può essere molto pericoloso per il cuore. Per tenere sotto controllo i livelli di potassio nel sangue potete evitare le arance, le banane, i pomodori e la frutta secca. È possibile diminuire la quantità di potassio nelle patate e nelle altre verdure pelandole e lasciandole in ammollo in una pentola d’acqua per diverse ore, e poi bollendole.
- Fosforo. Il fosforo, se consumato in dosi elevate, può indebolire le ossa e causare prurito. Tenere sotto controllo il fosforo può essere ancor più importante rispetto alla regolazione dei livelli del calcio al fine di prevenire le patologie ossee e le complicazioni connesse. Gli alimenti come il latte, i formaggi, i legumi secchi e freschi, la cola, la frutta a guscio e il burro d’arachidi sono ricchi di fosforo e dovrebbero essere evitati. Probabilmente dovrete assumere un legante del fosforo insieme agli alimenti per tenere sotto controllo i livelli di fosforo nel sangue nelle pause tra le sessioni di dialisi.
- Sale da cucina (cloruro di sodio). La maggior parte degli alimenti conservati o surgelati contiene grandi quantità di sodio, l’eccesso di sodio aumenta la sete e, quando si beve di più del solito, il cuore deve lavorare di più per pompare il sangue nell’organismo. Con l’andare del tempo, possono insorgere pressione alta e insufficienza cardiaca congestizia. Cercate di mangiare molti alimenti poveri di sodio e cercate i prodotti con l’indicazione “a basso contenuto di sodio” sull’etichetta.
- Proteine. Prima di iniziare la dialisi il medico probabilmente vi ha consigliato di seguire una dieta a basso contenuto di proteine per preservare la funzionalità renale. Ora che avete iniziato la dialisi le vostre esigenze nutrizionali sono cambiate. Alla maggior parte dei pazienti viene consigliato di seguire una dieta il più ricca possibile di proteine di alta qualità. Le proteine aiutano a formare i muscoli e riparare i tessuti danneggiati, ma producono come sostanza di scarto l’urea (azoto ureico, o BUN). Alcune fonti proteiche, le cosiddette proteine di alta qualità, producono meno sostanze di scarto rispetto alle proteine semplici. Le proteine di alta qualità e presenti in fonti sane sono quelle contenute nel pesce, nel pollame e nelle uova. Ottenere la maggior parte delle proteine da queste fonti può far diminuire la quantità di urea nel sangue.
- Calorie. La caloria è l’unità di misura dell’energia necessaria per l’organismo. Alcuni pazienti devono ingrassare, e quindi devono escogitare modi per aggiungere calorie alla dieta. Gli oli vegetali, come quello d’oliva o di semi, sono buone fonti di calorie e non causano squilibri nel colesterolo. Anche le caramelle, lo zucchero, il miele, la marmellata e le gelatine forniscono calorie ed energia, ma influiscono profondamente sulla glicemia (quantità di zucchero nel sangue) e sono quindi considerato un importante fattore di rischio per lo sviluppo/peggioramento del diabete..
- Integratori alimentari. Quando la dieta impone di evitare diversi alimenti, ci possono essere carenze di vitamine e di sali minerali. La dialisi, inoltre, rimuove anche parte delle vitamine dall’organismo. Il medico può quindi prescrivervi un integratore alimentare ideato appositamente per i pazienti affetti da insufficienza renale. Assumetelo il giorno stesso della dialisi, dopo la terapia. Non fate mai l’errore di comprare e assumere gli integratori in vendita senza ricetta, perché potrebbero contenere vitamine o sali minerali dannosi.
Influenza della dialisi sullo stile di vita
Molti pazienti riescono ad avere una vita completamente normale, tranne che nei momenti da dedicare alla terapia.
La dialisi di norma vi farà sentire meglio, perché contribuisce ad alleviare molti dei problemi connessi all’insufficienza renale.
Voi e la vostra famiglia avrete bisogno di un po’ di tempo per abituarvi ai ritmi della dialisi, ma in genere a un paziente dializzato è permesso:
- continuare a studiare o lavorare (solo nel caso di lavoro fisicamente impegnativo potrebbe nascere qualche difficoltà),
- guidare,
- praticare attività fisica,
- nuotare,
- andare in vacanza (i centri in cui effettuare la dialisi si trovano più o meno dappertutto, anche all’estero, e la terapia è standardizzata).
Fatica
Un importante senso di stanchezza e affaticamento è piuttosto comune nei soggetti che si sottopongono a dialisi, a causa dei seguenti aspetti:
- incapacità dei reni di svolgere il proprio lavoro,
- effetto della dialisi sull’organismo,
- restrizioni dietetiche associate alla dialisi (soprattutto emodialisi),
- stress e ansia legate alla situazione.
Una regolare attività fisica non solo è permessa, ma compatibilmente con il proprio stato di salute è spesso incoraggiata dai medici anche per contrastare questo possibile effetto collaterale.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Cos'è la dialisi?
In dialisi quanto si può vivere?
Quanto si sopravvive se si decide di sospendere la dialisi?
Come funziona la dialisi?
È normale dopo la dialisi avere la pressione molto bassa?
La dialisi può essere temporanea o è sempre definitiva?
Un paziente in dialisi deve continuare ad alimentarsi con prodotti aproteici?
Cosa fare se un paziente ha dolori muscolari o articolari dopo la dialisi?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.