Introduzione
La cistifellea è un organo a forma di pera posto sotto il fegato; serve da deposito per la bile, un fluido prodotto dal fegato e utile all’organismo per digerire correttamente i grassi. Dopo i pasti, durante la digestione, la cistifellea è in grado di sospingere la bile verso l’intestino per contribuire ai processi digestivi.
Il problema più comune che può affliggere quest’organo è la formatione di calcoli, sassolini più o meno grandi in grado di incastrarsi nei canali deputati al passaggio della bile e impedendone così il normale scorrimento, fino a causare la comparsa di infiammazione dell’organo (colecistite).
È una condizione potenzialmente grave, che di solito richiede assistenza ospedaliera; il principale sintomo è un dolore acuto che compare improvvisamente nella parte superiore destra della pancia (addome) e che si estende verso la spalla destra. Respirare profondamente può peggiorare la sensazione di dolore e, a differenza di altri tipi di dolore addominale, quello tipico di una colecistite acuta è solitamente persistente e non scompare entro poche ore.
Alcuni pazienti potrebbero presentare ulteriori sintomi, quali:
- febbre,
- nausea e vomito,
- aumento della sudorazione,
- perdita di appetito,
- ingiallimento della pelle e del bianco degli occhi (ittero),
- gonfiore addominale.
In molti casi l’unica strategia terapeutica risolutiva è la rimozione della colecisti, che non è un organo indispensabile alla vita e non impatta in modo rilevante sul benessere del paziente.

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Cause
La colecistite può essere classificata in base alla sua durata in
- acuta,
- cronica (che è in genere causata da una forma acuta non curata o da ripetuti episodi che si protraggono nell’arco di settimane o mesi).
Colecistite acuta
I calcoli alla colecisti (colelitiasi) sono un disturbo molto diffuso nella popolazione, ma nella maggior parte dei casi la loro presenza non causa alcun sintomo al paziente, che quindi non è nemmeno consapevole di averli.
Nel caso in cui i calcoli ostruiscano il principale canale che permette il passaggio della bile (dotto cistico), questa andrà ad accumularsi nella cistifellea aumentandone gradualmente la pressione interna e causando così l’infiammazione dell’organo.

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In un caso su cinque può comparire anche una sovrainfezione batterica.
Nel 5% dei pazienti colpiti da colecistite acuta l’infiammazione può essere dovuta a cause diverse e, generalmente, più pericolose (colecistite alitiasica):
- interventi chirurgici maggiori con danni accidentali alla cistifellea,
- malattie gravi, ad esempio traumi, ustioni e infezioni estese a tutto l’organismo (sepsi),
- nutrizione tramite flebo per lunghi periodi,
- digiuno prolungato,
- carenze immunitarie dovute per esempio all’AIDS.
La colecistite può anche colpire i bambini, dove in genere è provocata da un virus o da un’altra forma di infezione.
Fattori di rischio
Alcuni soggetti sono associati a un rischio maggiore di sviluppo di calcoli:
- sesso femminile,
- gravidanza,
- terapie ormonali (per esempio pillola anticoncezionale),
- famigliarità,
- malattie epatiche,
- età,
- obesità,
- perdita di peso eccessivamente rapida,
- diabete.
Colecistite cronica
Nella maggior parte dei casi la colecistite cronica è causata da ripetuti attacchi della forma acuta, in genere dovuti alla presenza di calcoli biliari nella cistifellea, il cui numero, dimensione o posizione non è sufficiente a provocare un attacco acuto.
Questi frequenti episodi causano gradualmente un ispessimento delle pareti dell’organo, che quindi inizia a restringersi e perdere l’efficacia nella capacità di concentrare, immagazzinare e rilasciare la bile.
Si verifica più spesso nelle donne che negli uomini ed è più comune dopo i 40 anni.
Sintomi
Molti pazienti che presentano calcoli alla colecisti non manifestano alcun sintomo, mentre in alcuni casi possono verificarsi coliche biliari caratterizzate da un dolore che colpisce l’addome sul lato destro. Può essere episodico, in genere di breve durata, dovuto per esempio a quando si esagera a tavola.
Il sintomo caratteristico della colecistite è lo stesso tipo di dolore che colpisce il lato destro dell’addome, ma che in genere è più prolungato e severo rispetto alla semplice colica biliare, e che può riflettersi anche a livello della spalla destra.
Il dolore raggiunge il picco dopo un tempo variabile da un quarto d’ora ad un’ora, per poi mantenersi costante. La maggior parte dei pazienti avverte un dolore molto intenso in caso di pressione e, alla richiesta di fare un respiro profondo, il dolore può aggravarsi ulteriormente.
Talora è possibile manifestare anche:
- febbre,
- nausea e vomito,
- aumento della sudorazione,
- perdita di appetito,
- ittero (colorazione gialla della pelle),
- gonfiore addominale,
- alterata colorazione delle feci (appaiono più chiare).
Tipicamente l’attacco si attenua dopo due o tre giorni e si risolve completamente nel giro di una settimana; la persistenza di un episodio acuto potrebbe essere indicativo di una complicazione più grave.
Negli anziani i primi o unici sintomi della colecistite possono essere più generici e comprendere ad esempio a:
- diminuzione dell’appetito,
- stanchezza,
- debolezza,
- vomito.
Più rara la febbre.
La colecistite alitiasica (cioè non causata dalla presenza di calcoli) causa invece un dolore improvviso e lancinante nella parte alta dell’addome e si manifesta in pazienti che in precedenza non manifestavano alcun sintomo di problemi alla cistifellea. L’infiammazione spesso è molto grave e può causare la cancrena o la perforazione della cistifellea, complicazioni che se non curate possono risultare fatali.
Purtroppo nei pazienti affetti da altri problemi gravi (compresi quelli che si trovano in terapia intensiva per altri motivi) la colecistite alitiasica può passare inosservata.
Quando chiamare il medico
È necessario contattare rapidamente il medico in caso di improvviso e forte dolore addominale, soprattutto se non migliora dopo qualche ora o se è accompagnato da altri sintomi caratteristici come ittero e/o febbre.
Nell’impossibilità di contattare il medico farsi accompagnare in Pronto Soccorso.
Pericoli
In assenza di una diagnosi e un appropriato trattamento alcuni casi di colecistite possono evolvere verso pericolose complicazioni:
- cancrena, con morte del tessuto della colecisti, che può ulteriormente causare complicazioni se l’infezione si diffonde nell’intero organismo (sepsi).
- perforazione della cistifellea, con diffusione dell’infezione nell’addome (peritonite) e formazione di ascessi.
È infine possibile che anche il pancreas s’infiammi (pancreatite).
Diagnosi
Il percorso diagnostico per la colecistite si è evoluto verso una standardizzazione che integra segni clinici, parametri di laboratorio ed evidenze radiologiche. L’obiettivo è distinguere tempestivamente tra una semplice colica biliare e un’infiammazione acuta che richiede l’intervento.
Esame obiettivo e anamnesi
La diagnosi inizia con la valutazione clinica. Il medico ricerca segni di irritazione peritoneale localizzata. Il cardine di questa fase rimane la manovra di Murphy: durante la palpazione profonda dell’ipocondrio destro (la zona sotto le costole a destra), il paziente interrompe bruscamente l’inspirazione a causa del dolore quando la colecisti infiammata entra in contatto con la mano dell’esaminatore. Un segno di Murphy positivo, associato a dolore persistente e febbre, orienta con decisione verso la colecistite acuta.
Analisi del sangue e biomarcatori
Gli esami di laboratorio sono essenziali per confermare lo stato infiammatorio e valutare il coinvolgimento del fegato o del pancreas. I parametri monitorati includono:
- Indici di flogosi: un aumento dei leucociti (globuli bianchi) e della Proteina C-Reattiva (PCR) è quasi sempre presente.
- Profilo epatico: l’incremento di bilirubina, gammaGT e fosfatasi alcalina può suggerire un’ostruzione dei dotti biliari principali.
- Enzimi pancreatici: il dosaggio dell’amilasi e della lipasi serve a escludere o confermare una pancreatite secondaria.
Vengono inoltre monitorati i globuli rossi e l’emoglobina per escludere complicazioni emorragiche o stati di sofferenza sistemica.
Imaging radiologico
L’approccio moderno prevede l’uso sequenziale di diverse tecnologie di imaging:
- Ecografia addominale: rimane l’esame di primo livello e “gold standard”. È rapida, non invasiva e altamente accurata. I criteri ecografici per la colecistite includono la presenza di calcoli, l’ispessimento della parete della colecisti (superiore a 4 mm), la presenza di liquido pericolecistico e il “segno di Murphy ecografico” (dolore evocato dalla pressione della sonda).
- TC addome: viene utilizzata principalmente quando si sospettano complicazioni (perforazione, ascesso, enfisema della parete) o quando il quadro clinico è incerto.
- Risonanza Magnetica (RM) e Colangio-RM: la risonanza magnetica è estremamente utile se si sospetta la presenza di calcoli nei dotti biliari (coleco-litiasi) che l’ecografia potrebbe non visualizzare chiaramente.
- Scintigrafia biliare (HIDA scan): sebbene meno comune nella routine italiana, può essere risolutiva nei casi dubbi di colecistite alitiasica.
In casi selezionati o in contesti di urgenza differibile, può essere ancora richiesta una radiografia dell’addome, sebbene la sua utilità sia limitata rispetto alle tecniche moderne.
Cura e terapia
Il trattamento della colecistite ha come obiettivi principali la risoluzione dell’infiammazione, la gestione del dolore e la prevenzione delle recidive o delle complicanze. L’orientamento clinico attuale privilegia un intervento chirurgico tempestivo combinato con un supporto medico rigoroso.
Terapia medica iniziale
Appena formulata la diagnosi, il paziente viene stabilizzato in ambiente ospedaliero attraverso:
- Riposo intestinale: sospensione dell’alimentazione orale (digiuno) per non stimolare la contrazione della cistifellea.
- Idratazione endovenosa: per correggere eventuali squilibri elettrolitici e prevenire la disidratazione.
- Controllo del dolore: somministrazione di analgesici. Gli antinfiammatori non steroidei (FANS) sono spesso efficaci, ma in caso di dolore severo si ricorre a farmaci più potenti.
- Antibioticoterapia: somministrata per via endovenosa, è fondamentale se sono presenti segni di infezione sistemica (febbre alta, leucocitosi marcata) o per coprire il rischio infettivo durante l’intervento.
L’intervento di colecistectomia
La rimozione chirurgica della cistifellea, o colecistectomia, rappresenta lo standard di cura definitivo. Le linee guida attuali raccomandano la colecistectomia precoce, idealmente entro 72 ore (e comunque non oltre i 7 giorni) dall’inizio dei sintomi. Questo approccio riduce i tempi di degenza e il rischio di complicanze rispetto alla chirurgia “ritardata” (effettuata dopo alcune settimane di terapia antibiotica).
L’intervento viene eseguito quasi esclusivamente per via laparoscopica. Questa tecnica prevede piccole incisioni addominali attraverso cui vengono inseriti strumenti e una telecamera, operando in anestesia generale. I vantaggi sono un recupero più rapido, meno dolore post-operatorio e migliori risultati estetici. In rari casi di infiammazione estrema o anomalie anatomiche, il chirurgo potrebbe dover “convertire” l’intervento nella classica tecnica “a cielo aperto” (incisione più ampia).
Approcci alternativi e innovativi
Per i pazienti considerati ad alto rischio chirurgico (ad esempio per gravi patologie cardiache o polmonari o in stato di shock), esistono alternative meno invasive:
- Colecistostomia percutanea: un radiologo interventista inserisce un tubicino attraverso la pelle fino alla cistifellea per drenare la bile infetta. È una procedura “ponte” che permette di risolvere l’emergenza infiammatoria in attesa di un eventuale intervento futuro.
- Drenaggio guidato da ecoendoscopia (EUS): una tecnica d’avanguardia che permette di drenare la cistifellea attraverso lo stomaco o il duodeno senza incisioni esterne, utilizzata in centri altamente specializzati per pazienti fragili.
Stile di vita e recupero
Il post-operatorio richiede un’attenzione particolare allo stile di vita per permettere all’organismo di adattarsi alla nuova condizione fisiologica:
- Alimentazione: nelle prime settimane dopo l’intervento è consigliabile una dieta povera di grassi e suddivisa in piccoli pasti frequenti. Questo previene sintomi comuni come gonfiore o diarrea transitoria. Gradualmente, la maggior parte dei pazienti torna a una dieta libera e completa.
- Attività fisica: il ritorno alle normali attività è solitamente rapido (1-2 settimane), ma è opportuno evitare sforzi fisici intensi o il sollevamento di pesi per almeno un mese per prevenire la formazione di ernie sulle cicatrici laparoscopiche.
- Gestione del peso: mantenere un peso corporeo sano è cruciale per prevenire la formazione di calcoli nei dotti biliari residui.
Si può vivere senza cistifellea?
Per gli esseri umani la presenza della cistifellea non è indispensabile né alla digestione né ad altro; la bile può ancora scorrere dal fegato verso l’intestino, anche in assenza del deposito principale.
In genere è possibile seguire una dieta pressoché normale una volta superata l’iniziale convalescenza, anche se in alcuni casi può essere utile limitare il consumo di grassi (per evitare dolori addominali e piccoli fastidi).
Raramente può svilupparsi un problema di diarrea cronica.
Prevenzione e dieta
La patologia non è sempre evitabile, ma una dieta povera di grassi è sicuramente la strategia più consigliabile per tutti i soggetti a rischio, a maggior ragione per chi dovesse già aver sviluppato episodi di colecistite acuta e non si fosse ancora sottoposto all’intervento.
I pazienti in sovrappeso, soprattutto se obesi, sono a maggior rischio di sviluppo di infiammazione della colecisti, quindi una dieta ipocalorica e alla pratica di un regolare esercizio fisico può aiutare a prevenire il disturbo (è necessario tuttavia evitare perdite di peso molto rapide, che invece aumentano il rischio).
Le domande più frequenti
Quali sintomi possono indicare un problema alla colecisti?
Quando è necessario intervenire chirurgicamente per rimuovere la colecisti?
Cosa significa avere una colecisti alitiasica?
Qual è il trattamento per una colecisti infiammata senza calcoli?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.