Introduzione
La yersiniosi è un’infezione intestinale causata da Yersinia enterocolitica e, con frequenza nettamente inferiore, Yersinia pseudotuberculosis; allo stesso genere (Yersinia) appartiene anche Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste.
Causa

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L’infezione si trasmette per via oro-fecale, mediante il consumo di cibo o acqua contaminati, nonché mangiando carne di maiale cruda o poco cotta.
I suini sono il serbatoio più importante di Y. enterocolitica ed infatti i casi di yersiniosi nell’uomo sono generalmente conseguenti al consumo di carne di maiale cruda o poco cotta (o alla contaminazione incrociata di altri prodotti alimentari durante la manipolazione e la preparazione della carne di maiale cruda).
Sia gli animali domestici che quelli selvatici possono invece fungere da serbatoi naturali di Y. pseudotuberculosis, che tuttavia è molto più raramente causa d’infezione (in questo caso in genere legate al consumo di verdure contaminate).
In teoria è infine possibile un contagio mediante contatto interpersonale, ad esempio dimenticandosi il lavaggio delle mani dopo aver cambiato un pannolino ad un neonato infetto.
Sintomi
I sintomi dipendono dall’età del soggetto contagiato (i bambini vengono interessati molto più spesso degli adulti).
Dopo un periodo di incubazione di 4-10 giorni, si sviluppano i sintomi tipici della yersiniosi che comprendono febbre e dolore addominale nella parte inferiore destra dell’addome.
I bambini, la cui mucosa intestinale è più delicata, possono sviluppare anche diarrea, talvolta con presenza di sangue.
I sintomi possono durare da una a tre settimane o più.
Complicazioni
Le complicanze post-infettive sono rare e possono includere
- artrite reattiva (infiammazione delle articolazioni causata da un processo autoimmune scatenato dall’infezione intestinale): i dolori articolari di solito si sviluppano circa 1 mese dopo l’inizio dell’infezione intestinale per durare 1-6 mesi;
- infiammazione della pelle (eritema nodoso): l’eruzione cutanea è più comune nelle donne e di solito scompare entro un mese;
- e sepsi (infezione sistemica che si diffonde mediante il coinvolgimento del sangue).
Diagnosi
L’accertamento della yersiniosi richiede un approccio integrato che combini l’esame clinico con indagini di laboratorio specifiche. Poiché i sintomi possono sovrapporsi a quelli di altre infezioni intestinali, la diagnosi non può basarsi esclusivamente sulla valutazione dei sintomi.
Esami di laboratorio
L’analisi delle feci rimane il pilastro diagnostico fondamentale. Esistono oggi due approcci principali:
- Test molecolari (PCR Multiplex): rappresentano l’opzione più moderna e rapida. Questi test permettono di identificare il DNA del batterio direttamente dal campione di feci in poche ore, offrendo una sensibilità molto elevata rispetto ai metodi tradizionali.
- Coprocoltura: è il metodo classico che consiste nel far crescere il batterio in laboratorio. Poiché la Yersinia cresce più lentamente di altri germi comuni e predilige temperature inferiori (25-28°C), è essenziale che il medico indichi specificamente il sospetto clinico al laboratorio, affinché vengano utilizzati terreni di coltura selettivi (come il terreno CIN).
Diagnostica per immagini e diagnosi differenziale
La yersiniosi è nota per simulare perfettamente un quadro di appendicite acuta, a causa del dolore localizzato nella fossa iliaca destra. Per evitare interventi di appendicectomia non necessari, il medico può richiedere un’ecografia addominale o, in casi selezionati, una TC. Questi esami possono evidenziare un ispessimento dell’ultima parte dell’intestino tenue (ileite) o un ingrossamento dei linfonodi dell’addome (linfadenite mesenterica), segni caratteristici della yersiniosi piuttosto che di un’appendicite ostruttiva.
Cura e trattamento
L’obiettivo principale del trattamento è la gestione dei sintomi e la prevenzione della disidratazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, la yersiniosi si risolve spontaneamente senza la necessità di farmaci specifici. Tuttavia, il percorso terapeutico varia in base alla gravità del quadro clinico e alle condizioni del paziente.
Gestione dei sintomi e supporto
L’approccio di prima linea prevede:
- Reidratazione: è l’aspetto più critico, specialmente nei bambini. Si consiglia l’uso di soluzioni reidratanti orali bilanciate per ripristinare acqua e sali minerali persi con la diarrea.
- Controllo del dolore e della febbre: l’uso di paracetamolo o ibuprofene può aiutare a gestire il malessere generale e la febbre. Gli antispastici possono essere utili per alleviare i crampi addominali, mentre l’uso di farmaci antidiarroici (come la loperamide) va generalmente evitato o limitato, poiché potrebbe rallentare l’eliminazione del batterio dall’intestino.
Terapia antibiotica
Gli antibiotici non sono indicati per le forme lievi o moderate di tossinfezione alimentare da Yersinia, poiché non riducono significativamente la durata della malattia. Il trattamento antibiotico è invece strettamente raccomandato per:
- Pazienti con forme gravi che richiedono l’ospedalizzazione.
- Soggetti immunocompromessi o con malattie croniche (come diabete, cirrosi o sovraccarico di ferro).
- Pazienti che sviluppano un’infezione del sangue (sepsi) o focolai infettivi al di fuori dell’intestino.
I protocolli clinici attuali prevedono l’impiego di fluorochinoloni negli adulti, mentre nei bambini si prediligono il trimetoprim-sulfametossazolo o le cefalosporine di terza generazione.
Stile di vita e alimentazione
Durante la fase acuta, è fondamentale il riposo. Dal punto di vista alimentare, si consiglia una dieta “leggera”: inizialmente basata su liquidi e carboidrati semplici (riso, toast, fette biscottate), evitando latticini, cibi grassi, caffeina e alcolici che possono peggiorare l’irritazione intestinale. Una volta terminata la fase critica, l’assunzione di probiotici può essere utile per favorire il riequilibrio della flora batterica intestinale, sebbene la loro efficacia specifica nella yersiniosi sia ancora oggetto di approfondimento.
Prevenzione
I batteri Yersinia sopravvivono e proliferano a basse temperature (le temperature di refrigerazione sono generalmente insufficienti per prevenirne la crescita).
Per prevenire questa ed altre tossinfezioni alimentari si consiglia di:
- Evitare il consumo di carne di maiale cruda o poco cotta.
- Consumare solo latte pastorizzato e prodotti lattiero-caseari che derivino da latte adeguatamente trattato.
- Lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone prima di mangiare e maneggiare il cibo; ripetere il lavaggio delle mani dopo la manipolazione di alimenti a rischio (carne di maiale, verdura, …).
- Prevenire una contaminazione incrociata in cucina utilizzando un tagliere per la carne cruda diverso da quello usato per altri prodotti consumati crudi (la stessa avvertenza è richiesta per coltelli ed altri strumenti).
- Smaltire adeguatamente le feci degli animali domestici.
Fonti e bibliografia
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.