Introduzione
Con il termine colite, in campo medico, si fa riferimento all’infiammazione del colon, ovvero il secondo tratto dell’intestino crasso.
Il colon è un tratto del canale digerente posto tra il cieco e il retto e viene anatomicamente suddiviso in tre porzioni:
- colon ascendente,
- colon trasverso
- e colon discendente.

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La funzione principale del colon è quella di far progredire il contenuto alimentare al suo interno, mediante contrazioni segmentarie e propulsive della muscolatura della sua parete. Durante l’avanzamento del cibo il colon elabora i prodotti di scarto della digestione dall’intestino tenue, principalmente riassorbendo l’acqua e gli elettroliti rimanenti. Il risultato che si viene a formare sono residui alimentari noti come feci che vengono quindi portate al retto, ove verranno espulse attraverso l’ano.
Esistono numerose cause di colite, tra cui
- infezioni,
- malattie infiammatorie intestinali (IBD – inflammatory bowel disease) come il morbo di Crohn o la retto-colite ulcerosa,
- colite ischemica,
- reazioni allergiche.
Il termine colite andrebbe quindi sempre associato, quando possibile, a termini specifici che ne indichino chiaramente la patologia, oppure utilizzato in presenza di un’infiammazione di cui non sia ancora conosciuta la diagnosi esatta. Nonostante ciò, tutt’oggi il termine colite si presta a facili fraintendimenti, in quanto viene comunemente utilizzato, soprattutto in ambito non medico, per indicare una specifica affezione del colon, nota con il nome di sindrome del colon irritabile, detta anche colite spastica o colite nervosa, per cui si rimanda allo specifico articolo sulla patologia e quello sulla dieta necessaria.
Le cause di colite possono essere distinte in acute e croniche.
- Viene definita colite acuta un’infiammazione del colon che insorge rapidamente, in poche ore o qualche giorno. Un classico esempio di colite acuta è quella dovuta ad infezioni.
- Con il termine colite cronica si fa invece riferimento ad una colite che insorge più lentamentem in maniera subdola e graduale nell’arco di settimane o anche mesi, e che perdura con andamento intermittente per lunghi periodi. Tra le coliti croniche le più importanti sono la sindrome del colon irritabile e le malattie infiammatorie intestinali.
La colite può ulteriormente essere suddivisa in base al fatto che sia diffusa a tutto il colon o limitata solo a certi segmenti. Ad esempio, la malattia di Chron si manifesta solamente in alcuni tratti del colon, mentre le coliti infettive solitamente interessante il colon nella sua interezza.
La colite si manifesta tipicamente con classici sintomi gastrointestinali come
- stipsi e/o diarrea,
- dolore e crampi addominali, talvolta alleviati dalla defecazione o dalla espulsione di gas intestinali,
- gonfiore e flatulenza,
- presenza di muco nelle feci e, talvolta, anche di sangue.
La diagnosi della specifica causa che provoca la colite è spesso lunga, articolata e complessa. Viene sospettata in genere attraverso la storia clinica del paziente e necessita di numerosi esami del sangue, delle feci e molte volte anche di indagini strumentali, come la colonscopia.
Le terapie della colite sono molto diverse a seconda della causa specifica. Spesso sono terapie croniche, che vanno assunte per lunghi periodi, talora anche per tutta la vita. In alcuni casi, come talvolta accade nelle malattie infiammatorie intestinali, può essere necessario anche ricorrere alla chirurgia.
Cause
Le cause di colite sono numerose, complesse ed estremamente specifiche in base alla tipologia di infiammazione.
Le più importanti cause di colite sono:
- Colite infettiva: la colite infettiva è nella maggior parte dei casi causata da infezioni batteriche, ma non mancano casi in cui sia determinata da virus, funghi o parassiti. Tra i batteri che più di frequente sono causa di colite vi sono
- Campylobacter,
- Clostridium,
- Shigella,
- Escherichia coli,
- Yersinia,
- Salmonella.
Queste infezioni di solito si verificano perché il paziente ha ingerito cibo contaminato. I sintomi insorgono tipicamente in maniera acuta e possono coinvolgere anche altri organi, in quanto i batteri o le tossine da loro prodotti possono essere assorbiti dalla mucosa del colon ed entrare nel circolo sanguigno.
- Malattie infiammatorie intestinali (IBD, inflammatory bowel disease), come il morbo di Crohn e la retto-colite ulcerosa . La malattia di Crohn può interessare tutto il tratto gastrointestinale, compreso il colon, mentre la rettocolite ulcerosa, come dice il nome stesso, coinvolge solo la mucosa del retto e del colon, nella maggior parte dei casi nella sua porzione terminale. Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono malattie idiopatiche, a causa sconosciuta. Presentano una certa familiarità, ovvero c’è un aumento del rischio di svilupparle se si hanno parenti affetti da queste malattie, sebbene non sia una malattia ereditaria vera e propria. Colpiscono in egual misura entrambi i sessi e la loro insorgenza è più caratteristica nei giovani adulti, con età compresa tra 15 e 45 anni.
- Sindrome del colon irritabile (IBS – irritable bowel syndrome), nota anche solo con il termine di colite o con il termine di colite nervosa o colite spastica. È una patologia funzionale gastro-intestinale, ovvero un processo morboso in cui viene alterata la normale funzionalità di un organo o di un apparato, in questo caso il colon, senza che vi sia una evidente lesione anatomica. In base ai criteri di Roma IV, la sindrome del colon irritabile viene definita come un dolore o un fastidio addominale ricorrente, per almeno 1 giorno a settimana negli ultimi 3 mesi, associato a due o più fra le seguenti caratteristiche
- miglioramento o peggioramento dei sintomi con l’evacuazione,
- esordio associato ad un’alterazione della frequenza dell’alvo,
- esordio associato ad un’alterazione della consistenza delle feci.
- Colite ischemica: l’ischemia è la riduzione o la completa assenza di afflusso di sangue ad un organo, in questo caso al colon. Quando il colon perde il suo normale apporto di sangue può infiammarsi e manifestare i classici sintomi di una colite, che solitamente compaiono in maniera acuta. Può essere dovuta a diverse cause, di cui le principali sono
- trombosi su placca aterosclerotica,
- trombo-embolia – spesso a partenza cardiaca, in particolar modo in soggetti che soffrono di fibrillazione atriale,
- shock emo-dinamico,
- volvolo intestinale,
- ernia intestinale strozzata.
- Reazioni allergiche: Caratteristica dei bambini di età inferiore a 1 anno, la colite allergica è spesso dovuta ad allergie al latte. Può andare incontro ad una risoluzione spontanea durante la crescita del bambino, in correlazione con una sua maturazione del sistema immunitario e dei meccanismi di difesa locali intestinali.
Sintomi
I più comuni segni e sintomi di colite interessano il sistema gastro-intestinale. Tra i più importanti, quelli che vengono riscontrati in quasi tutte le forme di colite sono:
- diarrea o, al contrario, stipsi,
- dolore e crampi addominali, talvolta alleviati dalla defecazione o dalla espulsione di gas intestinali,
- gonfiore addominale,
- flatulenza,
- presenza di muco e/o di sangue nelle feci.

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Inoltre, a seconda della patologia che ha causato la colite, possono manifestarsi uno o più dei seguenti sintomi
- febbre, talvolta con brividi,
- senso di malessere,
- senso di affaticamento persistente (astenia),
- debolezza,
- vertigini,
- diminuzione della produzione di urina (oliguria),
- alitosi,
- sensazione di bruciore in bocca o in gola,
- nausea e vomito,
- senso di sazietà precoce e inappetenza,
- borborigmi intestinali,
- dolori all’ano,
- cefalea,
- dolori muscolari e tendinei,
- perdita di peso.
Diagnosi
L’iter diagnostico per la colite ha l’obiettivo di distinguere tra un’infiammazione organica (causata da infezioni, ischemia o malattie autoimmuni) e un disturbo funzionale come la sindrome del colon irritabile. Il medico inizia con una valutazione clinica approfondita, analizzando la durata dei sintomi, la familiarità per malattie intestinali e l’eventuale presenza di “segnali d’allarme” come sangue nelle feci o perdita di peso inspiegabile.
Esami di laboratorio e biomarcatori
Il primo passo prevede solitamente test non invasivi per orientare la diagnosi:
- Esami del sangue: Si ricercano i segni sistemici di infiammazione attraverso il dosaggio della PCR (Proteina C Reattiva) e della VES. Un emocromo completo permette di individuare eventuali anemie o un aumento dei globuli bianchi, suggestivo di infezione o riacutizzazione.
- Calprotectina fecale: È oggi il biomarcatore più importante nella fase iniziale. Una concentrazione elevata di questa proteina nelle feci indica con buona affidabilità la presenza di una vera infiammazione intestinale, aiutando il medico a decidere se procedere con esami invasivi.
- Coprocultura e test tossicologici: Fondamentali per escludere cause infettive. Vengono ricercati batteri comuni, parassiti e, in contesti specifici (come dopo terapie antibiotiche), le tossine del Clostridium difficile.
Indagini endoscopiche e imaging
Per una diagnosi definitiva, specialmente nelle malattie infiammatorie croniche, è necessario visualizzare direttamente la mucosa:
- Colonscopia con biopsie multiple: Rimane il gold standard. L’esame permette non solo di osservare l’estensione dell’infiammazione, ma anche di prelevare piccoli campioni di tessuto (biopsie) per l’analisi istologica, indispensabile per distinguere, ad esempio, tra morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa.
- Ecografia intestinale: Una metodica sempre più diffusa e accurata, utile per monitorare lo spessore delle pareti intestinali in modo non invasivo, particolarmente efficace nel monitoraggio del morbo di Crohn.
- Entero-RMN o TAC addominale: Utilizzate per valutare complicanze o tratti dell’intestino non raggiungibili dalla colonscopia tradizionale (come l’intestino tenue nel caso del Crohn).
Cura
Il trattamento della colite non mira solo alla risoluzione dei sintomi, ma soprattutto alla guarigione della mucosa intestinale e alla prevenzione delle complicanze a lungo termine. Gli obiettivi terapeutici vengono personalizzati in base alla causa specifica e alla gravità del quadro clinico.
L’approccio moderno si basa su una combinazione di farmaci d’avanguardia, gestione dello stile di vita e, solo quando strettamente necessario, interventi chirurgici mirati.
Terapia farmacologica
I protocolli terapeutici variano significativamente a seconda della tipologia di colite:
- Aminosalicilati (5-ASA): Come la mesalazina, rappresentano la terapia di prima linea per le forme lievi o moderate di rettocolite ulcerosa, efficaci sia nel controllo della fase acuta che nel mantenimento della remissione.
- Corticosteroidi: Utilizzati esclusivamente per brevi periodi per spegnere rapidamente le fasi di riacutizzazione più severe.
- Terapie biologiche e Small Molecules: Rappresentano la frontiera più avanzata per i pazienti che non rispondono alle cure tradizionali. Includono farmaci anti-TNF (Infliximab, Adalimumab), anti-integrine (Vedolizumab) e inibitori delle JAK chinasi. Questi medicinali agiscono in modo mirato su specifiche molecole del sistema immunitario responsabili dell’infiammazione.
- Antibiotici mirati: Utilizzati nelle coliti infettive o in caso di sovrainfezioni batteriche. La rifaximina è spesso impiegata per il controllo della crescita batterica intestinale in contesti specifici.
Intervento chirurgico
La chirurgia viene oggi considerata un’opzione terapeutica valida e non necessariamente un “ultima spiaggia”. Nella rettocolite ulcerosa severa, la rimozione del colon (proctocolectomia) può essere risolutiva, con la creazione di una sacca interna (pouch) che preserva la normale funzione evacuativa. Nel morbo di Crohn, la chirurgia è prevalentemente conservativa, mirata a risolvere ostruzioni o fistole preservando la massima lunghezza possibile dell’intestino.
Stile di vita e nutrizione
La gestione quotidiana gioca un ruolo cruciale nel benessere del paziente:
- Alimentazione personalizzata: Non esiste una “dieta universale” per la colite. Nelle fasi acute si predilige spesso una dieta a basso residuo (povera di fibre insolubili) per ridurre l’irritazione meccanica. In fase di remissione, una dieta varia ed equilibrata è essenziale per prevenire carenze nutrizionali. Per la componente funzionale, la dieta FODMAP rimane un supporto scientificamente validato.
- Gestione dello stress: Poiché l’asse intestino-cervello influenza la motilità e la percezione del dolore, tecniche di rilassamento o supporto psicologico possono migliorare significativamente la qualità della vita.
- Astensione dal fumo: Fondamentale, specialmente nel morbo di Crohn, poiché il fumo è un fattore accertato di peggioramento della malattia e di resistenza alle cure.
- Idratazione: Essenziale durante le fasi di diarrea per prevenire squilibri elettrolitici e disidratazione.
Autore
Dr. Alberto Carturan
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Padova n. 11890