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Introduzione
La sindrome del colon irritabile (IBS, Irritable bowel syndrome in inglese) è un disturbo che tra i suoi sintomi più frequenti annovera
- crampi,
- dolore addominale,
- nausea,
- stitichezza,
- e diarrea.
Può diventare un’importante fonte di disagio e stress per chi ne soffre, ma non provoca danni permanenti all’intestino né malattie gravi, come ad esempio tumori. La maggior parte delle persone può tenere sotto controllo i sintomi
- seguendo una dieta corretta,
- imparando a gestire meglio lo stress
- ed eventualmente attraverso l’assunzione di specifici integratori e farmaci.
Più in particolare, se il sintomo chiave è la stipsi si consiglia di:
- aumentare gradualmente il consumo di fibra (verdura, cereali integrali, frutta),
- bere almeno 1.5 l di acqua al giorno,
- praticare regolare attività fisica,
- impostare una routine oraria per l’evacuazione (magari al mattino al risveglio o dopo i pasti).
Quando il sintomo prevalente è la diarrea è spesso possibile trarre beneficio da un regime alimentare attento, che approfondiremo in seguito, ma anche in questo caso restano validi i consigli relativi a gestione dello stress, attività fisica e routine giornaliera di evacuazione.
Più in generale si consiglia di:
- Adottare una dieta sana, basata su alimenti semplici.
- Evitare alcolici e cibi troppo speziati.
- Mangiare ad orari regolari e senza fretta, masticando lentamente e a lungo.
- Evacuare sempre alla stessa ora (preferibilmente al mattino dopo la colazione, quando interviene un riflesso fisiologico).
- Praticare una moderata ma regolare attività fisica.
- Evitare l’uso eccessivo di farmaci, lassativi in particolare.
La prognosi è in genere buona, seppure caratterizzata da un andamento spesso cronico della condizione (gestito più o meno efficacemente a seconda dei casi); per alcuni pazienti, tuttavia, la sindrome del colon irritabile può rivelarsi invalidante: si può non essere più in grado di lavorare, di fare vita sociale o addirittura di fare viaggi anche se brevi.

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Colon
Il colon è una porzione dell’intestino lunga circa un metro e mezzo, che collega l’intestino tenue al retto e all’ano.
La sua funzione principale è quella di assorbire l’acqua ed i sali minerali dal cibo parzialmente digerito proveniente dall’intestino tenue, dove avviene anche la maggior parte dei fenomeni di assorbimento delle sostanze nutritive. Ogni giorno circa un litro di liquidi passa dall’intestino tenue al colon, mentre il volume contenuto nelle feci è ridotto a circa 150 ml: la differenza tra la quantità di fluidi che arrivano nel colon dall’intestino tenue e la quantità di feci è pari alla quantità di liquidi assorbita ogni giorno dal colon.
La motilità del colon (la contrazione dei muscoli del colon e il movimento dei liquidi in esso contenuti) è controllata dai nervi, dagli ormoni e dagli impulsi nervosi dei muscoli del colon; queste contrazioni spostano i liquidi contenuti nel colon verso il retto, durante questo passaggio l’organismo assorbe l’acqua e le sostanze nutritive.
Tutti gli scarti vanno a formare le feci.
Più volte al giorno le contrazioni sospingono le sostanze ormai residue verso i tratti terminali dell’intestino, innescando così lo stimolo a defecare. Se i muscoli del colon, degli sfinteri e della zona pelvica non si contraggono correttamente le sostanze contenute nel colon non si muovono come dovrebbero, causando:
- mal di pancia,
- crampi,
- costipazione e/o diarrea,
- sensazione di non aver eliminato tutte le feci (tenesmo).
Cause
Si stima che la condizione interessi fino al 20 per cento della popolazione adulta, ovvero una persona su cinque, e si tratta quindi di uno dei disturbi diagnosticati con maggiore frequenza dai medici. Colpisce più le donne che gli uomini e inizia prima dei 35 anni nella metà circa dei pazienti.
I ricercatori non hanno ancora scoperto alcuna causa specifica in grado di spiegare la comparsa della sindrome del colon irritabile: secondo la teoria più diffusa i pazienti che ne soffrono hanno un colon, o intestino crasso, particolarmente sensibile e reattivo a determinati alimenti e allo stress. Anche il sistema immunitario, che combatte le infezioni, potrebbe essere coinvolto.
In un paziente affetto da sindrome del colon irritabile la normale motilità (movimento) dell’intestino potrebbe essere assente e/o potrebbero manifestarsi degli spasmi (contrazioni muscolari improvvise e dolorose, che se ne vanno improvvisamente come sono iniziate) oppure il colon potrebbe addirittura smettere temporaneamente di funzionare.
La superficie interna del colon, l’epitelio, è sotto controllo del sistema immunitario e del sistema nervoso, che regolano così il transito dei fluidi;
- se questi si muovono troppo velocemente il colon perde la capacità di assorbirli e la conseguenza è che le feci risultano troppo liquide.
- In altri pazienti, al contrario, il transito nel colon è troppo lento e questo fa sì che vengano assorbiti troppi liquidi sviluppando costipazione.
Il colon di alcuni pazienti potrebbe reagire in modo anomalo a determinati alimenti oppure allo stress, fattori che in condizioni normali non provocherebbero alcun disturbo.
Alcune ricerche recenti hanno dimostrato che la serotonina è in parte responsabile della normale funzionalità gastrointestinale: la serotonina è un neurotrasmettitore, ovvero una sostanza chimica che trasmette i messaggi da una parte all’altra dell’organismo. Il 95 per cento della serotonina presente nell’organismo si trova nell’apparato digerente e solo il restante 5 per cento si trova nel cervello.
Le cellule che formano la parete interna dell’intestino funzionano come trasportatori portando la serotonina al di fuori dall’apparato digerente; i pazienti affetti da sindrome del colon irritabile presentano una diminuzione dell’attività dei recettori e questo si traduce in livelli anormali di serotonina. Come conseguenza si hanno problemi di defecazione, di motilità e di sensibilità della zona causati dalla presenza di recettori del dolore particolarmente sensibili.
Si ipotizza che la sindrome del colon irritabile potrebbe essere anche causata da un’infezione batterica dell’apparato digerente: ricerche dimostrano che i pazienti affetti da gastroenterite a volte vengono anche colpiti dalla sindrome del colon irritabile, altrimenti definita come sindrome del colon irritabile post-infettiva.
I ricercatori hanno anche individuato una forma lieve di celiachia in alcune persone con sintomi simili a quelli della sindrome: i pazienti affetti da celiachia non riescono a digerire il glutine, una sostanza presente nel grano, nella segale e nell’orzo. Le persone celiache non possono assumere questi alimenti senza sentirsi male, perché il loro sistema immunitario reagisce danneggiando l’intestino tenue. Con un esame del sangue si può scoprire l’eventuale concomitanza di celiachia.
Fattori di rischio
- Uomini/Donne: Predominanza nel sesso femminile (2:1), che manifesta tendenzialmente anche sintomi più gravi.
- Età: I primi sintomi si manifestano prima dei 45 anni (in genere dall’adolescenza a prima dei 30 anni).
- Abusi sessuali.
- Giardiasi.
- Infezioni gastrointestinali (virale, ma soprattutto batterica).
- Malattie psichiatriche.
- Maltrattamenti.
- Stress.
Sintomi
Il vero sintomo chiave della sindrome è il dolore o fastidio addominale, che tuttavia può manifestarsi in moltissimi modi: può cambiare per intensità e localizzazione, può essere occasionale o costante, può essere abbastanza lieve da essere ignorato, oppure così forte da risultare invalidante.
In genere il dolore è:
- diffuso,
- spesso colpisce il basso ventre, a sinistra,
- può aumentare dopo i pasti,
- viene ridotto dalla defecazione,
- in alcuni casi può comparire dolore a livello toracico per la presenza di sacche di gas nella fessura splenica (ossia dove il colon trasverso si curva e diventa colon discendente).
Alcuni pazienti riferiscono la presenza di un gonfiore palpabile sul lato sinistro (meno frequentemente sul lato destro) e disposto longitudinalmente; si tratta di una corda colica, un sintomo associato alla sindrome del colon irritabile e ad altre patologie gastrointestinali, causato da uno spasmo intestinale e peggiorato dalla presenza di feci e/o aria.
Molto rari sono la malnutrizione o la carenza di sonno dovuti alla sindrome, rispettivamente perché
- l’assorbimento delle sostanze nutritive avviene prevalentemente nei tratti precedenti d’intestino,
- le ore diurne sono quelle in cui il dolore si manifesta con maggior vigore (sebbene la sindrome possa influire sulla qualità del riposo).
Il dolore inoltre può essere
- aumentato dai pasti o dallo stress,
- diminuito dall’evacuazione o dall’emissione di gas.
Nelle donne i sintomi possono peggiorare durante il flusso mestruale e nei giorni che lo precedono.
Altro sintomo caratteristico sono le alterazioni dell’alvo, ossia disturbi della defecazione; la più comune è l’alternanza tra stipsi e diarrea, ma si verifica anche la sensazione di evacuazione incompleta e presenza di muco nelle feci. Non sono invece caratteristiche della sindrome del colon irritabile la presenza di sangue (a meno della presenza di emorroidi) e la perdita di peso inspiegabile.
I disturbi intestinali possono variare nel tempo.
Alcuni pazienti lamentano poi gonfiore e aumento della flatulenza (o quantomeno sensazione che avvenga un aumento).
I sintomi dell’apparato digerente superiore (dispepsia, sensazione di bruciore al petto, nausea e vomito) sono presenti in circa il 25-50% dei pazienti.
Riassumendo, i sintomi possibili del colon irritabile sono:
- dolore addominale (che migliora con l’evacuazione),
- senso di pesantezza al basso venre,
- stipsi (sforzo nell’evacuazione),
- diarrea (urgenza di evacuare),
- alterazione aspetto delle feci,
- tenesmo (senso di evacuazione incompleta),
- mucorrea (muco nelle feci),
- flatulenza (gas intestinali),
- gonfiore addominale,
- dispepsia (dolore all’altezza dello stomaco e senso di pienezza),
- bruciore retrosternale,
- nausea,
- vomito,
- borborigmi (rumori addominali),
- aumento frequenza ed urgenza minzione,
- dispareunia (dolore durante i rapporti),
- calo del desiderio sessuale.
Diagnosi
La diagnosi della sindrome del colon irritabile si è evoluta sensibilmente: se un tempo veniva considerata esclusivamente una “diagnosi per esclusione”, oggi la medicina moderna adotta un approccio “positivo”. Ciò significa che il medico può formulare la diagnosi identificando specifici schemi di sintomi (criteri clinici) e limitando gli esami strumentali solo a casi selezionati.
Criteri di Roma IV
Il consenso scientifico internazionale si affida ai Criteri di Roma IV. Secondo questi standard, la diagnosi può essere posta se il paziente presenta un dolore addominale ricorrente per almeno un giorno alla settimana (in media) negli ultimi 3 mesi, associato a due o più delle seguenti caratteristiche:
- Il dolore è correlato alla defecazione (può migliorare o, in alcuni casi, peggiorare dopo l’evacuazione).
- Si riscontra un cambiamento nella frequenza delle evacuazioni (diarrea o stitichezza).
- Si osserva un cambiamento nella consistenza o nell’aspetto delle feci.
È fondamentale che i sintomi siano iniziati almeno 6 mesi prima della valutazione clinica e che siano stati presenti in modo continuativo negli ultimi 3 mesi.
Il percorso diagnostico e i biomarcatori
Durante la visita, il medico esegue un’anamnesi accurata e un esame fisico. Se il profilo dei sintomi corrisponde ai criteri sopra citati e non sono presenti “segnali di allarme” (i cosiddetti red flags), il ricorso a esami invasivi come la colonscopia viene generalmente evitato, specialmente nei pazienti giovani (sotto i 45-50 anni).
Tuttavia, per confermare il sospetto clinico ed escludere altre patologie organiche con sintomi simili, vengono spesso prescritti alcuni test di primo livello:
- Esami del sangue: Emocromo completo e indici di infiammazione (come la PCR) per escludere anemia o infezioni.
- Screening per la celiachia: Obbligatorio in quasi tutti i pazienti con sintomi di tipo IBS, data l’elevata sovrapposizione clinica.
- Calprotectina fecale: Un biomarcatore fondamentale che permette di distinguere il colon irritabile dalle malattie infiammatorie croniche intestinali (come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa). Se i livelli di calprotectina sono bassi, l’infiammazione organica è molto improbabile.
- Esame delle feci: Per escludere parassitosi o infezioni batteriche, specialmente se la diarrea è il sintomo prevalente.
Segnali di allarme (Red flags)
La presenza di uno dei seguenti segni richiede approfondimenti diagnostici immediati (come colonscopia o imaging radiologico) per escludere patologie più gravi:
- Esordio dei sintomi dopo i 50 anni.
- Presenza di sangue nelle feci (non attribuibile a emorroidi note).
- Dimagrimento rapido e involontario.
- Febbre persistente o sudorazioni notturne.
- Anemia sideropenica (carenza di ferro).
- Sintomi che svegliano il paziente durante la notte.
- Familiarità per tumore del colon o malattie infiammatorie intestinali.
Pericoli
La condizione è per definizione una sindrome, ovvero una combinazione di sintomi e manifestazioni: non è stata dimostrata alcuna correlazione tra il colon irritabile e patologie più gravi, come ad esempio il tumore. Non è stato inoltre dimostrato alcun collegamento tra la sindrome del colon irritabile e le malattie infiammatorie intestinali croniche, come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa.
La malattia è in genere a carattere cronico, quindi con andamento variabile nel tempo dei sintomi ma raramente con la concreta prospettiva di guarigione definitiva.
Cura e terapia
L’obiettivo primario della terapia per la sindrome del colon irritabile non è la guarigione definitiva, spesso difficile da raggiungere, ma il controllo ottimale dei sintomi e il ripristino della qualità della vita. Poiché l’IBS è un disturbo estremamente soggettivo, il trattamento deve essere personalizzato (approccio “su misura”) e spesso richiede una combinazione di modifiche dietetiche, gestione psicologica e supporto farmacologico.
Strategie dietetiche e nutrizione
La gestione del cibo rappresenta il primo pilastro della cura. Il consenso scientifico attuale suggerisce diversi approcci:
- Dieta a basso contenuto di FODMAP: È oggi considerata una delle strategie più efficaci. Prevede la riduzione temporanea (per 4-6 settimane) di carboidrati a catena corta che fermentano facilmente nell’intestino (presenti in alcuni frutti, legumi, latticini e cereali). Questa dieta deve essere seguita sotto la supervisione di un nutrizionista per evitare carenze e per gestire correttamente la fase di “reintroduzione”.
- Gestione delle fibre: Non tutte le fibre sono uguali. Mentre la fibra insolubile (es. crusca di frumento) può talvolta peggiorare il dolore e il gonfiore, la fibra solubile (come lo psillio) è spesso raccomandata per migliorare sia la stitichezza che la consistenza delle feci nella diarrea.
- Abitudini alimentari: Consumare pasti regolari, masticare lentamente e idratarsi correttamente sono passaggi fondamentali per ridurre la stimolazione riflessa eccessiva del colon.
Trattamenti farmacologici
I farmaci vengono utilizzati per gestire i sintomi predominanti e le fasi di riacutizzazione:
- Antispastici: Medicinali come la scopolamina butilbromuro o il cimetropio bromuro aiutano a ridurre i crampi e il dolore addominale rilassando la muscolatura liscia dell’intestino. Anche l’olio di menta piperita, in formulazioni gastro-resistenti, è validato come efficace antispastico naturale.
- Regolatori della motilità: In caso di stipsi prevalente possono essere indicati lassativi osmotici (come il macrogol) o farmaci secretagoghi (linaclotide); per la diarrea si può ricorrere alla loperamide (Imodium), sebbene vada usata con cautela e sotto controllo medico.
- Antibiotici non assorbibili: La rifaximina (Normix) può essere prescritta, specialmente in presenza di gonfiore e meteorismo marcato, per modulare la flora batterica intestinale senza alterare l’equilibrio sistemico.
- Neuromodulatori intestinali: In casi di dolore cronico o severo, l’uso di antidepressivi a basso dosaggio (triciclici o SSRI) si è dimostrato molto efficace. Questi farmaci non vengono usati per trattare la depressione, ma per agire sull’ipersensibilità dei nervi intestinali e sul cosiddetto dolore neuropatico viscerale.
- Probiotici: Non tutti i fermenti lattici sono efficaci. La scelta deve ricadere su ceppi specifici che abbiano dimostrato efficacia clinica nel ridurre il gonfiore e migliorare l’alvo.
Gestione dello stile di vita e approcci psicologici
Dato il forte legame tra intestino e cervello (asse intestino-cervello), la componente psicologica è cruciale:
- Attività fisica: Un esercizio aerobico moderato e regolare (come la camminata veloce o il ciclismo) è uno dei rimedi più solidi per migliorare il transito intestinale e ridurre lo stress.
- Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Aiuta i pazienti a gestire l’ansia legata ai sintomi, interrompendo il circolo vizioso in cui lo stress peggiora la motilità intestinale.
- Ipnosi orientata all’intestino: È una tecnica specialistica che ha mostrato tassi di successo sovrapponibili alle terapie farmacologiche nel ridurre la percezione del dolore viscerale.
- Igiene del sonno: La carenza di riposo è direttamente correlata a una maggiore sensibilità al dolore intestinale il giorno successivo.
Fonti e bibliografia
- Systematic review and meta-analysis: The incidence and prognosis of post-infectious irritable bowel syndrome
- Lotronex (alosetron hydrochloride) Information
- Psychotherapies have long-term benefit for those suffering from irritable bowel syndrome
- Efficacy of individualised diets in patients with irritable bowel syndrome: a randomised controlled trial
- niddk.nih.gov
Le domande più frequenti
Cos'è la sindrome del colon irritabile?
Come si cura?
- gestione dello stress (yoga, tecniche di rilassamento, sport, psicoterapia cognitivo-comportamentale, ...),
- farmaci,
- dieta.
Cosa mangiare? Cosa non mangiare?
- latte,
- dolcificanti (sorbitolo, fruttosio, ...),
- marmellata,
- frutta (in particolare pesche, pere e prugne),
- alcuni ortaggi (cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano),
- spezie,
- bevande contenenti caffeina,
- altre bibite gasate.
Dietro consiglio medico è possibile verificare eventuali approcci specifici, come una sospensione temporanea degli alimenti contenenti glutine o i cibi FODMAP.
Dove si trova il colon?
Come disinfiammare il colon?
- sospensione temporanea del consumo di glutine,
- evitamento degli alimenti fodmap,
- aumento graduale della fibra (o eventuale sospensione in caso di diarrea).
Fonte: https://www.niddk.nih.gov/health-information/digestive-diseases/irritable-bowel-syndrome/treatment
Colon irritabile: dove fa male?
Qual è la forma delle feci in caso di colon irritabile?
- stitichezza (potenzialmente feci piccole e secche)
- diarrea (feci poco formate e acquose).
Con il colon irritabile può comparire sangue nelle feci?
E se compaiono feci chiare?
Quanto tempo per guarire dal colon irritabile?
Si può prendere Tachipirina per il colon infiammato?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.