- Mito 1: La sindrome del colon irritabile è come la malattia di Crohn o la colite ulcerosa
- Mito 2: Se una cura funziona per mio cugino, funzionerà anche per me
- Mito 3: Eliminare lattosio o glutine risolve i sintomi, perché la sindrome del colon irritabile è una forma di intolleranza
- Mito 4: La “leaky gut syndrome” è la causa della sindrome del colon irritabile
- Mito 5: Chi soffre di colon irritabile NON può mangiare questi cibi
- Mito 6: La sindrome del colon irritabile è un disturbo psicologico. È tutto nella testa
- Mito 7: La sindrome del colon irritabile è una condizione lieve, non preoccupante
La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è un disturbo funzionale del tratto gastrointestinale estremamente comune: si stima che ne soffra circa il 10-15% della popolazione mondiale.
Nonostante la sua diffusione, esistono ancora numerosi falsi miti che contribuiscono a confondere pazienti e familiari, ritardando una gestione adeguata della condizione. In questo articolo (libera traduzione di un testo redatto dalla GI Society canadese) smontiamo, punto per punto, alcune delle idee sbagliate più diffuse sull’IBS, basandoci esclusivamente sulle attuali evidenze scientifiche.
Mito 1: La sindrome del colon irritabile è come la malattia di Crohn o la colite ulcerosa

Shutterstock/Nikodash
La verità: no, si tratta di condizioni profondamente diverse, sia per cause che per conseguenze cliniche.
- La malattia di Crohn e la colite ulcerosa fanno parte delle malattie infiammatorie croniche intestinali (in inglese, IBD), che sono malattie organiche con infiammazione visibile all’esame endoscopico o radiologico.
- La sindrome del colon irritabile, invece, è un disturbo funzionale: non vi sono lesioni osservabili, ma i sintomi (dolore addominale, gonfiore, alterazioni dell’alvo) sono reali e possono essere molto invalidanti.
Ma soprattutto la sindrome del colon irritabile:
- non si trasforma in una malattia infiammatoria cronica
- e, a differenza di queste, non aumenta il rischio di tumore del colon né la necessità di interventi chirurgici intestinali.
È tuttavia possibile — anche se raro — che le due condizioni coesistano nello stesso paziente.
Mito 2: Se una cura funziona per mio cugino, funzionerà anche per me
La verità: la sindrome del colon irritabile si presenta in modo molto diverso da persona a persona, e lo stesso vale per le risposte ai trattamenti.
Le terapie devono essere personalizzate e includere:
- Modifiche nella dieta, come la riduzione dei FODMAP
- Farmaci sintomatici, ad esempio antispastici, regolatori dell’alvo, antidepressivi a basso dosaggio
- Terapie psicologiche, soprattutto la terapia cognitivo-comportamentale
- Fermenti lattici, con un’efficacia ancora in fase di studio ma promettente
- Attività fisica regolare e tecniche di rilassamento
Nessun approccio è universalmente valido: ciò che è efficace per una persona può risultare inutile — o perfino peggiorativo — per un’altra.
Mito 3: Eliminare lattosio o glutine risolve i sintomi, perché la sindrome del colon irritabile è una forma di intolleranza
La verità: la sindrome del colon irritabile non è causata da intolleranze alimentari, anche se può coesistere con esse in alcuni casi.
- L’intolleranza al lattosio è molto diffusa in alcune popolazioni (fino al 90% degli asiatici orientali), ma rara tra i nordeuropei.
- La sensibilità al glutine non celiaca è meno frequente e ancora oggetto di ricerca (potrebbe interessare circa il 3-6% della popolazione).
In alcuni pazienti, eliminare o ridurre lattosio o glutine può effettivamente migliorare i sintomi, ma nella maggioranza dei casi questi alimenti non rappresentano la causa del disturbo. La diagnosi di sindrome del colon irritabile si basa su criteri clinici ben definiti, indipendenti dalla presenza di intolleranze alimentari.
Mito 4: La “leaky gut syndrome” è la causa della sindrome del colon irritabile
La verità: la cosiddetta “sindrome dell’intestino permeabile” è un’ipotesi teorica non validata scientificamente e non riconosciuta come entità clinica autonoma.
Secondo questa teoria, un’aumentata permeabilità intestinale permetterebbe a tossine e batteri di attraversare la barriera mucosa ed entrare nel circolo sanguigno, causando vari sintomi sistemici. Tuttavia:
- Non ci sono prove affidabili che questa condizione esista in senso clinico definito
- Non vi è alcuna evidenza che tale meccanismo sia la causa della sindrome del colon irritabile
Al contrario, il disturbo è considerato multifattoriale, con un ruolo importante della motilità intestinale alterata, della ipersensibilità viscerale, delle interazioni cervello-intestino e, in alcuni casi, di fattori psicologici o della flora batterica intestinale.
Mito 5: Chi soffre di colon irritabile NON può mangiare questi cibi
La verità: non esiste un elenco universale di alimenti vietati per chi ha la sindrome del colon irritabile.
È vero che alcuni cibi (come cipolle, aglio, legumi, dolcificanti artificiali) sono più frequentemente associati a sintomi, ma ogni persona ha una soglia di tolleranza diversa. Le strategie migliori includono:
- Tenere un diario alimentare per identificare eventuali correlazioni tra alimenti e sintomi
- Seguire, con supervisione specialistica, una dieta a basso contenuto di FODMAP
- Evitare restrizioni inutili o mode dietetiche prive di fondamento scientifico
In alcuni pazienti, i sintomi persistono indipendentemente dalla dieta, e richiedono quindi un trattamento farmacologico o psicoterapeutico mirato.
Mito 6: La sindrome del colon irritabile è un disturbo psicologico. È tutto nella testa
La verità: la sindrome del colon irritabile è una condizione reale, riconosciuta dalle principali linee guida internazionali, con meccanismi fisiopatologici specifici.
Sebbene non vi siano lesioni visibili all’endoscopia o alterazioni strutturali evidenti, il disturbo coinvolge:
- Alterazioni della motilità intestinale
- Iperattività del sistema nervoso enterico
- Modificazioni della percezione viscerale
- Squilibri nel microbiota intestinale
- E, in parte, anche fattori psicologici, che possono amplificare i sintomi ma non li causano
Ridurre la sindrome del colon irritabile a un semplice disturbo “mentale” è scorretto, controproducente e alimenta stigma e isolamento.
Mito 7: La sindrome del colon irritabile è una condizione lieve, non preoccupante
La verità: anche se non è una malattia pericolosa per la vita, la sindrome del colon irritabile può avere un impatto devastante sulla qualità della vita.
- La diarrea frequente può rendere difficile lavorare o anche solo uscire di casa
- La stipsi ostinata può causare dolore e gonfiore tali da impedire il movimento
- I sintomi possono interferire con la vita sociale, la sessualità, le relazioni
- Le ricadute psicologiche sono frequenti: ansia, depressione, isolamento
In molti pazienti, la gestione della sindrome richiede un approccio multidisciplinare, continuo e personalizzato.
Fonte originale: GI Society (Canadian Society of Intestinal Research)