Colon irritabile: dieta, FODMAP e altri rimedi

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Cosa mangiare con il colon irritabile?

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è un disturbo funzionale che affligge una percentuale significativa della popolazione, causando sintomi cronici o ricorrenti che possono impattare severamente sulla qualità della vita, quali:

Sebbene non sia considerata una patologia pericolosa per la vita o un precursore di malattie oncologiche, l’IBS richiede una gestione clinica attenta. Oggi la medicina ha superato il vecchio concetto di “diagnosi per esclusione”, puntando su criteri clinici positivi e su un approccio multidisciplinare che vede nell’alimentazione uno dei pilastri fondamentali del trattamento.

Diagnosi

La diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile si basa oggi su un approccio clinico “positivo”, volto a identificare i sintomi caratteristici evitando al contempo esami invasivi non necessari, a meno che non siano presenti segnali di allarme.

I criteri clinici

Il gold standard internazionale è rappresentato dai Criteri di Roma. Secondo queste linee guida, la diagnosi è probabile se il paziente presenta un dolore addominale ricorrente (almeno un giorno a settimana negli ultimi tre mesi) associato a due o più dei seguenti fattori:

  • Il dolore è correlato alla defecazione.
  • Si osserva un cambiamento nella frequenza delle evacuazioni.
  • Si osserva un cambiamento nella consistenza (aspetto) delle feci.

Esami di laboratorio e screening

Per confermare il sospetto clinico, il medico generalmente prescrive alcuni esami mirati a escludere altre patologie con sintomi sovrapponibili, come la celiachia o le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI):

  • Calprotectina fecale: Un biomarcatore fondamentale per escludere infiammazioni organiche dell’intestino.
  • Sierologia per la celiachia: Essenziale per escludere l’intolleranza permanente al glutine.
  • Esami del sangue: Come l’emocromo e la Proteina C Reattiva (PCR) per verificare l’assenza di anemia o stati infiammatori sistemici.
  • Breath Test: In casi specifici, per valutare l’intolleranza al lattosio o la presenza di una sovracrescita batterica nel piccolo intestino (SIBO).

I segnali di allarme (Red Flags)

La diagnosi di IBS richiede cautela se sono presenti sintomi che suggeriscono una patologia organica differente. In presenza di perdita di peso inspiegabile, sangue nelle feci, febbre, comparsa dei sintomi dopo i 50 anni o familiarità per tumore al colon o malattie infiammatorie intestinali, il medico procederà con approfondimenti diagnostici come la colonscopia.

Cura e terapia

L’obiettivo primario della cura non è solo la remissione dei sintomi, ma il ripristino della qualità della vita del paziente. Poiché l’IBS è un disturbo complesso che coinvolge l’asse intestino-cervello, il trattamento è personalizzato e combina modifiche dello stile di vita, interventi dietetici, terapie farmacologiche e, in alcuni casi, supporto psicologico.

Stile di vita e approcci non farmacologici

Il primo gradino terapeutico prevede interventi sulle abitudini quotidiane:

  • Attività fisica: Un esercizio aerobico regolare e moderato ha dimostrato di migliorare la motilità intestinale e ridurre lo stress, con benefici diretti sul gonfiore.
  • Gestione dello stress: Tecniche di rilassamento, mindfulness o psicoterapia cognitivo-comportamentale sono raccomandate, poiché lo stress può agire come trigger potente per le crisi addominali.
  • Idratazione: Fondamentale specialmente nelle forme con stitichezza per migliorare la consistenza fecale.

Terapia farmacologica e integrazione

I farmaci vengono scelti in base al sottotipo di IBS (prevalenza di diarrea, stipsi o alternanza):

  • Antispastici e procinetici: Per gestire il dolore acuto e i crampi, aiutando a regolarizzare le contrazioni della muscolatura intestinale.
  • Lassativi osmotici o segretagoghi: Utilizzati nell’IBS con stipsi per facilitare l’evacuazione senza irritare la mucosa.
  • Rifaximina: Un antibiotico non assorbibile spesso efficace nel ridurre il gonfiore e la diarrea, agendo sulla flora batterica.
  • Neuromodulatori a basso dosaggio: Utilizzati non per la depressione, ma per “calmare” l’ipersensibilità dei nervi intestinali e modulare l’asse intestino-cervello.
  • Probiotici: L’uso di ceppi specifici e validati può aiutare a riequilibrare il microbiota, sebbene l’efficacia sia molto soggettiva.

In questo scenario, la gestione dell’alimentazione rimane lo strumento più potente a disposizione del paziente. La strategia dietetica più efficace attualmente validata è la dieta a basso contenuto di FODMAP, che analizziamo nel dettaglio di seguito.

Primo piano di una donna che si tiene le mani sul ventre a causa dei crampi causati dal colon irritabile.

iStock.com/MarsBars

Dieta a basso contenuto di FODMAP

FODMAP è l’acronimo di Fermentabili Oligo-, Di- e Mono-saccaridi e Polioli, ossia serie di carboidrati a corta catena; queste molecole si possono trovare in numerosi alimenti, per esempio sotto forma di:

  • fruttosio (frutta, miele, …),
  • lattosio (latte e latticini),
  • fruttani (anche noti come inulina, si trovano in frumento, cipolla, aglio, …)
  • galattani (fagioli, lenticchie e legumi in genere, come la soia, …)
  • polioli (dolcificanti contenenti sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo, frutta con nocciolo
    come avocado, albicocche, ciliegie, pesche noci, pesche, prugne, …)

I FODMAP hanno proprietà osmotica, sono cioè in grado di attrarre acqua una volta arrivati nell’intestino; inoltre, nel caso non siano adeguatamente digeriti e assorbiti dall’intestino tenue, possono essere fermentati dai batteri intestinali, specialmente se consumati in eccesso; questo può causare la comparsa dei classici sintomi come gas, gonfiore, crampi e diarrea.

Una dieta a basso contenuto di FODMAP può contribuire a ridurre i sintomi, soprattutto durante le fasi acute della sindrome.

In genere si prevede che questo approccio duri un totale di 6-8 settimane e si sviluppi in tre fasi:

  1. Fase di eliminazione: Si escludono i cibi ricchi di FODMAP per ridurre l’infiammazione e i sintomi.
  2. Fase di reintroduzione: I cibi vengono gradualmente reintrodotti per identificare i “trigger” specifici.
  3. Fase di personalizzazione: Si stabilisce una dieta sostenibile a lungo termine che escluda solo ciò che è realmente dannoso per il singolo individuo.

L’obiettivo è capire quali cibi e in che quantità siano accettati dal nostro intestino, senza innescare ulteriori disturbi intestinali. È caldamente consigliabile farlo sotto lo stretto controllo di un professionista (dietologo, nutrizionista, …), che garantirà che la dieta rimanga comunque sana, completa e bilanciata.

Alimenti permessi e vietati

Poiché possono esserci sensibilità individuali, la tabella è da intendersi esclusivamente come punto di partenza e non come guida rigorosa ed adatta ad ogni singolo caso.

Gruppo alimentare Alimenti consentiti Alimenti da limitare
Carne, pollo, pesce, uova Tutte consentite: carne di manzo, pollo, tonno in scatola, uova, albume d’uovo, pesce, agnello, maiale, crostacei, tacchino, salumi. Alimenti contenenti salse di frutta ad alto contenuto di FODMAP.
Latticini Latticini privi di lattosio, burro, formaggi molto stagionati (grana, parmigiano), altri formaggi senza lattosio (gorgonzola, fontina, taleggio, pecorino, provolone dolce). Cioccolato al latte, fiocchi di latte, gelato, besciamella/salsa al formaggio, latte (vaccino, di pecora, di bufala o di capra), latte condensato zuccherato, formaggi molli (brie, ricotta), panna acida, panna montata, yogurt, mozzarella con lattosio
Alimenti alternativi ai latticini Latte di riso, latte di soia, kefir,latte di mandorla, gelato senza latte vaccino. Latte di cocco, crema di cocco.
Cereali Cereali e farine prive di frumento: amaranto, avena, grano saraceno, miglio, quinoa, riso, mais, patate, sorgo, tapioca, pane al 100% di farro, polenta, cibi senza glutine in genere. Pane, pasta, grissini se prodotti con grano (frumento), farina di ceci, lenticchie, piselli, soia, farro, segale orzo, kamut, cous-cous, semolino.
Frutta Banane, frutti di bosco (escluse le more), melone, uva, pompelmo, kiwi, mandarino, limone, lime, mandarino, arancia, frutto della passione, ananas, rabarbaro. Avocado, anguria, mele, purea di mele, albicocche, datteri, frutta sciroppata, ciliegie, frutta secca, fichi, litchi, mango, pesche noci, pere, papaia, pesche, susine, prugne, cachi, more, nespole.
Verdure Barbabietola, broccoli, carota, cetriolini sott’aceto, cetriolo, cipollotto, costa, crescione, erba cipollina, indivia, lattuga, mais dolce, melanzane, olive, pastinaca, patata, peperoncino rosso, peperone rosso/verde, piselli verdi, pomodori, rapa, rapanelli, salsa di pomodoro (3 cucchiai da tavola), sedano, spinaci cotti, zenzero, zucchina gialla, zucchine verdi. Asparagi, cipolla, crauti, aglio, carciofi, asparagi, barbabietole, porri, cavolini di Bruxelles, cavolo, cavolfiore, finocchi, fagiolini, funghi, gombo, piselli rampicanti, zucche, porri, radicchio, scalogno, topinambur, verza, taccole.
Legumi e frutta secca a guscio Tofu. Tutti (ceci, fagioli, lenticchie, …), pistacchi, anacardi, soia.
Bevande Succhi di frutta/verdura a basso contenuto di FODMAP (limitare a 1/2 tazza alla volta), caffè (in quantità limitata), tè, vino rosso e bianco (in quantità limitata). Qualunque contenente HFSC, succhi di frutta/verdura ad alto contenuto di FODMAP, birra, caffè d’orzo, superalcolici, vini dolci.
Dolcificanti Zucchero in piccole quantità, glucosio, dolcificanti artificiali che non terminano in “-olo” Sorbitolo, Mannitolo, Isomalto, Maltitolo, Xilitolo

Consigli e linee guida generali

In genere è consigliabile approcciarsi alla dieta FODMAP come in una classica dieta a eliminazione, evitando scrupolosamente tutti i cibi presenti nella lista per almeno 6 settimane, per poi procedere a reinserirli gradualmente uno per volta e in piccole quantità.

Lo scopo principale è quello di raggiungere un buon controllo dei sintomi. L’assunzione occasionale di FODMAP non può indurre sintomi quando il carico complessivo è ridotto. Se si verificano dei sintomi gastrointestinali, tornare a una dieta rigorosa a basso contenuto di FODMAP e i sintomi dovrebbero migliorare entro 1-3 giorni.

Fibra

La fibra deve essere parte integrante della dieta di ogni paziente ogni volta che sia possibile, ma il consumo eccessivo e/o un aumento troppo rapido delle porzioni giornaliere può essere causa di problemi. Si consiglia di privilegiare la fibra solubile (come quella presente nell’avena) rispetto a quella insolubile se i sintomi sono prevalenti.

Frutta

La frutta disidratata andrebbe evitata, perchè la preparazione richiede l'”essiccazione” della frutta fresca per rimuovere l’acqua e questo processo “concentra” tutti gli zuccheri (e quindi i FODMAP) che erano presenti nella frutta fresca.

Carne, pesce e frutti mare

Pressoché tutte le fonti di proteine ​​animali (uova comprese) sono generalmente a basso contenuto di FODMAP in quanto contengono una piccola quantità di carboidrati o ne sono privi; serve attenzione per le preparazioni industriali che potrebbero invece contenerne quantità più rilevanti.

Formaggi

Il FODMAP contenuto nei latticini (tra cui alcuni formaggi) è il lattosio, ma a meno di intolleranza non è necessario limitare questi alimenti. I formaggi a pasta dura e altri formaggi “stagionati” (come camembert, parmigiano, fontina e feta) sono peraltro a basso contenuto di lattosio.

Condimenti e salse

Burro e oli sono generalmente a basso contenuto di FODMAP, ma poichè possono influenzare la motilità intestinale se consumati in eccesso possono scatenare sintomi intestinali. Da un punto di vista di prevenzione cardiovascolare si raccomanda di usare solo olio di oliva, possibilmente a crudo.

Etichette

Imparare a leggere le etichette degli alimenti diventa fondamentale per evitare il consumo di alimenti ad alto contenuto di FODMAP, tenendo conto che gli ingredienti sono ordinati in base alla quantità contenuta.

Glutine e frumento

Una dieta rigorosa “senza glutine” per tutta la vita è necessaria solo se è stata diagnosticata la celiachia. Molti pazienti con IBS traggono beneficio dalla riduzione del frumento non per il glutine, ma per i fruttani (FODMAP). Non è quindi necessario seguire una dieta al 100% senza glutine se l’obiettivo è la gestione dell’IBS, a meno di sensibilità al glutine accertata.

Programmazione dei pasti

Secondo le linee guida dietetiche generali è consigliabile mangiare piccoli pasti frequenti piuttosto che 2-3 pasti abbondanti e questo vale anche per i pazienti affetti da colon irritabile.

Cottura

Per i legumi in scatola (lenticchie e ceci) i FODMAP idrosolubili (GOS) vengono estratti dal legume ed assorbiti nella miscela di salamoia; scartare quest’ultima e lavare i legumi prima dell’uso ne aumenta la tollerabilità.

Per utilizzare l’aglio in cucina si consiglia di farlo rosolare nell’olio per un paio di minuti in modo da estrarne l’aroma, dopodiché eliminare l’aglio e utilizzare l’olio così insaporito, poiché i FODMAP non sono liposolubili.

Quindi funziona?

  • Una revisione della letteratura scientifica conferma che fino all’80% dei pazienti con IBS riporta un miglioramento significativo dei sintomi seguendo correttamente la dieta a basso contenuto di FODMAP.
  • La chiave del successo risiede nell’assistenza di personale sanitario qualificato, in grado di guidare il paziente attraverso le fasi di reintroduzione senza causare carenze nutrizionali.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cosa mangiare con il colon irritabile?

È consigliata una dieta sana e varia, ricca di frutta e verdura, come per la popolazione generale. Può essere utile tenere un diario alimentare per identificare alimenti problematici. È preferibile evitare approcci drastici, come l'esclusione dei FODMAP, senza la guida di un professionista sanitario. La fibra può essere introdotta gradualmente, tenendo conto delle reazioni individuali.

Cosa sono i FODMAP?

I FODMAP sono carboidrati a catena corta che vengono digeriti con difficoltà e possono fermentare nell’intestino, causando gonfiore, dolore e altri sintomi gastrointestinali, soprattutto nelle persone con sindrome dell’intestino irritabile (IBS). La dieta a basso contenuto di FODMAP aiuta a ridurre questi sintomi limitando cibi come latticini, alcuni frutti, legumi e cereali specifici.

Posso eliminare gli alimenti ricchi di FODMAP dalla mia dieta?

Si raccomanda di intraprendere un approccio dietetico FODMAP solo sotto la supervisione di un professionista specializzato, per evitare potenziali carenze alimentari e modifiche indesiderate della flora intestinale.

I sintomi del colon irritabile possono variare in base agli alimenti consumati?

Sì, i sintomi del colon irritabile possono variare in base agli alimenti consumati. Alcuni cibi, come quelli ricchi di grassi, zuccheri fermentabili (come il lattosio e il fruttosio), o fibre insolubili, possono peggiorare sintomi come dolore addominale, gonfiore, e alterazioni dell’alvo. Ogni persona ha però una tolleranza individuale, quindi è utile tenere un diario alimentare per identificare i cibi che causano più disagio e valutare, con il supporto di un medico o dietista, se un regime come la dieta FODMAP possa essere utile.
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