Introduzione
La giardiasi è un’infezione che colpisce l’apparato digerente ed è causata da un parassita microscopico (un protozoo) di nome Giardia lamblia
Il termine parassita identifica un organismo che sopravvive alimentandosi a spese di un altro, senza ricambiare in alcun modo.
La Giardia è un parassita diffuso in tutto il mondo e dal punto di vista biologico si tratta di un protozoo flagellato, che normalmente vive nell’acqua. La malattia si trasmette per via oro-fecale, ossia a seguito di ingestione di liquidi o alimenti contaminati da feci evacuate da un ospite del parassita.
Una volta ingerita, la ciste supera indenne lo stomaco e i relativi acidi gastrici; giunta nell’intestino tenue diventa trofozoita ed acquisisce la capacità di replicarsi. Si attacca quindi alla parete interna dell’intestino tenue del paziente dove interferisce con il normale assorbimento dei grassi e dei carboidrati, che avviene durante la digestione.
Alcuni trofozoiti vengono espulsi con le feci, ma muoiono rapidamente; altri, al contrario, si trasformano in cisti prima di essere eliminati,una forma resistente, che gli permette di sopravvivere alle avversità del terreno per parecchio tempo, dando così il via al successivo ciclo vitale. Si dimostra così resistente nell’ambiente (diverse settimane nel terreno, fino a 3 mesi in acqua) , tanto che di norma riesce a sopravvivere anche a seguito di trattamenti di disinfezione con il cloro.
I sintomi caratteristici dell’infezione sono
- la diarrea
- e la relativa disidratazione.
La Giardia Lamblia è una delle principali cause di diarrea nel mondo; è particolarmente contagiosa, tanto che bastano soltanto 10 minuscoli parassiti in un bicchiere d’acqua per causare una forma grave di giardiasi in un essere umano.
I bambini sono tre volte più a rischio degli adulti per quanto concerne la giardiasi e proprio per questo alcuni esperti ritengono che il nostro organismo sviluppi gradualmente una qualche forma di immunità al parassita con l’andare dell’età.
È comunque abbastanza frequente che un’intera famiglia si ammali contemporaneamente di giardiasi: alcuni membri della famiglia possono avere la diarrea, altri soltanto dolori addominali crampiformi ed altri ancora pochi sintomi o addirittura nessuno.

iStock.com/Eraxion
Trasmissione
Le persone e gli animali affetti da giardiasi possono diffondere il parassita attraverso le feci, ma gli animali come cani e gatti rappresentano in realtà una fonte di infezione limitata; la giardia è stata isolata in 40 specie animali diverse, ma per esempio solo un ceppo di giardia è in comune tra cane e uomo. Al contrario sembra che sia possibile l’infezione nell’uomo a seguito di contaminazione delle acque da feci di topo.
Qualunque sia la provenienza, le feci possono contaminare l’acqua potabile, le piscine aperte al pubblico e le sorgenti naturali, come ad esempio i ruscelli di montagna.
Anche gli alimenti crudi che sono stati risciacquati nell’acqua contaminata possono diffondere l’infezione.
La Giardia può quindi teoricamente diffondersi nei modi seguenti:
- inghiottendo il parassita prelevato da superfici (maniglie del bagno, fasciatoi, contenitori di pannolini usati, giocattoli) contaminate da feci provenienti da animali o persone infette,
- bevendo acqua (o ghiaccio) da zone infestate dalla Giardia (per esempio, acque non trattate adeguatamente di laghi, corsi d’acqua o pozzi),
- inghiottendo acqua nuotando o giocando in acque contaminate dalla Giardia, specialmente laghi, fiumi, sorgenti, stagni e torrenti,
- mangiando cibi crudi contenenti il parassita,
- venendo a contatto con un malato di giardiasi,
- viaggiando in paesi in cui il parassita è frequente.
L’infezione avviene dopo aver inghiottito il parassita, mentre non è possibile infettarsi attraverso il sangue.
Negli asili o in qualsiasi struttura in cui si concentra un gruppo di persone la giardia può passare facilmente da una persona all’altra.
In casa, se il cane ha la diarrea da giardia non curata, può trasmettere il parassita agli esseri umani che si prendono cura di lui, ma solo se colpito dall’unico ceppo comune a entrambe le specie.
Fattori di rischio
Benché la giardiasi sia comunemente ritenuta tipica dei campeggiatori e degli escursionisti (negli Stati Uniti viene anche detta “febbre del castoro”), può in realtà infettare chiunque. Sono maggiormente esposti:
- bambini che frequentino asili, soprattutto asili-nido (a causa dei pannolini),
- persone a stretto contatto con soggetti colpiti da giardiasi (per esempio, i famigliari) o addette alla loro cura,
- soggetti che bevono acqua (o ghiaccio) da zone infestate dalla Giardia (per esempio, acque non trattate adeguatamente di laghi, corsi d’acqua o pozzi),
- escursionisti e campeggiatori che bevono acqua non sicura o non mantengono una buona igiene personale (per esempio, lavaggio delle mani),
- individui che inghiottono acqua mentre nuotano o giocano in acque contaminate dalla Giardia, specialmente laghi, fiumi, sorgenti, stagni e torrenti,
- viaggiatori internazionali,
- persone esposte alle feci umane.
Sintomi
Non sono presenti studi in letteratura con dati certi sul periodo di incubazione, infettività o dispersione, anche se in genere la malattia inizia a manifestarsi circa 1-3 settimane dopo l’ingestione della Giardia Lamblia.
Più dei due terzi delle persone infettate non presentano né segni né sintomi della malattia, anche se il parassita si è insediato nel loro intestino.
Nei soggetti altrimenti in salute i sintomi possono protrarsi per 2-6 settimane, anche se occasionalmente la malattia può durare più a lungo. I farmaci possono aiutare a ridurre la durata della sintomatologia.
La giardiasi può causar vari sintomi intestinali, in particolare:
- diarrea (senza sangue né muco),
- meteorismo o gonfiore,
- feci oleose che galleggiano (perché ricche dei grassi che non sono stati assorbiti),
- dolore gastrico o addominale,
- nausea,
- diminuzione dell’appetito,
- disidratazione,
- in alcuni casi, febbre di lieve intensità,
- perdita di peso.
Si stima che in alcuni Paesi occidentali una percentuale variabile dall’uno al venti per cento della popolazione sia affetta da giardiasi e la percentuale può aumentare oltre il 20% nei Paesi in via di sviluppo, dove la giardiasi è una delle principali cause delle epidemie di diarrea tra i bambini.
A volte, passati i sintomi acuti (o a breve termine) della giardiasi, la malattia si cronicizza ed entra in una fase più prolungata con sintomi diversi:
- formazione ricorrente di gas intestinali,
- dolore addominale nella zona sopra l’ombelico,
- feci molli e non strutturate.
Negli adulti nel caso di cronicizzazione della malattia i sintomi si attenuano.
Durata
Nella maggior parte dei casi una terapia con farmaci antiparassitari che dura da 5 a 7 giorni aiuterà il paziente a guarire nel giro di una settimana e i farmaci abbreviano anche il periodo in cui può verificarsi il contagio.
Se la giardiasi non viene curata i sintomi possono invece durare per 6 settimane o anche di più.
Diagnosi
La diagnosi di giardiasi può risultare complessa poiché il parassita non viene espulso in modo continuativo in ogni evacuazione. Per questo motivo, una singola analisi negativa non esclude con certezza l’infezione.
Test molecolari e antigenici
Attualmente, lo standard diagnostico più avanzato è rappresentato dai test molecolari (PCR o NAAT). Questi esami ricercano il DNA del parassita nei campioni fecali e offrono una sensibilità e una specificità estremamente elevate, spesso permettendo di formulare la diagnosi anche con un unico campione. In alternativa, si ricorre frequentemente ai test immunometrici (come il test ELISA) per la ricerca di specifici antigeni della Giardia, che risultano più rapidi e sensibili rispetto alla sola osservazione microscopica.
Esame microscopico delle feci
L’esame parassitologico tradizionale prevede l’osservazione al microscopio dei campioni per individuare le cisti o i trofozoiti. A causa della secrezione intermittente del parassita, la prassi clinica raccomanda la raccolta di almeno tre campioni di feci in giorni differenti per massimizzare le probabilità di rilevazione.
Procedure endoscopiche
In casi selezionati, qualora i test fecali risultino ripetutamente negativi ma persista un forte sospetto clinico, il medico può richiedere una biopsia o un aspirato duodenale tramite endoscopia. Questa procedura permette di prelevare campioni direttamente dalla prima parte dell’intestino tenue, dove il parassita risiede abitualmente.
Quando chiamare il medico
Consultare il medico se si accusano
- diarrea,
- crampi,
- gonfiore addominale
- e nausea
che durano per più di una settimana, soprattutto se recentemente si è viaggiato all’estero.
Se il vostro bambino ha diarrea che dura per più di due o tre giorni, o se ha avuto sei o più episodi di diarrea nelle ultime 24 ore, è necessario contattare il pediatra.
Pericoli
L’infezione da Giardia non è quasi mai fatale nei paesi industrializzati, ma può causare sintomi persistenti e complicazioni gravi, soprattutto nei neonati e nei bambini.
Le complicanze più comuni sono:
- Disidratazione. Spesso il risultato di una grave diarrea, si verifica quando il corpo non ha abbastanza acqua per svolgere le sue normali funzioni.
- Difficoltà di sviluppo. La diarrea cronica da infezione da Giardia può portare al rischio di un ritardo nello sviluppo fisico e mentale dei bambini (situazione limitata ai Paesi poveri).
- Intolleranza al lattosio. Molte persone con infezione da Giardia svilupperanno intolleranza al lattosio. Il problema può persistere a lungo dopo la scomparsa dell’infezione.
Cura e terapia
Il trattamento della giardiasi si pone come obiettivi principali l’eliminazione dell’infestazione parassitaria, il sollievo dai sintomi gastrointestinali e la prevenzione della diffusione del microrganismo ad altri soggetti. La scelta del farmaco dipende dall’età del paziente, dalla gravità dei sintomi e da eventuali condizioni fisiologiche come la gravidanza.
Le opzioni terapeutiche validate includono:
- Tinidazolo: è spesso considerato il farmaco di prima scelta negli adulti e nei bambini sopra i 3 anni. Il suo principale vantaggio è l’efficacia con una singola somministrazione (dose unica), che semplifica notevolmente la terapia.
- Nitazoxanide: ampiamente utilizzata in ambito pediatrico poiché disponibile in sospensione orale. Richiede solitamente un ciclo di tre giorni e presenta un profilo di tollerabilità molto favorevole.
- Metronidazolo (Flagyl®): rimane un’opzione solida ed efficace, sebbene richieda cicli più lunghi (solitamente 5-7 giorni). È fondamentale assumere tutte le dosi prescritte per evitare recidive, anche se i sintomi scompaiono dopo i primi giorni.
- Paromomicina: un antibiotico che non viene assorbito a livello intestinale, utilizzato talvolta come alternativa sicura durante la gravidanza.
È importante notare che, anche dopo la completa eradicazione del parassita, alcuni pazienti possono continuare a manifestare sintomi intestinali o intolleranza al lattosio per alcune settimane. Questa è una conseguenza temporanea del danno alla mucosa intestinale causato dalla Giardia e tende a risolversi spontaneamente con il ripristino della normale funzionalità digestiva.
Stile di vita e raccomandazioni pratiche
La gestione della disidratazione è l’aspetto comportamentale più rilevante. È essenziale reintegrare i liquidi e gli elettroliti persi attraverso l’assunzione di acqua, brodi o soluzioni reidratanti orali specifiche, evitando bevande troppo zuccherate o contenenti caffeina che potrebbero peggiorare la diarrea.
Dal punto di vista alimentare, durante la fase acuta è consigliabile una dieta povera di residui (limitando fibre integrali e verdure crude) e, se necessario, una temporanea riduzione del consumo di latte e derivati. Per prevenire la reinfezione e proteggere i conviventi, è fondamentale mantenere standard igienici elevatissimi: lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, non condividere asciugamani e disinfettare accuratamente le superfici dei sanitari.
Prevenzione
Il modo più efficace per prevenire la giardiasi è quello di lavarsi le mani regolarmente, in particolare:
- dopo essere andati in bagno,
- dopo aver cambiato un pannolino,
- prima di maneggiare e mangiare cibo.
Evitare di bere acqua non trattata da fiumi e laghi.
Le piscine per bambini e i parchi acquatici potrebbero diventare fonte di contagio, in particolare se sono utilizzati dai bambini più piccoli. La Giardia può sopravvivere anche in acqua clorata, quindi evitare di deglutire acqua durante la permanenza in piscina.
I rapporti sessuali anali potrebbero essere fonte di contagio, così come le pratiche oro-anali.
Inoltre:
- Bevete soltanto acqua che è stata certificata come potabile dalle autorità locali competenti.
- Non bevete dalle sorgenti, come ad esempio dai ruscelli di montagna.
- Lavate la frutta e la verdura prima di consumarle.
- Lavatevi bene le mani prima di cucinare alimenti per voi o per la vostra famiglia.
- Insegnate ai vostri figli a lavarsi le mani dopo essere andati in bagno e prima di mangiare. Se un membro della vostra famiglia ha la giardiasi, lavatevi spesso le mani quando lo assistete.
- Fate lavare bene le mani ai vostri figli dopo che hanno toccato l’acqua o i pesci nei laboratori didattici degli acquari, perché potrebbero essere entrati in contatto con una fonte di contagio.
- Fate controllare regolarmente l’acqua che bevete se proviene da un pozzo.
Animali domestici
Il rischio di essere contagiati a causa del cane o del gatto di casa è ridotto, perché il parassita spesso non appartiene a ceppi in grado di infettare anche l’uomo.
Ci sono comunque alcune misure che potete prendere per ridurre al minimo l’esposizione:
- indossare guanti protettivi durante pratiche di giardinaggio,
- pulire le superfici domestiche regolarmente.
- pulire e disinfettare le zone a cui il vostro animale ha accesso, così come gli oggetti che ha a disposizione (giochi, ciotole, …).
- lavare frequentemente e correttamente le mani.
Il contagio da parte degli animali di casa è un’ipotesi remota, pressoché nulla osservando le più basilari norme igieniche.
Fonti e bibliografia
- KidsHealth
- CDC
- Giardia (Istituto Superiore Sanità)
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.
