Introduzione
La fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia cardiaca.
L’aritmia è un disturbo della frequenza o del ritmo cardiaco: durante gli episodi di aritmia il cuore può battere
- troppo velocemente (tachicardia),
- troppo lentamente (bradicardia)
- oppure con un ritmo irregolare.
Si diagnostica fibrillazione atriale quando le due cavità superiori del cuore (gli atri) fibrillano a causa di segnali elettrici disorganizzati: “fibrillare” significa “contrarsi molto velocemente e con un ritmo irregolare”.
Durante la fibrillazione atriale il sangue si accumula negli atri e non viene più adeguatamente pompato nelle due cavità inferiori del cuore (i ventricoli), perdendo la capacità di una corretta sincronia tra le camere del cuore.
Chi soffre di fibrillazione atriale può non avvertire alcun sintomo ma, anche se asintomatica, la condizione può far aumentare il rischio di infarto; alcuni pazienti lamentano invece
soprattutto se il ritmo del battito diventa particolarmente rapido.
La fibrillazione atriale può essere sporadica, abbastanza frequente oppure può diventare un problema cronico che dura per molti anni. Nel nostro Paese, secondo il “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, la condizione interessa oltre un milione di pazienti nella popolazione anziana, dati in linea con gli altri Paesi occidentali.

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Prognosi
La terapia della fibrillazione atriale mira a controllare i sintomi e prevenire complicazioni e, in condizioni ideali, questo si traduce in una vita normale e attiva, grazie al raggiungimento di una frequenza cardiaca normale.
La cura può comprendere:
- farmaci,
- interventi chirurgici,
- modifiche dello stile di vita.
Cause
L’attività elettrica del cuore
Per capire meglio le cause della fibrillazione atriale è utile esaminare brevemente il funzionamento del sistema elettrico interno del cuore.
Ogni volta che il cuore batte, un impulso elettrico parte dalla sommità dell’organo per raggiungere la parte inferiore. Il passaggio dell’impulso fa contrarre il muscolo cardiaco e quindi il cuore pompa il sangue nell’organismo.
Gli impulsi elettrici hanno origine in un gruppo specifico di cellule, detto nodo senoatriale. Il nodo senoatriale si trova nell’atrio destro. In un cuore sano di una persona adulta il nodo senoatriale emette un impulso per far iniziare un nuovo battito da 60 a 100 volte al minuto (il ritmo cardiaco può essere inferiore in caso di atleti molto allenati).
Partendo dal nodo senoatriale, l’impulso elettrico attraversa l’atrio destro e poi l’atrio sinistro. Fa contrarre gli atri, e quindi il cuore pompa il sangue nei ventricoli.
L’impulso elettrico, poi, raggiunge il nodo atrioventricolare, che si trova tra gli atri e i ventricoli. Qui rallenta leggermente, dando il tempo ai ventricoli di finire di riempirsi di sangue.
L’impulso elettrico, infine, lascia il nodo atrioventricolare e raggiunge i ventricoli, facendoli contrarre e pompare il sangue nei polmoni e nel resto dell’organismo. I ventricoli si rilassano e il processo che causa il battito cardiaco ricomincia dal nodo senoatriale.

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Il problema elettrico della fibrillazione atriale
Nei pazienti che soffrono di fibrillazione atriale, l’impulso che dà origine al battito non parte dal nodo senoatriale, ma in una zona diversa degli atri o nelle vene polmonari immediatamente vicine. Gli impulsi elettrici non riescono a percorrere normalmente i tessuti e si diffondono negli atri in modo veloce e disorganizzato. Gli atri, quindi, iniziano a fibrillare.

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Gli impulsi elettrici difettosi eccitano il nodo atrioventricolare, quindi anche i ventricoli iniziano a battere molto velocemente. Il nodo atrioventricolare, tuttavia, non è in grado di inviare gli impulsi ai ventricoli appena arrivano. Quindi, anche se i ventricoli battono più velocemente del normale, non battono mai così in fretta come gli atri.
Gli atri e i ventricoli, quindi, non riescono a battere a tempo, e il battito cardiaco accelera e diventa irregolare. Durante la fibrillazione atriale i ventricoli possono raggiunge i 100, 175 battiti al minuto, contro la normale frequenza che si attesta tra i 60 e 100 battiti al minuto.
Durante la fibrillazione il sangue non viene pompato bene nei ventricoli, inoltre la quantità di sangue pompata dai ventricoli nel resto del corpo è basata sui battiti degli atri, la cui frequenza è irregolare.
L’organismo riceve piccole quantità di sangue intervallate, di tanto in tanto, da quantità maggiori. La quantità di sangue dipende da quanto ne riesce a passare dagli atri ai ventricoli ad ogni battito.
La maggior parte dei sintomi della fibrillazione atriale è connessa alla velocità del battito cardiaco: quando la frequenza cardiaca è rallentata, per esempio grazie ai farmaci, i sintomi diminuiscono.
Malattie e condizioni in grado di causare lo sviluppo di fibrillazione atriale
Secondo le principali linee guida internazionali, la malattia può essere causata da alterazioni e danni cardiaci, dovute per esempio a:
- ipertensione,
- coronaropatia,
- insufficienza cardiaca,
- ipertiroidismo (eccesso di ormoni tiroidei in circolo),
- malattie polmonari,
- sindrome delle apnee notturne,
- malattia reumatica cardiaca,
- malformazioni cardiache, come il prolasso della valvola mitralica,
- pericardite (infiammazione della membrana che avvolge il cuore),
- malformazioni cardiache congenite,
- malattia del nodo del seno, in cui i segnali elettrici del cuore non iniziano correttamente e il battito cardiaco rallenta; in alcuni casi il cuore può alternare tra un battito cardiaco veloce e un battito lento,
- precedenti di infarto o recenti interventi chirurgici.
Cause psicologiche
In letteratura è possibile reperire studi che indagano anche il ruolo di ansia, depressione e stress nella genesi della fibrillazione atriale, ma è importante distinguere le palpitazioni non complicate da patologie del battito.
Ad oggi si ritiene infatti che questi malesseri possono peggiorare i sintomi della fibrillazione atriale, ma non è ancora chiaro se possano essere la reale causa scatenante.
È invece più chiaro il legame nel verso opposto, ossia i pazienti a cui sia stata diagnosticata la fibrillazione hanno maggiori probabilità di sviluppare depressione o ansia perché la condizione influisce sensibilmente sulla qualità della vita.
Patologie e altri fattori di rischio
La fibrillazione atriale colpisce milioni di persone nel mondo e la sua incidenza sta aumentando sempre più.
- Gli uomini sono più a rischio delle donne (in Italia rispettivamente il 9% e il 7% circa).
- Negli Stati Uniti la fibrillazione atriale colpisce con maggior frequenza i bianchi, rispetto agli afroamericani o agli ispanoamericani.
- Il rischio di soffrire di fibrillazione atriale aumenta con l’età del paziente, soprattutto perché anche il rischio di patologie cardiache e altre patologie a monte è direttamente proporzionale all’età. La malattia interessa indicativamente il 3% dei soggetti nella fascia d’età 65-69 anni, fino a raggiungere il 16,1% nei soggetti con più di 85 anni. È invece molto rara tra i bambini.
Tra le altre patologie e condizioni che fanno aumentare il rischio di soffrire di fibrillazione atriale ricordiamo:
Esistono anche altri fattori che possono aumentare la probabilità di soffrire di fibrillazione atriale, il rischio, ad esempio, aumenta quando si eccede con l’alcol o ci si ubriaca. In alcuni pazienti può essere sufficiente anche una minima quantità di alcol. La fibrillazione atriale può inoltre essere provocata dalla caffeina o dallo stress psicologico.
Anche la sindrome metabolica fa aumentare il rischio di soffrire di fibrillazione atriale. La sindrome metabolica raccoglie diversi fattori di rischio che fanno aumentare il rischio di soffrire di coronaropatia e di altri problemi di salute, ad esempio il diabete e l’ictus.
Le ricerche indicano che i pazienti sottoposti a terapia con dosi massicce di cortisone presentano un rischio maggiore di soffrire di fibrillazione atriale. Questo tipo di terapia è usata per l’asma e per alcune patologie infiammatorie: può diventare un fattore scatenante in pazienti che presentano altri fattori di rischio per la fibrillazione atriale.
Sintomi
Il sintomo più frequente è costituito dalla presenza di un battito cardiaco irregolare o di palpitazioni.
In alcuni casi i pazienti affetti da fibrillazione atriale non presentano alcun sintomo e la patologia viene diagnosticata solo in seguito a una visita medica. Altri, invece, possono avvertire uno o più dei sintomi seguenti:
- battito cardiaco rapido e irregolare,
- palpitazioni o cuore che batte “più forte” del solito,
- capogiro,
- fiato corto,
- ansia,
- debolezza,
- fiacchezza o stato confusionale,
- affaticamento in seguito ad esercizio fisico,
- aumento della sudorazione,
- dolore al torace o compressione toracica (il dolore toracico o la compressione toracica sono situazioni di emergenza, perché potrebbero essere sintomi di un infarto. Chiamate immediatamente l’ambulanza!).
Gli episodi di fibrillazione atriale possono essere di breve durata, con sintomi intermittenti che scompaiono spontaneamente, oppure possono essere cronici e richiedere una terapia.
Esistono diversi tipi di fibrillazione atriale? Hanno sintomi diversi?
I sintomi della fibrillazione atriale, in generale, sono sempre gli stessi, ma a seconda della durata della fibrillazione e delle sue cause i medici ne distinguono diversi tipi:
- Si ha una fibrillazione parossistica quando il cuore ritorna spontaneamente al ritmo normale. Chi soffri di questo tipo di fibrillazione atriale può manifestare episodi solo alcune volte all’anno, oppure i sintomi possono verificarsi tutti i giorni. I sintomi sono altamente imprevedibili e spesso si trasformano in una forma di disturbo permanente.
- La fibrillazione atriale persistente è un ritmo cardiaco irregolare che dura per più di 48 ore. Questo tipo di fibrillazione atriale non regredisce spontaneamente e richiede un qualche tipo di terapia.
- La fibrillazione atriale cronica dura per un tempo indefinito e non è controllabile con una terapia farmacologica.
La fibrillazione atriale parossistica, con il passare del tempo, può diventare sempre più frequente e durare sempre più a lungo, trasformandosi in fibrillazione permanente o cronica. Tutti i tipi di fibrillazione atriale possono far aumentare il rischio di ictus. Anche se non avvertite alcun sintomo, il rischio di avere un ictus è cinque volte maggiore rispetto a chi non soffre di fibrillazione atriale.
I sintomi dell’infarto sono diversi da quelli della fibrillazione atriale?
Le palpitazioni e il battito irregolare sono sintomi tipici della fibrillazione atriale e non dell’infarto, ma molti problemi cardiaci presentano campanelli d’allarme simili.
Se pensate di avere un infarto, non perdete tempo e chiamate immediatamente il 118.
L’infarto è l’interruzione della circolazione diretta verso il cuore, spesso causata da un trombo o da una placca nell’arteria coronaria (il vaso sanguigno che trasporta il sangue verso una parte del muscolo cardiaco). L’infarto può danneggiare o distruggere parte del muscolo cardiaco. In alcuni casi può essere così improvviso e intenso da non lasciare alcun dubbio sulla diagnosi, ma nella maggior parte dei casi, tuttavia, gli infarti iniziano lentamente, con un lieve dolore o fastidio. Chi ne è colpito non riesce a identificare la causa del malessere e aspetta troppo tempo prima di cercare aiuto.
Chi soffre di fibrillazione atriale dovrebbe conoscere i sintomi dell’ictus
Come già abbiamo ricordato la fibrillazione atriale fa aumentare il rischio di ictus, i cui sintomi iniziali sono:
- intorpidimento improvviso del volto, di un braccio o di una gamba, normalmente limitato a un solo lato,
- stato confusionale, problemi di parola o cognitivi improvvisi,
- problemi di vista improvvisi, in uno o in entrambi gli occhi,
- problemi a camminare, capogiro, perdita di equilibrio o di coordinazione improvvisi,
- forte mal di testa improvviso, senza cause evidenti.
Se avvertite uno o più di questi sintomi, chiamate immediatamente l’ambulanza:
Rischi
La fibrillazione atriale è responsabile di due gravi complicazioni, ictus e arresto cardiaco.
Ictus
Durante la fibrillazione atriale gli atri (le due cavità superiori del cuore) non riescono a pompare tutto il sangue nei ventricoli, quindi parte del sangue ristagna al loro interno. Si può quindi formare un coagulo (o trombo) negli atri.
Se il coagulo si sposta e raggiunge il cervello, può causare un ictus. (Un coagulo che si forma in una parte dell’organismo e si sposta con il sangue circolante è detto embolo). La fibrillazione atriale aumenta quindi in maniera rilevante il rischio di sviluppare un ictus cerebrale, ma le terapie attualmente disponibili permettono una riduzione di tale rischio di oltre il 70% (fonte: Progetto FAI).
Arresto cardiaco
L’arresto cardiaco si verifica quando il cuore non è in grado di pompare tutto il sangue necessario all’organismo. La fibrillazione atriale può causare l’arresto cardiaco perché i ventricoli battono molto più in fretta del normale e non riescono a riempirsi completamente di sangue, quindi possono non essere in grado di pompare una quantità sufficiente di sangue nei polmoni e nell’organismo.
I sintomi più frequenti dell’arresto cardiaco sono l’affaticamento e la mancanza di fiato, causati dall’accumulo di fluidi nei polmoni. I fluidi possono anche accumularsi nei piedi, nelle caviglie e nelle gambe, provocando un aumento di peso.
Le terapie d’elezione per l’arresto cardiaco sono: la modifica dello stile di vita, la terapia farmacologica o l’intervento chirurgico (in rari casi, l’impianto di una pompa meccanica o il trapianto di cuore).
Quando preoccuparsi?
In caso di sintomi compatibili con la fibrillazione atriale si raccomanda di contattare il medico, per la conferma della diagnosi.
In caso di dolore al petto o altri sintomi compatibili con un infarto o con un ictus allertare i soccorsi immediatamente.
Percorso diagnostico

Fibrillazione atriale, freccia rossa fibrillazione, freccia viola tracciato normale (https://it.wikipedia.org/wiki/File:Afib_ecg.jpg)
La diagnosi di fibrillazione atriale ha l’obiettivo non solo di confermare la presenza dell’aritmia, ma anche di valutarne il tipo e identificare eventuali cause sottostanti o complicazioni.
Elettrocardiogramma (ECG)
Lo strumento fondamentale e insostituibile resta l’elettrocardiogramma (ECG). Si tratta di un esame rapido e non invasivo che registra l’attività elettrica del cuore. Per una diagnosi definitiva, è necessario che il tracciato mostri l’assenza delle normali onde P (che indicano la contrazione regolare degli atri) e un ritmo dei ventricoli completamente irregolare per almeno 30 secondi.
Monitoraggio prolungato e wearable
Poiché la fibrillazione può essere parossistica (ovvero andare e venire), un singolo ECG potrebbe non catturarla. In questi casi, il medico può prescrivere:
- Holter cardiaco: un dispositivo portatile che registra il ritmo cardiaco per 24-48 ore (o fino a una settimana) mentre il paziente svolge le normali attività quotidiane.
- Event recorder: dispositivi che il paziente attiva solo quando avverte i sintomi.
- Loop recorder impiantabile: un piccolissimo sensore inserito sotto la pelle che monitora il cuore per anni, indicato per casi complessi o sospetti di ictus criptogenetico (di origine ignota).
- Dispositivi indossabili (smartwatch e smartphone): oggi le linee guida riconoscono l’utilità di smartwatch e sensori certificati che possono allertare il paziente su ritmi irregolari, sebbene la conferma medica tramite ECG rimanga sempre necessaria.
Esami di approfondimento e imaging
Una volta confermata l’aritmia, è fondamentale studiare la struttura del cuore e lo stato di salute generale:
- Ecocardiogramma: un’ecografia del cuore per verificare le dimensioni delle cavità, lo stato delle valvole e la funzione di pompa del muscolo cardiaco. In alcuni casi si esegue l’ecocardiogramma transesofageo (attraverso l’esofago) per escludere con precisione la presenza di coaguli negli atri prima di alcune procedure.
- Esami del sangue: necessari per controllare i livelli degli ormoni tiroidei (l’ipertiroidismo è una causa comune), la funzionalità renale ed epatica, gli elettroliti (potassio, magnesio) e i biomarcatori come il BNP/NT-proBNP per valutare lo stress cardiaco.
- Test da sforzo: per osservare come il cuore reagisce all’esercizio fisico e valutare se la fibrillazione è scatenata dallo sforzo.
Cura e opzioni terapeutiche
Il trattamento moderno della fibrillazione atriale si basa su una strategia integrata definita protocollo “ABC”: prevenzione dell’ictus (Anticoagulation), miglior controllo dei sintomi (Better symptom control) e gestione dei rischi cardiovascolari (Cardiovascular risk management). L’obiettivo primario è migliorare la qualità della vita e ridurre drasticamente il rischio di complicazioni gravi.
Prevenzione dell’ictus e anticoagulanti
La protezione dal rischio tromboembolico è la priorità. Se il rischio è elevato (valutato dal medico in base a età e patologie associate), è necessaria una terapia anticoagulante.
- Anticoagulanti Orali Diretti (DOAC/NAO): rappresentano oggi la prima scelta per la maggior parte dei pazienti. Farmaci come apixaban, dabigatran, edoxaban e rivaroxaban sono preferiti al vecchio warfarin (Coumadin®) perché non richiedono prelievi di sangue settimanali, hanno meno interazioni alimentari e sono statisticamente più sicuri per quanto riguarda le emorragie cerebrali gravi.
- Warfarin: resta la scelta obbligata per i pazienti con valvole cardiache meccaniche o stenosi mitralica moderata-grave.
- Chiusura dell’auricola sinistra: per chi non può assumere anticoagulanti a causa di alto rischio di sanguinamento, è possibile inserire chirurgicamente o tramite catetere un “tappo” nella zona del cuore dove più spesso si formano i coaguli.
Controllo della frequenza e del ritmo
Esistono due approcci diversi per gestire l’aritmia stessa:
- Controllo della frequenza: si accetta che il cuore sia in fibrillazione, ma si utilizzano farmaci (beta-bloccanti, calcio-antagonisti o digitale) per evitare che batta troppo velocemente, permettendogli di lavorare con efficienza. È spesso la scelta iniziale per i pazienti più anziani o meno sintomatici.
- Controllo del ritmo: l’obiettivo è ripristinare e mantenere il ritmo normale (sinusale). Si utilizzano farmaci antiaritmici oppure la cardioversione elettrica, una procedura eseguita in sedazione che “resetta” il ritmo tramite un impulso elettrico controllato.
Ablazione transcatetere
L’ablazione è diventata una terapia di prima linea, specialmente per i pazienti con fibrillazione parossistica o persistente sintomatica che non rispondono bene ai farmaci. Attraverso piccoli tubicini (cateteri) inseriti dalle vene dell’inguine, il cardiologo elettrofisiologo raggiunge il cuore e “disconnette” elettricamente le aree che generano l’aritmia utilizzando il freddo (crioablazione) o il calore (radiofrequenza). Questa tecnica ha un’elevata percentuale di successo nel ridurre o eliminare gli episodi di fibrillazione. In casi selezionati può essere necessario l’impianto di un pacemaker se il sistema di conduzione naturale risulta troppo danneggiato.
Importanza dello stile di vita
Nessuna terapia medica è pienamente efficace senza una gestione dei fattori di rischio, che ha un impatto clinico pari ai farmaci:
- Controllo del peso: l’obesità è uno dei principali motori della fibrillazione; perdere peso riduce significativamente la frequenza delle recidive.
- Gestione del diabete e dell’ipertensione: mantenere la pressione sotto i 130/80 mmHg protegge il cuore dallo stress che causa l’aritmia.
- Apnee notturne: trattare il russamento e le apnee notturne (spesso con la CPAP) è cruciale per il successo delle terapie antiaritmiche.
- Riduzione dell’alcol: anche un consumo moderato può scatenare episodi di fibrillazione; la sospensione dell’alcol è caldamente raccomandata.
- Attività fisica moderata: l’esercizio regolare giova al cuore, ma va evitata l’attività agonistica estrema senza supervisione specialistica.
Prevenzione
Per riuscire a prevenire la fibrillazione atriale è possibile seguire uno stile di vita sano e prendere alcuni provvedimenti per diminuire il rischio di patologie cardiache, tra cui ricordiamo:
- seguire una dieta amica del cuore, povera di grassi saturi, grassi trans e colesterolo. Una dieta sana dovrebbe essere ricca di cereali integrali, frutta e verdura, da assumere quotidianamente.
- Smettere di fumare.
- Praticare attività fisica.
- Mantenere il peso forma o dimagrire se necessario.
Se già soffrite di patologie cardiache o avete altri fattori di rischio per la fibrillazione atriale, potete gestire il disturbo con l’aiuto del vostro medico. Oltre ad adottare gli stili di vita sani sopraelencati, che servono per tenere sotto controllo le patologie cardiache, il medico potrebbe consigliarvi di:
- Seguire la dieta DASH per cercare di diminuire la pressione.
- Tenere sotto controllo il colesterolo e i trigliceridi modificando la dieta e assumendo gli eventuali farmaci prescritti dal medico.
- Limitare l’assunzione di alcol o, meglio, evitare completamente gli alcolici.
- Tenere sotto controllo la glicemia, se avete il diabete.
- Fare controlli medici regolari, e assumere tutti i farmaci prescritti.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Cos'è la fibrillazione atriale?
Quali sintomi causa la fibrillazione atriale?
Quali sono le cause della fibrillazione atriale?
Quando è necessario recarsi al pronto soccorso per la fibrillazione atriale?
Cosa devo fare se ho episodi di fibrillazione atriale ricorrenti?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.
