Flutter atriale: sintomi, diagnosi ed ECG, terapia

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Introduzione

Il flutter atriale è un’aritmia cardiaca (alterazione del battito) che coinvolge gli atri, ovvero le camere superiori del cuore, e che è caratterizzato dalla presenza di un battito irregolare e ad alta frequenza che insorge spesso improvvisamente.

Le cause più frequenti che possono scatenare un flutter atriale sono:

Il quadro clinico del flutter atriale è caratterizzato da un corredo sintomatologico che prevede:

La diagnosi di certezza richiede, oltre ad anamnesi ed esame obiettivo cardiologico, l’esecuzione di indagini diagnostiche quali:

  • ECG ed ECG Holter
  • Ecocardiogramma
  • Studio elettrofisiologico con eventuale radioablazione

Il trattamento si avvale di terapia farmacologica basata sull’utilizzo di medicinali antiaritmici e betabloccanti; in assenza di una risposta soddisfare diventano necessarie procedure interventistiche come la cardioversione elettrica o l’ablazione a radiofrequenza transcatetere.

Facendo parte del gruppo delle aritmie cardiache, il flutter atriale ha una prognosi molto variabile in base alle cause che hanno provocato tale aritmia e alla sua responsività terapeutica. Anche in caso di risoluzione dell’episodio di flutter atriale, è sempre necessario indicare a tali soggetti la necessità di eseguire dei controlli cardiologici periodici nel corso della loro vita, per essere pronti ad intervenire in caso di cambiamento della condizione presente.

Richiami di anatomia e fisiologia

Il cuore è formato da 4 diverse camere:

  • 2 atri, superiormente
  • 2 ventricoli, inferiormente

Ciascun atrio è direttamente collegato al rispettivo ventricolo, mentre di norma non ci sono passaggi di sangue tra le camere poste allo stesso livello.

Da un punto di vista elettrofisiologico il ritmo cardiaco viene innescato in una struttura anatomica chiamata “nodo del seno” (o nodo seno-atriale) e localizzata sulla parete dell’atrio destro del cuore, dove esistono cellule specializzate che sono in grado di generare spontaneamente impulsi elettrici (cellule pacemaker). Ciascun impulso attraversa poi le vie di conduzione specifiche, di cui fanno parte il nodo atrio-ventricolare, il fascio di His e le branche destra e sinistra, e infine raggiunge tutte le cellule cardiache, permettendo così la contrazione del cuore.

Battito cardiaco

Shutterstock/Blamb

In caso di insorgenza di flutter atriale gli atri cardiaci si depolarizzano ad altissima frequenza, raggiungendo spesso un range tra i 250 e i 300 battiti per minuto; questa velocità di contrazione non può tuttavia essere trasmessa ai ventricoli poiché il nodo atrio-ventricolare non è in grado di condurre gli impulsi a questa velocità elevatissima. La conseguenza è che il passaggio ai ventricoli si assesterà su un rapporto di conduzione di 2:1 (nella maggior parte dei casi), ovvero

  • una frequenza atriale di 300 battiti al minuto,
  • ma con una vera e propria frequenza ventricolare (e quindi cardiaca) di circa di 150 battiti al minuto (la metà).

Questo perché dei 2 impulsi che giungono al nodo atrio-ventricolare, esso ne sarà in grado di condurre soltanto 1 (rispettando così il rapporto di 2 a 1).

Il rapporto di conduzione può anche modificarsi e assestarsi su valori di 3:1, 4:1 o 5:1, provocando un ritmo cardiaco molto variabile e irregolare.

Cause

Si tratta di una patologia aritmica cardiaca non molto frequente, che presenta una prevalenza maggiore nella popolazione anziana che presenti già una qualche forma di cardiopatia; la reale incidenza non tuttavia è facilmente calcolabile, poiché nella maggior parte dei casi tende ad evolvere nella più frequente forma di fibrillazione atriale.

Le principali cause di insorgenza di flutter atriale comprendono sostanzialmente alcune malattie cardiache che prevedono una dilatazione oltre il normale delle camere atriali, fenomeno che è più frequentemente riscontrabile in caso di:

  • Patologia valvolare della mitrale (valvola tra atrio sinistro e ventricolo sinistro) di origine reumatica o meno
  • Patologia valvolare della tricuspide (valvola tra atrio destro e ventricolo destro) di origine reumatica o meno
  • Scompenso cardiaco congestizio (insufficienza cardiaca)
  • Cardiopatia ischemica (infarto del miocardio)
  • Pericardite (infiammazione o infezione del pericardio, la sottile membrana che avvolge il pericardio)
  • Cardiopatia ipertensiva (le conseguenze sul cuore di una pressione alta persistente e non trattata efficacemente)

Tra le cause non cardiache spiccano per importanza

  • Ipertiroidismo (prima causa tra quelle non cardiache)
  • Gravi malattie respiratorie

 

Esistono diversi fattori di rischio che possono diventare una concausa nell’insorgenza di un flutter atriale, tra i più importanti si annoverano:

Prendendo in considerazione il sesso, il flutter si presenta con una incidenza maggiore di circa 3 volte nei soggetti di sesso maschile rispetto alla controparte femminile.

Classificazione

Seguendo la classificazione secondo Scheinman, il flutter atriale può essere distinto, a seconda dell’atrio da cui origina in:

  • Flutter atriale sinistro (se origina dall’atrio sinistro)
  • Flutter atriale destro (se origina dall’atrio destro)
    • Flutter atriale istmo-dipendente, anche detto tipico
      • Flutter antiorario comune o di tipo I:Rappresenta la forma di flutter di gran lunga più frequente, rendendo conto di oltre l’80% dei casi. Si tratta di un ritmo atriale regolare che si forma in seguito alla presenza di un circuito di rientro che occupa gran parte dell’atrio destro, a sua volta causato da un rallentamento della conduzione degli impulsi a livello dell’istmo cavo-tricuspidalico, oppure al blocco funzionale degli impulsi lungo la cosiddetta crista terminalis e crista Eustachiana. Questa forma di flutter atriale rappresenta quella maggiormente responsiva ad un eventuale trattamento con ablazione transcatetere, oltre ad essere facilmente riconoscibile per il tipico pattern di onde F a denti di sega all’elettrocardiogramma.
      • Flutter orario non comune o di tipo II
        Rappresenta meno del 10% dei casi ed è causato dallo stesso circuito del tipo I, ma con gli impulsi che lo percorrono in senso inverso e quindi in senso orario. All’elettrocardiogramma quello che emerge è in questo caso un pattern con onde F positive a dente di sega inverso (ovvero rivolto verso il basso) assieme ad altre caratteristiche elettrocardiografiche peculiari.
    • Flutter atriale istmo-indipendente, anche detto atipico
      Si presenta come una tachicardia atriale regolare che si basa su un circuito (diverso da quello che si ritrova nelle forme precedenti) che può presentarsi sia in atrio destro che, più raramente, in atrio sinistro.

In base alla modalità di insorgenza si distinguono invece due forme di flutter atriale:

  • Forma parossistica: è caratterizzata da un esordio brusco ed improvviso, con frequenza elevata che può raggiungere i 180 battiti per minuto e rapporto di conduzione di 2:1 nella maggior parte dei casi. Questa forma di flutter si presenta tipicamente in soggetti sani e può durare da qualche ora sino a qualche giorno. Tende spesso all’autorisoluzione anche senza l’utilizzo di farmaci o altre procedure terapeutiche.
  • Forma permanente: ha un’insorgenza meno improvvisa con frequenza che si mantiene al di sotto dei 100 battiti per minuto per un rapporto di conduzione degli impulsi tra atri e ventricoli di 3:1, 4:1 o 5:1. Tale forma, essendo più silente clinicamente, può passare inosservata per diversi anni o nella maggior parte dei casi si associa ad una qualche patologia cardiaca. Per la sua risoluzione richiede spesso una terapia mirata ed efficace.

Sintomi

Il quadro clinico di un soggetto con flutter atriale può prevedere la presenza di diversi sintomi, quali:

  • Sensazione di palpitazioni
  • Sensazione di “cuore in gola”
  • Dolore toracico
  • Astenia e malessere generalizzato
  • Intolleranza allo sforzo
  • Dispnea: difficoltà respiratoria con sensazione di fame d’aria
  • Ipotensione arteriosa (ovvero riduzione della normale pressione arteriosa sanguigna)
  • Sincope con caduta al suolo
  • Vertigini con rischio di caduta
  • Perdita di coscienza (sino al coma in caso di sopravvenute complicanze)

Poiché il flutter atriale è spesso concomitante ad altre patologie, sia cardiache che extra-cardiache, la sintomatologia può sovrapporsi direttamente alla malattia di base:

  • Infarto del miocardio: la morte delle cellule cardiache a causa del blocco dell’apporto di sangue dalle coronarie può portare all’insorgenza di diverse aritmie cardiache, tra cui il flutter atriale, con presenza anche di:
    • Dolore toracico retrosternale
    • Dolore al braccio sinistro e alla mandibola
    • Respirazione difficoltosa e sensazione di fame d’aria (dispnea)
  • Ipertiroidismo: gli alti livelli di ormoni tiroidei in circolo determinano aumento della frequenza cardiaca e, in soggetti predisposti possono scatenare un flutter atriale o altre aritmie come le extrasistoli ventricolari
  • Malattie infettive: le infezioni da parte di alcuni batteri creano condizioni infiammatorie sistemiche (brucellosi, malattia di Lyme, febbre tifoide, sifilide, …) che possono compromettere anche la normale funzionalità del cuore, con aumentato rischio quindi di provocare delle anomalie nella frequenza cardiaca.

Complicazioni

In caso di battito cardiaco eccessivamente accelerato per lungo tempo, soprattutto quando non diagnosticato o trascurato, il paziente può progressivamente sviluppare un indebolimento del cuore.

Accanto a questo rischio è poi necessario ricordare che si tratta di un’aritmia emboligena, ovvero in grado di causare la formazione di pericolosi coaguli di sangue in grado di causare poi ictus di natura embolica (per emboli che dal cuore vengono immessi in circolo raggiungendo il cervello) od infarto del miocardio.

Nel caso di flutter atriale possono infine talvolta presentarsi sintomi associati ad una compromissione dinamica del sistema cardiovascolare, soprattutto nei soggetti che presentino già una qualche cardiopatia, si tratta di eventi avversi quali:

Diagnosi

L’identificazione del flutter atriale richiede un approccio tempestivo per prevenire complicanze e stabilire se l’aritmia sia isolata o secondaria ad altre patologie. Il percorso diagnostico moderno integra la valutazione clinica classica con tecnologie di monitoraggio digitale e imaging avanzato.

Valutazione clinica e anamnesi

Il medico specialista in cardiologia raccoglie informazioni dettagliate sulla natura dei sintomi (esordio, durata, fattori scatenanti come sforzo o stress) e sulla storia medica del paziente. Particolare attenzione viene posta alla ricerca di patologie predisponenti come l’ipertiroidismo, l’ipertensione o valvulopatie pregresse. L’esame obiettivo permette di rilevare un polso spesso rapido e ritmico, a differenza della fibrillazione atriale che è tipicamente “irregolarmente irregolare”.

Strumenti diagnostici fondamentali

  • Elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni: Rappresenta il cardine della diagnosi. L’ECG mostra le caratteristiche “onde F” a denti di sega, espressione dell’attività atriale rapida e regolare. L’uso di algoritmi di intelligenza artificiale nel 2026 supporta i medici nella diagnosi differenziale più complessa.
  • Monitoraggio ECG Holter (24-72 ore): Essenziale per diagnosticare le forme parossistiche, ovvero quegli episodi che compaiono e scompaiono spontaneamente e che potrebbero non essere intercettati durante una visita standard.
  • Dispositivi wearable: Smartwatch e sensori indossabili validati clinicamente offrono oggi una preziosa opportunità di screening prolungato per i pazienti sintomatici.

Imaging e test di approfondimento

  • Ecocardiogramma: Questo esame è fondamentale per valutare lo stato di salute delle camere cardiache (atri e ventricoli) e delle valvole, come la mitrale. Permette inoltre di escludere la presenza di trombi prima di procedere a manovre di ripristino del ritmo.
  • Esami ematochimici e biomarcatori: Oltre al controllo degli elettroliti e della funzione tiroidea, si valuta la troponina cardiaca per escludere sofferenze ischemiche acute e il peptide natriuretico (pro-BNP) per stimare il grado di stress del muscolo cardiaco.
  • Risonanza magnetica cardiaca (RMC): Fornisce una valutazione morfologica superiore, utile per identificare aree di fibrosi o cicatrici tissutali che potrebbero alimentare l’aritmia.
  • Studio elettrofisiologico (SEF): Una procedura interventistica che mappa l’attività elettrica interna del cuore. Viene utilizzata quando è necessario localizzare con precisione millimetrica il circuito del flutter per trattarlo definitivamente.
ECG del flutter atriale

Shutterstock/Kumpeh_Studio

Cura

Gli obiettivi del trattamento del flutter atriale sono tre: prevenire l’ictus attraverso la terapia anticoagulante, controllare la frequenza cardiaca per alleviare i sintomi e ripristinare (nonché mantenere) il ritmo normale del cuore. La strategia terapeutica viene oggi personalizzata in base alla gravità dei sintomi e alla probabilità di successo delle diverse opzioni.

Prevenzione del rischio tromboembolico

Poiché il flutter atriale aumenta significativamente il rischio di formazione di coaguli, la protezione anticoagulante è un pilastro della cura. I medici oggi prediligono l’uso dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO/DOAC) rispetto al tradizionale Warfarin, grazie alla loro maggiore sicurezza, al minor rischio di emorragie intracraniche e alla non necessità di prelievi frequenti per il monitoraggio del sangue.

Controllo della frequenza e del ritmo

Per stabilizzare il paziente e ridurre la sensazione di cardiopalmo si utilizzano diversi approcci:

  • Terapia farmacologica: L’impiego di beta-bloccanti o calcio-antagonisti permette di rallentare la conduzione elettrica verso i ventricoli, portando sollievo immediato. I farmaci antiaritmici possono invece essere prescritti per prevenire nuove crisi.
  • Cardioversione elettrica: È una procedura sicura ed efficace, eseguita in breve sedazione, che utilizza una scarica elettrica sincronizzata per interrompere l’aritmia e far ripartire il ritmo naturale del cuore (ritmo sinusale). È spesso la scelta d’elezione per episodi acuti o sintomatici.

Ablazione transcatetere

Nel 2026 l’ablazione transcatetere è considerata il trattamento definitivo e risolutivo, spesso raccomandato già come prima linea per il flutter tipico. Attraverso cateteri inseriti per via venosa, il medico raggiunge il cuore e “disattiva” il circuito elettrico responsabile dell’aritmia utilizzando radiofrequenza o nuove tecnologie come l’elettroporazione (Pulse Field Ablation). Questa procedura ha tassi di successo che superano il 95% e permette a molti pazienti di sospendere i farmaci antiaritmici.

Stile di vita e prevenzione

Il successo a lungo termine del trattamento dipende strettamente dalla gestione dei fattori di rischio individuali. Le linee guida attuali pongono grande enfasi su:

  • Gestione del peso: L’obesità è uno dei principali motori delle aritmie atriali; una perdita di peso anche moderata riduce drasticamente il rischio di recidiva.
  • Screening delle apnee notturne: Esiste un legame fortissimo tra disturbi del sonno e flutter; trattare le apnee migliora significativamente la stabilità del ritmo cardiaco.
  • Limitazione degli eccitanti: Ridurre drasticamente il consumo di alcol e monitorare l’introito di caffeina è raccomandato per diminuire l’irritabilità elettrica del cuore.
  • Attività fisica moderata: Un esercizio aerobico regolare aiuta a mantenere l’elasticità del tessuto cardiaco, sebbene gli sforzi estremi vadano valutati con il cardiologo.

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill)
  • Manuale di Malattie Cardiovascolari-Società Italiana di Cardiologia

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