Tifo (malattia): sintomi, cause, vaccino e cura

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Introduzione

Il tifo addominale, o più correttamente febbre tifoide, è un’infezione batterica che può diffondersi nell’organismo e interessare così diversi organi, tanto che in assenza di trattamenti efficaci è in grado di causare complicanze serie e risultare talvolta anche fatale.

È causata da un batterio, Salmonella typhi, appartenente alla stessa specie di batteri (salmonelle) che provocano intossicazioni alimentari.

La febbre tifoide è un’infezione altamente contagiosa, durante la quale il soggetto infetto può espellere i batteri con le feci o, più raramente, con l’urina. Individui che ingeriscano alimenti o bevande contaminati con piccole quantità di feci o urina infette possono a loro volta contrarre la malattia.

I batteri, una volta ingeriti con alimenti o bevande contaminati, raggiungono l’apparato digerente, dove si moltiplicano con grande rapidità, determinando principalmente sintomi quali

  • febbre,
  • dolore allo stomaco,
  • alterazioni dell’alvo (costipazione o diarrea).

In assenza di trattamento i batteri possono penetrare nel circolo sanguigno e raggiungere altre aree corporee. I sintomi del tifo addominale possono così peggiorare nelle settimane successive all’infezione. Se l’infezione danneggia organi e tessuti può causare complicanze gravi, come sanguinamenti interni o la perforazione di un tratto dell’intestino.

La malattia è comune in varie aree del mondo, ma non nelle regioni industrializzate come Stati Uniti, Canada, Europa occidentale, Australia e Giappone; chi viaggia nei paesi in via di sviluppo dovrà quindi prendere in considerazione misure protettive. Sono particolarmente a rischio i soggetti che si recano in Asia, Africa e America Latina; il rischio maggiore è legato a soggiorni nelle zone nel sud dell’Asia.

Il tifo può contaminare le fonti di acqua

iStock.com/Dr_Microbe

Cause

La malattia è causata da un batterio, il Salmonella typhi, appartenente alla stessa famiglia delle salmonelle all’origine delle intossicazioni alimentari.

La Salmonella typhi viene eliminata dal soggetto contaminato attraverso le feci. L’individuo infetto può contaminare qualunque alimento toccandolo senza essersi lavato bene le mani e chiunque ingerisca tale alimento può quindi contagiarsi.

Più raramente i batteri della Salmonella typhi vengono eliminati con l’urina, contagiando in modo analogo a quanto visto per le feci visto soggetti.

Nelle aree del mondo caratterizzate da infrastrutture igieniche insufficienti, gli escrementi umani possono contaminare le fonti di acqua comune. Chiunque beva acqua contaminata o assuma cibo lavato con acqua infetta può sviluppare la febbre tifoide.

Altre possibili modalità di trasmissione del tifo addominale sono:

  • utilizzare un gabinetto contaminato dai batteri e toccarsi le labbra prima di essersi lavato le mani,
  • mangiare pesce proveniente da acque contaminate da feci o urine infette,
  • mangiare verdure crude concimate con escrementi umani,
  • ingerire latticini contaminati,
  • avere rapporti orali o anali con un portatore di Salmonella typhi.

Fino a un massimo del 4-5% dei malati che sopravvivono alla febbre tifoide senza trattamento diventano portatori cronici dell’infezione; in altre parole i batteri della Salmonella typhi continuano a vivere nel portatore (spesso nella cistifellea) che può continuare a eliminarle con feci e urina per oltre un anno, pur in assenza di sintomi.

Fattori di rischio

I bambini sono i soggetti considerati i più esposti al tifo addominale, probabilmente a causa del sistema immunitario (le difese naturali del corpo contro infezioni e malattie) ancora in fase di maturazione, anche se fortunatamente tendono a sviluppare una sintomatologia più blanda.

Tra gli altri fattori di rischio ricordiamo:

  • soggiorni in zone endemiche,
  • contatti ravvicinati con pazienti infetti.

Diffusione

La febbre tifoide è comune soprattutto in aree geografiche con infrastrutture igieniche scarse e un limitato accesso all’acqua pulita.

Cartina geografica con diffusione nel mondo della febbre tifoide

By Percherie – CHU Rouens – Fièvre Typhoïde, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1222560

Sintomi

I sintomi del tifo in genere si sviluppano una o due settimane dopo l’esposizione alla Salmonella typhi (tempo d’incubazione).

Se trattata, la sintomatologia della febbre tifoide migliora rapidamente entro 3-5 giorni.

In assenza di trattamento la malattia in genere peggiora nell’arco di poche settimane e il rischio di complicanze anche mortali diventa significativo. Senza trattamento, la guarigione completa può richiedere settimane, talvolta mesi, e i sintomi possono recidivare (cioè ricomparire).

Sono sintomi comuni di tifo addominale:

Quando contattare il medico

Si raccomanda di consultare il medico appena possibile a fronte di sintomi di tifo addominale (anche se vaccinati contro la malattia), soprattutto se tornati da poco da viaggi internazionali.

Anche se il rischio di contagio in caso di vaccinazione non è elevato, è importante accertarsene, nell’eventualità che serva un trattamento.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la febbre tifoide inizia con un’accurata anamnesi, focalizzata soprattutto sulla storia di viaggi recenti in zone endemiche e sulle abitudini alimentari. La conferma clinica, tuttavia, richiede l’isolamento del batterio Salmonella typhi attraverso specifici esami di laboratorio.

Esami colturali

L’emocoltura (coltura del sangue) rappresenta lo standard diagnostico principale, specialmente durante la prima settimana di malattia, quando la carica batterica nel sangue è più elevata. Per aumentare la precisione della diagnosi, il medico può richiedere anche:

  • Coprocoltura: l’analisi delle feci, particolarmente utile dalla seconda o terza settimana di infezione o per identificare i portatori cronici.
  • Urinocoltura: l’analisi delle urine, sebbene meno sensibile dell’emocoltura.
  • Coltura del midollo osseo: è considerato il test più accurato in assoluto (gold standard per sensibilità), poiché può rilevare il batterio anche se il paziente ha già iniziato una terapia antibiotica. Tuttavia, a causa della sua invasività, viene riservato a casi complessi o di difficile risoluzione.

Test molecolari e sierologici

Negli ultimi anni, i test basati sulla PCR (reazione a catena della polimerasi) sono diventati più comuni, permettendo di identificare il DNA della Salmonella nel sangue in tempi molto più brevi rispetto alle colture tradizionali.

Per quanto riguarda i test sierologici (come il test di Widal), il loro utilizzo è oggi limitato. Sebbene siano economici, presentano una bassa specificità e un alto rischio di falsi positivi, pertanto il consenso scientifico attuale suggerisce di non basare la diagnosi esclusivamente su questi esiti, privilegiando sempre i metodi colturali o molecolari.

Analisi di supporto

Il medico può inoltre prescrivere esami del sangue generali che, in caso di tifo, mostrano spesso una riduzione dei globuli bianchi (leucopenia), una riduzione delle piastrine e un lieve innalzamento degli enzimi epatici, segni indicativi di un coinvolgimento sistemico dell’infezione.

Cura

Il trattamento della febbre tifoide ha l’obiettivo prioritario di eradicare l’infezione batterica, prevenire le complicanze gravi (come la perforazione intestinale) e ridurre il rischio che il paziente diventi un portatore cronico. L’approccio terapeutico varia in base alla gravità dei sintomi e alla resistenza agli antibiotici riscontrata nell’area geografica di contagio.

Terapia antibiotica

Gli antibiotici sono l’unica cura efficace contro il tifo. La scelta del farmaco dipende dalla sensibilità del ceppo batterico:

  • Azitromicina: attualmente è uno dei farmaci di prima scelta per i casi non complicati, grazie alla sua efficacia contro i ceppi che hanno sviluppato resistenza ad altri antibiotici.
  • Cefalosporine di terza generazione (es. Ceftriaxone): somministrate solitamente per via endovenosa, sono lo standard per le forme gravi o nei casi in cui sia necessario il ricovero ospedaliero.
  • Fluorochinoloni (es. Ciprofloxacina): un tempo molto usati, oggi vengono prescritti con cautela a causa della crescente diffusione di ceppi di Salmonella typhi resistenti in molte parti dell’Asia e dell’Africa.

Il trattamento domiciliare con antibiotici orali dura solitamente dai 7 ai 14 giorni. È fondamentale completare l’intero ciclo prescritto, anche se i sintomi migliorano dopo i primi giorni, per evitare ricadute e lo sviluppo di ulteriori resistenze batteriche.

Gestione delle forme gravi e complicanze

In caso di sintomi severi come vomito persistente, diarrea profusa o segni di confusione mentale, è necessario il ricovero. In ospedale, oltre alla terapia antibiotica endovenosa, possono essere somministrati:

  • Fluidi elettrolitici: per contrastare la disidratazione.
  • Corticosteroidi: in casi selezionati di shock o compromissione neurologica, per ridurre l’infiammazione sistemica.
  • Chirurgia d’urgenza: necessaria solo in rari casi di perforazione intestinale o emorragia grave.

Stile di vita e recupero

Durante la convalescenza, il riposo è essenziale. La dieta deve essere inizialmente leggera, privilegiando cibi facili da digerire e piccoli pasti frequenti per non affaticare l’intestino infiammato. Un’idratazione abbondante (acqua, soluzioni reidratanti orali) è cruciale.

Dal punto di vista della salute pubblica, chiunque sia stato affetto da tifo deve osservare rigorose norme igieniche: lavare accuratamente le mani dopo ogni utilizzo del bagno e astenersi dal manipolare alimenti destinati ad altri fino a quando i test di controllo non confermino l’avvenuta eliminazione del batterio. Per alcune categorie professionali (operatori sanitari, addetti alla ristorazione) è obbligatorio per legge ottenere tre colture fecali negative consecutive prima di riprendere l’attività lavorativa.

Vaccino e prevenzione

Le misure preventive contro la febbre tifoide sono sostanzialmente due:

  1. Evitare alimenti e bevande a rischio.
  2. Farsi vaccinare contro la malattia.

Anche se può risultare strano, il semplice fatto di fare attenzione a ciò che si mangia e beve durante un viaggio è importante quanto vaccinarsi,  perché i vaccini contro la Salmonella non garantiscono un’immunità assoluta; peraltro prestare attenzione al cibo aiuta anche a proteggersi da altre malattie, come

“Bollire, cuocere, sbucciare o non assumere”

Si raccomanda poi di:

  1. Bere acqua solo se in bottiglia o farla bollire per un minuto prima di consumarla. L’acqua frizzante in bottiglia è più sicura dell’acqua naturale.
  2. Evitare di mettere ghiaccio nelle bevande, a meno che sia fatto con acqua in bottiglia o bollita. Evitare ghiaccioli e ghiaccio aromatizzato fatti con acqua non sicura.
  3. Mangiare alimenti accuratamente cotti, ancora caldi e fumanti.
  4. Evitare verdure crude e frutti che non possono essere sbucciati. Ortaggi come l’insalata sono facilmente contaminati e molto difficili da lavare bene.
  5. Sbucciarsi da soli frutti o verdure da consumare crudi (lavarsi prima le mani con il sapone).
  6. Non mangiare le bucce.
  7. Evitare cibi e bevande di strada. Per strada, è difficile mantenere pulito il cibo; molti viaggiatori si ammalano contagiandosi con alimenti comprati lungo la via.

Vaccinazione

Oltre ai classici vaccini, la ricerca ha introdotto i vaccini coniugati (TCV), che offrono una protezione più duratura e possono essere somministrati anche ai bambini più piccoli. Attualmente le opzioni principali includono:

  • Il vaccino iniettabile a base di polisaccaridi (es. TYPHIM Vi), somministrato in dose singola.
  • Il vaccino orale vivo attenuato (es. Vivotif®), che richiede l’assunzione di capsule a giorni alterni.
  • I nuovi vaccini coniugati (TCV), preferiti per l’uso pediatrico e per la capacità di fornire un’immunità più robusta.

La vaccinazione è raccomandata per chiunque stia pianificando un viaggio in zone in cui la febbre tifoide sia diffusa. È particolarmente importante per soggetti che vivranno o lavoreranno a stretto contatto con gli indigeni.

A seguito della vaccinazione con la forma iniettabile alcuni soggetti manifestano dolorabilità, rossore, gonfiore o indurimento temporanei in corrispondenza del punto di inoculazione del vaccino.

In 1 caso su 100 circa, il vaccino è seguito da un forte rialzo termico (38°C o più), mentre effetti collaterali meno frequenti sono:

  • dolore addominale,
  • cefalea,
  • malessere generalizzato,
  • diarrea.

Ambedue i vaccini contro il tifo sono invece solo raramente associati a reazioni gravi.

Fonti e bibliografia

  • NHS, licensed under the OGL
  • CDC
  • World Health Organization (WHO) – Typhoid Fact Sheet

Adattamento dall’inglese a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo

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