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Introduzione

Il colera è un’infezione batterica che causa diarrea; il contagio avviene generalmente a seguito di ingestione di acqua o in cibo contaminato da feci (trasmissione oro-fecale), mentre è improbabile il contagio diretto da un soggetto all’altro.

Si tratta di una malattia rara nei Paesi occidentali, mentre il rischio nasce in caso di viaggi verso località caratterizzate da trattamento idrico inadeguato e un insufficiente livello igienico; molto comune è lo scoppio di epidemie a seguito di disastri naturali.

Spesso l’infezione è lieve, così leggera da decorrere senza sintomi, ma in alcuni pazienti può al contrario manifestarsi in tutta la sua severità, con:

  • diarrea acquosa profusa,
  • vomito,
  • crampi alle gambe.

Nei casi più gravi la rapida perdita di liquidi corporei porta alla disidratazione e allo shock, con la morte che in assenza di adeguato trattamento può verificarsi in poche ore.

La diagnosi viene in genere formulata con un esame delle feci o attraverso un tampone rettale e la terapia prevede il supporto del paziente attraverso la somministrazione di fluidi e un’eventuale terapia antibiotica.

Cause

Il colera è un’infezione acuta causata dal batterio Vibrio cholerae; sono noti circa 200 varietà di vibrioni del colera, ma di questi sono solamente due quelli sistematicamente responsabili di epidemie.

Ricostruzione grafica del batterio responsabile del colera

iStock.com/iLexx

Il contagio avviene in genere per ingestione di cibo o liquidi contaminati da feci infette (trasmissione oro-fecale) e le grandi epidemie sono spesso legate alla contaminazione fecale delle riserve d’acqua o degli alimenti destinati alla vendita.

Se moltissimi casi di contagio sono dovuti a condizioni igieniche carenti, una potenziale e spesso sottovalutata fonte di contagio sono i molluschi; in acque contaminate diventano infatti in grado di accumulare una carica batterica sufficiente al contagio nel caso di consumo senza un’adeguata cottura. Non si conoscono invece altri animali che fungano da riserva per il batterio.

L’infezione si manifesta in modo sintomatico in circa un paziente su 5-10; a maggior rischio sono i pazienti con

  • ridotta produzione di acidi gastrici (per cause patologiche, per assunzione di farmaci, …),
  • pazienti con gruppo sanguigno 0,
  • malati cronici.

Il contagio non può avvenire direttamente tra persone in caso di contatti casuali.

I soggetti che vivono in aree endemiche in genere nel tempo acquisiscono gradualmente un’immunità naturale verso il batterio.

Il colera è endemico in:

  • Africa,
  • America Centrale e Meridionale,
  • alcune regioni dell’Asia e Medio Oriente.

I mesi più caldi sono invece quelli a maggior rischio di sviluppo di epidemie, epidemie che purtrohto trovano terreno fertile soprattutto tra i bambini.

I sintomi si manifestano a seguito della produzione di una tossina che, semplificando, richiama abbondante acqua a livello intestinale innescando così la comparsa della tipica diarrea profusa.

Sintomi

L’infezione è spesso mite o addirittura del tutto priva di sintomi, ma per alcuni pazienti le conseguenze possono invece essere così gravi da diventare fatali.

il tempo d’incubazione, ossia il tempo che intercorre tra il momento del contagio e la comparsa dei sintomi, è di circa 2-3 giorni.

I pazienti che manifestano sintomi sono circa il 10-20% dei contagiati e nella maggior parte dei casi presentano:

Nei pazienti con sintomatologia più grave è possibile che sviluppino

Se non trattata una grave disidratazione può portare rapidamente a shock e morte in poche ore.

La diarrea prodotta dai pazienti colpiti da colera contiene grandi quantità di batteri in grado di infettare altri soggetti in caso di ingestione per contaminazione di acqua o cibo, promuovendo così la diffusione dell’infezione.

In caso di adeguata terapia si osserva un recupero ragionevolmente rapido senza conseguenze.

Il soggetto non è più considerato infetto dopo circa due settimane, ma può venire reinfettato in caso di nuova esposizione (non si assiste cioè ad acquisizione di immunità).

Prognosi e complicazioni

Dove sia presente un rapido e adeguato supporto al paziente si registra un tasso di mortalità inferiore a un caso su 100, che tuttavia aumenta fino a un paziente su due in assenza di trattamento.

Per alcuni ceppi di colera, responsabili di sintomi immediati e severi, si registrano casi di morte entro due ore dai primi sintomi.

Diagnosi

Il sospetto clinico di colera insorge tipicamente in presenza di una diarrea acquosa improvvisa e profusa (spesso descritta come “ad acqua di riso”), specialmente in soggetti che hanno soggiornato in aree endemiche o durante focolai epidemici noti. Poiché la sintomatologia può sovrapporsi a quella di altre infezioni intestinali gravi, la conferma diagnostica richiede analisi di laboratorio specifiche.

Il percorso diagnostico attuale prevede diversi approcci:

  • Coltura delle feci: Rimane l’esame di riferimento (gold standard). Il campione viene analizzato su terreni di coltura selettivi (come l’agar TCBS) per isolare e identificare il Vibrio cholerae. È fondamentale che il campione venga raccolto prima dell’inizio della terapia antibiotica.
  • Test rapidi immunocromatografici (RDT): Questi dispositivi permettono una diagnosi preliminare in pochi minuti direttamente sul campo. Sono strumenti essenziali per la sorveglianza epidemiologica e per attivare tempestivamente le misure di sanità pubblica durante le emergenze.
  • Test molecolari (PCR): La ricerca del DNA batterico tramite tecniche di amplificazione genetica offre un’elevata sensibilità e rapidità, consentendo di distinguere i diversi ceppi e di valutarne la potenziale pericolosità.
  • Monitoraggio clinico ed ematochimico: Oltre all’identificazione del batterio, è cruciale valutare l’impatto dell’infezione sull’organismo. Esami del sangue per controllare gli elettroliti (sodio, potassio, cloruri), l’equilibrio acido-base e la funzionalità renale (azotemia e creatinina) sono indispensabili per prevenire l’insorgenza di un’ insufficienza renale acuta.

Cura e terapia

Il trattamento del colera è oggi estremamente efficace e, se avviato con tempestività, permette una guarigione completa nella quasi totalità dei casi. L’obiettivo fondamentale è contrastare la perdita massiva di liquidi e sali minerali per evitare lo shock ipovolemico.

Il protocollo terapeutico si basa su tre strategie integrate:

Reidratazione: la priorità assoluta

La stragrande maggioranza dei pazienti (circa l’80%) può essere curata con successo esclusivamente attraverso la somministrazione orale di Soluzioni Reidratanti Orali (ORS). Queste miscele calibrate di sali e glucosio sfruttano i meccanismi di trasporto intestinale per massimizzare l’assorbimento dell’acqua.

Nei pazienti con disidratazione grave, in stato di incoscienza o con vomito persistente, la reidratazione deve avvenire per via endovenosa attraverso l’infusione rapida di liquidi (come il Ringer lattato). In questa fase critica, un adulto può necessitare di diversi litri di soluzione nelle prime ore per stabilizzare i parametri emodinamici.

Terapia farmacologica di supporto

Sebbene la reidratazione sia l’intervento salvavita, l’uso di farmaci specifici può accelerare il recupero:

  • Antibiotici: Sono indicati nei casi moderati e gravi. Una terapia antibiotica mirata è in grado di ridurre il volume della diarrea, diminuire la durata della malattia e abbreviare il periodo di eliminazione del batterio nelle feci, limitando così la diffusione dell’infezione. Le linee guida attuali suggeriscono, a seconda dei casi e delle resistenze locali, l’uso di azitromicina o doxiciclina.
  • Integrazione di zinco: La somministrazione di zinco è fortemente raccomandata, in particolare nei bambini sotto i 5 anni. Questo minerale contribuisce a ridurre la durata e la severità della diarrea e ne previene la ricomparsa nei mesi successivi.

Nutrizione e stile di vita durante la convalescenza

Non appena il vomito cessa e il paziente è in grado di deglutire, è fondamentale riprendere l’alimentazione. Nei neonati, l’allattamento al seno deve continuare senza interruzioni, poiché fornisce idratazione e protezione immunitaria vitale. Per gli adulti, si raccomanda una ripresa graduale con cibi leggeri e digeribili.

Il riposo è essenziale per consentire al corpo di recuperare le energie. È inoltre fondamentale monitorare la produzione di urina (diuresi): la comparsa di urina chiara e frequente è il segno clinico più confortante di una reidratazione efficace e del ripristino della funzionalità renale.

Prevenzione

Il rischio di venire contagiati dal colera in Paesi a rischio è basso quando sia possibile seguire poche basilari norme igieniche:

  • Bere solo acqua in bottiglia, bollita o sterilizzata chimicamente. Assicurarsi sempre che le bottiglie/lattine di acqua o altre bevande siano perfettamente sigillate.
  • Per disinfettare la propria acqua è necessario farla bollire per almeno 1 minuto.
  • Evitare di bere l’acqua del rubinetto, dalle fontane e i cubetti di ghiaccio.
  • Lavare le mani spesso con sapone e acqua pulita, soprattutto prima di mangiare e dopo aver usato il bagno. Se non sono disponibili acqua e sapone, utilizzare un detergente a base di alcool (con almeno il 60% di alcool).
  • Per lavarsi e cucinare usare acqua sicura.
  • Consumare solo cibi confezionati o, se cucinati, finchè sono ancora caldi. Evitare soprattutto carni crude o poco cotte, frutti di mare o frutta e verdura cruda che non possa essere sbucciata.

È infine disponibile un vaccino orale che è possibile assumere prima di viaggi in aree endemiche; garantisce una buona protezione (85%) per circa 4-6 mesi, per poi diminuire gradualmente.

Fonti e bibliografia

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