Cefalea tensiva: sintomi, rimedi e prevenzione

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Introduzione

La cefalea di tipo tensivo, o come si chiamava in passato cefalea muscolo-tensiva, è la forma di cefalea più diffusa e quella a cui generalmente ci si riferisce nel quotidiano parlando genericamente di mal di testa.

Si manifesta in genere come un dolore costante che colpisce entrambi i lati della testa, ma non è raro avvertire anche una persistente contrazione dei muscoli del collo e una sensazione di pressione dietro gli occhi. In genere l’intensità non è così grave da impedire le normali attività quotidiane e la sua durata è compresa tra i 30 minuti e diversi giorni (normalmente qualche ora).

Un tempo si riteneva che la cefalea tensiva fosse dovuta alle contrazioni muscolari del volto, del collo e del cuoio capelluto, magari a causa di un’emozione particolarmente intensa, per la tensione o per lo stress, ma ad oggi le ricerche non sembrano confermare questa ipotesi e non è tuttora chiara la causa esatta del disturbo.

La cura consiste spesso in una combinazione di modifiche allo stile di vita , qualche rimedio naturale ed un uso appropriato e consapevole di farmaci.

Una testimonianza

Riporto di seguito il commento integrale lasciato in data 22 settembre 2010 da una donna che convive con la cefalea tensiva da sempre:

Io soffro di mal di testa da tutta una vita. Sono stata definita un “soggetto emicranico”, anche per ereditarietà dal momento che ne soffrivano mia nonna e poi mio padre.

Mi sono diplomata con il Saridon, altrimenti non avrei potuto studiare, e ho rinunciato all’Università per i medesimi motivi. Oggi lavoro, ma dopo periodi più o meno lunghi (anche di anni) il problema si ripresenta e basta un evento anche superato per scatenarlo: la morte di mio padre, lo stress nel luogo di lavoro (ho subito episodi di mobbing), una bocciatura per l’avanzamento di carriera.

È veramente una malattia invalidante, anche se sottovalutata dai medici: quando ho mal di testa non riesco a fare nulla, neppure a pensare. Il dolore insorge acutissimo (come avere un chiodo ficcato nel cervello), poi si espande, raggiunge la nuca, coinvolge il collo, oppure si sposta da destra a sinistra coinvolgendo metà della faccia, aumenta con i movimenti del capo che sembra contener quintali di piombo.

Ho sempre cercato un rimedio momentaneo con gli analgesici, ma non ne posso più di averlo tutti i giorni, anche perché spessissimo mi ci sveglio proprio, magari dopo un sogno: è come se il cervello si sforzasse. A letto sto meglio, specialmente se dormo, ma talvolta il solo riposo non mi giova. Così, mi sono rivolta ad un centro per la cura delle cefalee che mi ha diagnosticato una cefalea muscolo-tensiva. Adesso mi sono state prescritte delle gocce di Laroxyl, e sembra cessato. permangono dolori al collo (come avere un torcicollo) ma insomma le crisi vere e proprie sono cessate e non mi sembra vero.

Consiglio però a tutti di non fare da soli ma di rivolgersi ad uno specialista, che valuterà le cure più appropriate. Infatti, questi farmaci sono anche antidepressivi, oltre ad essere miorilassanti.

Comunque non abbattetevi: io sono 56 anni che ne soffro, ma si può stare bene.

Roberta

Giovane donna che si tocca la testa a causa del dolore causato dalla cefalea muscolo tensiva

iStock.com/Poike

Cause

I mal di testa di tipo tensivo sono di tipo primario, non sono cioè causati da altre condizioni sottostanti, tuttavia la causa (o le cause) non è nota con esattezza; il nome deriva dall’ipotesi passata, e ormai smentita, che la patogenesi fosse da ricercare nella contrazione dei muscoli del collo.

L’ipotesi ad oggi più accreditata è che invece che non ci sia un’unica spiegazione per tutti i pazienti che ne soffrono ma che, al contrario, siano numerosi e diversi i fattori e/o le condizioni in grado di scatenare un attacco, causando probabilmente squilibri e alterazioni a livello cerebrale.

Si pensa che possano essere fattori scatenanti:

In alcuni casi è possibile soffrire di mal di testa anche in conseguenza di condizioni insospettabili o apparentemente positive, come ad esempio:

  • scarico della tensione a seguito di periodi di stress (mal di testa da week-end, dopo aver dato un esame importante, …),
  • rabbia,
  • brutto tempo atmosferico (meteoropatia),
  • bruxismo.

Anche se il risultato non è sempre un mal di testa di tipo tensivo in senso stretto, è utile conoscere anche questi possibili fattori d’innesco.

Fattori di rischio

Tra i principali fattori di rischio relativi allo sviluppo di cefalea tensiva ricordiamo:

  • Il sesso. Uno studio ha dimostrato che quasi il novanta per cento delle donne, contro il settanta per cento degli uomini, ha sofferto almeno una volta nella vita di cefalea tensiva.
  • L’età. La frequenza di attacchi di cefalea tensiva sembra raggiungere il suo picco tra i quaranta e i cinquanta anni d’età, anche se si è esposti alla possibilità di sviluppare questo tipo di disturbo a qualunque età.
  • Depressione.
  • Stress.

Ovviamente il fatto di riconoscersi in uno o più fattori di rischio non significa necessariamente soffrire di questa forma di mal di testa, ma solo un’aumentata probabilità rispetto alla media, così come è possibile soffrirne anche senza avere alcuno dei fattori riportati.

Sintomi

Le manifestazioni con cui si presenta questa condizione sono ampiamente variabili tra un soggetto e l’altro e, potenzialmente, anche tra un attacco e l’altro a parità di paziente.

Tra i sintomi più comuni della cefalea tensiva troviamo:

  • un dolore sordo ed intenso;
  • una sensazione di pressione sulla fronte, sui lati e sul retro della testa;
  • aumento della dolorabilità in corrispondenza del cuoio capelluto, del collo e dei muscoli delle spalle;
  • talvolta perdita d’appetito, ma difficilmente nausea o vomito.

Spesso il paziente che ne soffre avverte il bisogno di massaggiare cuoio capelluto, tempie o collo, poco sotto la nuca.

Un attacco di cefalea tensiva può durare mezz’ora come una settimana; può capitare solo qualche volta o con regolarità e, in base a questo, è classificato come segue:

  • Se il dolore dura quindici giorni o più al mese per almeno tre mesi è considerato cronico,
  • se gli attacchi sono meno di quindici al mese, è considerato episodica:
    • frequente nel caso di almeno 10 episodi che si verifichino per 1-14 giorni al mese per almeno 3 mesi (chi ne è vittima corre un rischio maggiore che la cefalea si cronicizzi);
    • sporadica se la frequenza è inferiore (ad esempio meno di un episodio al mese).

Il mal di testa di solito viene descritto come moderatamente o mediamente doloroso; l’intensità del dolore varia da persona a persona e, nello stesso paziente, anche da un attacco all’altro.

Le cefalea tensiva è spesso difficile da distinguere dall’emicrania: a differenza di questa, tuttavia, la cefalea tensiva è solo raramente così forte da risultare invalidante e di solito NON è accompagnata da

  • disturbi visivi (punti ciechi o lampi di luce),
  • nausea, vomito,
  • dolori addominali,
  • debolezza o intorpidimento in un lato del corpo,
  • difficoltà del linguaggio.
Infografica riassuntiva dell'emicrania

iStock.com/VectorMine

L’attività fisica di solito fa peggiorare l’emicrania, mentre spesso non ha nessun effetto sulla cefalea tensiva. L’aumento della sensibilità alla luce può verificarsi, ma non è molto frequente. Le due forme di mal di testa possono comunque coesistere nello stesso paziente, anche se in momenti diversi.

Quando chiamare il medico

La cefalea di tipo tensivo in genere non richiede l’intervento del medico se si tratta di episodi occasionali e infrequenti, ma se il dolore fosse severo e/o si verificasse più di due volte alla settimana è senza dubbio consigliabile fare il punto con il proprio dottore, che attraverso un’accurata anamnesi (famigliarità, dieta, stile di vita, sintomi, …) formulerà una diagnosi esatta per fornire indicazioni e prescrizioni mirate.

A volte il mal di testa può essere il sintomo di qualcosa di grave, come un tumore al cervello o la rottura di un vaso sanguigno (aneurisma). Anche se avete sempre sofferto di mal di testa fatevi vedere dal dottore se lo schema degli attacchi cambia o se il dolore all’improvviso vi sembra diverso, così come se la sensazione di dolore fosse lancinante e “mai provata prima”.

Andate subito dal medico o al pronto soccorso se avete uno di questi sintomi:

Pericoli

In genere questo mal di testa non è legato a complicazioni particolari, ma è bene ricordare che:

  • può essere causa di un peggioramento della qualità di vita del paziente che ne soffre in modo cronico, con ripercussioni sociali e professionali;
  • in caso di episodi frequenti, che richiedono un’assunzione di antinfiammatori altrettanto frequente, il paziente è soggetto al rischio di sviluppare una cefalea da abuso da farmaci, che può cronicizzare e diventare più difficile da trattare.

Diagnosi

La diagnosi della cefalea tensiva è essenzialmente clinica. Questo significa che il medico giunge a una conclusione basandosi principalmente sulla storia clinica del paziente (anamnesi) e su un attento esame obiettivo, senza la necessità di test di laboratorio o biomarcatori specifici.

Il colloquio clinico

Durante la visita, il medico porrà domande mirate per identificare le caratteristiche del dolore. Secondo i criteri internazionali vigenti, la diagnosi si orienta verso la forma tensiva se il mal di testa presenta almeno due di queste caratteristiche:

  • Colpisce entrambi i lati del capo (bilaterale).
  • La qualità del dolore è gravativa o costrittiva (una “morsa” o un “cerchio”), non pulsante.
  • L’intensità è da lieve a moderata.
  • Il dolore non peggiora con l’attività fisica di routine (come camminare o salire le scale).

Esame obiettivo e neurologico

Il medico eseguirà un esame neurologico di base per verificare che i riflessi, la forza muscolare e le funzioni sensoriali siano normali. Spesso, nei pazienti con cefalea tensiva, si riscontra una spiccata sensibilità alla pressione manuale dei muscoli pericranici (tempie, muscoli della mandibola e della nuca), un segno che supporta la diagnosi ma non è indispensabile per formularla.

Il ruolo del diario della cefalea

Uno degli strumenti diagnostici più preziosi è il diario del mal di testa. Al paziente viene chiesto di annotare per alcune settimane la frequenza, la durata, l’intensità degli attacchi e i possibili fattori scatenanti (stress, alimentazione, ciclo mestruale). Questo permette al medico di distinguere con precisione tra la forma episodica e quella cronica e di escludere la sovrapposizione con l’emicrania.

Quando sono necessari gli esami di imaging

Nella stragrande maggioranza dei casi, esami come la tomografia computerizzata (TAC) o la risonanza magnetica (RM) non sono necessari. Il medico li prescrive solo in presenza di “segnali di allarme” (red flags), come un cambiamento improvviso nelle caratteristiche del dolore, l’insorgenza dopo i 50 anni, o la presenza di deficit neurologici, per escludere cause secondarie come tumori o malformazioni vascolari.

Cura e terapia

L’obiettivo principale della terapia per la cefalea tensiva è duplice: interrompere l’attacco acuto in corso e prevenire la frequenza degli episodi futuri, migliorando così la qualità della vita. L’approccio moderno è multidisciplinare e combina farmaci, interventi comportamentali e modifiche dello stile di vita.

Trattamento dell’attacco acuto

Per gli attacchi occasionali, la terapia di prima scelta si basa sull’uso di farmaci analgesici. È fondamentale assumerli tempestivamente, non appena si avvertono i primi sintomi, per massimizzarne l’efficacia.

  • Antinfiammatori non steroidei (FANS): Rappresentano il gold standard. Sostanze come l’ibuprofene, il naprossene sodico e il ketoprofene sono generalmente più efficaci del paracetamolo nel trattare questa forma di cefalea. Anche l’uso dell’Aspirina è supportato da solide evidenze.
  • Paracetamolo: Pur essendo un’opzione sicura, è considerato una seconda scelta poiché spesso meno efficace dei FANS, sebbene utile in pazienti che non possono assumere antinfiammatori per problemi gastrici o allergie.
  • Prodotti combinati: Esistono formulazioni che associano analgesici e caffeina, che possono potenziare l’effetto antidolorifico. Tuttavia, vanno usati con estrema cautela.

Attenzione al rischio di cronicizzazione: L’uso eccessivo di analgesici (più di 10-15 giorni al mese a seconda del principio attivo) può paradossalmente peggiorare la situazione, portando alla “cefalea da abuso di farmaci”.

Terapia di prevenzione (Profilassi)

Quando gli attacchi sono frequenti (più di due alla settimana) o la cefalea è cronica, il solo trattamento acuto non è sufficiente. In questi casi, il medico può prescrivere una terapia di profilassi da assumere quotidianamente per alcuni mesi.

  • Antidepressivi triciclici: L’amitriptilina è il farmaco di prima scelta. Viene utilizzata a dosaggi molto più bassi rispetto a quelli necessari per la depressione e agisce modulando la percezione del dolore a livello centrale. L’effetto non è immediato e richiede solitamente 4-8 settimane per manifestarsi appieno.
  • Opzioni alternative: In caso di intolleranza o inefficacia dell’amitriptilina, possono essere presi in considerazione altri farmaci come la mirtazapina o la venlafaxina, oppure farmaci miorilassanti se la componente di tensione muscolare è prevalente.

Terapie non farmacologiche e stili di vita

Il successo terapeutico a lungo termine spesso dipende dalla capacità di gestire i trigger ambientali e psicologici.

  • Gestione dello stress e biofeedback: Tecniche di rilassamento, meditazione mindfulness e biofeedback elettromiografico si sono dimostrati estremamente efficaci nel ridurre la tensione muscolare e la sensibilità al dolore.
  • Fisioterapia e massoterapia: Utili soprattutto se la cefalea è associata a disturbi della colonna cervicale o a punti trigger muscolari dolorosi. Un approccio manuale può sciogliere le tensioni che alimentano il dolore.
  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Aiuta il paziente a identificare e modificare i pensieri e i comportamenti che possono esacerbare lo stress e, di conseguenza, la cefalea.

Consigli pratici per la gestione quotidiana

Uno stile di vita regolare è la prima linea di difesa contro la cefalea tensiva:

  • Igiene del sonno: Mantenere orari regolari per coricarsi e svegliarsi.
  • Idratazione: Bere a sufficienza durante la giornata, poiché anche una lieve disidratazione può scatenare il dolore.
  • Alimentazione: Non saltare i pasti, per evitare cali glicemici che possono innescare l’attacco.
  • Esercizio fisico: Una moderata attività aerobica regolare aiuta a rilasciare endorfine, i naturali antidolorifici del corpo.

Prevenzione

Il primo passo per una prevenzione di qualsiasi forma di mal di testa è uno stile di vita più sano:

  1. Utilizzare un cuscino diverso o modificare le posizioni che si assumono durante la notte, per cercare quelle che garantiscano una postura corretta e uno scarico della tensione della colonna vertebrale.
  2. Dormire un numero sufficiente di ore.
  3. Accertarsi di mantenere sempre una buona postura durante la lettura, il lavoro e qualsiasi altra attività.
  4. Smettere di fumare, limitare alcolici e caffeina.
  5. Seguire una dieta sana, ricca di frutta, verdura e acqua.
  6. Bere almeno 1.5-2 L al giorno.
  7. Quando si lavora a PC praticare frequenti esercizi di stretching per collo, spalle e schiena.
  8. Praticare regolarmente esercizio fisico e aumentarne gradualmente l’intensità.
  9. Usare regolarmente gli occhiali se necessario e verificare periodicamente la gradazione.
  10. Praticare tecniche di rilassamento (yoga, training autogeno, …) per imparare a gestire ansie e stress.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è la cefalea tensiva?

La cefalea tensiva, in passato chiamata muscolo-tensiva, è la forma di mal di testa più comune; il dolore è in genere da lieve a moderato (è raro che impedisca il normale svolgimento delle attività quotidiane) e può venire percepito come un senso di oppressione sulla fronte e/o sui lati del capo e/o sulla nuca/collo.

Quali sono le cause?

Benché sia la forma di mal di testa più diffusa, le cause scatenanti sono ancora poco comprese; l'ipotesi secondo cui sarebbe legata ad un'eccessiva contrazione dei muscoli del collo è considerata ad oggi superata e non realistica.

Quali sono i sintomi per riconoscere la cefalea tensiva?

Sintomi e manifestazioni possono cambiare tra un paziente e l'altro, così come tra un attacco e l'altro. Tra i più comunentemente descritti troviamo.
  • dolore sordo ed intenso e/o una sensazione di pressione che può colpire ogni lato del capo
  • aumento di dolorabilità sul cuoio capelluto, collo e muscolatura delle spalle (spesso il paziente avverte il bisogno di massaggiare questi punti)
  • perdita di appetito, ma non nausea
A differenza dell'emicrania NON peggiora con il movimento.

Come si cura?

Nei casi più leggeri e poco frequenti l'assunzione dei tradizionali antidolorifici permette di gestire efficacemente il disturbo (è consigliabile assumere il farmaco ai primissimi sintomi, senza attendere "per vedere se passa da sola").
Nei casi di cefela tensiva cronica può essere necessario ricorrere a farmaci più specifici, prescritti dal neurologo, sia per una questione di efficacia che di effetti collaterali (l'abuso di antinfiammatori può indurre la comparsa paradossale di cefalea da rebound).

Sono inoltre possibili approcci preventivi, possibili attraverso la somministrazione di farmaci antidepressivi e/o muscolo-rilassanti (più propriamente farmaci miorilassanti).

Esistono rimedi casalinghi?

  1. Riduzione dello stress.
  2. Applicazione di ghiaccio e/o calore sui muscoli colpiti (la risposta è soggettiva).
  3. Adottare una postura corretta durante il lavoro.
  4. Dormire adeguatamente.
  5. Bere almeno 1.5-2 L di acqua al giorno.
  6. Praticare regolare attività fisica.
  7. Evitare di saltare pasti e mantenere una certa regolarità negli orari.
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