Fibrillazione ventricolare: cause, sintomi, pericoli e cura

Ultima modifica

Introduzione

La fibrillazione ventricolare è una grave aritmia cardiaca.

Il termine fibrillazione è stato coniato alla fine del ‘800 dal medico Vulpian che parlò di “mouvement fibrillaire” per descrivere il movimento scoordinato del cuore durante questa aritmia. In corso di fibrillazione ventricolare, infatti, si rileva un’improvvisa, rapida e scoordinata contrazione dei ventricoli del cuore e di conseguenza si verifica la perdita della funzionalità di pompa.

Ciò ha come conseguenza l’arresto della circolazione sanguigna e la riduzione dell’ossigeno che normalmente è trasportato con il sangue ai nostri organi.

L’ossigeno è essenziale perché il nostro corpo funzioni bene. In assenza di questo elemento si verificano gravi alterazioni del metabolismo delle nostre cellule, in particolare:

  • si sviluppa un metabolismo anaerobico e viene prodotto acido lattico,
  • si sviluppa acidosi metabolica ed intracellulare,
  • le cellule che costituiscono i nostri organi vanno incontro a sofferenza ed iniziano a morire (in medicina si parla più propriamente di necrosi cellulare).

Il primo organo a risentire della carenza di ossigeno è il cervello: sono sufficienti alcuni secondi di assenza di ossigeno perché il paziente vada incontro ad un danno funzione del sistema nervoso e perda coscienza. Dopo 4-6 minuti si può creare un danno organico e dopo 10 minuti questo danno diventa irreversibile.

La fibrillazione ventricolare è la prima causa di morte cardiaca improvvisa ed interessa frequentemente persone in pieno benessere, senza patologie cardiache note e con facoltà mentali perfettamente integre. Negli adulti la fibrillazione ventricolare è il ritmo più comune al momento dell’arresto cardiaco e può essere preceduta da un periodo di

L’attivazione immediata di manovre rianimatorie, ossia del massaggio cardiaco e della ventilazione, può salvare la vita all’individuo colpito. Scopo delle manovre di rianimazione, infatti, è mantenere il circolo sanguigno fino alla possibile risoluzione dell’aritmia che può avvenire mediante shock elettrico, cioè defibrillatore. Se la rianimazione è ritardata o non è eseguita in maniera corretta, può esser causa di danni ischemici permanenti al cervello o di morte del paziente.

Secondo le più recenti linee guida internazionali, in aggiunta ad una CPR (rianimazione cardio-polmonare) di qualità, l’unico intervento ritmo-specifico che si è dimostrato in grado di modificare la prognosi nei casi di fibrillazione ventricolare è la defibrillazione precoce. Gli altri interventi indicati durante l’arresto cardiaco (gestione avanzata delle vie aeree, accessi vascolari, farmaci) devono essere eseguiti solo se la loro esecuzione non compromette la qualità del massaggio cardiaco e la defibrillazione precoce.

Circa 17 milioni di decessi annuali nel mondo sono dovuti ad una malattia cardiovascolare, dei quali il 25% imputabili a morte cardiaca improvvisa. Il rischio è più elevato negli uomini rispetto alle donne ed aumenta con l’età per una maggiore prevalenze di malattie cardiache in età avanzata.

Cause

La fibrillazione ventricolare s’instaura in presenza di una patologia del cuore che può interessare

  • le arterie coronarie,
  • le valvole cardiache,
  • il tessuto di conduzione,
  • il miocardio
  • o i canali ionici di membrana del sodio/potassio.

La prima causa di fibrillazione ventricolare è l’infarto acuto del miocardio, dovuto all’aterosclerosi.

Altre possibili cause sono:

La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia del cuore ereditaria (trasmessa con carattere autosomico dominante) e caratterizzata da un difetto genetico che determina un aumento sproporzionato di tessuto in una parte del cuore (generalmente il setto); questo tessuto in più è causa di circuiti elettrici alternativi che producono battiti cardiaci irregolari e scoordinati.

La miocardite è causa del 10-15% dei casi di morte improvvisa nei giovani; i virus maggiormente responsabili di infezione del miocardio sono:

Tra le valvulopatie, il restringimento (detto stenosi) della valvola aortica può essere causa di fibrillazione ventricolare oppure il prolasso della valvola mitralica in presenza di una malattia del miocardio.

Tra le malattie del tessuto di conduzione ricordiamo i rari casi di blocchi atrio-ventricolari congeniti; oppure la sindrome di Wolff-Parkinson-White e la meno frequente sindrome di Lown-Ganong-Levine. In questi casi la fibrillazione ventricolare è dovuta ad un’accelerata conduzione dell’attività elettrica che dagli atri arriva ai ventricoli, questo perché risultano alterate “le strade” dove normalmente passano gli impulsi elettrici del cuore, responsabili della contrazione del cuore. Un’altra condizione è la sindrome da ripolarizzazione precoce, talvolta associata a un rischio aumentato di aritmie fatali in soggetti predisposti.

Tra le malattie dei canali ionici ci sono la sindrome del QT lungo, la sindrome del QT corto e la sindrome di Brugada. Si tratta di patologie eredo-familiari in cui è presente un’alterazione dei canali del potassio, sodio, magnesio e/o calcio presenti sulle membrane delle cellule cardiache del miocardio.

Altre cause di fibrillazione ventricolare sono traumi al cuore accidentali o chirurgici, inalazioni di gas tossici, scariche elettriche, tossicità da farmaci (ad esempio antiaritmici o antidepressivi) o intossicazione da sostanze d’abuso.

  • Nei giovani sono più frequenti le canalopatie, le cardiomiopatie, le miocarditi e l’abuso di stupefacenti;
  • negli anziani predominano le malattie degenerative croniche, quali malattie coronariche, valvulopatie e scompenso cardiaco.

Fattori di rischio

I soggetti più a rischio di fibrillazione ventricolare sono coloro che presentano i comuni fattori di rischio per malattie cardio-vascolari, ossia:

A questi fattori si aggiunge la predisposizione genetica e la presenza di condizioni preesistenti come un pregresso infarto o una frazione d’eiezione ridotta (< 35%).

Sintomi

La fibrillazione ventricolare si manifesta con i tipici sintomi di un evento cardiaco acuto, ossia comparsa improvvisa di:

A volte non sono presenti questi segni premonitori ed il paziente presenta un’improvvisa perdita di coscienza.

In mancanza di un tempestivo soccorso, il decesso sopraggiunge nel giro di pochi minuti.

Diagnosi

La diagnosi di fibrillazione ventricolare avviene quasi esclusivamente in un contesto di emergenza medica. Poiché l’aritmia causa la perdita immediata di coscienza e l’arresto del circolo, la valutazione clinica iniziale si basa sul riconoscimento dello stato di arresto cardiaco (paziente incosciente, assenza di polso palpabile e assenza di respiro normale o presenza di respiro agonico, il cosiddetto gasping).

Diagnosi elettrocardiografica

La conferma definitiva della fibrillazione ventricolare si ottiene tramite l’analisi del ritmo cardiaco effettuata dal personale di soccorso o tramite un Defibrillatore Semicautomatico Esterno (DAE). Il tracciato dell’elettrocardiogramma mostra:

  • Assenza totale di complessi QRS, onde P e onde T riconoscibili.
  • Ondulazioni caotiche e irregolari della linea di base, con ampiezza e frequenza variabili.
  • Evoluzione rapida da una fibrillazione a “grandi onde” verso una a “piccole onde”, che precede l’asistolia (assenza totale di attività elettrica).

Percorso diagnostico post-rianimazione

Per i pazienti che sopravvivono all’evento acuto, il percorso diagnostico prosegue in ambiente ospedaliero per identificare la causa scatenante e prevenire recidive. Le indagini includono:

  • Imaging cardiaco avanzato: L’ecocardiografia è fondamentale per valutare la funzione delle valvole e la contrattilità del miocardio. La risonanza magnetica cardiaca (CMR) è oggi considerata il gold standard per identificare cicatrici miocardiche o segni di cardiomiopatia che potrebbero non essere visibili all’ecografia.
  • Studio delle coronarie: Un’arteriografia coronarica o una angioplastica coronarica diagnostica vengono eseguite tempestivamente per escludere o trattare un’ischemia acuta da infarto.
  • Test genetici: In casi di morte improvvisa o fibrillazione ventricolare in soggetti giovani senza malattie strutturali evidenti, si esegue uno screening genetico per individuare canalopatie (come la Sindrome di Brugada) che potrebbero interessare anche i familiari.
  • Monitoraggio continuo: Utilizzo di Holter ECG o registratori di eventi per intercettare ulteriori episodi aritmici.

Cura

Il trattamento della fibrillazione ventricolare deve essere immediato, poiché ogni minuto di ritardo riduce le probabilità di sopravvivenza del 7-10%. L’obiettivo è duplice: interrompere l’aritmia caotica per ripristinare un ritmo cardiaco efficace e garantire la perfusione degli organi vitali durante l’intervento.

Intervento di emergenza e defibrillazione

Il protocollo standard segue le linee guida internazionali del supporto vitale avanzato (ACLS). Le tappe fondamentali comprendono:

  1. Rianimazione Cardiopolmonare (RCP): Il massaggio cardiaco deve essere iniziato immediatamente. Le compressioni devono essere profonde (5-6 cm) e veloci (100-120 al minuto), minimizzando le interruzioni per mantenere il flusso sanguigno al cervello.
  2. Defibrillazione precoce: È l’unico trattamento in grado di “resettare” il cuore. L’uso di un defibrillatore (DAE o manuale) eroga una scarica elettrica controllata. Se l’aritmia persiste dopo la prima scarica, si continua la RCP per 2 minuti prima di tentare un nuovo shock.
  3. Gestione avanzata delle vie aeree: Se necessario, il personale medico procede all’intubazione per garantire l’ossigenazione ottimale.
Grafico con defibrillatore automatico e corpo umano

iStock.com/chombosan

Terapia farmacologica in acuto

Durante le manovre di rianimazione, vengono somministrati farmaci specifici per aumentare le probabilità di successo della defibrillazione:

  • Adrenalina: Somministrata ogni 3-5 minuti, aiuta a migliorare la pressione di perfusione coronarica e cerebrale.
  • Anti-aritmici: L’Amiodarone è il farmaco di scelta per la fibrillazione ventricolare persistente dopo il terzo shock. In alternativa, può essere utilizzata la Lidocaina.
  • Correzione metabolica: Si interviene su eventuali squilibri di potassio o magnesio se identificati come cause scatenanti.

Prevenzione secondaria e innovazioni: il defibrillatore impiantabile (ICD)

Per chi è sopravvissuto a un episodio di fibrillazione ventricolare non dovuto a una causa reversibile (come un infarto acuto appena trattato), la terapia definitiva per prevenire la morte improvvisa è l’impianto di un **ICD (Defibrillatore Cardioverter Impiantabile)**.

L’ICD è un piccolo dispositivo posizionato sotto la pelle che monitora il ritmo cardiaco 24 ore su 24. Se rileva una nuova fibrillazione, eroga automaticamente uno shock elettrico interno salvavita. Oggi sono disponibili anche modelli **sottocutanei (S-ICD)**, che non richiedono l’inserimento di fili all’interno delle vene o del cuore, riducendo il rischio di complicanze a lungo termine.

Stile di vita e riabilitazione

La gestione a lungo termine richiede una modifica radicale dello stile di vita per ridurre il carico sul muscolo cardiaco:

  • Alimentazione: Adozione di una dieta povera di grassi saturi e ricca di Omega-3, monitorando rigorosamente l’apporto di sale per prevenire lo scompenso cardiaco.
  • Attività fisica: Deve essere prescritta da un cardiologo. Sebbene l’esercizio moderato sia benefico, gli sforzi agonistici sono generalmente controindicati.
  • Supporto psicologico: Molti pazienti sviluppano ansia o depressione dopo un arresto cardiaco; il supporto psicologico è parte integrante della cura per migliorare la qualità della vita e l’aderenza alle terapie.

Prevenzione

Mangiare sano, muoversi, non fumare, bere moderatamente, controllare il peso: questa è la ricetta per abbassare il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare ed avere una vita più lunga.

Secondo le ricerche statistiche, la probabilità di vivere oltre gli 85 anni d’età è fortemente condizionata dal numero di fattori di rischio cardiovascolari: se non si presentano fattori di rischio, la probabilità di vivere fino a quella età è del 65% nelle donne e del 35% nelle uomini; se sono presenti più di 3 fattori di rischio, le probabilità sarebbero del 10% nelle donne e del solo 2% negli uomini.

I soggetti più a rischio dovrebbero astenersi dal praticare sport a livello agonistico.

Uno screening nei parenti di primo grado delle vittime di morte improvvisa può consentire di identificare i soggetti a rischio e consigliarli su stile di vita e terapie disponibili per ridurre tale rischio.

Il defibrillatore, infine, dovrebbe essere presente in tutti i locali pubblici (scuole, uffici) ed in casa delle persone più a rischio. Utile è una campagna di sensibilizzazione che promuova la diffusione di questo strumento salvavita, oltre che istruire tutti al suo corretto utilizzo.

Fonti e bibliografia

  • Linee guida ESC per il trattamento dei pazienti con aritmie ventricolari e la prevenzione della morte cardiaca improvvisa.
  • Aggiornamenti ERC (European Resuscitation Council) per il supporto vitale avanzato.
Articoli Correlati
Articoli in evidenza