Cos’è la bradicardia
Per bradicardia sinusale (o semplicemente bradicardia) si intende la riduzione della frequenza cardiaca al di sotto dell’intervallo di riferimento. Nell’adulto il cuore a riposo batte ad una frequenza ottimale di circa 70-80 battiti al minuto, ma viene considerata:
- normale: la frequenza cardiaca a riposo compresa tra 60-99 battiti al minuto (bpm);
- tachicardia: la frequenza cardiaca a riposo superiore a 100 bpm;
- bradicardia: la frequenza cardiaca a riposo inferiore a 60 bpm.
In epoca neonatale la frequenza cardiaca è invece maggiore (si considerano normali intervalli tra 90-180 bpm), decrescendo con l’età (fino ai 10 anni si considerano normali intervalli tra 70-110 bpm).
In base all’entità, la bradicardia può essere considerata:
- lieve: frequenza cardiaca 50-59;
- moderata: frequenza cardiaca 40-49;
- grave: frequenza cardiaca minore di 40.
La bradicardia è una condizione clinica importante perché:
- può essere secondaria a diverse cause, ma il più delle volte non è associata ad alcuna patologia di base (bradicardia fisiologica);
- solitamente non è una condizione pericolosa, tuttavia a volte può essere la causa di una riduzione notevole dell’apporto di sangue agli organi periferici o centrali (come il cervello), con pericolo di lesioni;
- il più delle volte decorre in maniera del tutto asintomatica, tuttavia a volte può essere responsabile dell’insorgenza di sintomi quali
- il più delle volte non richiede alcun trattamento, però nei casi sintomatici o gravi è possibile che debba essere necessario intraprendere una terapia mirata;
La bradicardia sinusale è una condizione clinica facilmente diagnosticabile, infatti il paziente stesso può percepire la propria frequenza palpando il numero di pulsazioni al minuto dell’arteria radiale (al polso), o carotidea (al collo); in presenza di bradicardia è consigliabile consultare il medico, per escludere che ci siano cause scatenanti.
Richiami di fisiologia
Affinché il cuore possa contrarsi è necessario un impulso elettrico che si propaghi in maniera uniforme nel cuore e ne stimoli la contrazione.
- L’impulso per la contrazione cardiaca origina a livello del nodo seno-atriale, localizzato a livello dell’atrio destro.
- Da questa struttura l’impulso elettrico si propaga a livello del nodo atrioventricolare, localizzato tra gli atri e i ventricoli.
- Dal nodo atrioventricolare originano fibre cardiache modificate in grado di trasmettere l’impulso direttamente ai ventricoli.
Il nodo seno-atriale ha una capacità di scarica intrinseca fisiologica compresa tra 60 e 99 bpm, pertanto svolge la funzione di segnapassi (pace-maker) cardiaco, dettando la velocità di contrazione del cuore.
La velocità di scarica del nodo seno-atriale può essere modificata da diversi fattori, tra i più importanti c’è la regolazione nervosa da parte del sistema nervoso:
- simpatico (tono adrenergico e noradrenergico): determina un aumento della frequenza cardiaca;
- parasimpatico (tono vagale): determina una riduzione della frequenza cardiaca.

iStock.com/enot-poloskun
Cause
La bradicardia è una condizione molto diffusa, soprattutto nell’età giovanile e negli atleti. Un secondo picco di incidenza si riscontra nell’età avanzata, in cui la bradicardia può essere fisiologica, oppure secondaria ad una patologia cardiaca.
La bradicardia può essere:
- fisiologica: è la più frequente, una condizione medica isolata, riscontrata occasionalmente, in assenza di una patologia cardiaca o sistemica di base;
- patologica o secondaria, quando deriva dalla presenza di altre patologie cardiache o sistemiche.
La bradicardia fisiologica si verifica:
- Nel soggetto giovane, in particolar modo negli atleti che svolgono attività aerobiche (soprattutto runner, ciclisti e nuotatori), in cui la frequenza cardiaca può anche arrivare a 30-40 bpm senza dare manifestazioni cliniche di rilievo. Questa è legata ad un aumento del tono vagale, che rallenta la frequenza cardiaca.
- Nel soggetto anziano, in cui una modesta bradicardia può essere considerata fisiologica.
- Durante il sonno, il vomito, manovra di Valsalva (aumentare la pressione endoaddominale, come quando ci si prepara ad eseguire uno sforzo): in questa fase si riduce il tono simpatico e aumenta il parasimpatico, pertanto si ha anche una modesta e fisiologica riduzione della frequenza cardiaca.
La bradicardia patologica può invece essere secondaria a:
- malattie cardiache.
- malattie sistemiche.
- assunzione di sostanze.
Bradicardia secondaria a malattie cardiache
Le condizioni cardiache in grado di causare bradicardia possono essere:
- Malattia del nodo seno-atriale: è una patologia cardiaca definita dall’alterazione della formazione dell’impulso cardiaco. Questa condizione è molto frequente nel soggetto anziano, poiché il sistema di conduzione cardiaca riduce gradualmente la sua attività, a causa dell’invecchiamento. Ne deriva una riduzione della velocità di stimolazione cardiaca che determina la bradicardia, fino a causare in alcuni casi l’asistolia (assenza dell’impulso cardiaco), che può durare anche per qualche secondo. Questa condizione solitamente decorre in maniera asintomatica ed è riscontrata occasionalmente durante una visita cardiologica; talvolta può essere sintomatica, soprattutto quando si riscontra un’asistolia superiore ai 3 secondi e viene definita sindrome del nodo del seno.
- Blocco atrioventricolare: è una patologia cardiaca determinata da un’alterazione della trasmissione dell’impulso cardiaco dal nodo seno-atriale (dove l’impulso insorge normalmente), al nodo atrioventricolare. Questo può determinare
- un ritardo del passaggio degli impulsi dagli atri ai ventricoli,
- la mancata trasmissione di uno o più impulsi dagli atri ai ventricoli,
- oppure una completa dissociazione tra la frequenza cardiaca atriale (che è normale) e quella ventricolare (che è quella che si percepisce palpando i polsi periferici, che sarà ridotta).
- Infarto del miocardio: gli infarti, soprattutto quelli della parete inferiore, possono essere la causa di una disfunzione del sistema di conduzione cardiaco, causando la bradicardia.
- Miocardite, endocardite: sono patologie caratterizzate da un’infiammazione del muscolo cardiaco, o del suo rivestimento più interno. L’infiammazione può ledere il sistema di conduzione, determinando la bradicardia.
Bradicardia secondaria a malattie sistemiche
La bradicardia sinusale può essere causata da patologie sistemiche, tra cui:
- Ipotiroidismo: la riduzione della funzione tiroidea può ridurre anche la frequenza cardiaca.
- Alterazioni elettrolitiche: in particolare l’aumento del potassio può essere la causa di una riduzione della frequenza cardiaca.
- Ipertensione endocranica: l’aumento della pressione all’interno della teca cranica, secondario a molte patologie (per esempio tumori dell’encefalo, meningiti) può scatenare di riflesso una riduzione della frequenza cardiaca.
- Ipotermia: l’abbassamento notevole della temperatura corporea può associarsi a una riduzione della frequenza cardiaca.
- Patologie infettive: solitamente la febbre determina un aumento della frequenza cardiaca, tuttavia alcune infezioni come la febbre tifoide e la brucellosi possono determinarne un abbassamento.
Bradicardia secondaria a sostanze
La bradicardia secondaria all’assunzione di sostanze è legata prevalentemente a farmaci quali
- β-bloccanti,
- calcio antagonisti
- e digossina,
utilizzati per la cura di malattie cardiache o per l’ipertensione, che agiscono anche riducendo la frequenza cardiaca.
Bradicardia notturna
La presenza di bradicardie notturne durante il sonno può essere suggestiva della presenza di un disturbo da apnea, soprattutto nel caso di pazienti caratterizzati dalla presenza di specifici fattori di rischio come:
- sovrappeso o franca obesità,
- sesso maschile,
- età avanzata,
- famigliarità,
- pressione alta.
Si ricorda invece che in soggetti giovani e/o sportivi è comune il riscontro di valori anche molto bassi, pari a 30-40 battiti al minuto, talvolta anche sotto i 30 (casi comunque da verificare con il medico).
Sintomi
La bradicardia dal punto di vista clinico, può essere:
- asintomatica: è la condizione più frequente, soprattutto nei soggetti giovani ed in buona salute;
- sintomatica: talvolta la riduzione della frequenza cardiaca può essere tale da determinare una profonda riduzione della gittata cardiaca (quantità di sangue pompata dal cuore in un minuto) e quindi una riduzione della perfusione degli organi. Pertanto la bradicardia potrà presentarsi con sintomi quali:
- vertigini,
- disturbi della visione (offuscamento della vista o lampi luminosi),
- dolore al petto,
- confusione,
- sincope,
- intorpidimento delle mani e dei piedi,
- senso di freddo,
- difficoltà a respirare,
- affaticamento durante l’attività fisica,
- astenia,
- dolore toracico.
Complicanze
Nei casi di:
- bradicardia grave,
- asistolia, superiore ai 3 secondi,
- nel soggetto anziano, con funzionalità cardiaca di base compromessa,
si può verificare una riduzione notevole della perfusione del sistema nervoso centrale, che può provocare un danno cerebrale irreversibile (ictus), più o meno esteso, a seconda della gravità della riduzione della perfusione.
Nelle bradicardie sintomatiche potranno verificarsi complicanze secondarie alla sincope (per esempio traumi cranici).
Fra le conseguenza più gravi ricordiamo invece:
- frequenti svenimenti,
- incapacità del cuore di pompare abbastanza sangue (insufficienza cardiaca),
- arresto cardiaco improvviso o morte improvvisa.
Diagnosi
Il percorso diagnostico per la bradicardia mira non solo a confermare la bassa frequenza cardiaca, ma soprattutto a stabilire se questa sia fisiologica o patologica e se esista una correlazione diretta tra il ritmo lento e gli eventuali sintomi riferiti dal paziente.
La valutazione clinica iniziale si avvale di:
- Anamnesi ed esame obiettivo: il medico valuta la storia clinica, l’uso di farmaci (come beta-bloccanti o calcio-antagonisti) e i sintomi. Durante la visita, la palpazione del polso e l’auscultazione cardiaca permettono una prima stima della frequenza e della regolarità del ritmo.
- Elettrocardiogramma (ECG) a riposo: rappresenta lo strumento fondamentale. L’ECG permette di distinguere tra una semplice bradicardia sinusale e disturbi della conduzione più complessi, come i blocchi atrioventricolari.
Qualora i sintomi siano intermittenti o l’ECG basale non sia dirimente, si ricorre a tecniche di monitoraggio prolungato:
- ECG Holter (24-48 ore): un dispositivo portatile registra il ritmo cardiaco durante le normali attività quotidiane, permettendo di correlare eventuali sintomi (vertigini, svenimenti) a momenti di bradicardia documentata.
- Monitoraggio a lungo termine: per sintomi molto sporadici, possono essere indicati registratori di eventi esterni (settimanali) o l’inserimento sottocutaneo di un Implantable Loop Recorder (ILR), un minuscolo dispositivo in grado di monitorare il cuore per diversi anni.
- Test da sforzo: utile per valutare la “risposta cronotropa”, ovvero la capacità del cuore di aumentare adeguatamente la frequenza durante l’esercizio fisico.
Per completare il quadro e individuare cause sottostanti, vengono prescritti esami strumentali e di laboratorio:
- Ecocardiografia color-doppler: l’ecocardiogramma serve a valutare la struttura del cuore, escludendo cardiomiopatie, valvulopatie o danni post-infartuali che potrebbero influenzare il sistema di conduzione.
- Esami ematochimici: sono essenziali per escludere cause sistemiche reversibili. Si analizzano in particolare gli ormoni tiroidei (per escludere l’ipotiroidismo) e i livelli di elettroliti nel sangue (come il potassio).
- Screening per le apnee notturne: se la bradicardia è prevalentemente notturna, può essere indicata una polisonnografia.
Cura e rimedi
Il trattamento della bradicardia è strettamente personalizzato: la sola presenza di una frequenza inferiore a 60 bpm, in assenza di sintomi o di rischi clinici documentati, spesso non richiede alcun intervento medico ma solo un monitoraggio nel tempo.
Gli obiettivi principali della terapia sono il miglioramento della qualità della vita attraverso la risoluzione dei sintomi e la prevenzione di complicanze gravi come la sincope o lo scompenso cardiaco. Le opzioni terapeutiche includono:
Gestione delle cause reversibili
In molti casi, la bradicardia può essere risolta trattando la condizione sottostante:
- Revisione farmacologica: se la causa è l’assunzione di farmaci per l’ipertensione o altre aritmie, il medico può modulare i dosaggi o sostituire la molecola.
- Correzione metabolica: il trattamento dell’ipotiroidismo o il riequilibrio degli elettroliti (potassio, calcio, magnesio) spesso riporta la frequenza cardiaca a livelli normali.
Trattamento farmacologico d’emergenza
I farmaci vengono utilizzati quasi esclusivamente in contesti di emergenza acuta per aumentare temporaneamente la frequenza cardiaca (ad esempio l’atropina) in attesa di una soluzione definitiva. Non esiste una terapia farmacologica orale cronica efficace e sicura per la bradicardia a lungo termine.
Impianto di pacemaker
Il pacemaker rappresenta lo standard di cura per le forme di bradicardia sintomatica o ad alto rischio non reversibili. Si tratta di piccoli dispositivi elettronici che monitorano il cuore e inviano impulsi elettrici quando la frequenza scende sotto una soglia prestabilita.
- Pacemaker tradizionali: composti da un generatore inserito sotto la pelle (vicino alla clavicola) e da fili (elettrocateteri) che arrivano alle camere cardiache.
- Pacemaker leadless (senza fili): rappresentano l’innovazione tecnologica più recente. Sono dispositivi miniaturizzati inseriti direttamente all’interno del ventricolo destro tramite una procedura mini-invasiva (cateterismo), eliminando la necessità di elettrocateteri e della tasca sottocutanea, riducendo così il rischio di infezioni.
Stile di vita e prevenzione
Sebbene la bradicardia dipenda spesso dal sistema elettrico intrinseco del cuore, il mantenimento di una buona salute cardiovascolare è essenziale per non sovraccaricare l’organo:
- Alimentazione e peso: seguire una dieta povera di grassi saturi e mantenere un BMI (indice di massa corporea) adeguato riduce il rischio di malattie coronariche.
- Attività fisica: l’esercizio regolare è benefico, ma gli atleti di resistenza devono essere consapevoli che la loro bradicardia (fisiologica) deve essere comunque monitorata se compaiono sintomi insoliti.
- Controllo dei fattori di rischio: gestire attivamente la pressione alta e il diabete protegge il tessuto cardiaco da fenomeni degenerativi e fibrotici.
Conclusioni
- La bradicardia è un disturbo piuttosto comune.
- Più frequentemente si tratta di una bradicardia fisiologica, soprattutto nei giovani e negli atleti, ma può anche essere scatenata da patologie cardiache o non cardiache.
- Nella maggior parte dei pazienti decorre in maniera asintomatica, ma in alcuni casi può dare sintomi (dalle vertigini alla perdita di coscienza).
- Nelle forme lievi e asintomatiche non è richiesto alcun trattamento.
- Nelle forme gravi, o sintomatiche è sufficiente l’impianto di un pace-maker per condurre una vita normale.
Autore
Dr.ssa Mariangela Caporusso
Medico Chirurgo - EndocrinologaIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2057