Nervo vago: sintomi di infiammazione e crisi vaso-vagale

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio?

Il nervo vago

Il nervo vago è il decimo nervo cranico ed è il più lungo del sistema nervoso autonomo nel corpo umano.

Individuiamo due nervi vaghi, il destro e il sinistro, fondamentali per il controllo delle funzioni parasimpatiche viscerali di cuore, polmoni e sistema digerente. Presenta inoltre funzioni motorie per alcuni muscoli della laringe e della faringe e porta al sistema centrale informazioni sensitive gustative e informazioni sensitive generali dai visceri addominali e toracici.

Seppur il nervo vago controlli maggiormente il sistema parasimpatico, presenta anche una funzione simpatica attraverso i chemiocettori periferici.

Una condizione relativamente comune che affligge il nervo vago prende il nome di sindrome vaso-vagale (o crisi vasovagale) ed è scatenata quando l’organismo reagisce in modo esagerato a specifici fattori scatenanti (vista del sangue, emozione intensa, …) riducendo improvvisamente frequenza cardiaca e pressione del sangue.

Questo porta ad una riduzione del sangue al cervello e successivo svenimento.

La sincope vasovagale è generalmente innocua e non richiede alcun trattamento, ma il paziente corre il rischio di traumi e ferite nel momento della perdita di conoscenza.

Cosa innerva?

Anatomia semplificata del nervo vago

iStock.com/VectorMine

Il nervo vago, noto anche come decimo nervo cranico, è uno dei nervi più importanti e complessi del corpo umano. Ecco una panoramica delle principali strutture e funzioni innervate dal nervo vago:

  • Sistema digestivo:
    • Esofago
    • Stomaco
    • Intestino tenue (fino ai due terzi prossimali del colon trasverso)
    • Fegato e cistifellea
    • Pancreas
  • Sistema respiratorio:
    • Laringe
    • Trachea
    • Bronchi
    • Polmoni
  • Sistema cardiovascolare:
    • Cuore (in particolare il nodo senoatriale e il nodo atrioventricolare)
    • Aorta
  • Orecchio:
    • Parte del canale uditivo esterno
    • Parte della membrana timpanica
  • Faringe e palato molle
  • Alcune ghiandole:
    • Ghiandole salivari
    • Ghiandole gastriche
  • Diaframma

Il nervo vago svolge inoltre un ruolo cruciale nel sistema nervoso parasimpatico, regolando numerose funzioni involontarie come:

    • Frequenza cardiaca (tendendo a rallentarla)
    • Motilità gastrointestinale
    • Secrezione di succhi digestivi
    • Contrazione della muscolatura liscia di vari organi
    • Risposta infiammatoria
    • Regolazione dell’umore e delle emozioni.

Infiammazione del nervo vago

Cause

Le principali cause che possono portare a un’infiammazione del nervo vago sono di natura

Sintomi

I sintomi più comuni con cui si presenta l’infiammazione del nervo vago sono:

Percorso diagnostico

La diagnosi di un’alterazione funzionale o di un’irritazione del nervo vago è un processo clinico complesso che si basa principalmente sulla diagnosi di esclusione. Poiché i sintomi sono comuni a molte altre condizioni (cardiache, neurologiche o gastrointestinali), il medico deve innanzitutto accertarsi che non siano presenti patologie organiche sottostanti.

Il percorso tipicamente comprende:

  • Anamnesi ed esame obiettivo: una valutazione approfondita della storia clinica, analizzando la correlazione tra sintomi e potenziali fattori scatenanti come pasti, postura o stati emotivi.
  • Esami di imaging: il medico può richiedere una TAC o una risonanza magnetica per escludere compressioni fisiche lungo il decorso del nervo (ad esempio a livello cervicale o toracico) o lesioni del tronco encefalico.
  • Valutazione dell’assetto autonomico: test specifici possono analizzare come il sistema nervoso regola la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa durante la respirazione profonda o i cambiamenti di posizione.

Terapie e approcci multidisciplinari

L’obiettivo principale del trattamento è il ripristino del corretto tono vagale e la riduzione degli stimoli irritativi. L’approccio moderno è integrato e combina modifiche dello stile di vita con interventi fisioterapici o medici mirati.

  • Manovre di stimolazione e tecniche fisiche: in contesti controllati, possono essere utilizzate la manovra di Valsalva o il massaggio del seno carotideo. Tuttavia, queste tecniche non devono mai essere eseguite in autonomia a causa del rischio di bradicardia severa o alterazioni della pressione.
  • Respirazione diaframmatica e vagale: tecniche di respirazione lenta e profonda (6 respiri al minuto) si sono dimostrate efficaci nel “tonificare” il nervo vago e ridurre lo stato di iper-eccitazione simpatica.
  • Stile di vita e alimentazione: è fondamentale una dieta equilibrata per evitare il reflusso gastroesofageo o la distensione gastrica, che possono irritare il nervo. La gestione dello stress attraverso la mindfulness o l’esercizio fisico moderato è considerata un pilastro terapeutico.

Sindrome vaso-vagale

La sindrome vaso-vagale (talvolta chiamata crisi vasovagale) è una tipologia di sincope (svenimento) facente parte del gruppo delle sincopi neuro-mediate. La sincope è una brusca, ma transitoria, perdita di coscienza causata da una riduzione dei valori della pressione arteriosa, tale da provocare una riduzione dell’afflusso di sangue al cervello.

Lo svenimento è pasgero e seguito da un recupero totale, rapido e spontaneo.

La sincope vaso-vagale è la forma di sincope più comune nelle persone sane. È causata da un meccanismo neurogeno mediato dal vago che può essere innescato da vari stimoli, i più comuni dei quali sono quelli

  • emozionali, come ansia, stress, paura o dolore intenso, …
  • esposizione al calore,
  • vista del sangue (o prelievo),
  • eccessivo sforzo durante l’evacuazione (ma anche tosse, starnuti, risate, …),
  • rimanere in stazione eretta per molto tempo.

La stimolazione del vago da parte di questi stimoli porta a

questi due meccanismi sono responsabili di una diminuzione dell’afflusso di sangue al cervello e del conseguente svenimento temporaneo.

Cosa succede?

La sindrome vaso-vagale può essere suddivisa da un punto di vista clinico in due momenti:

  1. periodo prodromico,
  2. svenimento.

Il periodo prodromico, che precede la perdita della coscienza, è caratterizzato dai seguenti sintomi

Il paziente può iniziare a sbadigliare e sentire il bisogno di esporsi all’aria fresca o di andare in bagno; con la diminuzione della pressione la vista può farsi offuscata, con la comparsa di macchie nere.

Alla fase prodromica fa solitamente seguito lo svenimento (se così non fosse non si parla di sincope, ma di lipotimia), durante il quale è possibile osservare:

  • movimenti a scatti,
  • polso lento e debole,
  • pupille dilatate.

Il recupero si verifica di norma in meno di un minuto, ma è importante che il paziente si alzi con grande gradualità per evitare nuove perdite di conoscenza.

Diagnosi della sincope vasovagale

La diagnosi della sindrome vasovagale mira a confermare la natura riflessa dello svenimento ed escludere cause cardiache potenzialmente pericolose. Il medico si avvale di un protocollo standardizzato che include:

  • Valutazione clinica: la descrizione dei sintomi che precedono lo svenimento (prodromi) è l’elemento più importante. Se il paziente avverte nausea, pallore e sudorazione, la diagnosi vasovagale è molto probabile.
  • Elettrocardiogramma (ECG): un ECG a riposo è obbligatorio per escludere aritmie o difetti di conduzione. In alcuni casi può essere indicato un ecocardiogramma per valutare la struttura del cuore.
  • Monitoraggio Holter: se gli episodi sono frequenti, l’holter ECG di 24 ore o di lunga durata può catturare cosa accade al ritmo cardiaco durante la crisi.
  • Tilt test: questo esame è considerato il gold standard per confermare la diagnosi. Il paziente viene posto su un lettino inclinabile mentre vengono monitorate costantemente pressione arteriosa, frequenza cardiaca e saturazione dell’ossigeno. L’obiettivo è riprodurre la sincope in un ambiente protetto.

Cura, prevenzione e gestione delle crisi

Nella maggior parte dei casi, la sindrome vasovagale non richiede farmaci, ma una corretta educazione del paziente per prevenire le cadute e gestire i trigger.

  • Manovre di contropressione fisica (PCM): sono tecniche fondamentali per bloccare una crisi imminente. Appena si avvertono i sintomi prodromici, il paziente può incrociare le gambe stringendole con forza o stringere le mani una nell’altra. Queste manovre aumentano la pressione arteriosa e possono prevenire la perdita di coscienza.
  • Idratazione e dieta: un aumento dell’apporto di acqua e, se non controindicato dal medico (ad esempio in assenza di ipertensione), di sale può aiutare a mantenere stabili i volumi di sangue circolante.
  • Terapia farmacologica: nei casi severi e ricorrenti che non rispondono alle misure comportamentali, il medico può prescrivere la midodrina (un farmaco che aumenta la resistenza dei vasi sanguigni) o il fludrocortisone. È importante notare che l’uso di questi farmaci deve essere attentamente monitorato.
  • Interventi innovativi e pacemaker: per i pazienti con una risposta prevalentemente cardioinibitoria (dove il cuore si ferma per alcuni secondi durante la crisi), l’impianto di un pacemaker può essere una soluzione efficace. Una novità terapeutica promettente è la cardioneuroablazione, una procedura mini-invasiva che mira a modulare i gangli nervosi del cuore per prevenire l’eccessiva stimolazione vagale.

È fondamentale rivolgersi al pronto soccorso se lo svenimento è accompagnato da dolore toracico, dispnea o se la perdita di coscienza si prolunga oltre i 5 minuti, per escludere condizioni gravi e procedere eventualmente con una rianimazione cardiopolmonare tempestiva.

Fonti e bibliografia

  • European Society of Cardiology (ESC) Guidelines for the diagnosis and management of syncope.
  • Harrison, Principi di medicina interna, 21ª ed., Milano, CEA Casa Editrice Ambrosiana.
  • Mayo Clinic – Vasovagal Syncope: Diagnosis & Treatment.
Articoli Correlati
Articoli in evidenza