Introduzione
La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla che si trova nella regione anteriore del collo; si tratta di una ghiandola endocrina, che si occupa cioè della produzione di ormoni in grado di controllare e gestire numerose funzioni dell’organismo, tra cui:
- metabolismo,
- frequenza cardiaca,
- temperatura corporea,
- umore,
- …
Quando la tiroide non lavora abbastanza, e non produce quindi una sufficiente quantità di ormone tiroideo per soddisfare le esigenze del corpo, si pone la diagnosi di ipotiroidismo.
L’ipotiroidismo è una condizione più comune
- nelle donne,
- nelle persone con altri problemi alla tiroide
- e nei soggetti di età superiore a 60 anni.
La tiroidite di Hashimoto, un disturbo di origine autoimmune, ne è la ragione più comune, ma tra le altre possibili cause ricordiamo:
- la presenza di noduli,
- altre forme di tiroidite,
- ipotiroidismo congenito,
- rimozione chirurgica di una parte o di tutta la tiroide,
- radioterapia della tiroide e alcuni farmaci.
I sintomi tipici dell’ipotiroidismo possono variare da persona a persona e comprendere:
- stanchezza e affaticamento,
- aumento inspiegabile di peso,
- gonfiore del viso,
- intolleranza al freddo,
- dolore articolare e muscolare,
- stipsi,
- pelle secca,
- capelli secchi e fini,
- riduzione della sudorazione,
- mestruazioni abbondanti e/o irregolari,
- problemi di fertilità,
- depressione,
- frequenza cardiaca rallentata.
Per diagnosticare l’ipotiroidismo il medico si basa su un’attenta valutazione clinica e su esami del sangue mirati che permettono di identificare anche le forme più lievi o asintomatiche.
Il trattamento prevede l’assunzione quotidiana dell’ormone tiroideo sintetico, una terapia sostitutiva sicura ed efficace che permette di ripristinare il normale equilibrio metabolico dell’organismo.
Senza trattamento, se trascurato, l’ipotiroidismo può condurre a complicazioni anche severe, ma una volta riconosciuto e adeguatamente corretto ha una prognosi eccellente, con i sintomi che in genere regrediscono progressivamente con l’inizio della terapia.

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Cause
L’ipotiroidismo è la condizione caratterizzata da bassi livelli di ormoni tiroidei in circolo. Può essere distinto in
- ipotiroidismo primario, quando è la tiroide a non essere in grado di produrre quantità adeguate di ormoni;
- secondario, molto meno comune, quando la tiroide è sana, ma non la produzione ormonale è ridotta a causa di patologie a monte, sui centri responsabili della sua regolazione (che riguardano ghiandola pituitaria o ipotalamo).
La causa più comune è una carenza di iodio, ma si tratta di un’evenienza ormai rara nei Paesi sviluppati, dove invece predomina la tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune; nell’organismo di alcune persone, per cause ancora sconosciute, il sistema immunitario che normalmente protegge il corpo dall’invasione di infezioni potrebbe scambiare le cellule della tiroide ed i loro enzimi per invasori e attaccarli. Di conseguenza non ci saranno abbastanza cellule della tiroide e relativi enzimi per produrre una quantità sufficiente di ormoni. La tiroidite autoimmune, più comune nelle donne che negli uomini, può esordire improvvisamente o svilupparsi lentamente nel corso degli anni.
Tra le altre possibili cause figurano:
- Rimozione chirurgica di parte o di tutta la tiroide. Alcune persone con noduli alla tiroide, cancro od altre gravi malattie necessitano la rimozione di parte o di tutta la ghiandola. Se viene rimossa interamente si diventerà definitivamente ipotiroidei. Se viene lasciata parte della ghiandola questa potrebbe essere in grado di produrre abbastanza ormoni tiroidei da mantenere normali i valori del sangue.
- Radiazioni. Alcune persone con malattie gravi, gozzo nodulare o cancro alla tiroide, vengono curate con iodio radioattivo allo scopo di distruggere la tiroide.I pazienti colpiti da linfoma di Hodgkin, cancro al cervello o altro vengono curati con radiazioni. Tutti questi pazienti possono perdere parte o tutta la funzione della tiroide.
- Ipotiroidismo congenito (cioè presente fin dalla nascita). Alcuni bambini nascono senza la tiroide o con una formata parzialmente. Alcuni hanno parte o tutta la tiroide nel posto sbagliato (tiroide ectopica). In alcuni bambini le cellule della tiroide o i loro enzimi non funzionano bene.
- Tiroidite. La tiroidite è un’infiammazione della tiroide causata, in genere, da un attacco autoimmune o da un infezione virale. La tiroidite può far scaricare il suo intero rifornimento di ormoni tiroidei depositati nel sangue nello stesso tempo, causando un ipertiroidismo breve (eccessiva attività tiroidea) seguito da una fase in cui la tiroide diventa ipoattiva come risposta.
- Farmaci come l’amiodarone, il litio, l’interferone alfa e l’interleukin-2 possono impedire alla ghiandola tiroidea di produrre ormoni normalmente. Questi farmaci sono la causa immediata dell’ipotiroidismo in pazienti con una tendenza genetica alla malattia tiroidea autoimmune.
- Danni all’ipofisi. L’ipofisi è una ghiandola che regola la produzione ormonale della tiroide. Quando l’ipofisi è danneggiata da un tumore, radiazioni od intervento chirurgico, potrebbe non essere più capace di fornire le istruzioni corrette e questa potrebbe smettere di produrre ormoni a sufficienza.
- Rari disturbi alla tiroide. In alcune persone rare malattie depositano nella tiroide sostanze anomali danneggiandone la funzionalità. Ad esempio l’amiloidosi può depositare proteine amiloidi, la sarcoidosi può depositare granulomi e l’emocromatosi ferro.
Fattori di rischio
L’ipotiroidismo è un disturbo più comune di quanto si pensi; colpisce fra il 5-10% della popolazione, soprattutto tra le donne.
Anche i bambini possono presentare una tiroide scarsamente funzionante, ma si tratta di una condizione diagnosticata principalmente dopo i 60 anni; più in generale sono a maggior rischio di sviluppare ipotiroidismo soggetti:
- con precedenti problemi tiroidei (come il gozzo),
- con precedenti di chirurgia alla tiroide,
- sottoposti a radioterapia a tiroide, collo o petto,
- con famigliarità per disturbi tiroidei,
- in gravidanza (e ancora nei 6 mesi successivi al parto),
- colpiti da sindrome di Turner,
- affetti da altre malattie autoimmuni (diabete mellito di tipo 1, vitiligine, artrite reumatoide, …).
Sintomi

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Quando i livelli degli ormoni tiroidei sono troppo bassi, le cellule del corpo non riescono a ricevere sufficienti stimoli ed i processi fisiologici iniziano a rallentare.
I sintomi tipici dell’ipotiroidismo possono essere:
- affaticamento,
- intolleranza al freddo,
- aumento di peso,
- stitichezza,
- depressione,
- rallentamento di pensieri e movimenti,
- dolori e debolezza muscolare,
- crampi muscolari,
- pelle secca,
- fragilità di capelli e unghie,
- perdita della libido (riduzione del desiderio sessuale),
- formicolio a mani e dita (ed aumentato rischio di sviluppare tunnel carpale),
- mestruazioni irregolari,
- mestruazioni abbondanti,
- riduzione della fertilità,
- problemi di memoria (soprattutto nella popolazione anziana),
- ritardo dello sviluppo nei bambini.
Nei rari casi in cui non venga trattato possono comparire:
- modifiche alla voce,
- gonfiore del viso,
- perdita delle sopracciglia,
- rallentata frequenza cardiaca (bradicardia),
- anemia,
- riduzione dell’udito.
Poiché i sintomi sono abbastanza variabili e compaiono in modo molto graduale, spesso il paziente non si accorge di nulla per mesi o anni, anche perché alcuni sintomi particolarmente comuni (aumento di peso, stanchezza, …) sono spesso spiegabili anche da altre cause; l’unico modo per sapere con certezza se soffri di ipotiroidismo è quindi sottoporsi ad esami del sangue.
Ipotiroidismo subclinico
L’ipotiroidismo subclinico è la condizione in cui si verifica un aumento dei livelli circolanti di TSH, ma con valori degli ormoni tiroidei nella norma; in questo il paziente in genere non manifesta alcun sintomo, se non in forma molto leggera.
La causa più frequente dell’ipotiroidismo subclinico è la tiroidite di Hashimoto.
Se viene trascurata la disfunzione può progredire fino all’ipotiroidismo conclamato, condizione più seria con sintomi più spiccati se non addirittura severi; difficile indicare quando una vigile attesa, cioè la sola misurazione periodica dei valori degli esami del sangue, debba essere affiancata da una vera e propria terapia, in quanto la stessa comunità scientifica non ha ancora stabilita linee guida comuni su questo punto.
Complicazioni
Oltre a pericoli in gravidanza, che trattiamo alla fine dell’articolo, l’ipotiroidismo può essere causa di:
- aumento del colesterolo e relativo rischio cardiovascolare,
- gozzo (aumento di volume della tiroide, risultato del tentativo del corpo di stimolarne la funzione),
- coma da mixedema (un rallentamento tale delle funzioni tiroidee da diventare pericoloso per la vita).
Quando chiamare il medico
In genere i sintomi che potrebbero instillare il dubbio della presenza di ipotirodismo nel paziente o nel medico sono:
- stanchezza inspiegabile e persistente,
- aumento di peso,
- depressione,
- eccessiva sensibilità al freddo,
- pelle secca,
- dolori muscolari.
Diagnosi
La diagnosi di ipotiroidismo è un processo multidisciplinare che integra la storia clinica del paziente con parametri biochimici precisi. Poiché i sintomi possono essere aspecifici e sovrapponibili ad altre condizioni (come lo stress o la carenza di ferro), l’evidenza oggettiva fornita dai test di laboratorio è fondamentale per confermare il sospetto clinico.
Valutazione clinica e anamnesi
Il medico inizia indagando la comparsa dei sintomi e la loro evoluzione temporale. Particolare attenzione viene posta alla familiarità per patologie tiroidee o autoimmuni, a precedenti interventi chirurgici al collo, trattamenti radioterapici o all’uso di farmaci che possono interferire con la funzione tiroidea (come il litio o l’amiodarone). Durante la visita, viene eseguita la palpazione del collo per verificare la presenza di un eventuale gozzo o di noduli.
Esami del sangue: il gold standard
Il pilastro della diagnosi è il dosaggio degli ormoni nel sangue, seguendo un protocollo ormai consolidato:
- TSH (Ormone Tireostimolante): è il parametro più sensibile. Prodotto dall’ipofisi, il TSH aumenta quando la tiroide non produce abbastanza ormoni, nel tentativo di stimolarla. Un valore di TSH elevato è spesso il primo segnale di ipotiroidismo. I range di normalità possono variare in base all’età (specialmente nei soggetti sopra i 70 anni) e allo stato di gravidanza.
- FT4 (Tiroxina libera): rappresenta la quota di ormone tiroideo attivo circolante. In caso di ipotiroidismo conclamato, l’FT4 risulterà al di sotto dei valori normali, mentre nel caso di ipotiroidismo subclinico rimarrà entro il range di normalità nonostante l’innalzamento del TSH.
- Anticorpi anti-tiroide (TPOAb e TgAb): il loro dosaggio è fondamentale per identificare la causa dell’ipotiroidismo. La presenza di anticorpi anti-perossidasi (TPO) o anti-tireoglobulina (Tg) indica una genesi autoimmune, confermando la diagnosi di tiroidite di Hashimoto.
Imaging e approfondimenti
Sebbene non sia necessaria per la diagnosi funzionale di ipotiroidismo, l’ecografia tiroidea è uno strumento prezioso per valutare la struttura della ghiandola. Permette di evidenziare l’ecostruttura tipica dell’infiammazione cronica (tiroidite) o la presenza di noduli che richiedono un monitoraggio specifico. In casi selezionati di ipotiroidismo secondario (di origine ipofisaria), il medico potrebbe richiedere una risonanza magnetica dell’encefalo.
Cura e terapia
L’obiettivo primario della terapia è il ripristino dei normali livelli di ormoni tiroidei (eutiroidismo), la risoluzione dei sintomi e la prevenzione delle complicanze a lungo termine. Trattandosi nella maggior parte dei casi di una condizione cronica, la cura richiede costanza e un monitoraggio periodico.
Terapia sostitutiva standard
Il trattamento d’elezione consiste nella somministrazione orale di levotiroxina sodica (T4 sintetico), un farmaco sovrapponibile all’ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola.
- Personalizzazione del dosaggio: la dose viene stabilita dal medico in base al peso corporeo, all’età, alla gravità dell’ipotiroidismo e alla presenza di altre patologie (come disturbi cardiaci).
- Nuove formulazioni: oltre alle classiche compresse, sono oggi disponibili formulazioni in soluzione liquida o capsule molli. Queste opzioni sono particolarmente utili per chi ha problemi di assorbimento intestinale, intolleranze ad alcuni eccipienti o difficoltà a rispettare i tempi di attesa prima della colazione.
- Assunzione corretta: per massimizzare l’assorbimento, la levotiroxina va assunta al mattino a digiuno, almeno 30-60 minuti prima di colazione. In alternativa, può essere assunta la sera prima di coricarsi, purché siano trascorse almeno 3 ore dall’ultimo pasto.
Monitoraggio e aggiustamenti
Dopo l’inizio della terapia o un cambio di dosaggio, è necessario ripetere l’esame del TSH dopo circa 6-8 settimane. Una volta raggiunto il dosaggio ottimale e la stabilità dei valori, i controlli possono diventare annuali. È importante non sospendere mai la cura autonomamente, anche se ci si sente bene, poiché i sintomi si ripresenterebbero entro breve tempo.
Interazioni e stile di vita
Alcuni farmaci e integratori possono interferire significativamente con l’assorbimento della levotiroxina. È fondamentale distanziare di almeno 4 ore l’assunzione di:
- Integratori di ferro o calcio.
- Antiacidi (inibitori di pompa protonica o idrossido di alluminio).
- Farmaci per il colesterolo (sequestranti degli acidi biliari).
Anche il caffè può ridurre l’assorbimento del farmaco se consumato troppo ridosso dell’assunzione della compressa (problema meno rilevante con le formulazioni liquide).
Alimentazione e dieta
Non esiste una “dieta per l’ipotiroidismo” miracolosa, ma alcune accortezze possono supportare il benessere generale:
- Iodio: è essenziale per la funzione tiroidea, ma un eccesso può essere controproducente in chi soffre di Hashimoto. La fonte migliore resta il sale iodato, consumato con moderazione.
- Soia e crucifere: alimenti come soia, broccoli e cavoli (verdure gozzigene) possono interferire con la tiroide solo se consumati in quantità massicce e crude. In una dieta varia e con il consumo di alimenti cotti, non rappresentano un problema per il paziente in terapia.
- Selenio: un adeguato apporto di selenio (presente in noci del Brasile, pesce e cereali) può supportare il metabolismo degli ormoni tiroidei e ridurre l’infiammazione nella tiroidite autoimmune, secondo il parere del medico.
Ipotiroidismo in gravidanza
I sintomi più comuni di ipotiroidismo in gravidanza sono:
- astenia (peraltro disturbo comune in gravidanza),
- difficoltà di concentrazione,
- intolleranza al freddo,
- perdita di capelli.
La diagnosi clinica di ipotiroidismo in gravidanza è spesso difficile. La gestante normale può presentare alcune manifestazioni suggestive di ipotiroidismo, come intolleranza al freddo, capelli ruvidi, difficoltà di concentrazione e astenia.
I dati anamnestici che possono far sospettare l’ipotiroidismo in gravidanza sono:
- famigliari con malattie tiroidee,
- rilievo di anticorpi antitiroide e/o gozzo,
- diabete mellito 1,
- assunzione di farmaci antitiroidei.
Le indagini di laboratorio utili per una corretta diagnosi sono:
- FT3, FT4, TSH,
- anticorpi,
- ecografia,
- ioduria (dosaggio dello iodio nel sangue).
Le complicanze legate ad un ipotiroidismo non trattato in gravidanza sono diverse ed anche molto pericolose per la salute del feto, ad esempio il passaggio transplacentare di tiroxina dalla madre al feto nella prima e nell’ultima fase della gestazione è modesto, ma molto importante per lo sviluppo cerebrale del feto.
La terapia dell’ipotiroidismo permanente si basa sulla somministrazione continuativa di ormone tiroideo sotto forma di l-tiroxina (Eutirox). un preparato sintetico chimicamente puro che assicura una potenza uniforme. Eutirox deve essere assunto a digiuno 20 min prima della colazione. In presenza di vomito è comunque possibile assumere Eutirox anche dopo aver mangiato.
La dose sostitutiva di L-tiroxina è maggiore in gravidanza rispetto al periodo precedente e successivo, anche per questo l’adeguatezza del trattamento deve essere controllato frequentemente con dosaggi ormonali.
Un ipotiroidismo diagnosticato per la prima volta in gravidanza richiede l’inizio immediato della terapia sostitutiva con L-tiroxina, mentre le donne con ipotiroidismo già diagnosticato che iniziano una gravidanza devono aumentare la dose valutandola con accurati esami del sangue.
L’aumentato fabbisogno di tiroxina può rendersi evidente già nelle prime 4 settimane dal concepimento, è quindi consigliabile misurare il TSH immediatamente. E’ importante ricordare al proprio medico ed al proprio ginecologo la condizione di ipotiroidismo in caso di prescrizione di nuovi farmaci/integratori perchè, ad esempio il solfato ferroso somministrato per correggere la carenza di ferro, può ridurre l’assorbimento della L-tiroxina se i due farmaci sono assunti contemporaneamente.
Fonti principali
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.