Menorragia: significato, cause, sintomi, pericoli e rimedi

Ultima modifica

Cosa significa menorragia?

Soffrire di menorragia significa avere flussi mestruali particolarmente abbondanti, intensi e/o prolungati.

Mentre nel mondo anglosassone viene in genere considerato un sinonimo di ipermenorrea, alcuni autori italiani distinguono così i due concetti:

  • Menorragia: perdite maggiori di 80 ml per ciclo (ovvero perdite più abbondanti in termini di volume di sangue espulso)
  • Ipermenorrea: durata del flusso mestruale superiore a 7 giorni.

Se in molti i casi le due anomalie tendono a sovrapporsi (perdite più abbonanti e lunghe del normale), in alcune donne si osservano perdite abbondanti ma concentrate in 7 giorni o meno.

Ciclo mestruale

Shutterstock/AnnyStudio

Come capire se si soffre di menorragia?

Se tenere conto dei giorni totali di flusso mestruale è piuttosto semplice (in genere vengono ignorati i giorni in cui si presentano solo piccole macchie), più complicato è valutare il volume totale di sangue espulso (per capire se siano o meno superiore agli 80 ml considerati limite superiore normale).

Altri segnali suggestivi che il flusso potrebbe essere eccessivamente abbondante sono:

  • Necessità di cambiare l’assorbente più frequentemente di uno ogni due ore.
  • Necessità di usare due assorbenti sovrapposti, oppure un tampone interno ed un assorbente.
  • Necessità di cambiare l’assorbente durante la notte.
  • Trovare sull’assorbente coaguli particolarmente voluminosi (oltre 2.5 cm).
  • Avere un flusso mestruale così intenso da interferire con le normali attività quotidiane.
  • Accusa i caratteristici sintomi di anemia (stanchezza, mancanza di energia, fiato corto, …).

Quando rivolgersi al medico?

Si raccomanda di rivolgersi al medico o al ginecologo se esiste la necessità di cambiare l’assorbente con frequenza inferiore alle due ore, o se si nota la presenza di coaguli di dimensioni particolarmente elevate.

Si noti che questi casi non sono necessariamente segno di qualcosa che non va, ma si tratta di situazioni che meritano comunque di essere valutate (non fosse altro che per l’impatto sulla qualità di vita della paziente, che potrebbe anche sviluppare anemia oltre a subire l’impatto di limitazioni dal punto di vista sociale).

Cause

Le possibili cause di menorragia possono essere così classificate:

  • Problemi relativi all’utero
  • Alterazioni ormonali:  In un normale ciclo mestruale l’equilibrio tra gli estrogeni e d il progesterone regola la proliferazione del tessuto dell’endometrio (strato interno dell’utero) e, di conseguenza, il successivo flusso mestruale. In caso di di squilibri l’endometrio si sviluppa eccessivamente, inducendo poi sanguinamento abbondanti. Tra le numerose condizioni che ne possono essere causa si annoverano
  • Altre malattie o disturbi
  • Farmaci: alcuni medicinali, come l’aspirina, possono causare un aumento del sanguinamento, ma vale la pena segnalare anche

In alcune donne non è invece possibile rilevare alcuna anomalia organica, ma questo non significa che non si possa porre rimedi.

Alcuni testi annoverano anche disturbi della gravidanza (aborto spontaneo e gravidanza extrauterina), ma si tratta di casi limite perché in realtà NON legati alla mestruazione propriamente detta.

Diagnosi

La prima difficoltà insita in una diagnosi di menorragia e chiarire se il flusso sia effettivamente più abbondante del normale o meno, perché la percezione soggettiva non sempre corrisponde alla realtà, a meno di variazioni significative rispetto all’abitudine personale.

In genere il sanguinamento mestruale dura da 4 a 5 giorni e la quantità di sangue persa è piccola (da 2 a 3 cucchiai), tuttavia nei casi precedentemente elencati (elevata frequenza di cambio di assorbente, flusso della durata superiore ai 7 giorni, …) il sospetto è sicuramente più che fondato.

Il primo passo nell’iter diagnostico è l’anamnesi, una sorta di intervista medico-paziente in cui vengono esplorati storia clinica e sintomi della paziente, con domande simili alle seguenti:

  • Quanti anni avevi quando hai avuto il primo ciclo?
  • Quanto giorni passano tra un ciclo ed il successivo?
  • Quanti giorni dura di solito il flusso mestruale?
  • In che modo le mestruazioni influiscono sulla qualità della vita?
  • Ci sono disturbi simili in familiari?
  • Patologie ginecologiche note?

Successivamente si procede ad una visita ginecologica (esame pelvico) e verranno valutati ulteriori approfondimenti in base a quanto emerso, come ad esempio:

  • Esame del sangue, che comprendono tanto l’assetto ormonale (LH, FSH, testosterone, prolattina, progesterone, estradiolo, …), quanto la funzionalità di altri organi ed apparati potenzialmente coinvolti (come TSH per la tiroide ed esami per valutare la coagulazione del sangue).
  • Ecografia, in genere interna, per valutare la salute e la morfologia degli organi riproduttivi.
  • Pap test e/o HPV-test, per valutare l’eventuale presenza di lesioni precancerose.

Esistono poi esami di secondo livello, alcuni più invasivi, ma che sono utili sono in una minoranza di pazienti.

Complicazioni

Tralasciando le eventuali complicazioni legate alla causa scatenante, soffrire di menorragia significa esporsi al rischio di sviluppare anemia, ovvero una carenza di globuli rossi circolanti, e sviluppare quindi:

Una mestruazione abbondante ed intensa è spesso associata a dolori forti (dismenorrea), acuiti tra l’altro dal passaggio di coaguli di grossa dimensione.

Troppo spesso trascurate, infine, sono le conseguenze che un flusso abbondante ha sulla quotidianità, che può portare a rinunce e modifiche delle proprie abitudini sociali e familiari.

Rimedi e cura

Il tipo di trattamento necessario dipende ovviamente dalla causa del sanguinamento, ma anche dalla sua gravità, età, stato di salute generale e storia clinica, oltre che naturalmente alle preferenze individuali in merito a fattori quali:

  • volontà di avere o meno ulteriori flussi mestruali,
  • necessità di sapere quando arriva,
  • desiderio di ridurre semplicemente l’entità del sanguinamento,
  • preferenza tra medicinali ed interventi,
  • preservazione della fertilità,
  • trattamento periodico od una-tantum

Tra gli approcci più comuni (comunque variabili in base alla causa) si annoverano:

  • Terapia farmacologica
    • Modifiche alla dieta ed assunzione di integratori di ferro, in caso di anemia (questo corregge lo stato anemico, ma non ha influenza sul sanguinamento)
    • Pillola anticoncezionale, per regolarizzare i cicli e ridurre la quantità di sangue (sono disponibili anche anello vaginale, cerotto, spirale ormonale, …).
    • Terapia ormonale per modulare l’entità del flusso.
    • Farmaci antinfiammatori, come l’ibuprofene, che riducono anche l’intensità del dolore associato (ma hanno un impatto sul sanguinamento più limitato).
    • Farmaci antifibrinolitici (ad esempio acido tranexamico, Tranex®), volti a ridurre la quantità di sanguinamento impedendo ad un coagulo di rompersi una volta che si è formato.
    • Spray nasale a base di desmopressina nelle pazienti con disturbi emorragici, come la malattia di von Willebrand e l’emofilia lieve.
  • Trattamento chirurgico
    • Dilatazione e raschiamento (o dilatazione e curettage), una procedura in cui lo strato interno del rivestimento dell’utero viene rimosso per ridurre il sanguinamento mestruale. Potrebbe essere necessario ripetere questa procedura nel tempo.
    • Isteroscopia operativa, una procedura chirurgica che utilizza uno strumento per visualizzare l’interno dell’utero e, qualora necessario, rimuovere polipi e fibromi, correggere le anomalie dell’utero e rimuovere il rivestimento dell’utero per gestire il flusso mestruale intenso.
    • Ablazione endometriale, altro approccio che consente di rimuovere parte dello strato interno dell’utero.
    • Isterectomia, un approccio invasivo che determina la rimozione chirurgica dell’intero utero (non induce menopausa, a meno che non vengano rimosse anche le ovaie, ma non comparirà più alcun flusso mestruale).

Secondo una recente revisione Cochrane le tipologie di intervento farmacologiche in ordine di efficacia sono:

  • Spirale ormonale (che tuttavia potrebbe richiedere fino a 6 mesi per raggiungere la massima efficacia e non è scevra da possibili effetti indesiderati)
  • Acido tranexamico
  • Pillola anticoncezionale ed altri medicinali ormonali
  • Antinfiammatori.

Secondo gli stessi autori gli approcci chirurgici dovrebbero essere presi in considerazione se:

  • si può escludere con ragionevole certezza un futuro desiderio di gravidanza
  • i farmaci sono controindicati oppure non hanno garantito un adeguato sollievo dai sintomi.

Fonti e bibliografia

  • Menorrhagia – Matthew H. Walker; William Coffey; Judith Borger.
  • CDC

Articoli Correlati