Metrorragia: significato, cause, pericoli e cura

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Cosa significa menorragia

Metrorragia è il termine medico che si utilizza per indicare una perdita di sangue uterina abbondante e protratta tra due mestruazioni consecutive, quindi con comparsa inaspettata; può essere indicato anche come sanguinamento intermestruale.

Si differenzia da:

  • spotting, un sanguinamento uterino atipico irregolare, anche in questo caso fra due mestruazioni, ma caratterizzato da quantità modeste;
  • menorragia, una mestruazione abbondante e prolungata rispetto alla normale intensità e durata fisiologica.

Può spaventare, ma nella maggior parte dei casi si tratta di cause non pericolose, sebbene sia importante fare sempre riferimento al ginecologo per chiarire la natura del sintomo; particolare attenzione va posta nel caso di sanguinamenti in donne in menopausa.

Nel caso di perdite in gravidanza fare riferimento all’articolo dedicato.

Donna preoccupata

Shutterstock/fizkes

Cause

Se è vero che in alcune donne una leggera presenza di spotting tra due mestruazioni può essere fisiologicamente associata all’ovulazione, in genere la presenza di perdite più abbondanti è indicativa di un processo patologico, ma non necessariamente grave o preoccupante.

Le possibili cause di menorragia comprendono:

  • Contraccettivi: molti metodi contraccettivi ormonali (pillola, cerotto, anello, spirale) possono causare sanguinamento intermestruale, soprattutto nei primi mesi di utilizzo.
  • Infezioni pelviche: il sanguinamento intermestruale può essere segno di un’infezione a livello di utero o sulla cervice. È in genere accompagnato da dolore pelvico e perdite vaginali. Sono più comuni nelle donne esposte al rischio di infezioni trasmesse sessualmente o a seguito di recente parto o un intervento chirurgico all’utero o alla cervice.
  • Sanguinamento post-cesareo: Una parte delle donne che abbiano subito uno o, soprattutto, più parti cesarei, potrebbero andare incontro a sanguinamenti in relazione alla cicatrice chirurgica uterina, che inizia in genere subito dopo la fine della normale mestruazione.
  • Polipi: un polipo è una crescita eccessiva di cellule attorno a un piccolo vaso sanguigno e può formarsi all’interno dell’utero o sulla cervice.
  • Tumore o lesioni precancerose, ad esempio di utero o cervice; possono colpire chiunque, ma tra i fattori di rischio figurano obesità e familiarità. Il tumore alla cervice è fortemente improbabile in donne vaccinate contro l’HPV.
  • Patologie correlate a difetti della coagulazione (ad esempio la malattia di Von Willebrand).

I farmaci ormonali in genere annoverano tra i possibili effetti collaterali la metrorragia, ad esempio le formulazioni per la contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo, pillola dei 5 giorni dopo), mentre tra gli altri possibili medicinali vale la pena di ricordare l’aspirina e tutti i principi attivi ad effetto anticoagulante/antiaggregante.

In caso di gravidanza si rimanda all’articolo dedicato, ma tre le possibili cause figurano:

In assenza di causa apparente si usa talvolta l’espressione “sanguinamento uterino disfunzionale“.

Ciclo anovulatorio

Tra le cause più comuni figura anche il possibile sviluppo di un ciclo anovulatorio, ovvero durante il quale non si verifichi la normale ovulazione, e si stima che possa rappresentare il 90% dei sanguinamenti uterini disfunzionali, particolarmente comuni agli estremi dell’età riproduttiva (pubertà e perimenopausa).

Quando le ovaie non rilasciano l’ovulo maturo il corpo luteo, una ghiandola temporanea che produce progesterone,  non si forma; la conseguenza è che gli estrogeni continuano a tentare di stimolare l’ovulazione, causando una crescita eccessiva del rivestimento uterino senza che possa manifestarsi la mestruazione. Si raggiunge tuttavia una sorta di punto di rottura che funge da reset, con una perdita di sangue abbondante e prolungata.

Le cause possono essere varie:

Complicazioni

La metrorragia è un sintomo, non una condizione, quindi escludendo le possibili complicazioni relative alla causa scatenante vale la pena di ricordare solo l’eventuale rischio di anemia da carenza di ferro in caso emorragia ripetuta e/o abbondante, che può manifestarsi con sintomi quali:

Seppure non direttamente pericolose per la salute fisica, la costante presenza di perdite di sangue può inoltre interferire sensibilmente con la quotidianità e le attività professionali e sociali della donna, rappresentando quindi da un possibile fastidio ad una presenza debilitante.

Diagnosi

Una corretta diagnosi non può prescindere da un’accurata raccolta della storia clinica della paziente (anamnesi), comprensiva di familiarità per malattie ginecologiche, analisi dei sintomi lamentati e dei farmaci assunti; segue l’esame fisico (quello che normalmente viene indicato impropriamente come visita medica, ma che più correttamente si chiama esame obiettivo).

Se necessario per approfondire possono essere prescritti:

Cura

La terapia dipende strettamente dalla causa sottostante; tra le possibili opzioni figura la pillola contraccettiva (che al di là dell’effetto anticoncezionale è in genere in grado di controllare la regolarità del ciclo mestruale), gli agonisti dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), l’acido tranexamico (un antiemorragico).

In caso di necessità è possibile ricorrere a supplementazioni di ferro.

Solo nei casi più gravi, di sanguinamento grave e invalidante quando gli altri possibili approccio abbiano fallito, si può valutare di ricorrere alla chirurgia:

Fonti e bibliografia

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