Minaccia d’aborto: cause, sintomi e quando si è fuori pericolo

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Cos’è la minaccia d’aborto

La minaccia d’aborto è definita come un sanguinamento che si verifica

  • durante una gravidanza riconosciuta come vitale (tipicamente mediante ecografia)
  • senza dilatazione cervicale
  • prima della ventesima settimana (a seconda delle fonti consultate il limite temporale cambia leggermente).

È una condizione relativamente frequente; seppure le stime siano variabili, alcuni autori ipotizzano che riguardi quasi una donna su 4 (25% delle gravidanze) e che di queste una su 2 (quindi più del 10% del totale) vada incontro ad aborto spontaneo.

Minaccia d'aborto

Getty/damircudic

Sintomi

La minaccia d’aborto consiste in perdite di sangue vaginali che possono essere più o meno copiose e più o meno protratte nel tempo; può essere o meno accompagnato da dolori, di entità variabile, che si presentano come crampi intermittenti, dolore sovrapubico, senso di pressione pelvica o dolore lombare.

Perché si verifica

È ampiamente accettato dalla comunità scientifica che la stragrande maggioranza degli aborti spontanei non possa essere prevenuta né trattata, probabilmente perché conseguente ad anomalie cromosomiche in almeno la metà di tutti i casi; nei restanti casi, caratterizzati da una normale composizione cromosomica, i cosiddetti aborti euploidi, i fattori materni e paterni potrebbero giocare un ruolo più significativo.

In altre parole nella maggior parte dei casi la coppia non avrebbe potuto fare nulla per evitarlo, nulla, né prima né durante le prime settimane.

Diagnosi

La diagnosi di minaccia d’aborto è clinica, ovvero fondata sull’osservazione delle perdite di sangue in una donna incinta secondo le condizioni sopra-riportate; talvolta l’ecografia mostra la presenza di aree di distacco amniocoriale (ovvero tra sacco amniotico dove si trova l’embrione/feto e il sacco coriale, che forma la placenta) o ematomi sottocoriali, che tuttavia non consiste nel cosiddetto distacco di placenta che si verifica in epoca più avanzata (terzo trimestre) e con sanguinamento abbondante.

In altre donne invece l’esame ecografico non mostra alcuna anomalia né sangue accumulato, è quindi plausibile pensare che le perdite possano derivare ad esempio dal collo uterino; l’ecografia è anche utile per escludere la temibile possibilità di una gravidanza extrauterina, che può presentarsi con sintomi sostanzialmente sovrapponibili.

È inoltre possibile ricorrere al dosaggio ripetuto delle beta-HCG per valutarne l’andamento nel tempo e, in casi sospetti, anche a globuli rossi/ematocrito/emoglobina per evidenziale un’eventuale emorragia interna.

Segue in ogni caso, in genere, un attento e costante monitoraggio.

È pericoloso?

La risposta non può che essere soggettiva, ma fortunatamente nella maggior parte dei casi non viene pregiudicato il normale andamento della gravidanza, anche se il ginecologo può ritenere utile ricorrere ad una terapia conservativa.

Purtroppo è tuttavia possibile che la minaccia d’aborto sia il preludio di un aborto spontaneo.

Alcuni lavori di ricerca hanno correlato la minaccia d’aborto ad un aumento del rischio di esiti avversi più avanti nella gravidanza, tra cui:

Un aumento del rischio NON significa sviluppare certamente complicazioni, anche alla luce del fatto che si tratta comunque di un’evenienza relativamente comune.

Quando preoccuparsi?

Qualsiasi sanguinamento in corso di gravidanza deve essere segnalato al ginecologo, ma fattori in grado di peggiorare la prognosi sono

  • un aumento del sanguinamento,
  • un colore persistentemente rosso vivo del sangue,
  • lo sviluppo di intensi dolori uterini (che potrebbero essere l’inizio dell’aborto spontaneo, segno che l’utero andrà presto ad espellere l’embrione mediante contrazioni sempre più forti),
  • febbre.

Come si cura?

La minaccia d’aborto non necessariamente richiede trattamento, ma a giudizio del ginecologo si ricorre talvolta a

  • somministrazione di progesterone (utile a ridurre le contrazioni uterine e favorire il rinforzo delle membrane, anche se la letteratura disponibile non sembra confermarne l’effettiva utilità) nel primo trimestre, che lascia in genere spazio a rilassanti uterini nel secondo,
  • evitamento di attività fisiche intense,
  • e/o riposo a letto per riposare la muscolare uterina (anche se negli ultimi anni il riposo assoluto è spesso considerato controproducente, seppure da valutare comunque caso per caso, tanto da spingere gli autori del Manuale MSD a ritenere che “[n]essuna prova suggerisce che il riposo a letto diminuisca il rischio di un successivo aborto completo”; a questo proposito va tenuto in conto anche l’aumento del rischio di trombo/embolismo in caso di immobilità),
  • eventuali antidolorifici volti a dare sollievo dal dolore se presente.

L’acido folico, ed eventuali altri multivitaminici/farmaci prescritti, devono essere regolarmente proseguiti.

Quando si è fuori pericolo?

Purtroppo non esiste risposta univoca, perché dipende dalle cause del sanguinamento e dall’evoluzione delle stesse; è sicuramente auspicabile che le perdite tendano a rallentare fino ad arrestarsi del tutto, osservazione che, anche se non garantisce di per sé un corretto andamento della gravidanza, è sicuramente di buon auspicio.

Altro segnale positivo è la trasformazione delle perdite da rosso vivo ad un colore più scuro.

Prevenzione

È purtroppo poco noto al di fuori del mondo specialistico il fatto che gli aborti spontanei siano un’eventualità relativamente comune, che può interessare più di una donna su 10 (probabilmente anche di più, considerando anche le gravidanze biochimiche); seppure questo di per sé non possa ovviamente limitare l’impatto psicologico di un aborto, esserne consapevoli fornisce un abbozzo di risposta alle legittime domande che ogni donna si pone: perché è successo? Cosa ho sbagliato? Avrei potuto fare qualcosa di diverso?

Se nella maggior parte dei casi un aborto non è in alcun modo prevenibile, è comunque possibile ridurre il rischio che si verifichi, soprattutto mediante l’ottimizzazione della salute materna prima della gravidanza, ad esempio mediante

  • la correzione delle anomalie strutturali dell’utero,
  • la riduzione al minimo dell’esposizione a teratogeni (fumo di sigaretta, agenti inquinanti, alcuni farmaci, sostanze d’abuso, …),
  • la cura di infezioni durante le prime fasi della gravidanza,
  • il recupero di un peso corporeo corretto, se necessario,
  • un adeguato controllo delle malattie croniche (diabete mellito, malattie della tiroide, …).

Alcuni studi hanno dimostrato che l’integrazione di acido folico immediatamente prima e durante l’inizio della gravidanza può ridurre il rischio di aborto spontaneo e si consiglia quindi, idealmente, di iniziarlo circa un mese prima di intraprendere la ricerca di gravidanza.

Esistono poi alcuni fattori non modificabili, come ad esempio l’età materna e (probabilmente) l’età paterna, presumibilmente a causa di un aumento delle anomalie cromosomiche; non esistono studi in merito, ma è ragionevole pensare che uno stile di vita sano (dieta varia ed equilibrata, ricca di antiossidanti, normopeso, la pratica di regolare attività fisica, …) possa ridurre l’impatto di questa evenienza.

Le donne dovrebbero anche essere educate a ridurre il rischio di eventi traumatici, tra cui la terribile possibilità di violenza da parte del partner.

Fonti e bibliografia

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