Introduzione
L’utero è un organo cavo che si trova nella zona pelvica; fa parte dell’apparato riproduttore femminile ed è la sede in cui si sviluppa l’embrione durante i nove mesi di gravidanza.
Possiamo immaginarlo come composto da tre parti:
- Parte alta. La parte alta (fondo) dell’utero ha una forma convessa. Dal fondo dell’utero si dipartono le tube di Falloppio, che raggiungono le ovaie.
- Parte centrale. La parte intermedia dell’utero è il cosiddetto corpo, dove il bambino cresce e si sviluppa.
- Parte bassa (cervice). La parte più bassa e più stretta dell’utero è il collo, cioè l’apertura collegata con la vagina.
Le pareti dell’utero sono costituite da due strati di tessuti:
- Strato interno. Lo strato interno dell’utero è l’endometrio, nelle donne in età fertile questo strato cresce e si ispessisce ogni mese, in preparazione a un’eventuale gravidanza. Se non avviene la fecondazione, l’endometrio si stacca e viene eliminato dall’organismo: si ha così il ciclo mestruale.
- Strato esterno. Lo strato esterno di tessuto muscolare è il miometrio.
I tumori dell’endometrio rappresentano la maggior parte dei tumori che interessano l’utero e colpiscono in particolare le donne dopo 60 anni; in questo articolo ci concentreremo sui tumori che colpiscono il corpo dell’utero, mentre il tumore alla cervice è trattato su un articolo dedicato.

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Cellule tumorali
Il tumore si manifesta a livello cellulare, ossia nei “mattoncini” che costituiscono i tessuti. I tessuti, a loro volta, formano l’utero, così come tutti gli altri organi del nostro corpo.
In condizioni normali le cellule crescono e si dividono, originando così nuove cellule solo quando l’organismo ne ha bisogno. Le cellule normali che invecchiano o subiscono un qualche danno muoiono e vengono sostituite da cellule nuove.
In alcuni casi questo processo si altera, iniziano a formarsi cellule nuove anche quando l’organismo non ne ha bisogno e le cellule vecchie o danneggiate non vengono distrutte. L’accumulo di cellule va a formare una massa di tessuto detta tumore.
I tumori dell’utero possono essere
- benigni (non cancerosi)
- o maligni (di natura cancerosa).
Quelli benigni (fibromi, polipi o endometriosi) sono quelli meno pericolosi e di norma
- non rappresentano un pericolo grave,
- possono essere curati o asportati, generalmente senza poi recidivare (cioè non si ripresentano),
- non invadono i tessuti circostanti,
- non si diffondono in altre parti dell’organismo.
I tumori maligni:
- in alcuni casi possono rappresentare un pericolo grave,
- spesso possono essere asportati o distrutti, ma il tumore può comunque recidivare,
- sono in grado di invadere i tessuti e gli organi circostanti (ad esempio la vagina),
- possono diffondersi in altre parti dell’organismo (metastasi).
Le cellule tumorali possono diffondersi in tutto l’organismo, staccandosi dal tumore originario. Possono entrare nel sistema linfatico e raggiungere i linfonodi, oppure entrare in circolo e colpire i polmi, il fegato, le ossa o il cervello. Le cellule tumorali si attaccano ad altri organi e, crescendo, formano nuovi tumori in grado di danneggiare i tessuti.
Cause
Quando si riceve la diagnosi di tumore all’utero è naturale chiedersi da che cosa sia stata causata la malattia; i medici di solito non sono in grado di spiegare perché solo alcune donne lo sviluppino, ma nel tempo sono stati individuati alcuni importanti fattori di rischio.
I fattori di rischio sono abitudini o situazioni in grado di aumentare il rischio di soffrire di una certa malattia.
Le ricerche hanno evidenziato i seguenti fattori di rischio per il tumore all’utero:
- Crescita eccessiva dell’endometrio (iperplasia endometriale). L’eccesso di cellule nella parete dell’utero è un fattore di rischio per il tumore. L’iperplasia di per sé non è un tumore, ma può trasformarsi in cancro. Tra i sintomi frequenti di questo disturbo ricordiamo le mestruazioni molto abbondanti, lo spotting intermestruale e lo spotting dopo la menopausa. L’iperplasia è frequente dopo i 40 anni. Per impedire che l’iperplasia endometriale si trasformi in tumore, il medico può consigliare l’isterectomia (asportazione chirurgica dell’utero), una terapia ormonale a base di progesterone e visite di controllo periodiche.
- Obesità. Le donne obese corrono un rischio superiore di ammalarsi di tumore all’utero.
- Esposizione all’azione degli estrogeni:
- Menarca (prima mestruazione) prima dei 12 anni.
- Non aver avuto figli
- Menopausa dopo i 55 anni.
- Il rischio di tumore all’utero è maggiore tra le donne che in passato hanno assunto per molti anni farmaci a base di estrogeni (senza progesterone) per la terapia ormonale della menopausa.
- Assunzione di tamoxifene. Chi in passato ha assunto il tamoxifene per prevenire o curare il tumore al seno presenta un rischio maggiore di tumore all’utero.
- Radioterapia nella zona pelvica. Chi si è sottoposta alla radioterapia nella zona pelvica presenta un maggior rischio di tumore all’utero.
- Problemi di salute delle famigliari. In caso di madre, sorella o figlia affetta da tumore all’utero, la paziente presenta un maggior rischio di soffrire dello stesso disturbo. Analogamente, sono a rischio le donne affette da una forma ereditaria di tumore al colon-retto (sindrome di Lynch).
Si noti infine che l’assunzione della pillola anticoncezionale rappresenta invece un fattore protettivo (ma un fattore di rischio per il tumore alla cervice).
Molte donne affette da tumore all’utero non presentano nessuno di questi fattori di rischio; viceversa, molte pazienti, pur presentando fattori di rischio noti, non si ammalano.
Sintomi
Tra i sintomi più comuni del tumore all’utero ricordiamo:
- sanguinamento vaginale, perdite (spesso maleodoranti) o spotting anomali,
- dolore o difficoltà a svuotare la vescica,
- dolore alla schiena,
- dolore durante i rapporti,
- dolore nella zona pelvica,
- perdita inspiegabile di peso.
Questi sintomi possono essere causati dal tumore all’utero, ma anche da altri problemi. Chi avverte i sintomi sopra elencati dovrebbe consultare il medico, in modo da giungere a una diagnosi precoce e a un’eventuale terapia tempestiva.
Il sintomo più comune del tumore all’utero è sicuramente il sanguinamento vaginale anomalo, che soprattutto dopo la menopausa va sempre indagato con estrema attenzione e tempestività.
Sopravvivenza
La sopravvivenza è molto buona, prossima al 90 per cento a cinque anni dalla diagnosi, quando questa avviene nelle fasi iniziali del tumore; se ampliamo il campo a tutte le diagnosi, statistiche americane riferite al tumore all’endometrio riportano una percentuale di sopravvivenza totale superiore a 4 donne su cinque.
Come in quasi tutte le forme tumorali, anche in questo caso a fare la differenza è la tempestività della diagnosi.
Le ricadute sono relativamente rare, in percentuale compresa tra il 3 e il 17 per cento (la letteratura riporta un range compreso fra questi due estremi).
Diagnosi
Il percorso diagnostico per il tumore del corpo dell’utero (carcinoma endometriale) è oggi estremamente raffinato e mira non solo a confermare la presenza della malattia, ma a definirne le caratteristiche molecolari per una medicina di precisione.
Valutazione clinica e imaging
Il primo passo è quasi sempre la valutazione dei sintomi, in particolare il sanguinamento uterino anomalo in post-menopausa.
- Visita ginecologica: Il medico esegue un esame pelvico per valutare dimensioni e consistenza dell’utero e individuare eventuali masse palpabili.
- Ecografia transvaginale: Rappresenta l’esame di primo livello. Permette di misurare lo spessore dell’endometrio. Nelle donne in menopausa, uno spessore superiore a una determinata soglia (generalmente 4-5 mm) richiede approfondimenti.
Accertamento istologico
Per ottenere una diagnosi di certezza è indispensabile il prelievo di un campione di tessuto (biopsia).
- Biopsia endometriale in ambulatorio: Spesso eseguita con un sottile tubicino flessibile (Pipelle), permette di prelevare cellule senza anestesia.
- Isteroscopia: È oggi considerata il “gold standard”. Attraverso una sottile telecamera inserita nell’utero, il ginecologo visualizza direttamente la cavità e può eseguire biopsie mirate sulle aree sospette, garantendo un’accuratezza superiore rispetto al semplice raschiamento.
Caratterizzazione molecolare e stadiazione
Una volta confermata la diagnosi, il patologo analizza il tessuto non solo per stabilire il grado di aggressività, ma anche per identificare il profilo molecolare del tumore. Questo approccio moderno suddivide i tumori in quattro categorie (basate su mutazioni di POLE, deficit di riparazione del DNA – MMRd, o mutazioni di p53), che sono fondamentali per prevedere la risposta alle cure e la prognosi.
Per definire l’estensione della malattia (stadiazione), si ricorre a:
- Risonanza magnetica (RM) della pelvi: L’esame d’elezione per valutare quanto profondamente il tumore sia penetrato nel muscolo uterino (miometrio) o se abbia coinvolto la cervice.
- TAC addome e torace: Utilizzata per escludere la presenza di metastasi a distanza nei polmoni o nel fegato.
- Esami del sangue: Inclusa la determinazione del marcatore CA-125, utile soprattutto nel monitoraggio successivo alla terapia.
Cura e terapia
L’obiettivo principale della terapia è l’eliminazione completa del tumore, preservando quando possibile la qualità della vita e, in casi selezionati in pazienti molto giovani, la potenzialità riproduttiva. Il piano terapeutico è oggi personalizzato in base allo stadio FIGO (classificazione internazionale) e al profilo molecolare riscontrato.
Le opzioni principali includono:
- Chirurgia (trattamento d’elezione nella maggior parte dei casi).
- Radioterapia (adiuvante o palliativa).
- Terapie sistemiche (chemioterapia, immunoterapia, terapia ormonale).
Chirurgia e linfonodo sentinella
L’intervento standard prevede l’isterectomia totale (asportazione dell’utero e della cervice) associata all’annessiectomia bilaterale (asportazione di tube e ovaie).
Oggi la tecnica preferita è quella mini-invasiva (laparoscopica o robotica), che garantisce un recupero molto più rapido e minori complicazioni rispetto alla chirurgia aperta tradizionale.
Una delle innovazioni più importanti riguarda la gestione dei linfonodi: invece di asportarli tutti (linfadenectomia sistematica), si procede spesso alla ricerca del “linfonodo sentinella”. Se questo primo linfonodo risulta sano, è possibile evitare l’asportazione degli altri, riducendo drasticamente il rischio di linfedema (gonfiore cronico delle gambe).
Radioterapia e Brachiterapia
La radioterapia viene spesso utilizzata dopo l’intervento per ridurre il rischio che il tumore torni localmente.
- Brachiterapia vaginale: Consiste nell’inserimento di una sorgente radioattiva direttamente in vagina per pochi minuti. È molto efficace, ben tollerata e presenta pochissimi effetti collaterali sistemici.
- Radioterapia a fasci esterni: Utilizzata quando il rischio di coinvolgimento linfonodale o pelvico è più elevato.
Chemioterapia e la rivoluzione dell’immunoterapia
La chemioterapia (solitamente con carboplatino e paclitaxel) resta un pilastro per gli stadi avanzati o per i tumori ad alto grado di aggressività.
Tuttavia, la vera svolta degli ultimi anni è l’immunoterapia. Farmaci come gli inibitori di PD-1 (pembrolizumab, dostarlimab) hanno mostrato risultati eccezionali nei tumori con deficit di riparazione del DNA (MMRd/MSI-H), diventando parte integrante dei protocolli di cura standard, spesso in combinazione con la chemioterapia o altre terapie mirate.
Terapia ormonale e preservazione della fertilità
Per le pazienti giovani che desiderano una gravidanza e presentano un tumore in stadio molto iniziale e a bassa aggressività, è possibile considerare un approccio conservativo. Questo prevede l’uso di progestinici (sotto forma di compresse o spirale intrauterina medicata) e un monitoraggio strettissimo tramite biopsie periodiche. Una volta completata la ricerca della prole, l’asportazione dell’utero resta comunque raccomandata per sicurezza.
Stile di vita e gestione post-terapia
Il mantenimento di un peso corporeo sano è un pilastro fondamentale del percorso di cura. Poiché il tessuto adiposo produce estrogeni che possono stimolare la crescita di alcune cellule tumorali uterine, la gestione dell’obesità attraverso una dieta bilanciata e attività fisica regolare riduce non solo il rischio di recidiva, ma anche le complicanze legate ai trattamenti. Il supporto nutrizionale e psicologico è parte integrante del protocollo terapeutico moderno.
Convalescenza
Dopo la terapia per il tumore all’utero dovrete sottoporvi a visite di controllo ed esami regolari, ad esempio ogni tre o sei mesi. Le visite di controllo servono per diagnosticare e curare tempestivamente gli eventuali problemi.
Se tra una visita di controllo e la successiva notate uno qualsiasi dei sintomi sottoelencati, vi consigliamo di contattare il medico:
- sanguinamento dalla vagina, dalla vescica o dal retto,
- gonfiore all’addome o alle gambe,
- dolore all’addome o alla zona pelvica,
- mancanza di fiato o tosse,
- perdita dell’appetito o dimagrimento senza cause apparenti.
Il tumore all’utero può recidivare, cioè ripresentarsi anche dopo la terapia. I medici escluderanno quest’eventualità con le visite di controllo che comprenderanno:
- visita ginecologica,
- esami di laboratorio (ad esempio esame del marcatore CA-125),
- radiografia toracica,
- TAC,
- risonanza magnetica.
Alimentazione
Prima, durante e dopo la terapia è fondamentale prendersi cura di sé stessi, in questo senso e quindi di fondamentale importanza anche seguire una dieta bilanciata e che comprenda la giusta quantità di calorie, per mantenere il peso forma. È anche importante assumere proteine a sufficienza, per salvaguardare la forza muscolare.
Seguire una dieta sana può aiutarvi a
- sentirvi meglio,
- avere più energie,
- contrastare con più efficacia il tumore.
In alcuni casi, soprattutto durante la terapia o immediatamente dopo, può succedere che non abbiate appetito, perché non vi sentite bene o siete stanchi. Alcuni pazienti lamentano un cambiamento del gusto degli alimenti; inoltre gli effetti collaterali della terapia (diminuzione dell’appetito, nausea, vomito o ulcere alla bocca) possono impedirvi di seguire una dieta corretta.
Il medico, il dietologo o gli specialisti che vi seguono possono suggerirvi come soddisfare le vostre esigenze nutrizionali.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Quali sono i sintomi del tumore all'utero? Come si manifesta?
Si muore?
Si vede con un'ecografia interna?
Ho paura di avere un tumore all'utero, quali sintomi devo tenere in considerazione?
Qual è la relazione tra HPV e il rischio di tumore cervicale?
Cosa fare in caso di rigonfiamenti o anomalie nelle aree inguinali?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.