Tumore alla vagina: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

Il tumore vaginale è una rara forma di cancro che può colpire qualsiasi punto della vagina, il canale che collega l’utero alla vulva, dove si osserva l’apertura verso l’ambiente esterno.

Il cancro vaginale è quasi sempre causato da un’infezione da papillomavirus umano (HPV).

Quando la scoperta e successiva diagnosi avviene nelle fasi iniziali la prognosi è molto buona, mentre tutto è più complicato qualora si tratti di uno stadio già avanzato e diffuso mediante metastasi in altre parti dell’organismo.

Anatomia semplificata dell'utero

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Cause

Più della metà di tutti i tumori vaginali sono causati da un’infezione da papillomavirus umano (HPV), che è possibile contrarre attraverso rapporti sessuali (vaginali, anali ed orali) e più in generale qualsiasi contatto da mucose genitali (anche se indiretti, ad esempio tramite condivisione di giocattoli sessuali).

Le due principali forme di tumore vaginale sono:

  • Carcinoma a cellule squamose, un tumore che nasce nelle cellule che rivestono l’interno della vagina e che in genere prende origine da una lesione precancerosa (VAIN, dall’inglese vaginal intraepithelial neoplasia) che può in seguito diventare tumore anche a distanza di parecchi anni; è il più comune e ha una ridotta probabilità di metastasi (comunque possibili);
  • Adenocarcinoma: si tratta di un tumore delle cellule ghiandolari responsabili della produzione di muco cervicale; ha maggior probabilità di innescare metastasi.

Meno comuni i melanomi e i sarcomi.

Fattori di rischio

Tra i più importanti fattori di rischio associati allo sviluppo di tumori vaginali si annoverano:

  • Età: Il rischio di cancro vaginale aumenta con l’età (con la maggior parte dei casi diagnosticati in donne con più di 60-70 anni)
  • Lesioni precancerose (come la VIN, neoplasia intraepiteliale vulvare)
  • Fumo (rischio doppio, secondo l’AIRC) ed alcool
  • Depressione del sistema immunitario (ad esempio a causa dell’HIV)
  • Esposizione materna al DES (il dietilstilbestrolo è un farmaco usato fino ai primi anni ’70 per prevenire l’aborto spontaneo, ma che purtroppo espone la figlia ad un aumentato rischio di sviluppo di adenocarcinoma)
  • Precedente di tumore cervicale
  • Prolasso uterino
  • Isterectomia (asportazione dell’utero) subita per la presenza di un tumore (benigno o maligno)
  • Infezioni da HPV, che è a sua volta favorita da
    • Partner sessuali multipli
    • Età precoce al primo rapporto

Sintomi

Purtroppo nelle fasi iniziali il tumore potrebbe passare inosservato, ma quando presenti i principali sintomi comprendono in genere lo sviluppo di

  • una tumefazione, come un nodulo nella vagina
  • oppure ulcere od altri cambiamenti di pelle o mucosa (intorno o dentro  alla vagina).

Possono inoltre comparire:

Metastasi

Il tumore vaginale potrebbe diffondersi mediante metastasi a:

  • polmoni
  • fegato
  • ossa
  • pelle
  • linfonodi.

Sopravvivenza

La sopravvivenza media a 5 anni a seguito di diagnosi di tumore vaginale è del 50% circa, ma ampiamente variabile in relazione al grado di diffusione del tumore:

  • tumore localizzato (nessuna metastasi): 66%
  • diffusione regionale (ad esempio linfonodi circostanti): 54%
  • diffusione a distanza: 24%.

Diagnosi

L’esame di elezione per la diagnosi di un tumore vaginale è la colposcopia, approccio NON invasivo che consente al ginecologo di visualizzare con un apposito strumento la mucosa vaginale alla ricerca di lesioni od altre alterazioni sospette.

La colposcopia potrebbe seguire il rilievo di anomalie emerse durante la visita o risultati positivi a PAP-test e/o HPV-test, i due test promossi anche a livello di screening della popolazione per la diagnosi precoce di infezioni da HPV virus.

La colposcopia di per sé non è più fastidiosa di una normale visita ginecologica e, in caso di scoperta di lesioni atipiche, potrebbe indurre lo specialista a suggerire una biopsia; la biopsia è un esame più invasivo e minimamente doloroso che consiste nel prelievo di un piccolo campione del tessuto anomalo che verrà poi analizzato in laboratorio per la diagnosi di conferma.

Dopo la diagnosi di tumore vaginale è necessario caratterizzarne lo stadio, a questo scopo potrebbero essere richiesti esami di imaging per valutare un’eventuale diffusione di metastasi:

Prevenzione

La vaccinazione contro l’HPV è la strategia di prevenzione più efficace verso lo sviluppo di tumore vaginale, ma anche uno stile di vita sano volto a mantenere un’elevata efficacia del sistema immunitario può risultare determinante (tra cui smettere di fumare, che ha un effetto diretto di prevenzione).

Cura

Il trattamento del tumore vaginale dipende da fattori quali:

  • dimensioni, tipologia e localizzazione
  • diffusione del tumore
  • stato di salute generale.

Il trattamento di elezione consiste nella radioterapia, in alcune donne la chirurgia e meno comunemente chemioterapia.

Radioterapia

 

La radioterapia è un trattamento che si serve di radiazioni per uccidere le cellule tumorali (od almeno impedirne la crescita); a livello vaginale può essere applicata con due diversi approcci:

  • radioterapia esterna, mediante un dispositivo che invia radiazioni mirate ai tessuti da trattare;
  • radioterapia interna (ad esempio in forma di brachiterapia), basata invece sull’utilizzo di una sostanza radioattiva posizionata direttamente vicino al tumore mediante piccoli semi, fili, …

Oltre che a scopo terapeutico può anche essere utilizzata a scopo palliativo, per alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita della paziente.

Chirurgia

La chirurgia rappresenta un’eccellente scelta terapeutica quando il tumore non si sia ancora diffuso; rispetto al passato esiste ad oggi anche una maggior attenzione a ridurre l’invasività dell’intervento, che può beneficiare anche di approcci recenti come il laser (sebbene in alcune pazienti possa essere ancora necessario un approccio più tradizionale di escissione del tumore o, nei casi più severi, la completa asportazione della vagina).

In alcune pazienti selezionate è infine purtroppo necessario ricorrere alla rimozione di vagina ed altri organi pelvici (vescica, ovaie, utero, vagina, retto e la parte inferiore del colon).

In contemporanea si può valutare la possibilità di rimuovere anche i linfonodi circostanti (inguinali), talvolta anche solo a scopo cautelativo.

A seconda dell’approccio necessario verranno poi programmate e praticati ulteriori operazioni di ricostruzione, che consentano ad esempio una ripresa dei rapporti sessuali (seppure con alcune differenze di sensazione rispetto a prima).

 

Chemioterapia

La chemioterapia è un trattamento farmacologico che utilizza principi attivi volti a fermare la crescita delle cellule tumorali, uccidendole od inibendo la proliferazione. Nel caso del tumore alla vagina può essere sistemica o locale, mediante l’applicazione di creme.

Questo approccio è in genere limitato ai casi più gravi, allo scopo di di ridurre i sintomi.

Fonti e bibliografia

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