Volvolo intestinale: cause, sintomi e cura

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Introduzione

Con il termine di volvolo si intende la rotazione di un viscere attorno al proprio asse, un evento che solitamente viene a verificarsi a carico dei visceri addominali.

Il rischio principale, nel momento in cui un organo “ruota” effettivamente su sé stesso, è rappresentato dalla compromissione della componente vascolare, perché “l’attorcigliamento” vero e proprio dei vasi (vene ed arterie) può determinare:

  • Compressione dei vasi venosi: sono i primi a rimanere compressi, poiché la pressione del sangue al loro interno è di gran lunga inferiore e pertanto sono considerati dei vasi facilmente comprimibili con una forza applicata dall’esterno). L’occlusione venosa comporta un ristagno di sangue a monte ed un accumulo di cataboliti che non riescono più ad essere smaltiti in modo efficace.
  • Compressione dei vasi arteriosi: tale fenomeno è secondario al precedente, poiché la pressione interna delle arterie è maggiore rispetto alle vene e pertanto riescono a resistere più a lungo nei confronti di una pressione ab estrinseco). L’occlusione arteriosa determina però a questo punto la mancata ossigenazione dei tessuti e la conseguente sofferenza ischemica di questi ultimi.

La sintomatologia può essere aspecifica, ma verosimilmente è rappresentata da una sintomatologia acuta costituita da

  • dolore intenso,
  • malessere generalizzato
  • e contestualmente altre manifestazioni localizzate più o meno intense.

La diagnosi inizia con il sospetto clinico, laddove il paziente presenta un addome acuto, a seguire alcuni esami strumentali possono ovviamente aiutare a guidare dal sospetto alla diagnosi ed alla successiva risoluzione terapeutica, che è ovviamente di tipo chirurgico.

La tempestività con cui avviene la risoluzione del quadro clinico è determinante nel consentire di salvare quanto più tessuto possibile.

Rappresentazione grafica di un volvolo intestinale

iStock.com/nmfotograf

Richiami di anatomia

L’intestino umano è una struttura particolarmente complessa, sia dal punto di vista anatomico che funzionale. Essenzialmente può essere suddiviso in due porzioni distinte:

  • Intestino tenue, rappresentante il primo tratto che origina direttamente dallo stomaco e che si continua inferiormente poi con il crasso;
  • Intestino crasso, anche detto “grosso intestino”, che dal tenue prosegue fino alla parte terminale dell’intestino ed al suo collegamento con l’esterno attraverso lo sfintere anale.

Le due struttura, intestino tenue e crasso, possono poi essere ulteriormente suddivise in ulteriori porzioni caratterizzate da funzioni differenti; il tenue comprende:

  • duodeno,
  • digiuno,
  • ileo.

La sua funzione, essendo collocato nel complesso all’inizio del tubo digestivo, è essenzialmente quella di proseguire il processo di assorbimento già iniziato a livello dello stomaco, mano a mano che il cibo viene digerito e ridotto ai suoi nutrienti essenziali. La sua struttura pertanto è finalizzata, oltre che alla digestione, all’assorbimento delle sostanze nutritive.

Il crasso invece è costituito da:

  • cieco,
  • colon ascendente, discendente e trasverso,
  • retto.

La sua funzione, a parte un residuale assorbimento, diventa essenzialmente quella di compattare le feci (principalmente attraverso il riassorbimento dei liquidi) e spingerle fino alla fine dell’intestino dove, attraverso lo sfintere anale, verranno infine espulse all’esterno.

Tenue e Crasso sono tra loro collegati grazie alla valvola ileo-cecale, la cui funzione e continenza risulta essenziale.

All’interno della struttura intestinale vive inoltre una ricca flora batterica intestinale propria di tutti gli organismi e differente da un individuo all’altro, che aiuta la digestione ed il mantenimento di un corretto equilibrio omeostatico.

Cause

Il rischio di “torsione” di un organo attorno al proprio asse è strettamente correlato a

  • anatomia dell’organo stesso, in altre parole alcune conformazioni anatomiche possono predisporre più di altre a tale evento),
  • localizzazione,
  • strutture circostanti,
  • meccanismi di fissità che ancorano tale organo ai tessuti adiacenti e circostanti.

Per quel che riguarda l’intestino ovviamente il rischio di torsione è di base aumentato dalla sua conformazione anatomica: un lungo tubo ripiegato su se stesso ed in costante movimento, seppur minimo ed impercettibile senza l’aiuto di strumentazione adeguata.

Ovviamente non tutti gli individui sono esposti al rischio di volvolo intestinale allo stesso modo, poiché intervengono particolari situazioni in cui la condizione ha più probabilità di verificarsi.

L’intestino possiede comunque meccanismi specifici di fissità che lo ancorano alla parete addominale ed alle strutture circostanti: mesi e legamenti: queste strutture connettivali servono a limitare il movimento libero delle anse intestinali ed il loro rischio di incarcerarsi in soluzioni di continuo (come accade nelle ernie) o di “torcersi” su se stesse, situazione in cui il rischio più rilevante è rappresentato dalla compromissione vascolare.

L’assenza di afflusso arterioso comporta per i tessuti una sofferenza “ischemica” (ovvero da mancanza di ossigeno) e pertanto la produzione sempre di maggior prodotti di scarto; in assenza di un valido rifornimento di ossigeno, inoltre, le cellule per poter sopravvivere attivano un metabolismo anaerobio (ovvero per il quale non serve ossigeno per produrre energia). Tale metabolismo instaura quindi un loop vizioso per cui i prodotti tossici si accumulando sempre più e, contestualmente, il blocco della circolazione venosa determina un accumulo di questi cataboliti che non possono essere smaltiti.

Qualora il circolo non venga ripristinato si verifica inizialmente ischemia e successivamente necrosi (un vero e proprio infarto d’organo); se nel primo caso si tratta di un meccanismo in parte reversibile, la necrosi è al contrario un evento che causa la morte definitiva del tessuto che ne viene interessato (intestino nel caso di volvolo intestinale).

Fattori di rischio

I fattori di rischio per il volvolo intestinale comprendono:

  • difetti congeniti,
  • malattia di Hirschsprung,
  • dimensioni atipiche del colon,
  • gravidanza,
  • aderenze addominali.

Sintomi

La clinica, purtroppo poco specifica, è quella di un addome acuto: se da un lato ovviamente mette in allarme medico e paziente su un evento le cui tempistiche di evoluzione potrebbero essere molto rapide, dall’altra può andare in diagnosi differenziale con molte altre condizioni (viene cioè potenzialmente e facilmente confuso con altri disturbi).

In caso di volvolo intestinale il paziente solitamente accusa i seguenti sintomi:

  • intenso dolore addominale,
  • addome a tavola, teso, dolente e dolorabile alla palpazione sia superficiale che profonda,
  • gonfiore addominale,
  • vomito,
  • stitichezza,
  • feci con sangue,
  • ipotensione (pressione bassa),
  • aumento della frequenza cardiaca (tachicardia),
  • aumento della frequenza respiratoria (tachipnea),
  • polso debole (lo diventerà sempre di più qualora la situazione non venga risolta in maniera rapida e comporti quindi una possibile condizione di shock),
  • malessere generalizzato,
  • febbricola,
  • sudorazione periferica.

L’inizio dei sintomi può essere graduale o rapido.

Il dolore addominale non mostra sempre una localizzazione definita, molto più spesso viene in genere riferita sulla parete addominale a seconda del decorso delle fibre nervose corrispondenti ed eventualmente irradiato (per meccanismi di rapida infiammazione) anche ad organi e strutture circostanti. L’entità può essere così rilevante che addirittura il paziente, in corso di addome acuto, assume solitamente posizione di difesa quando sdraiato sul lettino.

Complicazioni

Oltre al rischio di necrosi del tessuto interessato, ossia di morte dello stesso a causa di un infarto intestinale, una temibile complicanza del volvolo intestinale è rappresentata dalla sovradistensione del viscere con rischio di perforazione e successivo spandimento in addome del contenuto intestinale (in questo caso particolarmente rischioso poiché il materiale digerito comincia a diventare materiale fecaloide e ne deriva pertanto un alto rischio di peritonite batterica/fecaloide con rischio di successiva sepsi generalizzata).

Diagnosi

La diagnosi di volvolo intestinale è un’emergenza medica che richiede un approccio coordinato e tempestivo. Il fattore tempo è cruciale: individuare precocemente la torsione può fare la differenza tra una semplice manovra risolutiva e la necessità di asportare ampi tratti di intestino necrotico. Il percorso diagnostico moderno integra l’esame clinico con tecnologie di imaging avanzate per confermare il sospetto e valutare lo stato della vascolarizzazione.

Esame clinico e anamnesi

Il medico valuta inizialmente la stabilità emodinamica del paziente e la natura del dolore. Segni come la distensione addominale asimmetrica, la scomparsa dei rumori intestinali (segno di occlusione) e il dolore che peggiora drasticamente alla palpazione o al rilascio sono indicatori critici. Durante l’anamnesi si indagano precedenti interventi chirurgici addominali, episodi simili risolti spontaneamente o condizioni congenite note.

Imaging radiologico

La diagnostica per immagini rappresenta il pilastro fondamentale per la conferma del volvolo:

  • TAC addome con mezzo di contrasto: È considerato oggi il gold standard internazionale. La tomografia computerizzata multidetettore (MDCT) permette di visualizzare il “segno del vortice” (whirl sign), causato dalla torsione del mesentere e dei vasi attorno al punto di occlusione. Consente inoltre di identificare segni precoci di sofferenza ischemica della parete intestinale e la presenza di aria libera, segno di una perforazione in atto.
  • Radiografia dell’addome (diretta addome): Sebbene meno precisa della TAC, può mostrare segni caratteristici come il “segno del chicco di caffè” (tipico del volvolo del colon sigmoideo), una grossa ansa intestinale distesa che occupa gran parte dell’addome.
  • Ecografia addominale: Utilizzata prevalentemente in ambito pediatrico per il sospetto di malrotazione e volvolo del tenue, o come primo screening rapido in emergenza per individuare versamenti o movimenti intestinali anomali.

Esami di laboratorio

I prelievi ematici completano il quadro diagnostico, sebbene i parametri possano inizialmente risultare normali. I biomarcatori più rilevanti includono:

  • Lattati sierici: Un aumento del livello di acido lattico nel sangue è un segnale d’allarme per l’ischemia intestinale.
  • Leucocitosi: Un aumento dei globuli bianchi suggerisce un’infiammazione intensa o l’inizio di una necrosi.
  • Elettroliti e funzionalità renale: Necessari per valutare lo stato di disidratazione e lo squilibrio metabolico causato dal vomito e dal sequestro di liquidi nell’intestino occluso.

Cura

L’obiettivo primario della terapia è il ripristino immediato del flusso sanguigno al viscere e la risoluzione dell’ostruzione intestinale. Il trattamento varia in base alla localizzazione del volvolo (tenue, cieco o sigma) e alle condizioni cliniche del paziente al momento dell’arrivo in ospedale.

Stabilizzazione del paziente

Prima di qualsiasi manovra correttiva, il paziente viene stabilizzato attraverso:

  • Reintegrazione dei liquidi e degli elettroliti per via endovenosa.
  • Posizionamento di un sondino naso-gastrico per decomprimere lo stomaco e ridurre il rischio di aspirazione del vomito.
  • Terapia antibiotica ad ampio spettro se si sospetta una sofferenza ischemica o una contaminazione batterica.

Opzioni terapeutiche e approcci chirurgici

A seconda del caso clinico, l’équipe medica può optare per diverse strategie:

  • Decompressione endoscopica: In caso di volvolo del colon sigmoideo senza segni di peritonite o necrosi, si può tentare una detorsione tramite sigmoidoscopia o colonscopia. Questa procedura permette di liberare i gas e il contenuto fecale, risolvendo l’emergenza acuta. Tuttavia, poiché il rischio di recidiva è molto alto (fino al 60-70%), solitamente viene programmato un intervento chirurgico definitivo in un secondo momento.
  • Detorsione chirurgica (Laparoscopia o Laparotomia): Se l’intestino è ancora vitale, il chirurgo “srotola” manualmente l’ansa. In alcuni casi, si procede alla fissazione del viscere alla parete addominale (pessi) per prevenire rotazioni future.
  • Resezione intestinale: Se durante l’intervento il tessuto appare necrotico (morto) o non riprende colore dopo la detorsione, la rimozione della parte danneggiata è indispensabile. A seconda delle condizioni locali, le parti sane possono essere unite immediatamente (anastomosi) o può essere necessaria una stomia temporanea (un’apertura artificiale sulla parete addominale per la fuoriuscita delle feci).

Recupero e stile di vita

Il post-operatorio richiede una ripresa graduale delle funzioni intestinali. Il supporto nutrizionale è fondamentale, specialmente se è stato rimosso un tratto significativo di intestino.

  • Alimentazione: Inizialmente basata su liquidi, l’alimentazione evolve verso una dieta a basso residuo di fibre per non affaticare le suture intestinali, per poi tornare progressivamente a un regime equilibrato. Se la resezione è stata ampia, potrebbe essere necessario integrare vitamine o minerali specifici.
  • Idratazione: È essenziale mantenere un apporto idrico costante per prevenire la stitichezza, che potrebbe aumentare la pressione endoluminale.
  • Attività fisica: Una mobilizzazione precoce (camminare già nei primi giorni dopo l’intervento) aiuta a prevenire le aderenze post-operatorie e stimola la normale motilità (peristalsi).

Prevenzione

Non vi sono condizione e comportamenti che possano aiutare a prevenire una condizione come il volvolo, essendo spesso un evento meccanico, improvviso e multifattoriale (in cui oltretutto gioca molto una predisposizione intrinseca dei tessuti del paziente e del suo vissuto).

La raccomandazione più importante risulta essere la rapida identificazione, sia da parte del paziente (prima) che del medico (poi) di segni e sintomi di eventuale allarme.

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