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Cos’è il norovirus?
I norovirus sono virus molto contagiosi che causano gastroenterite acuta; questo virus appartiene alla famiglia Caliciviridae ed è la più comune causa dei cosiddetti casi di “virus intestinale” o “influenza intestinale” (anche se privo di relazione con il virus dell’influenza).
I sintomi principali dell’infezione da norovirus includono:
- Nausea improvvisa
- Vomito frequente
- Diarrea acquosa
- Crampi addominali
Alcune persone possono anche sperimentare febbre lieve, mal di testa e dolori muscolari. Questi sintomi di solito si manifestano da 12 a 48 ore dopo l’esposizione al virus e durano generalmente da uno a tre giorni.
Il norovirus si diffonde con grande facilità, principalmente attraverso:
- Contatto diretto con persone infette
- Consumo di cibo o acqua contaminati
- Contatto con superfici contaminate
Il virus è particolarmente problematico in ambienti chiusi e affollati come scuole, ospedali, case di riposo e navi da crociera. La sua diffusione è più comune durante i mesi invernali.
Per prevenire la diffusione del norovirus, è fondamentale:
- Lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone
- Pulire e disinfettare accuratamente le superfici
- Evitare di preparare cibo per altri quando si è malati
- Lavare frutta e verdura prima del consumo.
Non esiste un trattamento antivirale specifico per l’infezione da norovirus. La gestione si concentra soprattutto sulla reidratazione. Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero ospedaliero per somministrare liquidi per via endovenosa.
La maggior parte delle persone guarisce completamente senza complicazioni. Tuttavia, anziani, bambini piccoli, persone con malattie croniche e pazienti con sistema immunitario compromesso possono essere a rischio di disidratazione grave.
Norovirus negli alimenti
- I norovirus resistono al congelamento e possono sopravvivere a riscaldamenti fino a circa 60°C.
- La cottura rapida a vapore potrebbe non essere sufficiente per eliminare il virus.
- Gli alimenti contaminati possono apparire normali, senza alterazioni di odore e sapore.
- In caso di dubbio si consiglia di eliminare gli alimenti potenzialmente contaminati.
Virus di Norwalk
Il norovirus fu identificato per la prima volta nel 1968 durante un’epidemia di gastroenterite che colpì una scuola elementare nella città di Norwalk, nell’Ohio (Stati Uniti).
L’epidemia coinvolse molti studenti e insegnanti della Bronson Elementary School di Norwalk, e fu studiata da Albert Kapikian e suoi colleghi ai National Institutes of Health. Usando il microscopio elettronico, riuscirono a identificare per la prima volta questo virus nelle feci dei pazienti malati nel 1972.
Questo primo virus identificato divenne noto come “virus di Norwalk” o “agente Norwalk”, dal nome della città dove fu scoperto. Successivamente, si scoprì che esistevano molti virus simili, che furono classificati nella famiglia dei Caliciviridae e nel genere Norovirus.
Oggi il termine “norovirus” è diventato il nome comune per riferirsi a tutto questo gruppo di virus, mentre “virus di Norwalk” si riferisce tecnicamente solo al primo ceppo identificato (ora classificato come genotipo GI.1). È interessante notare come spesso in virologia i nomi dei virus derivino dai luoghi dove vengono scoperti o identificati per la prima volta.
Come si prende il norovirus?
L’infezione da norovirus può essere contratta ingerendo involontariamente minuscole particelle di feci o vomito di una persona infetta.
Una persona affetta da norovirus può espellere miliardi di particelle virali, invisibili a occhio nudo, e bastano davvero poche di queste particelle per contagiare altre persone attraverso:
- Contagio diretto: la trasmissione avviene soprattutto quando particelle provenienti da feci o vomito raggiungono la bocca attraverso mani, oggetti o contatti ravvicinati. Durante il vomito possono inoltre formarsi minuscole goccioline che contaminano le superfici circostanti o, più raramente, vengono ingerite dalle persone vicine.
- Alimenti. Il virus può diffondersi attraverso il cibo quando:
- Una persona infetta maneggia gli alimenti senza essersi prima lavata le mani.
- Il cibo entra in contatto con superfici, utensili o mani contaminati da particelle di feci o vomito.
- Gli alimenti sono coltivati o irrigati con acqua contaminata, come può accadere con ostriche, frutta e verdura.
- Acqua. L’acqua potabile o ricreativa, comprese le piscine, può essere contaminata:
- Alla fonte, ad esempio per infiltrazioni provenienti da fosse settiche.
- Quando una persona infetta vomita o defeca nell’acqua.
- In caso di trattamento inadeguato, come una disinfezione insufficiente.
- Superfici. Il virus si diffonde attraverso:
- Contatto diretto con superfici toccate da persone infette.
- Deposito di alimenti, acqua o oggetti contaminati sulle superfici.
- Dispersione di goccioline durante il vomito.
- Contaminazione da feci o diarrea di persone infette.
Fattori di rischio
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità le ricerche hanno evidenziato che molti contagi avvengono attraverso l’ingestione di cibi o liquidi contaminati dal virus. Gli alimenti possono essere contaminati sin dall’origine, ad esempio quando frutti di mare, specialmente le ostriche, ortaggi freschi o frutti di bosco entrano in contatto con acque inquinate.
Numerosi episodi di diffusione del virus sono stati ricondotti a serbatoi d’acqua, impianti natatori o fontane contaminate.
Si sono verificati anche diversi focolai causati dal consumo di pietanze manipolate da operatori del settore alimentare, come produttori, distributori o addetti alla ristorazione, portatori del virus poco prima che il cibo fosse servito.
Le epidemie sono frequentemente collegate all’assunzione di frutti di mare non cotti, insalate, frutti di bosco, acqua non potabile, piatti freddi, germogli, erbe aromatiche e spezie contaminate.
Periodo di contagiosità
Un paziente è più contagioso:
- Durante la fase sintomatica, specialmente in presenza di vomito.
- Nei primi giorni dopo la remissione dei sintomi.
Il virus può continuare a essere eliminato con le feci per due settimane o più dopo la guarigione. La presenza di materiale genetico virale nelle feci non permette però di stabilire con certezza per quanto tempo la persona rimanga effettivamente contagiosa. È quindi importante continuare a curare scrupolosamente l’igiene delle mani.
Si può riprendere più volte?
Purtroppo sì. È possibile contrarre l’infezione da norovirus molte volte nella vita perché esistono numerosi tipi di norovirus e l’infezione causata da uno di essi non garantisce protezione contro gli altri. Anche la durata dell’immunità verso lo stesso tipo non è definita con certezza e può essere limitata.
Norovirus nell’acqua?
I norovirus possono contaminare diverse fonti idriche, tra cui:
- Acqua potabile
- Acque ricreative, come piscine, laghi, fiumi e spiagge
- Pozzi privati
L’acqua può essere contaminata in vari modi:
- Alla fonte, ad esempio quando una fossa settica perde e contamina un pozzo
- Quando una persona infetta vomita o defeca nell’acqua
- In caso di trattamento inadeguato dell’acqua, come una disinfezione insufficiente
Il norovirus può persistere nell’acqua per lunghi periodi, specialmente se l’acqua è fredda, e anche piccole quantità possono causare infezioni.
Incubazione
L’incubazione, ovvero il tempo che trascorre tra il contagio e la comparsa dei sintomi, è in genere compreso tra 12 e 48 ore.
Sintomi del norovirus

Shutterstock/New Africa
Tra i sintomi più comuni di norovirus figurano:
- diarrea acquosa, in genere senza sangue,
- nausea,
- vomito,
- mal di stomaco e crampi.
Possono inoltre comparire:
- brividi e febbre lieve,
- mal di testa
- e dolori muscolari.
Sintomi nei bambini
I sintomi nei bambini sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli degli adulti, ovvero nausea, diarrea, vomito e possibile mal di pancia e malessere. Secondo il manuale MSD nei bambini il vomito tende a essere particolarmente frequente.
Quanto dura?
La maggior parte delle persone infette da norovirus migliora entro 1 o 3 giorni, ma può continuare a eliminare il virus con le feci anche dopo la scomparsa dei sintomi.
Diagnosi
Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica, cioè viene formulata dal medico in base ai sintomi e alle circostanze in cui sono comparsi. Un esordio improvviso con vomito, nausea, crampi e diarrea acquosa senza sangue, soprattutto quando altre persone vicine presentano disturbi simili, può suggerire una gastroenterite da norovirus.
Durante la valutazione il medico raccoglie informazioni sulla durata e sulla frequenza di vomito e diarrea, sugli alimenti consumati, sui viaggi recenti, sui contatti con persone malate e sull’eventuale presenza di casi in famiglia, a scuola, sul luogo di lavoro o in una struttura assistenziale. Sono importanti anche l’età, le malattie già presenti, i farmaci assunti e una possibile gravidanza.
L’esame obiettivo serve soprattutto a valutare la gravità della disidratazione. Il medico può controllare stato di vigilanza, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, produzione di urina, umidità della bocca e, nei bambini, presenza di lacrime e condizioni generali. Viene inoltre esaminato l’addome per escludere cause che richiedano accertamenti urgenti.
Nei casi lievi e con decorso tipico non sono normalmente necessari esami del sangue, esami delle feci o indagini strumentali. Identificare con precisione il virus, infatti, raramente modifica la cura del singolo paziente.
La ricerca del norovirus nelle feci, in genere mediante test molecolari come la RT-PCR, può essere indicata:
- durante focolai in ospedali, scuole, case di riposo, ristoranti o altre comunità;
- quando è necessario chiarire l’origine di numerosi casi collegati;
- nei pazienti immunodepressi o con sintomi gravi, persistenti o atipici;
- quando il risultato è utile per decisioni cliniche o di sanità pubblica.
I test antigenici rapidi sono generalmente meno affidabili dei test molecolari e non sono raccomandati come esame di routine nel singolo paziente. Anche un test molecolare positivo deve essere interpretato insieme ai sintomi, perché il materiale genetico del virus può rimanere rilevabile dopo la guarigione.
Gli esami del sangue, compresi elettroliti e funzionalità renale, sono riservati soprattutto a persone con disidratazione importante, malattie croniche, alterazione dello stato di coscienza o necessità di ricovero. Ecografie, radiografie e altri esami di imaging non servono normalmente per diagnosticare il norovirus, ma possono essere richiesti quando il dolore è intenso o localizzato e occorre escludere appendicite, occlusione intestinale o altre patologie.
Sangue nelle feci, febbre alta, dolore addominale marcato, diarrea prolungata, recente assunzione di antibiotici o viaggi in aree a rischio rendono necessario considerare altre cause, comprese infezioni batteriche o parassitarie. In queste situazioni il medico può prescrivere esami delle feci più ampi. Una valutazione specialistica può essere necessaria nei pazienti immunodepressi, nei casi persistenti o quando la diagnosi rimane incerta.
Quando preoccuparsi?
I pazienti colpiti potrebbero essere particolarmente provati e debilitati dall’infezione, in conseguenza di numerosi episodi di vomito e diarrea; la continua perdita di liquidi può predisporre allo sviluppo di disidratazione, la principale complicazione legata al virus.
A maggior rischio sono i bambini piccoli, gli anziani, le persone immunodepresse e i pazienti con malattie renali, cardiache o altre condizioni croniche.
I sintomi della disidratazione annoverano:
- Ridotta produzione di urina e pannolini asciutti nei bambini
- Secchezza della bocca e della gola
- Sensazione di vertigini quando ci si alza
- Pianto con poche o nessuna lacrima
- Sonnolenza o agitazione insolita.
Rivolgersi al medico se:
- i sintomi persistono oltre 3 giorni o stanno peggiorando;
- non si riescono a trattenere liquidi;
- si manifestano segni di disidratazione importante;
- compare sangue nelle feci;
- compare febbre alta;
- il dolore addominale è intenso, continuo o localizzato;
- il paziente è molto sonnolento, confuso o difficile da svegliare.
Per un neonato o un lattante è opportuno contattare tempestivamente il pediatra in presenza di vomito o scariche ripetute, difficoltà ad alimentarsi o riduzione dei pannolini bagnati. Nei bambini sotto i 3 mesi una temperatura pari o superiore a 38°C richiede una valutazione medica urgente.
Rimedi
Gli obiettivi della cura sono reintegrare acqua e sali minerali, prevenire o correggere la disidratazione e alleviare i sintomi senza ostacolare la ripresa. Non esistono antivirali approvati in grado di eliminare il norovirus: nella maggior parte dei casi sono sufficienti reidratazione, alimentazione tollerata e riposo.
Reidratazione
Le soluzioni reidratanti orali acquistabili in farmacia rappresentano la prima scelta in caso di perdite dovute a vomito e diarrea. Contengono acqua, zuccheri e sali minerali in proporzioni studiate per favorire l’assorbimento intestinale e sono preferibili alle sole bevande zuccherate o sportive, soprattutto nei bambini, negli anziani e quando sono presenti segni iniziali di disidratazione.
È utile bere spesso e in piccole quantità. Se il vomito continua, si possono offrire pochi sorsi o cucchiaini a intervalli ravvicinati, aumentando gradualmente la quantità quando vengono tollerati. Nei lattanti l’allattamento al seno deve proseguire.
La reidratazione per via endovenosa può essere necessaria in caso di disidratazione grave, shock, alterazione dello stato di coscienza o impossibilità di bere a sufficienza. Nei bambini che non riescono a bere, in ambiente sanitario può essere considerata anche la somministrazione della soluzione reidratante attraverso un sondino nasogastrico.
Farmaci
Gli antibiotici non aiutano a trattare le infezioni da norovirus, perché agiscono contro i batteri e non contro i virus. Devono essere prescritti solo se il medico identifica o sospetta una diversa infezione batterica che li richieda.
I farmaci contro il vomito non sono necessari di routine. Il medico può prescriverli in casi selezionati quando la nausea impedisce la reidratazione. Possono causare effetti indesiderati e alcuni richiedono cautela in presenza di disturbi del ritmo cardiaco, altre malattie o terapie concomitanti.
Negli adulti un antidiarroico può talvolta essere usato per un breve periodo come supporto alla reidratazione, ma non deve essere assunto in presenza di sangue nelle feci, febbre alta, forte dolore addominale o sospetta infezione batterica. I farmaci che rallentano l’intestino non sono raccomandati di routine nei bambini e non devono essere somministrati senza il parere del pediatra.
Non è consigliabile assumere autonomamente farmaci o integratori con l’obiettivo di “bloccare” vomito e diarrea. Anche l’utilità dei probiotici varia in base al prodotto e le evidenze non ne sostengono l’impiego sistematico per il norovirus.
Stile di vita e recupero
Il riposo può aiutare durante la fase più intensa, ma non è necessario rimanere a letto se ci si sente in grado di svolgere attività leggere. È invece importante evitare sforzi, alcol e attività che favoriscano ulteriori perdite di liquidi. Per proteggere gli altri, non si dovrebbero preparare alimenti o assistere persone fragili fino ad almeno 48 ore dopo la completa scomparsa di vomito e diarrea.
Quando serve il medico
È necessario rivolgersi al medico se non si riesce a bere, l’urina diventa molto scarsa, compaiono vertigini marcate, confusione, sangue nelle feci, febbre alta, dolore intenso o sintomi che non migliorano. Bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza, persone immunodepresse e pazienti con malattie renali o cardiache possono avere bisogno di una valutazione più precoce.
Cosa mangiare in caso di norovirus?
Non è necessario seguire una dieta restrittiva né digiunare intenzionalmente. Appena nausea e vomito lo consentono, è possibile riprendere gradualmente l’alimentazione abituale, scegliendo inizialmente cibi semplici e ben tollerati. Nei bambini si raccomanda di continuare l’allattamento e di tornare alla normale alimentazione adatta all’età durante o subito dopo la reidratazione.
Durante la fase acuta può essere più facile consumare piccole porzioni di riso, pasta, pane, patate, minestre, carne magra, pesce, banana o altri alimenti abituali che non aumentino la nausea. Non è necessario eliminare sistematicamente latte o lattosio; una riduzione temporanea può essere valutata con il medico se la diarrea persiste o questi alimenti peggiorano chiaramente i sintomi.
L’aspetto più importante rimane la reidratazione:
- bere frequentemente, a piccoli sorsi, per sostituire i liquidi persi;
- preferire una soluzione reidratante orale in caso di vomito o diarrea ripetuti;
- usare acqua e brodi come integrazione, senza considerarli equivalenti alle soluzioni reidratanti quando le perdite sono importanti;
- evitare bevande molto zuccherate, che possono peggiorare la diarrea, e bevande contenenti caffeina o alcol.
Se ogni tentativo di bere provoca vomito, oppure non si riescono a reintegrare le perdite, è necessario contattare il medico.
Prevenzione
Se sei malato è importante adottare precauzioni per proteggere le altre persone:
- Evita di preparare cibo e maneggiarlo per altre persone.
- Attendi almeno 48 ore dalla scomparsa dei sintomi prima di riprendere queste attività.
- Questa precauzione è particolarmente importante se lavori in ambienti ad alto rischio come ristoranti, scuole, asili nido o strutture di assistenza a lungo termine.
L’igiene delle mani è particolarmente importante sia per proteggere gli altri che sé stessi: è raccomandabile lavarle frequentemente, con acqua e sapone, sfregando per almeno 20 secondi, soprattutto:
- Dopo l’uso del bagno o il cambio di pannolini.
- Prima di mangiare, preparare o maneggiare cibo.
- Prima di assumere o somministrare farmaci.
I disinfettanti per le mani sono poco efficaci contro il norovirus; possono essere usati in aggiunta, ma non sostituiscono il lavaggio con acqua e sapone.
Relativamente alla preparazione degli alimenti è importante:
- Lavare accuratamente frutta e verdura.
- Cuocere accuratamente ostriche e altri molluschi; una rapida cottura a vapore potrebbe non eliminare il norovirus.
- Pulire e igienizzare regolarmente utensili da cucina, taglieri e superfici di lavoro, specialmente dopo aver maneggiato molluschi.
- Separare le ostriche crude dagli altri alimenti nel carrello della spesa, in frigorifero e sui taglieri.
Pulizia e disinfezione delle superfici
Dopo episodi di vomito o diarrea:
- Indossa guanti protettivi.
- Pulisci l’area con salviette di carta e gettale in un sacchetto di plastica.
- Disinfetta seguendo le istruzioni del prodotto utilizzato, verificando che sia indicato come efficace contro il norovirus.
- Per la disinfezione si può usare candeggina diluita. Poiché la concentrazione dei prodotti domestici varia, occorre seguire le istruzioni riportate sull’etichetta per ottenere una soluzione adeguata e non mescolare mai la candeggina con ammoniaca, acidi o altri detergenti.
- Lascia agire il disinfettante per il tempo indicato sull’etichetta, in genere almeno 5 minuti per le soluzioni a base di candeggina.
- Ripulisci l’area con acqua calda e sapone, quando appropriato per la superficie.
- Smaltisci i rifiuti e lavati accuratamente le mani.
Gestione del bucato
- Usa guanti protettivi.
- Rimuovi e lava immediatamente indumenti o biancheria potenzialmente contaminati.
- Maneggia gli oggetti con delicatezza, evitando di scuoterli per non diffondere la contaminazione nell’ambiente.
- Lava gli indumenti con detersivo e acqua calda al ciclo più lungo disponibile, compatibilmente con i materiali dei capi.
- Asciuga in asciugatrice alla massima temperatura consentita dai tessuti.
- Lavati accuratamente le mani dopo aver maneggiato il bucato contaminato.
Fonti e bibliografia
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.