Introduzione
La listeriosi è una grave infezione causata dall’ingestione di alimenti contaminati dal batterio Listeria monocytogenes.
Se in pazienti sani in genere l’infezione non rappresenta né un pericolo né motivo di preoccupazione, la situazione può essere drammaticamente diversa per soggetti fragili, come
- anziani,
- gestanti,
- neonati,
- adulti con sistema immunitario depresso;
in rari casi possono comunque essere colpiti anche pazienti che non presentano questi fattori di rischio.
Il tempo di incubazione, ossia il tempo che intercorre tra il consumo dell’alimento contaminato e lo sviluppo dei sintomi, è variabile, ma in media è di 3 settimane (può tuttavia prolungarsi fino a 70 giorni); sono stati descritti casi di forme relativamente benigne con tempi di comparsa molto più rapidi, intorno alle 12-48 ore.
I sintomi principali sono costituiti da:
- febbre alta,
- brividi,
- mal di testa,
- nausea e vomito.
Il trattamento è fondamentalmente antibiotico, con eventuale ricorso a farmaci sintomatici per dare sollievo ai fastidi.
Attraverso una corretta gestione, conservazione e manipolazione degli alimenti è possibile ridurre drasticamente il rischio di contagio.

iStock.com/Pitju
Cause
Il Listeria monocytogenes è un batterio diffuso nel suolo e nell’acqua: gli animali possono essere portatori del batterio senza ammalarsi e possono fungere da veicolo di contagio in forma di alimenti derivati, come le carni e i prodotti caseari.
Il contagio avviene infatti mediante il consumo di carne, pollame, pesce e prodotti caseari freschi contaminati dalla Listeria monocytogenes, ma il contagio è possibile anche mediante alimenti contaminati conservati o confezionati in condizioni igieniche precarie, oppure consumando verdure contaminate dalla terra o dal letame usato come fertilizzante.
I neonati possono presentare la listeriosi alla nascita se la loro madre ha ingerito alimenti contaminati durante la gravidanza, mentre una persona sana NON in gravidanza è normalmente in grado di consumare alimenti contaminati senza ammalarsi.
Chi è a rischio può prevenire la listeriosi evitando determinati alimenti ad alto rischio e imparando a conservare gli alimenti nel modo corretto.
Trasmissione
La maggior parte dei casi di infezione avviene a seguito del consumo di alimenti contaminati, ma sono stati riferiti rari casi di trasmissione nosocomiale (in ospedale).
Se il batterio Listeria entra in un’azienda alimentare può riuscire a sopravvivere per anni, arrivano quindi nel tempo a contaminare eventualmente i prodotti lavorati.
Il batterio è stato individuato in un’ampia gamma di alimenti crudi, come la carne e le verdure, ma anche in alimenti contaminati dopo la cottura o la trasformazione, come i formaggi molli, le carni trasformate (hot dog e prodotti gastronomici, sia in confezioni sigillate sia in vendita in gastronomia) e il pesce affumicato. Il latte crudo, i formaggi non pastorizzati e gli alimenti a base di latte non pastorizzato sono particolarmente a rischio di contenere il batterio.
La Listeria non sopravvive alla pastorizzazione e alla cottura tuttavia, in alcuni alimenti pronti come gli hot dog e i piatti delle gastronomie, la contaminazione si può verificare dopo la cottura e prima del confezionamento.
Diversamente dalla maggior parte dei batteri la Listeria può crescere e moltiplicarsi anche in alcuni alimenti conservati in frigorifero.
Soggetti a rischio
I gruppi di pazienti più a rischio di sviluppare complicazioni sono:
- Gestanti, che si stimano essere circa 13 volte più a rischio rispetto al resto della popolazione di sviluppare la listeriosi. Circa un caso su sei di listeriosi (17%) si verifica in donne in gravidanza.
- Neonati. I neonati soffrono degli effetti più gravi dell’infezione durante la gravidanza.
- Persone con sistema immunitario indebolito da trapianti o da malattie, terapie o farmaci.
- Pazienti affetti da:
- Pazienti sieropositivi. Sono circa 300 volte più a rischio di contrarre la listeriosi rispetto alle persone con sistema immunitario sano.
- Anziani.
La Listeria colpisce invece molto più raramente i bambini e gli adulti sani, che ancor più raramente si ammalano in modo grave.
Tempo d’incubazione
I sintomi possono comparire da poche ore fino a diverse settimane a seguito del consumo dell’alimento contaminato.
Sintomi
È possibile individuare due forme d’infezione.
La listeriosi non invasiva (gastroenterite febbrile listeriale) è una forma lieve della malattia (gastroenterite) che colpisce soprattutto persone in buona salute. I sintomi sono comuni a quelli della maggior parte delle intossicazioni alimentari, comprendendo quindi febbre e dolori muscolari, in alcuni casi preceduti da diarrea o da altri sintomi gastrointestinali come nausea e vomito. In questi pazienti è raro che venga formalizzata una diagnosi, perché l’infezione tende a risolversi spontaneamente.
I focolai di questa malattia sono in genere legati all’ingestione di alimenti contenenti alte dosi di L. monocytogenes.
Quasi tutti i pazienti a cui viene formalmente diagnosticata la malattia presentano invece un’infezione invasiva, in cui il batterio si diffonde anche in zone diverse dall’apparato digerente; si parla in questo caso di listeriosi invasiva, una forma più grave della malattia che si manifesta in pazienti fragili o comunque ad alto rischio, come ad esempio:
- donne incinte,
- pazienti sottoposti a trattamento oncologico (tumore),
- AIDS,
- pazienti trapiantati,
- anziani e neonati.
Questa forma di malattia è caratterizzata da sintomi gravi e un alto tasso di mortalità (20% -30%). I sintomi includono
- mal di testa,
- mialgia (dolore muscolare),
- setticemia,
- meningite
In gravidanza l’infezione è particolarmente subdola, perché tipicamente le donne incinte avvertono inizialmente solo sintomi lievi, di tipo influenzale.
Quando chiamare il medico
Se il paziente appartiene a una categoria ad alto rischio e avverte sintomi di tipo influenzale entro due mesi dal consumo di alimenti contaminati dovrebbe rivolgersi al medico per le necessarie verifiche; in assenza di sintomi è invece pensiero comune che non siano necessari né esami né terapie, anche se il paziente è ad alto rischio per la listeriosi.
Fa eventualmente eccezione uno stato di gravidanza, che richiede qualche precauzione in più anche solo in caso di sospetta infezione.
Pericoli
Anche con una terapia tempestiva, alcuni casi di listeriosi possono provocare la morte del paziente; le categorie più a rischio sono gli anziani e i pazienti affetti da altri problemi di salute gravi o con sistema immunitario soppresso, dove setticemia e meningite sono le presentazioni cliniche più frequenti.
Gravidanza
Le gestanti hanno un rischio circa 20 volte maggiore di contrarre la listeriosi rispetto agli altri adulti sani e si stima che fino a un terzo dei casi di listeriosi si verifichi in gravidanza.
Le infezioni di listeriosi contratte in gravidanza possono nei casi più gravi provocare
- aborti spontanei,
- parto prematuro
- o infezioni fatali per il neonato.
Se nel primo trimestre la listeriosi può causare l’aborto spontaneo, nel terzo trimestre è la madre a essere esposta ai rischi maggiori, tuttavia i bambini che contraggono infezioni nell’ultima fase della gravidanza possono sviluppare complicazioni molto gravi:
- ritardo mentale,
- paralisi,
- cecità,
- problemi cerebrali, cardiaci o renali.
Nei neonati la Listeria monocytogenes può infine provocare infezioni del sangue e la meningite.
Diagnosi
L’identificazione tempestiva della listeriosi è fondamentale per limitare i danni sistemici, specialmente nelle categorie fragili. Poiché i sintomi iniziali possono essere aspecifici (simili a una comune influenza o gastroenterite), la diagnosi non può basarsi esclusivamente sull’esame clinico ma richiede conferme di laboratorio.
Esami colturali
Il gold standard diagnostico rimane l’isolamento del batterio Listeria monocytogenes da siti corporei normalmente sterili. A seconda del quadro clinico, il medico può richiedere:
- Emocoltura: Il prelievo di sangue è il metodo più comune per rilevare la batteriemia (presenza del batterio nel sangue).
- Esame del liquido cefalorachidiano (LCR): In presenza di segni neurologici o sospetta meningite, si esegue una rachicentesi (puntura lombare) per cercare il batterio o segni di infiammazione nel fluido cerebrospinale.
- Coltura della placenta o del liquido amniotico: In caso di gravidanza con febbre di origine ignota o complicazioni fetali, questi esami sono cruciali per confermare l’infezione materna o neonatale.
Test molecolari (PCR)
L’impiego della PCR (reazione a catena della polimerasi) si è ampiamente diffuso per la diagnosi rapida. Questo test permette di identificare il DNA del batterio direttamente nei campioni biologici in poche ore, accelerando l’inizio della terapia mirata rispetto alle colture tradizionali, che possono richiedere diversi giorni.
Imaging neurologico
Se si sospetta un coinvolgimento del sistema nervoso centrale (come un’encefalite o un ascesso cerebrale), possono essere prescritti esami di diagnostica per immagini come la Risonanza Magnetica (RM) o la Tomografia Computerizzata (TC) con mezzo di contrasto.
È importante sottolineare che i test sierologici (ricerca di anticorpi nel sangue) non sono considerati affidabili per la diagnosi di listeriosi acuta e non vengono raccomandati nella pratica clinica corrente.
Cura e terapia
Il trattamento della listeriosi ha come obiettivi principali l’eliminazione del batterio dall’organismo, la prevenzione delle complicazioni neurologiche e, nelle donne in gravidanza, la protezione del feto. L’approccio varia in base alla gravità dei sintomi e allo stato di salute generale del paziente.
Terapia antibiotica di prima linea
La listeriosi è un’infezione batterica e richiede obbligatoriamente l’uso di antibiotici. La scelta d’elezione per la maggior parte dei casi invasivi è rappresentata da:
- Ampicillina o Penicillina G: Sono i farmaci di riferimento, somministrati solitamente per via endovenosa in ambito ospedaliero.
- Aminoglicosidi (come la Gentamicina): Spesso aggiunti alla terapia principale per ottenere un effetto sinergico, ovvero una maggiore efficacia combinata nel distruggere il batterio, specialmente nei casi di meningite o setticemia.
È fondamentale notare che le cefalosporine, una classe di antibiotici molto comune, sono intrinsecamente inefficaci contro la Listeria e non devono mai essere utilizzate come terapia unica per questa infezione.
Alternative per pazienti allergici
Per i pazienti allergici alla penicillina, l’alternativa più efficace e raccomandata dalle linee guida è la combinazione di trimethoprim e sulfametossazolo. In casi selezionati o in presenza di ceppi resistenti, il medico può valutare l’uso di altri farmaci come la vancomicina o il linezolid.
Trattamento in gravidanza e nel neonato
In caso di diagnosi in gravidanza, la somministrazione immediata di alte dosi di ampicillina è vitale. Questo trattamento è in grado di attraversare la placenta e può prevenire l’infezione fetale o ridurne drasticamente la gravità. I neonati con listeriosi congenita ricevono cicli prolungati di antibiotici endovenosi e monitoraggio intensivo.
Durata della terapia e recupero
La durata del trattamento dipende dalla localizzazione dell’infezione: può variare da 2 settimane per le forme batteriemiche semplici fino a 3-6 settimane per i casi di meningite o endocardite. Durante la fase acuta, il supporto ospedaliero include l’idratazione endovenosa e il monitoraggio delle funzioni vitali.
Stile di vita e gestione post-infezione
Dopo la dimissione, è essenziale un periodo di riposo per permettere al corpo di recuperare, specialmente se l’infezione ha coinvolto il sistema nervoso. Non sono necessarie diete specifiche post-guarigione, ma è fondamentale un rigoroso rispetto delle norme di igiene alimentare per evitare re-infezioni (poiché l’immunità acquisita non è sempre definitiva). Una particolare attenzione va posta all’idratazione e al monitoraggio di eventuali segni di recidiva, che richiedono un immediato consulto medico.
Prevenzione e cottura
Le linee guida generali per la prevenzione della listeriosi sono simili a quelle usate per gli altri tipi di contaminazione alimentare come la salmonellosi.
Inoltre ci sono consigli specifici per le persone ad alto rischio per la listeriosi.
Consigli della FDA per il lavaggio e il trattamento degli alimenti
- Risciacquate accuratamente tutti i prodotti crudi, come la frutta e la verdura, sotto l’acqua del rubinetto prima di mangiarli, tagliarli o cuocerli. Anche se avete intenzione di sbucciarli o pelarli, prima vi consigliamo di lavarli.
- Strofinate la frutta e la verdura dura comprata al supermercato, come i meloni e le zucche, con una spazzola pulita.
- Asciugatele con un asciugamano pulito o con lo scottex.
- Tenete lontani la carne e il pollame crudi dalla verdure, dagli alimenti cotti e da quelli comprati in gastronomia.
- Tenete pulite e sicure la cucina e la casa.
- Lavate le mani, i coltelli, le superfici e i taglieri dopo aver maneggiato e preparato gli alimenti crudi.
- Ricordate che la Listeria monocytogenes può crescere anche negli alimenti in frigorifero. Usate un termometro, ad esempio quello del frigo, per controllare la temperatura interna. Il frigo dovrebbe essere tenuto a una temperatura inferiore ai 4 °C e il freezer a una temperatura inferiore ai -17 °C.
- Pulite immediatamente il frigo quando c’è qualcosa che cola: prestate particolare attenzione agli hot dog e ai cibi confezionati, alla carne e al pollame crudi.
- Pulite le pareti interne e i ripiani del frigo con acqua calda e sapone liquido, poi risciacquate bene.
- Fate cuocere bene la carne e il pollame.
- Fate cuocere bene tutti gli alimenti di origine animale, ad esempio il vitello, il maiale e le carni bianche, fino a raggiungere una temperatura interna sicura.
- Conservate gli alimenti in condizioni di sicurezza ed usate la regola delle due ore: eliminate gli alimenti lasciati a temperatura ambiente per più di due ore, se la temperatura ambientale supera i 32 °C, il tempo di tolleranza cala a un’ora.
- Consumate gli alimenti precotti o confezionati il prima possibile; non tenete gli alimenti scaduti nel frigorifero; seguite questi consigli per la conservazione nel frigorifero:
- Hot dog: conservate le confezioni aperte per una settimana al massimo e le confezioni chiuse per non più di due settimane.
- Piatti gastronomici e freschi. Conservate in frigorifero le confezioni sigillate per al massimo 2 settimane. Conservate i pacchetti aperti e gli affettati per 3-5 giorni massimo.
- Dividete gli avanzi in piccoli contenitori per farli riscaldare in fretta e bene. Conservateli in contenitori ermetici, oppure copriteli con la pellicola o l’alluminio. Consumateli entro 3-4 giorni.
- Scegliete gli alimenti più sicuri.
- Non bevete il latte crudo (non pastorizzato) e non consumate alimenti che lo contengono.
Tra i consigli per le persone più a rischio, come le gestanti, i pazienti con sistema immunitario compromesso e gli anziani, ricordiamo:
- Carni
- Non consumate gli hot dog, i piatti pronti, gli affettati, i piatti freschi o i salumi fermentati o stagionati a meno che non siano stati cotti a una temperatura interna di 75 °C immediatamente prima di essere serviti.
- Cercate di non far colare liquidi dagli hot dog o dai cibi confezionati su altri alimenti, sugli utensili e sulle superfici di preparazione dei pasti, e lavatevi le mani dopo aver toccato gli hot dog, i piatti pronti e i piatti della gastronomia.
- Fate attenzione alle etichette. Non consumate il pâté fresco o salse fresche a base di carne comprati in gastronomia o al supermercato. Gli alimenti che al supermercato non si trovano nel banco freschi, come il pâté conservato e le salse confezionate a base di carne, sono sicuri: ricordatevi di tenerli in frigorifero una volta aperti.
- Formaggi
- Non consumate i formaggi molli come la feta, il brie, il camembert, il gorgonzola, a meno che sull’etichetta ci sia scritto espressamente “prodotto con latte pastorizzato”. Controllate sempre l’etichetta!
- Pesce
- Non consumate il pesce affumicato in vendita nel banco freschi, a meno che non sia l’ingrediente di un piatto cotto, oppure sia in scatola. Il pesce affumicato in vendita nel banco freschi, come il salmone, la trota, il coregone, il merluzzo, il tonno e il maccarello, spesso è etichettato come: “affumicato” o “essiccato”. Questi tipi di pesce di solito si trovano nel banco frigo dei supermercati e delle gastronomie.
- Il salmone, il tonno e gli altri tipi di pesce in scatola sono sicuri.
- Meloni
- I consumatori e chi prepara i meloni dovrebbero lavarsi le mani con acqua tiepida e sapone per almeno 20 secondi prima e dopo aver maneggiato il melone o l’anguria interi.
- Strofinate la superficie dei meloni e delle angurie con una spazzola pulita sotto l’acqua corrente e asciugateli con un asciugamano pulito o con lo scottex prima di tagliarli. Ricordate di disinfettare la spazzola dopo l’uso, per evitare di trasferire i batteri tra i vari frutti.
- Consumate le angurie e i meloni tagliati il prima possibile, o metteteli in frigorifero il prima possibile. Tenete i meloni e le angurie tagliati in frigorifero a una temperatura massima di 4 gradi (l’ideale sarebbe tenerli a zero gradi al massimo), al massimo per una settimana.
- Non consumate i meloni o le angurie lasciati a temperatura ambiente per più di 4 ore.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.