Introduzione
La sindrome da shock tossico (TSS) è una rara patologia infettiva di origine batterica, che interessa prevalentemente le giovani donne mestruate, poiché spesso connessa all’uso di tamponi vaginali.
Si tratta di una malattia caratterizzata da
- febbre molto alta,
- ipotensione (pressione bassa),
- associati a un caratteristico rash cutaneo,
sintomi causati da una risposta infiammatoria eccessiva, secondaria ad un’infezione da parte di batteri come lo Staphylococcus aureus o Streptococcus pyogenes.
È molto importante dal punto di vista clinico per la sua gravità, può essere infatti gravata da numerose complicanze, fino alla morte, se non trattata tempestivamente.

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Cause
La malattia può insorgere in uomini, donne e bambini di tutte le età, ma la malattia è molto più frequente nelle giovani donne durante il ciclo mestruale, poiché nella gran parte dei casi correlata all’uso di tamponi assorbenti interni.
In passato era una patologia molto più comune, i primi casi sono stati segnalati nel 1978 in un gruppo di bambini; a seguire l’incidenza è aumentata progressivamente, fino agli anni ’80, con successivo progressivo declino della stessa.
Ad oggi si tratta fortunatamente di una patologia molto rara, si stima infatti un’incidenza di soli 0.5 casi su 100.000 abitanti, con un aumento di incidenza fino a 1.5 casi su 100.000 abitanti, nelle donne di età compresa tra 1 13 e 25 anni.
La sindrome dello shock tossico è una malattia causata da un’infezione batterica, scaturita dall’esposizione dell’organismo ad una specifica esotossina, chiamata tossina dello shock tossico (TSST-1), o ad esotossine ad essa correlate (come per esempio le enterotossine B o C). Le esotossine sono delle tossine prodotte dai batteri, e rilasciate all’esterno della parete cellulare batterica, in grado di determinare un danno organico, con diversi meccanismi molecolari, a seconda della tossina in questione.
La TSST-1 e le altre tossine correlate vengono definite “supertossine”, poiché in grado di provocare un’intensa risposta infiammatoria, mediante la forte stimolazione della produzione di numerose citochine pro-infiammatorie. L’importante stato infiammatorio che ne deriva, potrebbe causare un danno di uno o più organi, con disfunzione più o meno grave degli stessi.
La TSST-1 può essere prodotta da due batteri gram-positivi:
- Staphylococcus aureus,
- Streptococcus pyogenes B-emolitico di gruppo A,
ovvero batteri estremamente comuni, appartenenti alla normale flora batterica di cute e mucose.
Staphylococcus aureus
La sindrome da shock tossico causata da S. aureus è in assoluto più frequente. Lo S. aureus è un normale commensale, che abitualmente colonizza cute e mucose, senza arrecare danni all’organismo. Talvolta, tuttavia, questo batterio si “virulenta”, penetrando nel circolo ematico e producendo l’esotossina, che a sua volta causa un’infiammazione eccessiva e generalizzata, danneggiando uno o più organi.
Fattori di rischio
- Uso di tamponi vaginali interni: la causa in assoluto più frequente (70%) è la dismissione nel circolo ematico di batteri a partire dai tamponi vaginali utilizzati durante il ciclo mestruale. L’utilizzo prolungato dello stesso tampone e la sua mancata sostituzione con sufficiente periodicità durante il ciclo mestruale, potrebbe infatti favorire la proliferazione di tali batteri. Inoltre lo stesso tampone, lasciato in sede per tempi prolungati, soprattutto se con un’elevata capacità assorbente, tenderebbe ad irritare le pareti vaginali e quindi a lesionarle, favorendo in questo modo l’ingresso dei batteri nel circolo ematico.
- Diaframmi o spermicidi: più raramente la sindrome può essere causata dall’uso di tali dispositivi.
- Infezioni ginecologiche: talvolta si può presentare a seguito di un’infezione contratta durante il parto (sepsi puerperale), o a seguito di un aborto condotto in maniera non sterile;
- Infezione di una ferita chirurgica, o da focolai d’infezione a carico di altri organi (polmonite, osteomielite, endocardite): è una causa nota, ma molto più rara.
Streptococcus pyogenes
Si tratta di una forma ben più rara di sindrome da shock tossico rispetto alla forma causata da S. aureus, ma di gran lunga più grave e complicata da una mortalità nettamente più elevata, nonostante la corretta terapia.
Fattori di rischio
- infezioni cutanee (fascite necrotizzante): è una delle cause più frequente di TSS.
- Ferite chirurgiche.
- Infezioni virali complicate.
- Traumatismi minori (ad esempio ustioni).
Sintomi
La sindrome da shock tossico è caratterizzata dalla presenza di sintomi a comparsa improvvisa e con rapido deterioramento delle condizioni generali: nell’arco di 48 ore il quadro clinico può precipitare, con la perdita dello stato di coscienza fino alla morte.
Nella gran parte dei casi i primi sintomi compaiono tra il terzo e quinto giorno del ciclo mestruale.
I segni e sintomi più tipici della sindrome da shock tossico sono:
- febbre molto alta (in genere >38°C),
- ipotensione (pressione arteriosa molto bassa <90 mmHg),
- manifestazioni cutanee: rappresentano l’aspetto più tipico della TSS stafilococcica (sono invece assenti nella forma streptococcica). Si assiste alla comparsa di un rash maculopapulare rosso diffuso su tutta la cute, ma soprattutto a livello delle mani e dei piedi, che scompare dopo circa 1-2 settimane, lasciando una caratteristica desquamazione a livello del palmo delle mani e dei piedi.
Accanto a questi segni principali, possono esserci sintomi aggiuntivi:
- Astenia e malessere generale;
- Tachicardia (aumento della frequenza cardiaca oltre i 100 bpm);
- Tachipnea (aumento della frequenza respiratoria oltre i 20 atti/min) o dispnea (difficoltà respiratoria);
- Disturbi oculari:
- edema palpebrale,
- rossore degli occhi;
- Disturbi neurologici:
- cefalea,
- vertigini,
- obnubilamento del sensorio,
- perdita di coscienza;
- Disturbi gastrointestinali, tipicamente nella forma stafilococcica:
- Disturbi dell’apparato muscoloscheletrico:
- Disturbi ginecologici:
Complicazioni
La malattia può evolvere rapidamente, fino all’exitus, a causa di un coinvolgimento infiammatorio generalizzato di tutti gli organi, che ne determina la grave disfunzione. Le complicanze più temibili sono:
- insufficienza respiratoria (soprattutto nella forma streptococcica);
- insufficienza epatica;
- insufficienza cardiocircolatoria;
- insufficienza renale;
- deficit della coagulazione o coagulazione intravascolare disseminata (CID);
- encefalopatia;
- acidosi lattica;
Prognosi
La prognosi è variabile a seconda di:
- tipo di infezione (la forma streptococcica è più grave),
- caratteristiche del paziente e comorbidità (è più grave negli anziani),
- rapidità nella diagnosi e inizio del trattamento,
- coinvolgimento di un solo organo o di più organi (in tal caso si parlerà di Disfunzione Multiorgano e la prognosi è più grave).
La mortalità è del 5% nelle forme stafilococciche e del 70% nelle forme streptococciche (sebbene le moderne tecniche di terapia intensiva stiano progressivamente migliorando questi dati).
Nel 30-40% dei casi nelle forme stafilococciche sono state riportate recidive; fortunatamente la sintomatologia è più lieve nelle recidive e diventa progressivamente meno grave.
Diagnosi
La diagnosi della sindrome da shock tossico è un processo complesso che richiede tempestività e una valutazione clinica rigorosa, basata su criteri internazionali consolidati (come quelli definiti dai CDC). Non esiste un singolo test “a risposta immediata” per confermare la TSS; il medico deve invece unire le evidenze cliniche ai risultati di laboratorio per formulare il sospetto diagnostico.
Criteri clinici essenziali
Il sospetto diagnostico nasce in presenza di una combinazione specifica di segni:
- Febbre elevata: generalmente superiore ai 38.9°C.
- Ipotensione: pressione sistolica ≤ 90 mmHg o calo pressorio improvviso in posizione eretta.
- Rash cutaneo caratteristico: un’eruzione diffusa, simile a un’eritema solare, che coinvolge anche palmi delle mani e piante dei piedi.
- Desquamazione: che avviene tipicamente 1-2 settimane dopo l’esordio del rash.
- Coinvolgimento multisistemico: evidenza di compromissione in almeno tre organi o apparati (gastrointestinale, muscolare, mucose, renale, epatico, ematologico o neurologico centrale).
Esami di laboratorio e biomarcatori
Gli esami del sangue sono determinanti non solo per la diagnosi, ma anche per monitorare la gravità dello shock:
- Parametri infiammatori: si osserva un aumento marcato della proteina C-reattiva (PCR) e della procalcitonina, biomarcatori di infezione batterica sistemica.
- Emocromo: i globuli bianchi possono essere molto alti o, paradossalmente, molto bassi (leucopenia) nei casi più critici. Una riduzione delle piastrine (piastrinopenia) è un segnale d’allarme per la coagulazione intravascolare disseminata.
- Funzionalità d’organo: l’aumento della creatinina (insufficienza renale), delle transaminasi e della bilirubina (danno epatico), e della CPK (danno muscolare/miopatia) conferma il coinvolgimento multisistemico.
Identificazione microbiologica
La ricerca del batterio responsabile (S. aureus o S. pyogenes) avviene tramite emocolture (colture del sangue), tamponi vaginali, faringei o delle ferite sospette. È importante sottolineare che, nella TSS stafilococcica, le emocolture possono risultare negative nel 90% dei casi, poiché la malattia è causata dalla tossina in circolo e non necessariamente dalla presenza massiccia di batteri nel sangue. Al contrario, nella TSS streptococcica, le emocolture sono frequentemente positive.
Diagnosi differenziale
Il medico deve escludere altre patologie con sintomi simili, come la scarlattina, la malattia di Kawasaki, la meningococcemia o gravi reazioni avverse ai farmaci (come la sindrome di Stevens-Johnson).
Cura
Il trattamento della sindrome da shock tossico costituisce un’emergenza medica che richiede quasi sempre il ricovero in Unità di Terapia Intensiva (Rianimazione). Gli obiettivi prioritari sono il ripristino della pressione arteriosa, l’eliminazione della fonte di infezione e il blocco della produzione di tossine.
Stabilizzazione emodinamica e supporto d’organo
Il paziente in shock necessita di un supporto vitale immediato:
- Rianimazione con fluidi: somministrazione massiva di liquidi per via endovenosa per contrastare l’ipotensione e proteggere i reni.
- Farmaci vasopressori: se i liquidi non sono sufficienti a mantenere la pressione, si utilizzano farmaci per restringere i vasi sanguigni e sostenere il cuore.
- Supporto respiratorio e renale: nei casi di insufficienza d’organo si ricorre alla terapia con ossigeno, alla ventilazione meccanica o alla dialisi.
Controllo della sorgente (Source Control)
È il passaggio cruciale per interrompere la produzione della “supertossina”. I medici procedono alla rimozione immediata di qualsiasi corpo estraneo (tamponi vaginali, diaframmi, garze chirurgiche) e all’eventuale drenaggio o debridement chirurgico di ferite, ascessi o tessuti necrotici (come nella fascite necrotizzante).
Terapia antibiotica combinata
A differenza delle normali infezioni, la TSS richiede una strategia antibiotica specifica:
- Antibiotici battericidi: per eliminare fisicamente i batteri.
- Inibitori della sintesi proteica (Clindamicina o Linezolid): questi farmaci sono fondamentali perché, bloccando la sintesi proteica del batterio, arrestano istantaneamente la produzione di tossine, che è la vera causa dello shock. Questa combinazione è oggi considerata lo standard di cura.
Immunoglobuline endovenose (IVIG)
In casi selezionati e particolarmente gravi, può essere somministrata una terapia con immunoglobuline ad alto dosaggio. Queste agiscono “sequestrando” le tossine batteriche circolanti nel sangue e neutralizzando l’eccessiva attivazione del sistema immunitario, riducendo potenzialmente la mortalità nelle forme più critiche.
Stile di vita e recupero post-acuto
Dopo la fase critica, il recupero può essere lento. Il paziente potrebbe avvertire stanchezza cronica, debolezza muscolare e cambiamenti psicologici legati al trauma del ricovero in terapia intensiva.
- Follow-up medico: è essenziale monitorare la funzione renale ed epatica nei mesi successivi.
- Prevenzione delle recidive: le donne che hanno sofferto di TSS associata alle mestruazioni devono evitare tassativamente l’uso di tamponi interni per il resto della vita, poiché il rischio di una nuova infezione (spesso più grave) è molto elevato, a causa della possibile mancata produzione di anticorpi protettivi contro la tossina.
Prevenzione
Poiché l’insorgenza della TSS non è prevedile, è opportuno adottare piccoli accorgimenti quotidiani, per evitarne l’insorgenza:
- Evitare l’uso frequente di tamponi interni.
- Alternare l’uso dei tamponi interni agli assorbenti esterni.
- Cambiare frequentemente il tampone interno durante la giornata.
- Evitare l’uso di tamponi interni eccessivamente assorbenti.
- Lavarsi accuratamente le mani prima di maneggiare i tamponi.
Autore
Dr.ssa Mariangela Caporusso
Medico Chirurgo - EndocrinologaIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2057