Impetigine in bambini e adulti: immagini, cause e cura

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Introduzione

L’impetigine (dal termine latino impetigo, ereditato tal quale anche in lingua inglese) è un’infezione acuta che colpisce la pelle nei suoi strati più superficiali, generalmente del viso e degli arti. In caso compaiano anche bolle si parla di impetigine bollosa.

Colpisce tipicamente il viso, ma può manifestarsi anche in qualsiasi altra parte del corpo, soprattutto in seguito ad eventi traumatici come un’abrasione, una lacerazione, una puntura d’insetto o altri traumi.

La malattia esordisce con lo sviluppo di vesciche ripiene di liquido chiaro, tipicamente su su viso, braccia e gambe; le vesciche successivamente si rompono e si forma una crosta gialla o bruno giallastra che si stacca facilmente. La pelle adiacente alla crosta può arrossarsi e provocare forte prurito. L’impetigine può a questo punto estendersi su altre zone del corpo.

È una malattia molto comune tra i bambini in età pre-scolare e una cattiva igiene rappresenta un rilevante fattore di rischio. Talvolta prende il via da eczemi, micosi, punture di insetti, pediculosi, herpes, …

Lo specialista che si occupa di questa malattia è il dermatologo, sebbene in molti casi pediatra e medico curante siano in grado di riconoscere e trattare efficacemente l’infezione.

Fotografia di impetigine sul labbro

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Cause

L’impetigine è un’infezione causata normalmente dallo Staphylococcus aureus, ma in altri casi i batteri responsabili possono essere lo Streptococcus pyogenes (anche chiamato Streptococco beta-emolitico di gruppo A).

I batteri possono infettare la pelle principalmente in due modi:

  • attraverso un taglio, una puntura d’insetto o altri tipi di lesioni (impetigine primaria),
  • in presenza di un’altra condizione della pelle, come pidocchi, scabbia o eczema (impetigine secondaria).

Contagio e trasmissione

Il contagio può avvenire attraverso il contatto diretto con un paziente (in particolare con le lesioni di un malato o con le sue secrezioni nasali, mentre non sono contagiosi su cute integra eventuali batteri presenti nell’aria), oppure attraverso la condivisione di oggetti personali come asciugamani o biancheria.

L’impetigine può facilmente diffondersi ad altre parti del corpo o essere trasmessa ad altre persone già durante la fase d’incubazione e fino a:

  • 48 ore dopo aver iniziato la terapia antibiotica,
  • oppure fino alla caduta delle croste.

Fattori di rischio

I bambini e i pazienti con sistema immunitario indebolito (diabete, HIV, in trattamento chemioterapico, …) sono i soggetti maggiormente a rischio di contrarre l’infezione.

Sintomi

Impetigine sul labbro

Shutterstock/Dermatology11

Il periodo d’incubazione, cioè il tempo che passa dal contagio alla comparsa dei sintomi, è pari a circa 1-10 giorni a seconda dal batterio interessato.

La malattia colpisce in particolar modo il viso e gli arti, ma può di fatto manifestarsi in qualunque parte del corpo; si presenta con piccole papule rosse che si trasformano in vescicole contenenti un liquido sieroso che in seguito diventa torbido.

Le vescicole, rompendosi, lasciano il posto a piccole ferite che vengono ricoperte da croste giallo-marroni e molli, da cui può uscire pus. Le lesioni, se non curate, si possono estendere rapidamente in altre zone del corpo.

Impetigine bollosa

Fotografia di impetigine bollosa dopo l'apertura della bolla

By LittlekidsdocOwn work, CC BY-SA 4.0, Link

Grave forma di impetigine bollosa

Grave forma di impetigine bollosa (Shutterstock/Zay Nyi Nyi)

L’impetigine bollosa interessa tipicamente bambini in età scolare e si presenta con vescicole contenenti liquido sieroso torbido; le bolle si rompono frequentemente, causando erosioni tondeggianti superficiali (come in foto) in cui il siero tende ad asciugarsi lasciando spazio ad una crosta di colore giallastro.

Le lesioni sono infettive, anche se la forma bollosa è considerata meno contagiosa di quella tradizionale; tende a colpire

  • viso,
  • estremità (mani e piedi),
  • ascelle,
  • tronco
  • e la regione perianale dei neonati

In caso di lesioni estese nei neonati possono essere comparire anche sintomi sistemici come

Pericoli

Se non adeguatamente curata l’impetigine potrebbe provocare infezioni più pericolose e profonde

  • cellulite, un’infezione degli strati più profondi della pelle e del tessuto sottostante,
  • psoriasi guttata, una condizione non infettiva che può svilupparsi in bambini e adolescenti dopo un’infezione batterica,
  • setticemia, un’infezione batterica del sangue,
  • glomerulonefrite post-streptococcica, un’infezione dei piccoli vasi sanguigni a livello renale.

Solo raramente l’impetigine può causare cicatrici, il cui rischio aumenta in caso di grattamento.

In genere, se adeguatamente curata e trattata, la prognosi è comunque ottima.

Diagnosi

La diagnosi di impetigine è prevalentemente clinica e si basa sull’esame visivo delle lesioni da parte del medico o del dermatologo. La presenza delle caratteristiche “croste meliceriche” (color miele) è spesso sufficiente per confermare il sospetto clinico senza necessità di ulteriori accertamenti.

In determinate circostanze, possono essere necessari approfondimenti diagnostici:

  • Tampone cutaneo: Consiste nel prelievo di un campione di essudato o di tessuto dalle lesioni per eseguire una coltura batterica e un antibiogramma. Questa procedura è raccomandata se l’infezione è ricorrente, se non risponde alla terapia antibiotica iniziale (sospetto di batteri resistenti come l’MRSA) o durante epidemie in contesti comunitari.
  • Tamponi nasali: Vengono eseguiti in caso di episodi recidivanti per identificare eventuali portatori sani di stafilococco tra i contatti stretti o nel paziente stesso, al fine di eradicare il serbatoio batterico.
  • Diagnosi differenziale: È fondamentale distinguere l’impetigine da altre condizioni come l’herpes simplex, la scabbia, le infezioni fungine (tinea) o la dermatite atopica secondariamente infetta.

Cura e trattamento

Il trattamento dell’impetigine mira a eradicare l’infezione, alleviare il disagio del paziente e prevenire la trasmissione ad altre persone. Sebbene le forme molto lievi possano talvolta risolversi spontaneamente, l’intervento farmacologico è lo standard di cura per prevenire complicanze come la cellulite e ridurre il tempo di contagiosità.

Terapia antibiotica topica

Rappresenta la prima linea di trattamento per l’impetigine localizzata. Dopo aver rimosso delicatamente le croste, si applica un unguento o una crema antibiotica direttamente sulle lesioni. Le opzioni più diffuse includono:

  • Mupirocina: Antibiotico altamente efficace contro la maggior parte dei batteri che causano l’impetigine.
  • Acido fusidico: Spesso utilizzato per la sua ottima penetrazione cutanea.
  • Ozenoxacina: Un antibiotico di recente generazione che consente cicli di terapia brevi (solitamente 5 giorni con due applicazioni quotidiane).
  • Retapamulina: Indicata per il trattamento a breve termine delle forme non bollose.

Terapia antibiotica sistemica

Il ricorso ad antibiotici per via orale è necessario quando l’infezione è troppo estesa per essere gestita con le creme, in presenza di impetigine bollosa diffusa o qualora compaiano sintomi sistemici come la febbre. I farmaci di scelta sono solitamente le cefalosporine di prima generazione o l’amoxicillina associata ad acido clavulanico. In caso di allergie o sospetta resistenza, il medico valuterà alternative come i macrolidi o la clindamicina.

Gestione delle lesioni e igiene

Per favorire la guarigione, è fondamentale una corretta gestione locale delle ferite:

  1. Lavare le aree infette con acqua tiepida e sapone neutro o detergenti antisettici (come la clorexidina) prescritti dal medico.
  2. Effettuare impacchi umidi per ammorbidire le croste e favorirne il distacco spontaneo, poiché i batteri proliferano proprio sotto di esse.
  3. Coprire le lesioni aperte con garze sterili non aderenti per limitare la diffusione dei batteri nell’ambiente e impedire il grattamento.

Stile di vita e prevenzione della diffusione

L’igiene personale gioca un ruolo cruciale nella risoluzione dell’infezione. È essenziale mantenere le unghie corte e pulite per minimizzare i danni da grattamento e il trasporto di batteri. Gli indumenti, la biancheria intima e gli asciugamani del paziente devono essere lavati ogni giorno a temperature elevate (almeno 60°C) e non devono essere condivisi con altri membri del nucleo familiare. Il paziente è considerato non più contagioso dopo 24-48 ore dall’inizio di una terapia antibiotica efficace o quando le lesioni sono completamente secche e ricoperte da croste stabili.

Prevenzione

Grattarsi un’area infetta e poi toccare la pelle sana è un sicuro veicolo d’infezione, è quindi fondamentale lavarsi accuratamente le mani dopo il trattamento ed eventualmente istruire il bambino a non grattarsi nonostante l’eventuale prurito.

Può inoltre essere utile tenere unghie molto corte, cambiare spesso vestiti e biancheria, lavare periodicamente le mani con sapone.

Tutti gli oggetti venuti a contatto con la persona infetta devono essere accuratamente lavati e non devono venire a contatto, per quanto possibile, con i restanti membri della famiglia.

Più in generale una cattiva igiene può favorire l’instaurarsi dell’infezione, quindi un approccio corretto all’igiene personale rappresenta un’ottima arma di difesa nei confronti della malattia.

Riammissione a scuola

È importante che, una volta riconosciuta la malattia, il bambino non torni a scuola e non venga a contatto con altri bambini fino ad almeno 24-48 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica, o secondo le indicazioni specifiche del pediatra basate sulla guarigione clinica delle lesioni.

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