Cicatrici: quali sono i rimedi più efficaci?

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Introduzione

Le cicatrici possono comparire quando la pelle subisce un trauma, un’ustione o un processo infiammatorio: una qualsiasi lesione della cute viene riparata tramite un processo specifico che comporta la sostituzione dei normali tessuti di derma ed epidermide con un tessuto fibroso. Si forma quindi una cicatrice che sarà inizialmente di colorito roseo e rilevata sul piano cutaneo e tenderà poi con il tempo ad appiattirsi, ad indurirsi e a diventare biancastra.

Esistono diversi tipi di cicatrici e gli esiti della riparazione delle lesioni cutanee dipendono da

  • predisposizione soggettiva del paziente,
  • zona del corpo interessata,
  • caratteristiche del trauma o del processo infiammatorio che le hanno generate.

Le cicatrici possono in alcuni casi avere conseguenze sia fisiche che psicologiche: quando compare sul viso, per esempio, una cicatrice può causare dolore e sensazione di disagio quando ci si sente osservati.

Se la presenza di una cicatrice inizia a diventare causa di isolamento sociale è purtroppo molto facile sviluppare problemi di depressione, si raccomanda quindi di rivolgersi prontamente al medico nel momento in cui un qualsiasi segno fisico inizia ad influenzare le scelte e le attività quotidiane.

Fotografia di applicazione di una crema siliconica su una cicatrice

iStock.com/energyy

Tipi di cicatrici

La cicatrizzazione può avvenire in maniera normale, oppure con un’eccessiva o una difettosa formazione di tessuto fibroso; in questi casi si parla di cicatrice ipertrofica e di cicatrice atrofica, rispettivamente. Il cheloide è invece una forma patologica di cicatrizzazione in cui il processo fibroso continua a crescere nel tempo e si espande al di fuori della localizzazione iniziale della lesione.

Una cicatrice normale ha un aspetto liscio, inizialmente rosso-rosato, che poi gradualmente diventa più chiara rispetto al tessuto circostante. Sono assenti peli e pori ghiandolari e può apparire piana, rilevata o infossata. È costituita da fibre collagene e poche cellule chiamate fibroblasti. La forma della cicatrice ricalca quella della lesione cutanea che l’ha causata.

Rispetto al piano cutaneo le cicatrici possono essere:

  • piane,
  • rilevate,
  • depresse.

Rispetto al tempo di guarigione:

  • cicatrici immature,
  • cicatrici mature.

Rispetto alla funzione:

  • senza limitazione funzionale
  • con limitazione funzionale: si tratta in questo caso di cicatrici retraenti che, qualora coinvolgano un’articolazione, determinano lo sviluppo di contratture con limitazioni del movimento articolare.

Processo di riparazione di una ferita

La riparazione di una ferita avviene tramite una serie di specifici processi che sono finalizzati al riempimento della soluzione di continuo della cute con materiale fibroso che va a costituire la cicatrice.

Il processo avviene seguendo una predeterminata successione di 4 fasi:

  1. Emostasi: l’emostasi corrisponde all’arresto dell’emorragia provocata dalla rottura dei vasi sanguigni; nel momento in cui si ha una lesione dell’endotelio (la tonaca più interna del vaso) vengono messi in atto dei fenomeni di attivazione e aggregazione piastrinica e di attivazione dei fattori della coagulazione che portano all’arresto del sanguinamento.
  2. Fase infiammatoria: l’infiammazione ha la finalità di andare a circoscrivere ed eliminare eventuali agenti patogeni presenti nella ferita. È permessa grazie al richiamo in loco di cellule implicate nella risposta infiammatoria, come i macrofagi e i granulociti neutrofili. Inizia immediatamente dopo il trauma e dura per qualche giorno; in questa fase la ferita appare arrossata e gonfia.
  3. Fase proliferativa: ha lo scopo di andare a sostituire il coagulo temporaneo formatosi durante la fase dell’emostasi con il tessuto fibroso più resistente. Inizia dopo qualche ora dalla ferita con la proliferazione di elementi cellulari epiteliali, endoteliali e connettivali presenti ai margini e porta alla formazione del cosiddetto tessuto di granulazione.
  4. Fase della maturazione: corrisponde alla fase finale del processo di riparazione in cui la ferita, inizialmente rossa e gonfia, viene ricoperta da una cicatrice fibrosa, solida, chiara e robusta. Questa fase ha in genere una durata di tre settimane ma in alcuni casi si può prolungare anche per mesi o anni.

Modalità di guarigione di una ferita

  • Prima intenzione: si parla di guarigione per prima intenzione quando i margini della ferita sono netti e ben accostati tra loro, come avviene ad esempio nelle ferite da taglio i cui lembi vengono suturati. In questo caso il processo di guarigione della ferita è rapido e permette i migliori risultati estetici.
  • Seconda intenzione: la guarigione per seconda intenzione si verifica quando i lembi della ferita non sono ben allineati, c’è ampia perdita di sostanza (come ad esempio nelle lesioni lacero contuse) o presenza di tessuto infetto. Il processo di riparazione richiede tempi più lunghi e porta in genere alla formazione di cicatrici esteticamente peggiori.
  • Terza intenzione: questa modalità di riparazione riguarda in particolare le cicatrici chirurgiche che nel corso della loro guarigione sono andate incontro ad una riapertura parziale o totale; il trattamento prevede la riapertura completa della ferita, la sua detersione con rimozione di eventuale tessuto necrotico e una successiva nuova chiusura dei lembi.

Esiti anomali del processo di cicatrizzazione

  • Cicatrice ipertrofica: proliferazione eccessiva di tessuto fibroso cutaneo conseguente a un trauma o a un evento infiammatorio locale. A differenza del cheloide appare circoscritta nella sede primitiva della lesione, senza interessare le aree di cute sana adiacenti, e regredisce spontaneamente nel giro di 8-12 mesi con assenza di recidive.
  • Cicatrice atrofica: in questo caso la ferita si presenta depressa e leggermente avvallata a causa di una mancanza di collagene. La cicatrice atrofica ha la tendenza a riaprirsi con facilità e sanguinare.
  • Cheloide: è una lesione rilevata ovale o a forma di cordone, a limiti netti e che presenta delle ramificazioni simili alle chele di un granchio. Appare liscio ed è spesso dolente o pruriginoso. Ciò che lo differenzia dalle cicatrici ipertrofiche è la sua espansione al di fuori della sede iniziale della lesione e la sua evoluzione cronica: tende infatti a crescere nel tempo.

L’incidenza delle cicatrici ipertrofiche e dei cheloidi è piuttosto elevata soprattutto quando si tratta di lesioni generate da un intervento chirurgico o in seguito ad ustioni. I cheloidi si formano maggiormente prima dei 30 anni e insorgono più frequentemente nelle persone di pelle nera. La loro formazione sembra dipendere da una predisposizione genetica e da fattori ormonali ed immunologici; tendono ad aumentare di dimensioni in corso di gravidanza.

La comparsa del cheloide si verifica qualche mese dopo l’evento traumatico o infiammatorio sotto forma di papule o placche rilevate di colore rosa-rosso e dure che ricoprono la superficie dell’area lesionata. In questa fase appare indistinguibile dalla cicatrice ipertrofica ma poi inizia a crescere, in maniera intermittente o continua nel tempo, andando ad estendersi al di fuori dell’area della superficie iniziale con delle estroflessioni che vengono definite a chela di granchio.

Il cheloide può dare origine a prurito, dolore o alterazione della sensibilità locale. Le sedi di più comune insorgenza sono:

  • lobi auricolari,
  • guance,
  • braccia,
  • parte alta del dorso,
  • regione del petto a livello sternale,
  • spalla.

Le cicatrici ipertrofiche invece si formano soprattutto sulla superficie flessoria delle articolazioni e sull’addome.

Diagnosi e valutazione clinica

La diagnosi di una cicatrice è un processo prevalentemente clinico condotto dal dermatologo o dal chirurgo plastico. L’obiettivo della valutazione non è solo identificare la tipologia della cicatrice, ma anche monitorarne l’attività e l’impatto sulla qualità della vita del paziente.

Valutazione visiva e anamnesi

Il medico inizia con un’analisi visiva per determinare il colore (eritema o discromia), la consistenza, l’altezza rispetto al piano cutaneo e la flessibilità della cicatrice. È fondamentale ricostruire la storia della lesione: il tempo trascorso dal trauma, eventuali complicazioni durante la guarigione (come infezioni) e la presenza di sintomi quali dolore, tensione o prurito persistente.

Scale di valutazione standardizzate

Per rendere oggettiva l’analisi e monitorare i progressi terapeutici, gli specialisti utilizzano scale validate come la Vancouver Scar Scale (VSS) o la Patient and Observer Scar Assessment Scale (POSAS). Quest’ultima è particolarmente preziosa perché integra la percezione soggettiva del paziente, valutando aspetti come la rigidità e il disagio percepito, oltre ai parametri puramente estetici osservati dal medico.

Imaging e tecniche avanzate

In casi selezionati, possono essere impiegati strumenti diagnostici di supporto:

  • Ecografia ad alta frequenza (HFUS): permette di misurare con precisione lo spessore della cicatrice e valutare la vascolarizzazione interna, aiutando a distinguere tra una cicatrice matura e una ancora attiva.
  • Fotografia 3D e profilometria: utilizzate per mappare accuratamente il volume delle cicatrici ipertrofiche o la profondità di quelle atrofiche.
  • Biopsia cutanea: raramente necessaria, viene eseguita se esiste il sospetto di una trasformazione maligna (come l’ulcera di Marjolin) o per confermare diagnosi dubbie in caso di lesioni che non rispondono ai trattamenti standard.

Opzioni terapeutiche e cura

Sebbene le cicatrici siano segni permanenti della pelle, la medicina moderna offre numerose opzioni per migliorarne significativamente l’aspetto, la consistenza e la funzionalità. Gli obiettivi principali della terapia sono la riduzione del volume, la normalizzazione del colore e il sollievo dai sintomi associati.

Terapie conservative e presidi medici

Rappresentano spesso la prima linea di intervento, specialmente per la prevenzione e il trattamento precoce:

  • Terapia con silicone: l’applicazione costante di gel o fogli di silicone è considerata il “gold standard” non invasivo. Agisce aumentando l’idratazione del tessuto e riducendo la tensione capillare, favorendo l’appiattimento e lo schiarimento delle cicatrici.
  • Pressoterapia: l’uso di indumenti compressivi o clip (nel caso dei lobi auricolari) esercita una pressione meccanica che riduce l’apporto di ossigeno e nutrienti al tessuto in eccesso, limitando la crescita di cheloidi e cicatrici ipertrofiche.
  • Massaggio meccanico: eseguito con tecniche specifiche, aiuta a mobilizzare i tessuti e a rompere le aderenze fibrose, migliorando la flessibilità cutanea.

Trattamenti minimamente invasivi

Quando la cicatrice è attiva o esteticamente impattante, si ricorre a procedure ambulatoriali:

  • Infiltrazioni intralesionali: l’iniezione diretta di farmaci cortisonici (come il triamcinolone acetonide) è estremamente efficace per ridurre l’infiammazione e il volume di cheloidi e cicatrici ipertrofiche. Possono essere associati ad altri agenti come il 5-fluorouracile o la bleomicina per potenziarne l’efficacia.
  • Terapia laser (PDL e CO2): i laser vascolari (Pulse Dye Laser) sono ideali per ridurre il rossore, mentre i laser frazionati ablativi e non ablativi agiscono sulla consistenza e sulla levigatezza della pelle, stimolando una produzione di collagene più ordinata.
  • Crioterapia: l’applicazione di azoto liquido può essere utilizzata per “congelare” e distruggere selettivamente il tessuto cicatriziale in eccesso, spesso in combinazione con le infiltrazioni.
  • Filler e Lipofilling: per le cicatrici atrofiche (infossate), l’iniezione di acido ialuronico o il trapianto di grasso autologo (lipofilling) permette di riempire i vuoti e migliorare la rigenerazione tissutale grazie alle cellule staminali contenute nel grasso.
  • Microneedling: l’uso di piccoli aghi per creare micro-lesioni controllate stimola la guarigione naturale e può essere associato all’applicazione di sostanze rigenerative.

Chirurgia e revisione delle cicatrici

L’approccio chirurgico è riservato ai casi in cui i trattamenti conservativi falliscono o quando la cicatrice limita i movimenti. Le tecniche includono la revisione con plastiche a “Z” o “W” per cambiare l’orientamento della cicatrice e renderla meno visibile, o l’escissione completa seguita da una sutura più accurata. In caso di cheloidi, la chirurgia viene quasi sempre associata a terapie post-operatorie (come infiltrazioni o radioterapia localizzata) per minimizzare l’alto rischio di recidiva.

Stile di vita e cura domiciliare

La gestione quotidiana è determinante per l’esito finale. La protezione solare rigorosa con SPF 50+ è fondamentale per almeno un anno per evitare l’iperpigmentazione permanente (cicatrice scura). Una corretta idratazione della pelle e l’astensione dal fumo di sigaretta, che compromette la microcircolazione e la sintesi del collagene, sono raccomandazioni chiave per favorire una guarigione ottimale.

Prevenzione

Si raccomanda ai soggetti con tendenza a sviluppare cicatrici ipertrofiche di evitare procedure invasive come il piercing.

Da un punto di vista generale le cicatrici da interventi chirurgici e/o in seguito a traumatismi su articolazioni come ginocchia e gomiti sono difficili da evitare, quelle causate da piccoli tagli e graffi possono diventare meno evidenti con un trattamento appropriato:

  1. Lavare delicatamente la pelle tagliata/abrasa con acqua e sapone per rimuovere eventuali detriti.
  2. Valutare con il medico di ricorrere all’applicazione di vaselina per mantenere umida la ferita impedendo la formazione di grosse croste, che richiedono più tempo per guarire.
  3.  Proteggere la ferita con una medicazione, rinnovandola quotidianamente; valutare con il dermatologo se ricorrere a medicazione avanzata (siliconica o idrogel, per esempio, più costose ma più efficaci).
  4. Nel caso di presenza di punti attenersi scrupolosamente alle indicazioni ricevute dal medico.
  5. Proteggere la pelle ricostruita con crema solare, per ridurre il rischio di discromie (alterazioni del colore.

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di Dermatologia Medica e Chirurgica, IV edizione, McGraw-Hill, Milano, 2008.
  • AAD – Wound care: minimize scars
  • Tziotzios, C., et al. (2024). Guidelines for the management of hypertrophic scars and keloids. British Journal of Dermatology.
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